COMMEDIA BALTICA . - Parte I - LA SELVA OSCURA.

di Samuele MAFFEI pubblicato il 30/11/16

Ho raggiunto il paradiso senza neanche morire.

Non è l’incipit del remix anni 2000 della divina commedia, tantomeno sto scrivendo sotto effetti allucinogeni,  voglio solo parlarvi di un posto dove l’immaginazione è costretta a rompere i confini della realtà, dove ogni pensiero sembra non poter superare le grandi barriere di conifere che caratterizzano la zona, dove l’anima di ogni uomo sembra levarsi in cielo quasi a formare quella nebbia mattutina dall’aspetto accogliente.

Tutto partì dall’idea di mio padre di organizzare un viaggio all’estero di pesca al pike con una troupe che avrebbe coperto un vastissimo range di caratteri e personalità in modo da renderlo veramente indimenticabile. All’inizio la missione sembrava essere impossibile: bisognava trovare persone di ogni tipo, da chi parla ai lucci, a chi per lucci intende i lumini della chiesa.

 Iniziai a scorrere sulla rubrica del mio telefono e a buttar giù scalette di nomi per poi confrontarle tra loro e vedere quale, letta ed immaginata, suonava più contrastante e che quindi avrebbe soddisfatto appieno l’ obiettivo primario della progettazione. Inizialmente l’ operazione mi risultò ardua dato che la scelta di alcune persone comportava l’esclusione di altre. Tra i tanti gruppi di nomi, scritti su un foglio molestato, uno sembrava emergere, quasi fosse in rilievo, forse per un effetto ottico creato da una delle tante pieghe. Lessi quei nomi piano, poi veloce, poi a due a due. Intanto nella mia mente quei nominativi iniziarono a materializzarsi, a formare un alone vago di immagini che rappresentavano la comitiva. Tutto era così diverso, ma quella diversità scatenò il movimento delle mie gote quasi per accennare un sorriso. Era quello l’ingrediente principale perché la ricetta andasse a buon fine: un pizzico di sorriso sullo sfondo di una sessione di pesca.

Frenetico, per non aver ripensamenti, presi subito il cellulare e iniziai a digitare i numeri dei rispettivi nomi.  I primi furono quelli delle persone con cui avevo maggior rapporto, in modo da formulare prima una frase a livello informale che sarebbe diventata sempre più formale man mano che avrei contattato persone non facenti parte della mia quotidianità. L’immediata disponibilità la ebbi da Simone e Luigi, due miei compagni di pikefishing, con qualche annetto di esperienza (nonostante la giovane età) , ma animati da una tenacia e da una voglia di confrontarsi con la foga tipica delle nuove leve. Seguirono le risposte di Sandro, amico di vecchia data di papà da quando l’unica esca esistente per il luccio era il martin 20, ed Antonio, un abile pescatore a mosca che certamente avrebbe lanciato qualche ciuffo di piume in acqua.

 Come di consueto lasciai il compito più difficile per ultimo, in modo da pianificarlo nel migliore dei modi per cercar di ottenere quantomeno un esito incerto. Dovevo convincere una persona che non aveva mai catturato un luccio nella sua vita a prendere parte ad un viaggio di pesca incentrato su quella preda. Avevo bisogno di sviluppare una dialettica dotata di una tale carica convincente forse paragonabile a quelle usate dai rappresentanti dei “folletti”per convincere le signore anziane ad acquistarne uno. Probabilmente non fui così bravo, ma importante fu il risultato. Il ragazzo in questione, Francesco, accettò velocemente l’invito e mi chiese info per acquistare tutto ciò che gli occorreva per affrontare al meglio quel pesce così strano che non aveva mai visto da vicino. Il suo “ingaggio” fu un risultato importante, perché  garantiva quel pizzico di sorriso di cui parlavo pocanzi.

La scelta della meta fu argomento molto discusso nel gruppo, viste le varie proposte dei singoli, ma alla fine saltò fuori un luogo che sembrava soddisfare le esigenze primarie che ci eravamo posti : distacco dal caos quotidiano, paesaggi mozzafiato e clima fresco, per ovviare alla monotona afa della capitale.

Il luogo in questione era la Finlandia. Decidemmo di svolgere la nostra battuta di pesca in uno dei posti più gettonati per il nostro tipo di pesca: il mar Baltico. Dopo varie info sul posto e sul tipo di pesca contattammo  Stefano Vallongo (che non ha bisogno d’essere presentato) il quale  da qualche anno gestisce, insieme alla sorella Marina, un Lodge sulle rive baltiche, vicino al confine con la Russia.  Prenotammo per la settimana dal 17 al 24 di Settembre, perché  garantiva la disponibilità sia nostra, sia del servizio.

Passai un agosto tra mare, carpfishing e uscite in comitiva col pensiero fisso di quell’avventura che sembrava non arrivare mai.

Per fortuna (in questo caso) il tempo passò e arrivò quel benedetto giorno.

La puntualità sembrava essere un pregio di tutti i partecipanti visto che le 3 macchine arrivarono nello stesso istante sul punto prestabilito. Erano le 6 del mattino ed il volo era previsto per le 11.30, ma la foga di entrare nel “mood” della vacanza  non ci permise di fare colazione in uno dei tanti bar che avevamo sotto gli occhi. Partimmo immediatamente, come se il volo poteva essere anticipato grazie al nostro precoce raggiungimento dell’ aeroporto.

Ci organizzammo in due auto: quella di Antonio, con a bordo mio padre e Sandro e quella di Francesco, con la parte “giovane” del gruppo.

Le vetture iniziarono a sfilare tra il traffico scorrevole del GRA che ci accompagnò fino alla fine. Il tempo delle nostre menti sembrava essere collocato su un’altra dimensione, come se gli sportelli fossero il confine di un buco nero dove all’interno non si vedeva altro che continue risate a crepapelle. Ebbi veramente la soddisfazione di constatare quanto la scelta dei compagni di viaggio fosse stata azzeccata.

Tornammo nella dimensione diacronica della gente comune, erano le 10.00 quando stavamo per entrare nella hall dell’aeroporto. Dopo code varie per check-in e controlli al metal detector, finalmente arrivò il momento di salire a bordo dell’apparecchio.

Stranamente non subii quell’atroce senso di malinconia che mi assale ogni volta che sono in procinto di volar via dalle consuetudini giornaliere. Durante le 3 ore di volo  ero seduto vicino all’oblò e i miei occhi assaporarono la bellezza delle nubi sottostanti.  Dovevano esser state messe apposta lì per far da barriera alle preoccupazioni che ci portiamo per mano quotidianamente.  Accompagnato da questo pensiero chiusi gli occhi e mi addormentai.

Da un sogno idilliaco di cui non ricordo la storia fui scaraventato nel mondo reale, l’annuncio che dichiarava l’inizio dell’atterraggio e l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza.

Pian piano l’immagine della Finlandia si fece spazio tra le bianche distese di nuvole e nebbia. Non si vedeva un’abitazione, solo infinite cime di pini e abeti e moltissimi laghi che si incastravano in tutto quel verde senza dar l’impressione della discontinuità.

L’atterraggio fu veramente brusco, ma la nostra euforia ci anestetizzò al punto da renderlo morbido e leggero. Uscimmo dall’aereo e un aria dolcemente gelida ci avvolse e ci costrinse ad indossare un abbigliamento più pesante che avevamo messo nei bagagli a mano. Il cielo era scuro, ma le grande masse di nubi non sembravano essere minacciose stando ad un’elevata altitudine. Gli occhiali da sole che indossavo filtravano ancor di più quella luce grigia regalando ai miei occhi un effetto seppia che dava l’impressione di rallentare il movimento circostante. 

Presi i bagagli, ci dirigemmo verso l’uscita dove la navetta di “PikePride“ ci stava aspettando. Caricammo le valige e iniziammo a ridurre la distanza che ci divideva dall’inizio dell’esperienza tanto aspettata.

Il viaggio durò due ore, ma i panorami che facevano da sfondo al nostro Mercedes Vito bianco, diedero un senso a quel tempo che faceva fatica a trascorrere. Dopo un’ora il buio divorò gli immensi boschi che fiancheggiavano la strada lasciando uno scenario bello ed inquietante insieme, simile a quello dei thriller anni 90.

Imboccammo la strada bianca del  lodge alle 8.30 (ora locale) e fummo spettatori di una scena eclatante. Una grossa alce che stava al fianco sinistro della strada si mise sulla rotta della navetta costringendo il conducente a fare una brusca frenata. Una serie di esclamazioni rimbalzavano nella vettura accompagnate da facce che esprimevano stupore. L’animale si girò verso di noi, poi con un atteggiamento diffidente sparì tra gli alberi alla nostra destra.

L’avventura finlandese era veramente iniziata !

Nel cottage  ci accolse Marina e gli altri ragazzi che erano agli sgoccioli della vacanza, infatti il giorno dopo avrebbero lasciato l’abitazione.

Sistemate le valigie nelle 3 stanze (organizzate in due piani) prendemmo posto a tavola che la signora Vallongo aveva imbandito con grande amore e soprattutto con una bella lasagna al centro.

Mangiammo con foga sia per la prelibatezza della pietanza, sia perché il panino del fast food con cui avevamo pranzato  non aveva affatto soddisfatto il nostro metabolismo.

Subito dopo cena il soggiorno si svuotò rapidamente perché Morfeo ci prese per mano e ci condusse uno ad uno nelle rispettive brande.

PROSSIMAMENTE IL SEGUITO DELL’ARTICOLO RICCO DI ANEDDOTI, TECNICHE E CATTURE…. A MOLTO PRESTO






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