Esche

Parliamo di carpe - Esche: la boilie

Di Mauro Patrucco pubblicato il 22/04/09

L’argomento boilies è talmente vasto che sarebbe difficile sviscerarlo completamente con le poche pagine a disposizione. Per questo motivo credo valga la pena di ricordare ai più giovani, brevemente e inmodo ‘molto romanzato’, il percorso storico che le ha portate ad essere l’essenza stessa del moderno carp fishing. Ignorerò le formulazioni relative alla composizione dei mix ricordando ai più giovani – ma già lo sanno – che esiste una ‘vasta letteratura’, reperibile pure on line, che tratta in modo completo l’argomento. Collocare sull’asse del tempo la boilie è difficile, pure nel luogo d’origine – l’Inghilterra, le date non sono certe e sconosciuto rimane il suo ‘inventore’. Mi piace immaginare che un bel giorno, credo di non sbagliarmi se colloco questo evento verso la fine degli anni ’60, uno sconosciuto carpista, stimolatodalla ‘fragilità’ delle proprie esche di fronte agli attacchi dei piccoli ciprinidi, decise di ‘amalgamarle’ mediante l’aggiunta di uova nell’impasto e quindi bollirle. Quel nuovo modo di produrre la pastura si ritagliò unproprio spazio all’interno dell’attivo movimento ‘carpistico’ Inglese e si impose definitivamente quando Lennie Middleton e Kevin Maddocks, interpretando il modo di alimentarsi della carpa, misero a punto l’hair rig. In questo modo l’esca venne definita pure fisicamente così come la conosciamo oggi.

Alcuni ‘pensatori’ dell’epoca compresero che la semplice pastura amalgamata e cotta potevaessereun limite e, a quel punto, si rivolsero agli esperti nell’allevamento della carpa i quali fecero loro notare che il grande ciprinide avrebbe gradito un maggior apporto proteico all’interno delle esche.

Questa necessità nasceva da esigenze pratiche e precisi limiti, infatti gli Anglo luoghi da carpe erano: bacini, per lo più artificiali, di piccola/media grandezza e contenevano carpe che certamente non raggiungevano le dimensioni delle allora sconosciute - agli Inglesi – acque Europee; soggetti ad una pressione di pesca elevata i carpisti Inglesi erano stati stimolati, agli inizi degli anni ’50, da alcune catture – celebre è la ‘clarissa’ di Dick Walker – le quali avevano prodotto una ‘sana competizione’ dedicata principalmente alla catturadegli esemplari più grandi. Fred Wilton definì e applicò col suo team di amici pescatori le proprie teorie a proposito di ciò che venne definito alto valore nutritivo (HNV) che – erroneamente – ancora oggi molti scambiano per dosi elevate di proteine del latte all’internodel mix per boilies ma che in realtà non era che uno studio profondo delle esigenze alimentari del grande ciprinide.

Dopo alcuni anni di relativa tranquillità le ricerche ebbero un impulso notevole da parte di un altro grande, Rod Hutchinson, il quale sfruttò le caratteristiche di alcune farine nobili per formulare un nuovo mix per boilies contenente proteine derivate dai mangimi a base di pesce utilizzati per l’allevamento intensivo delle trote.

Poiché era impensabile, e secondo Lui deleterio, utilizzare unicamente farine di pesce per gli impasti mise a punto una semplice base che permettesse di sfruttarle al meglio.

La base era così composta: yellow semolina, maize meal e full fat soia.

Hutchinson aveva così introdotto uno standard ancora attualissimo – il fishmeal mix - e teorizzato ciò che ancora oggi viene chiamato dagli appassionati 50/50 mix.

Altri, stimolati dai successi di Hutchinson, proseguirono le ricerche e dettero origine ad un altro classico: sostituirono la farina di pesce con quella di carne.

Il ‘personaggio’ di maggior spicco tra i sostenitori di queste formulazioni fu Jim Gibbinson, conosciuto oggi da tutti i carpisti per aver messo in pratica il ‘line aligner’.

La validità delle esche con l’aggiunta di proteine del pesce e della carne permise di alimentare notevolmente i record personali di numerosi angler d’oltremanica ma, nello stesso tempo impose loro delle riflessioni dettate da esigenze pratiche:

il poco tempo a disposizione per le trasferte Europee non consentiva una pasturazione accurata e continuativa del luogo di pesca; le boilies così formulate necessitavano di un periodo di pasturazione più lungo per essere accettate dalle numerose e grandi carpe presenti in Francia, Spagna ed Italia. Nacque allora la necessità di creare un’esca che potesse entrare velocemente in pesca e che permettesse di ‘sfruttare’, nei pochi giorni a disposizione, acque ‘vergini’.

Vennero formulati mix basati su mangimi destinati all’alimentazione degli uccelli - birdfood, digeribili e caratterizzati da componenti speziate e/o addizionati con betacarotene.

Contemporaneamente, altri, incrementarono l’uso di farine grasse – arachidi, nocciole – che al pari dei birdfood erano già ampiamente sperimentate sfuse nelle pasture dedicate ai ciprinidi di taglia minore insidiati nella pesca la colpo e a fondo con lenze leggere.

Nelle esche vennero inseriti ingredienti liquidi – comunemente definite aromi - con lo scopo di creare maggiore attrazione. Maddocks e in parte lo stesso Hutchinson, concentrarono le loro ricerche su componenti di questo tipo. Lo scopo di questi innovativi agglomerati di farine era oramai chiaroa tutti: attrarre immediatamente le carpe e mantenere alto l’interesse di queste ultime sull’esca.

Siamo arrivati ai nostri giorni, nuovi sofisticati ingredienti stanno diventando di uso comune e probabilmente diventeranno ‘materia prima’ per complesse formulazioni future.

La ricerca non si è fermata ma, grazie ai ‘personaggi’ citati, le basi di tutto l’attuale ‘universo esche per il carp fishing’ è ora disponibile a tutti.

L’uso delle boilies è senza dubbio la miglior soluzione per la pasturazione e la pesca della carpa ma in che modo un giovane pescatore potrebbe avvicinarsi ad esse?

Le boilies, e relativi mix, possono essere acquistati pronti all’uso oppure prodotti con sistemi casalinghi. In ambedue gli approcci è richiesta una certa disponibilità monetaria che – purtroppo ‘essi’ - non hanno. Per questo motivo, nelle puntate precedenti, ha ‘parlato’ di altre esche, le quali sono senza dubbio alla portata ‘finanziaria’ di molti teenagers.

Ad esempio, una quota consistente di prodotti quali mais – canapa – ceci – fagioli – polenta - pastura generica - crocchette per cani ed altro potrebbero essere integrate con una modesta quantità di boilies. Abbinandoli ad una modesta quantità di ‘tonde e costose palline’ si possono raggiungere buoni risultati evitando di sperperare per la pesca gli ‘scarni settimanali’.

Se poi i giovani carpisti frequentano laghetti le quantità necessarie si riducono di molto in quanto le carpe presenti sono, nella maggior parte dei casi, già pasturate.

Il corretto utilizzo di questa semplice soluzione dipende molto dalle conoscenze che il giovane pescatore ha del luogo di pesca: profondità – struttura del fondale e spostamenti del pesce.

Ma questo delicato e importante argomento verrà affrontato in seguito.


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche: