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Daiwa Amorphous Super Light: evoluzione della specie

Di Massimo Zelli pubblicato il 29/10/17

La serie Amorphous non sarebbe stata da ritenersi completa se fosse mancato in essa un modello disegnato per situazioni di pesca in cui, grammature dei galleggianti e diametri dei finali, si abbassano in maniera drastica affacciandosi ad ambiti dimensionali difficilmente gestibili con canne ad azione all-rounder.

E’ un progetto che matura nei tempi tecnici naturali rispetto ai modelli Regular e Pro Power e che ha richiesto una gestazione più lunga in ragione dell’innovazione introdotta nelle altre due serie. Il fatto di voler dare alla canna caratteristiche che rispecchiassero la serie Amorphous e che al contempo fossero innovative rispetto a canne del passato con azione leggera è stato un fine lavoro di cesello come si confà ad oggetti che hanno la pretesa di dare allo specialista della bolognese uno strumento, non solo perfettamente centrato sul range di utilizzo ma anche qualcosa in più dal lato della maneggevolezza e della ampiezza dello spettro d’uso. Tutto questo colloca questo nuovo progetto in una dimensione coerente con la serie da cui riprende il nome ricalcandone i concetti d’affidabilità sul campo ampiamente verificati in un anno sul mercato, ma in una dimensione piuttosto differente da quanto visto fino ad ora.

L’obiettivo è stato produrre un blank che fosse in grado di scendere oltre il muro invalicabile dei 22 mm (le vecchie X ‘rosse’ e ‘blu’ erano 22,5mm) all’impugnatura per la canna da 7 metri: obiettivo centrato con un pulito e netto 21,5 mm.  Non era tuttavia soltanto nei meri numeri che cercavamo innovazione in questo progetto.

Per anni chi ha acquistato canne in grado di gestire un finale dello 0.07 ha sempre fatto i conti con aspetti quali l’eccessiva parabolicità del blank e l’incapacità della canna di far fronte con autorità a pesci di taglia importante nel caso il finale fosse per qualche ragione dovuto salire ad uno 0.10 o peggio uno 0.12.

Ci sono state canne del passato nate per compiti specifici: talune ottime ma che soffrivano della non maturità tecnologica per scendere realmente a livelli di potenza adeguati per il grezzo. Talune altre pressoché perfette ma non in grado di mantenere livelli di affidabilità elevati a fronte di una corretta taratura della curvatura su finali sottili. Talune ancora di queste canne lavoravano bene solo con finali realmente sottili non potendo in alcun modo adattarsi a quelle situazioni di pesca leggera dove “un pizzico di pepe” nell’azione della canna è semplicemente benvenuto. D’altra parte c’è stata evoluzione nella pesca non soltanto in termini di materiali utilizzabili in questi anni: sono cambiate le situazioni di pesca e le specie insidiate, è naturale fare evolvere di pari passo le canne da pesca.

Molto spesso la necessità ha aguzzato l’ingegno: i pescatori hanno rimediato la mancanza di canne specifiche con attrezzi nati adattando canne fisse all’uso di bolognese con l’aiuto di qualche bravo artigiano. Talvolta non è facile cercare una cima tubolare leggera che raccordi bene con un fusto tutto sommato morbido e che non dia eccessive oscillazioni nel brandeggio. Qualcuno di questi adattamenti ha funzionato, qualcun altro un po’ meno, ma tutti avevano in comune qualcosa: erano dei compromessi.

Questa canna nasce per non essere un compromesso. Nasce per essere specifica, facilmente identificabile e collocabile nel suo ambiente di lavoro migliore: quello della pesca leggera ad ogni grado di esecuzione. E’ stata costruita nella fabbrica dalla quale sono nate le altre due Amorphous utilizzando lo stesso tipo di materiali e centrando il progetto su un altro importante requisito comune a tutta la serie: l’affidabilità totale della canna.

Un attrezzo che nasce per la pesca leggera è spesso usato per spingere grammature dell’ordine della frazione di grammo il più possibile fuori. Sebbene il gesto tecnico che sottostà al lancio di lenze leggere non sia di per se stesso violento, sovraccaricare la canna con carichi inerziali dati da una punta che resta fondamentalmente scarica è purtroppo possibile e porta in diversi casi a rotture, spesso sorprendenti per il pescatore, del grezzo circa sulla ¾ inferiore. E’ un fenomeno conosciuto in meccanica come “colpo di frusta”. In mani non del tutto aduse a certi attrezzi può essere frequente.  Questa canna è stata costruita e testata per 12 mesi in situazioni di pesca che mettessero in luce e andassero a raffinare non soltanto le doti di lanciatrice ma anche le situazioni, come quella descritta, in cui l’affidabilità può essere messa in crisi da comportamenti accidentali.  

La canna nasce con una gradevole azione di punta, prendendo a piene mani dal progetto originale della Amorphous Regular e andando a declinare la curvatura su un livello di potenza orientato a finali sottili ma comunque con tutta l’elasticità e la potenza necessaria per portare a casa prede bonus su terminali, questa volta, non necessariamente fini.

La canna nelle sue tre misure 5-6-7 metri è stata disegnata e provata andando a definire una cima ideale che potesse permettere, a qualunque lunghezza, di ferrare con velocità e delicatezza su finali dell’ordine dello 0.06-0.07. Non abbiamo risparmiato neppure a questa canna il test del barbo. Nei video allegati utilizzavo un terminale dello 0,13 e dello 0,14, andando volutamente al di fuori dell’ambito ideale di utilizzo dell’attrezzo. Volendo essere onesti, è stata la parte più divertente del test. Avere dei barbi da un chilo e mezzo attaccati ad una canna di questo tipo e poterli recuperare senza problemi in una corrente molto veloce non è soltanto pescare, è libidine allo stato puro, è quel piacere sottile legato al down-size dell’attrezzatura fatto però con tutta la sicurezza possibile, per il pesce e anche per… le coronarie del pescatore!

In acque marine ho provato la canna nella sua versione finale in situazioni controvento dove il profilo estremamente snello aiuta molto nella stabilità in pesca. In situazioni portuali si tratta della canna definitiva per insidiare spigole e cefali con finali sottili. Sono riuscito a catturare con soddisfazione cefali della varietà bosega fino al kilo e mezzo di peso, ancora una volta andando a testare le doti di forza della canna utilizzandola in scogliera. E’ un test quest’ultimo un po’ in antitesi con la filosofia della canna che nasce per l’uso di finali tra lo 0.06 e lo 0.13 e con grammature non oltre i 4 grammi: è stato però un test necessario a me come pescatore per capire fin dove può essere spinta questa canna anche con un utilizzo non del tutto ideale per il tipo di canna che è tuttavia più tipico di quel che si può pensare.


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