Era un bel corso d'acqua pulito, diritto, senza curve. Salvo se ne stava seduto sulla riva del canale ad osservare i pesci che con rapidi passaggi, si trasferivano da una sponda all'altra, da un cordone di alghe all'altro; il cestino appoggiato sull'unico spiazzo esistente vicino alla riva, se ne stava a guardare.
Era un bel corso d'acqua pulito, diritto, senza curve e senza storie. C'erano tanti pesci è vero, ed era un peccato che non vi si potesse pescare. Salvo ci aveva provato qualche volta, ma senza successo, infatti ,il galleggiante posato a monte si ritrovava immediatamente a valle , non concedendo ai pesci il tempo di vedere l'esca.
Lungo le rive del santa Rita cresceva il crescione dal fiore bianco, forte e orgoglioso delle sue virtù, mentre il luppolo si teneva abbracciato a qualunque cosa si ergesse in verticale. E poi rovi, tanti rovi da rendere la sponda impraticabile. Salvo era un pescatore in pensione da poco e passava il tempo ad osservare ciò che prima non c'era. Non c'erano le viole odorose che ora toccava con le mani, non c'erano le pervinche, non c 'era la bella di sempre, niente c'era per chi aveva fretta.
Niente c'è per chi non si siede in un prato ad osservare la natura. Salvo raccoglieva i polloni teneri della fitolacca per cucinarli come gli asparagi, raccoglieva i bottoni del trapeolo per cucinarli come i capperi. Tutte le cose d'oro che raccoglieva , non c'erano prima nel suo prato.
Era un amore che aveva scoperto da poco e ne stava vivendo la realtà. Il suo più grande desiderio però era quello di poter pescare in quel canale pieno di pesci e vicino a casa sua. Pensa e ripensa, l'idea non si fece attendere. La sera pensano gli anziani, prima di addormentarsi, fantasticano e vivono in anticipo il futuro; quello si che è un bel momento per giocare il tempo. Il mattino dopo Salvo si alzò prestissimo, aveva già l'idea in tasca, anzi, nello zaino.
Rappresentata da roncola e falcetto. Con la roncola tagliò una decina di paletti di legno e li appuntì. Col falcetto creò un passaggio tra i rovi sulla sponda del canale proprio vicino al salice. Pulì uno spiazzetto sotto la pianta e con dei tronchetti costruì una piccola panchina. Ne fece, insomma, un bell'angolino. Poi prese i paletti che aveva tagliato e li conficcò nel letto del canale con un grosso sasso a formare una breve diga che ostruiva una piccola parte del canale. Contento della loro solidità prese dei rami e li intrecciò intorno ai paletti. Le foglie e i fili d'erba portati dalla corrente gli diedero una mano a completare l'opera.
Salvo si sentiva un po un castoro, ma era contento lo stesso. Ora, sotto il salice c'era una piccola diga dove l 'acqua si fermava un po, faceva un piccolo giro e poi riprendeva il suo cammino. Sotto il salice ora c'era un bel posticino per pescare e per passarci qualche ora in contemplazione. Già l'indomani Salvo pescò alborelle, vaironi e qualche cavedanello appena in misura non molti, ma quanto bastavano per rendere un uomo felice. Era il suo posto, l'aveva creato lui stesso, ne aveva coscienza e ne traeva immensa gioia. Al bar della barona dove si recava spesso a trovare gli amici, aveva raccontato la storia del suo posticino, senza rivelare il punto esatto. Tra un calice di barbera e l'altro egli amava parlare col suo amico Camillo; con lui si apriva per esprimere ciò che aveva in cuore.
A casa propria Salvo doveva combattere con la moglie che aveva sempre qualcosa da dire, e quando non aveva ragione si serviva di quelle piccole armi che fanno male senza far uscire sangue. Ciononostante si volevano bene. Qualche giorno dopo l'angolo che Salvo aveva creato con tanto amore era occupato da un, tizio che pescava . Terribile, voleva gridare, cacciarlo a bastonate. Ma come avrebbe potuto dimostrargli che il posto era suo? Si avvicinò al tizio, qualcosa avrebbe detto, doveva. L'altro si voltò e con un ghigno sinistro che metteva paura bloccò ogni iniziativa di Salvo.
Amareggiato se ne tornò a casa che quasi piangeva la risata del tizio non lo lasciò un minuto. Se ne andrà prima o poi pensava, non potrà stare sempre li , potremmo trovare un accordo. Ma non fu così, il tizio era sempre nel suo posto e non ci si poteva neppure parlare. Il suo ghigno truce non lasciava dubbi. Andò allora al bar della barona a parlare con gli amici pescatori, ma non ebbe una risposta soddisfacente, anzi gli sembrava che lo schernissero. Solo il suo amico lo rincuorò. A casa ne parlò con la moglie. Ella dapprima, assaporando una piccola vittoria, rise, e visto che la confessione del marito era un po una resa, ne approfittò e prese il genio che lui aveva appena lasciato .
Perchè non te ne stai a casa invece di andare in giro sempre per i campi, sempre sporco, sempre infangato gli disse, quelle erbacce che porti te li cucini tu d'ora in poi, non voglio nemmeno vederle. Ecco cosa succede, dopo essere stata un po' a pensare, tu perdi tempo, ti ammazzi di lavoro per una cosa che non è tua; è logico che qualcuno ne approfitti. Tu fai le cose senza pensarci. Da come me ne hai parlato però , mi sembra che quel tizio sia proprio un diavolo. Da quest'ultima frase Salvo capì che il tizio avesse a che fare proprio col diavolo. Anche se tutto questo non alleviò il suo dispiacere, gli fornì in compenso un po' di speranza.
La sera stessa avrebbe trovato la soluzione La sera prima di dormire pensano gli anziani, Quando i dolori si addomesticano un po'. Il mattino seguente aveva la soluzione in tasca, anzi in una boccetta di vetro. Era andato alla chiesa di Santa Rita e l'aveva riempita di acqua benedetta. A quell'ora, sotto il salice non c'era nessuno, sparse subito l'acqua benedetta e si sedette sulla sua panchina. Se fu per caso o se fu per l'acqua benedetta, il tizio dal sorriso sinistro non si vide più. Per tanti e tanti giorni Salvo si divertì a pescare in pace.
Ma non poteva durare. Un giorno il suo angolino era occupato da due giovani che si amavano e si dicevano cose meravigliose , Lei aveva tra i capelli un mazzetto di pervinche del colore dei suoi occhi, lui con la mano l'accarezzava teneramente. Erano bellissimi. Salvo tornò a casa e raccontò tutto alla moglie. Davanti alla più bella cosa del Creatore, i pensieri e le parole dei due sposi tacevano.
La sera prima di dormire pensano gli anziani, quando giocano il tempo e trasformano i dolori in gioie. L'indomani Salvo tornò a casa con un cestino colmo di favagello. Bellissime a forma di cuore le foglie, giallo letizia i fiori. Li lavò per bene, asciugò foglia per foglia, fiore per fiore, preparò una bella insalata , prese le posate più belle e comincio a mangiarla. Non era della insalata in se che era vinta la moglie, ma dal modo in cui la preparava, dalle sensazioni che lui ne riusciva a trarre .Ed in questo modo il genio che era in lei tornava a lui.
