Tecniche

Carp on fly

Di Andrea Giacinti pubblicato il 21/06/11



La carpa è un ciprinide possente, uno dei più sportivi, diffusissimo nei molti laghetti di pesca e carpodromi facilmente raggiungibili dai centri abitati. Viene per questo insidiata da neofiti, dilettanti ed esperti con molte tecniche differenti, dal ledgering e pesca al colpo alle più semplici ed economiche pesca a fondo o con il galleggiante.

Questo pesce è quindi in grado di regalare piacevoli ore in riva al lago, anche con poco tempo a disposizione per prepararsi, e anche gli amanti della pesca a mosca possono godere di tanto in tanto dei vantaggi di un posto accessibile e a portata, con mangiate a ripetizione.

Non rispecchierà l’idea classica del moschista in pace e serenità lungo le sponde di un fiume cristallino in cerca di bollate da parte di salmonidi, ma per chi sa apprezzare le pescate “fast” soprattutto in compagnia, confrontandosi con pesci potenti e a loro modo comunque sospettosi e selettivi…il divertimento è assicurato!

Le carpe, soprattutto nei carpodromi con grossa pressione di pesca e ben popolati, sono abituate ad essere pasturate. Viene da se che questa operazione faciliterà molto, proprio come accade nelle altre tecniche, la possibilità di avere degli strike, e ridurrà i tempi morti tra una mangiata e l’altra. Per chi non ritenga giusto o non voglia pasturare, non vi preoccupate, le mangiate non tarderanno ad arrivare, e ci si godrà di più il fascino della ricerca.

Importante prima di iniziare a pescare è capire che esca viene maggiormente impiegata in quel lago. Il mais risulta più o meno universale, specialmente in primavera, ma in molti casi è ormai il pellet a farla da padrone, nelle sue più disparate forme, dimensioni e colori.

Queste sono esche da impiegare nella pesca “bassa”, intendendo la ricerca del pesce sotto la superficie, fino al fondo, ma se individuiamo dei pesci prossimi alla superficie si può provare una pesca più “alta”, a galla o appena sotto il pelo dell’acqua.

In questo caso procederemo con una pasturazione, in piccole porzioni per volta, a base di crocchette per cani o (dove permesso) pane. Le bollate non si faranno attendere, fragorose ed irruente, e solo in quel momento, con il pesce in frenesia, proporremo la nostra imitazione nella mischia.

Per quanto riguarda le imitazioni, partiamo da quelle che sono state da me studiate come costruzione e resa per la pesca sommersa, magari con l’aiuto di uno strike indicator, ma con l’esca sempre in leggero movimento per mezzo di alzatine e strappetti. La più redditizia consiste nella “pellet ninph “, cioè in una piccola ninfa scura di dubbing dressato su un amo piombato con testina o qualche giro di filo di piombo fine. Ci sono poi le imitazioni di chicco di mais in foam giallo sagomato e di mollica di pane in cotone bianco, da montare però sull’amo piombato con testina “a bracciolo”, come nella foto, al fine di migliorare la penetrazione dell’amo lasciandolo il più possibile scoperto.

Ed ora le imitazioni adatte ad insidiare i ciprinidi a galla, le mie preferite. Per la loro creazione necessitiamo di materiali poco ortodossi, ma efficaci, ovvero tappi di bottiglia in sughero o sintetici (i più moderni, su idea del compagno di pesca Alberto Scolari, nell’imitazione di cibo per cani), dai quali ricavare dei tondini del diametro di un pellett, delle crocchette, o comunque dell’esca che andremo a proporre come pastura. Si possono anche creare dei segmenti dei bastoncini in sughero comunemente utilizzati per il carp fishing.

L’operazione è semplice: si fissa sull’amo un segmento di sughero, innescandolo, dopo aver bagnato il gambo dell’amo con della colla ciano acrilica per fissarlo, e si scalda leggermente per colorarlo di bruno, con un effetto, dopo sciacquati (al fine di togliere i residui di fuliggine), sorprendentemente simile al pellett. Per la creazione delle crocchette l’unico accorgimento consiste nello scaldare la sagoma su una candela per abbrustolirla prima dell’innesco, in quanto richiede più tempo sul fuoco. In caso doveste avere difficoltà nella localizzazione dell’esca, un trucco consiste nel non inscurire con la bruciatura la parte superiore dell’artificiale, o nell’aggiungere, se possibile, un segnalino bianco in testa all’esca o lungo il terminale.

Il “piece of bread”, ovvero la mollichina di pane, viene da me costruita con della lana di perlon comunemente usata nei filtri degli acquari, semplicemente legata con del filo nella parte alta dell’amo, ovviamente in quantità e forma adatta al pezzo di pane che vogliamo imitare.

Per pescare a galla a vista, ma appena al di sotto della superficie, in caso le nostre carpe non si dimostrino pienamente collaborative, risultano ottime anche imitazioni di pellett in lana, create incollando il gambo dell’amo e girando un filo di lana a filatura spessa di colore adatto fino ad ottenere la forma desiderata, il quale affonderà lentamente sotto il peso dell’amo, una volta bagnato.

Quelle da me proposte sono tutte imitazioni semplici, che non richiedono una gran attrezzatura per la loro creazione, addirittura assemblabili e pressabili anche senza morsetto. Ma sono solo spunti… sbizzarritevi! L’importante è imitare il più possibile, ingannare il pesce e divertirsi!

Senza pasturazione anche esche classiche come sedge in buck tail e ninfe possono dare risultati, soprattutto nei laghetti più “naturali” e con minor pressione di pesca, bisogna provare.

Per quanto riguarda l’attrezzatura da impiegare dovrete basarvi su vari fattori, quali mole dei pesci presenti, astuzia dei ciprinidi, trasparenza dell’acqua, e, ultimo ma non meno importante, spazio a disposizione per gestire le fughe e eventualmente seguire il pesce se fuori portata…il tiro alla fune impegnativo può capitare confrontandosi con carpe e amur di taglia.

Nei carpodromi che frequento io una canna 8’6’’ coda 5, con un terminale conico lungo come la canna e abbinata ad un tippet dello 0.16-0.18 va più che bene per godersi un po’ lo scontro, ma poi va a gusti.

Concludendo, non sottovalutate gli ami, i quali devono essere sì della dimensione giusta per l’esca che utilizziamo, ma a filo grosso e il più possibile robusti, possibilmente barbless soprattutto se grandi, per facilitare e accelerare le manovre di rilascio.

Spero di essere stato utile e avervi stimolati a provare…e non scordate il guadino, servirà!   

 

http://www.youtube.com/watch?v=ByD8xg2wcfE

 


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