Il Naviglio quel mattino correva più lento del solito, mentre una leggera nebbiolina saliva da quell'acqua prima presa poi restituita al Ticino.
Il cielo era coperto da milioni di stornelli che abitualmente trascorrevano la notte in città in corso Lodi, nei parchi, sui rami dei platani rigogliosi. Ora cercavano gli spazi per il giorno, nella Val Padana che doveva essere ricca di frutti del sambuco. Sotto le piante dove dormivano gli stornelli, infatti era colorato di rosso violetto.
Guardando dal bar della Barona, sull'acqua del Naviglio si specchiavano solo le nuvole e i palazzi più alti. Il riflesso del grande traffico, della nevrosi collettiva, si perdeva nello spazio.
Lungo le sue rive, sull'alzaia, al bar della Barona si riuniva una certa élite di pescatori che raccontavano le loro avventure dì pesca. Un signore distinto le ascoltava, le scriveva su un foglio di carta, con quello faceva poi una barchetta che il Naviglio portava lontano, passando dal Ticino, dal Po e poi al mare.
Quel giorno al bar sapevano tutti che l'amico era a temoli sul Sesia. Camillo aveva avvisato qualche settimana prima, ed ora era lì a godersela. Aveva ancora dei giorni di ferie da sfruttare l'amico, ne aveva sempre. Erano gli ultimi giorni buoni per la pesca al temolo, in Valsesia infatti, la chiusura avrebbe incontrato presto l'autunno.
Era Ii, l'amico, con la sua canna da mosca esagonale, con la sua coda di topo, col suo corredo di mosche finte, di ninfe, di effimere, piccoli gioielli che sarebbero stati meglio in vetrina. Una terminologia, una serie di nomi inglesi che per impararli tutti occorreva una vera cultura.
Era Ii a frustare, in un giorno della settimana, a lanciare , ad eseguire finti lanci per asciugare la mosca, ad ispezionare ogni corrente, ogni giro d'acqua, ogni scivolo. Era li l'amico caro, sul Sesia, a monte di Varallo, in grande attività, afflitto anch'egli dal nostro mal comune.
Il Sesia e' un fiume da temoli, questo pesce ,aristocratico, unico nel suo genere, con le carni profumate, con quella tipica pinna a vela, bello. Darwin non avrebbe avuto dubbi a classificarlo per quella pinna caudale adiposa, per la struttura e la bontà' della sua carne, per la conformità' del suo scheletro, l'avrebbe posto tra i salmonidi, anche se al grado più alto. Camillo era in grande attività quel giorno, ma i temoli no. Vedi che dispiacere! Se ne stavano fermi sul fondo senza muovere pinna, e facevano bene. Lui li guardava con l suoi occhiali magici, antiriflesso e sapeva benissimo che quando i temoli stanno cosi immobili sul fondo, vi si può' passare vicino con cento mosche che non le guardano nemmeno; e cento mosche aveva montato il signorino, senza aver suscitato in loro un briciolo di curiosità'.
Quando tutti i temoli sono in attività, fremono e lui lo sapeva benissimo, curano una sola corrente e qualsiasi cosa dovesse provenire da altro scorrimento non la vedrebbero. Non a caso chi pesca a mosca deve provare tutte le vie: il temolo si alza, ispeziona l'insetto, lo lascia passare, se gli interessa lo afferra da dietro. Lo sapeva benissimo lui, ma ormai era li e doveva arrivare fino in fondo.
Camillo aveva già studiato le parole che avrebbe detto agli amici del bar della Barona, quelli senza altri giorni di ferie, anche se per dire la verità c'era poco da studiare. "Non abboccavano - avrebbe riferito - non erano in attività." Soprattutto si sentiva di dover dare spiegazioni a quel Signore distinto che lo ascoltava con tanta attenzione. che da un po'·di tempo costruiva barchette più grandi.
A se stesso, invece, non avrebbe detto nulla, perché comunque fosse andata, lui era già pago, e questo bisognava riconoscerlo, bisognava riconoscere anche altri meriti a Camillo, ma di solito abbiamo bocca buona solo per i difetti delle persone. Il fatto comunque, il fatto d'essere andato a pesca durante la settimana, dava fastidio a tutti.
Al bar della Barona c'era la foto dell'Inter quando la squadra attraversava momenti d'oro e quella di uno squalo enorme pescato a Gallipoli ed attorniato da centinaia di persone. Sul mensolone di abete c'era un'infinità di coppe e di trofei.
A ponente, sulle creste dell'Appennino, rosseggiava. Spesso in quella direzione si accende il tramonto, anche quando è nuvolo; i venti caldi provenienti dal Tirreno seguono le alture e si alzano liberando il cielo che si tinge di sole. Il Naviglio sollevava ancora la sua nebbiolina regalando un altro paesaggio irreale. Camillo mostrava agli amici i suoi tre temoli, tanta era la quota, il profumo si sentiva da lontano.
"Stavo per andarmene - raccontava - quando vidi un vecchio venirmi incontro. Aveva tutti i capelli bianchi, un cappello a larga tesa alzata su da un fianco e la valsesiana in spalla. Un bel vecchio. Un valligiano che pescava ancora all'antica, che si costruiva la coda di topo coi crini di cavallo maschio, perché quelli della femmina si spezzano, a causa di quel continuo bagnarsi. Prima sei crini, poi cinque, via a finire con uno che monta le tre moschette tipiche della zona". Quel signore distinto non si lasciava sfuggire parola di quanto raccontava Camillo.
"Dove va? - mi chiese poi il vecchio."
"Mi sono scoraggiato -- risposi; non abboccano per nessuna ragione al mondo, dissi io". Venga con me - mi consigliò - vedrà che quando il sole entrerà nella valle abboccheranno" •
"La sicurezza di quel vecchio mi incoraggiò a ricominciare. Un quarto d'ora dopo che il sole fece la sua apparizione nella valle, fu un continuo bollare. Quel bel vecchio con la valsesiana ispezionava ogni corrente, ogni possibile fantasia; un tocco di punta, un sibilo, un passaggio via a cercare, con eleganza, con grande classe. Bellissimo! “
"La ghè, la ghè la temula!" gridò nel suo dialetto. "Da Ii a poco la forza che era nel vecchio sì trasferì in me e presto raggiunsi la mia quota. Credetemi però, più delle catture sono contento d'aver incontrato Quell'uomo".
Gli amici del bar della Barona lo ascoltavano con l'attenzione che si concede agli specialisti e a chi conosce le cose dal vero; ma anche chi non era pescatore lo ascoltava; parlava dei temoli, di quel vecchio, di ogni particolare con una tale passione da rendere tutto quasi visibile.
Durante il suo dire succedeva qualcosa tra gli animi, inconsciamente si costituiva il gruppo pronto ad uscire alla prossima battuta dì pesca. Lui che portava notizie fresche e vere di luoghi e di catture, anche se per pochi minuti, ne assumeva il comando. Perché era l'ultimo capitano, l'ultimo romantico Innamorato della pesca; quella vera, quella che spinge e non lascia. Quella pesca che nel suo insieme comprende altre follie, come quella dell'esploratore, e altri amori come quello dell'avventura.
Dopo qualche bicchiere tuttavia, il gruppo appena costituito, si scioglieva ed ognuno richiamato da problemi vecchi e nuovi, disturbato non poco, rientrava nella propria cella sognando prossimi avvenimenti , Camillo restava solo a guardare il suo calice che era il suo televisore privato, nessuno lo disturbava perché sapevano che il vino dei sogni di pescatore non ubriaca.