Esche

Presentazioni Pop Up Una delle tecniche di presentazione piĆ¹ efficaci ed universali

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 22/04/09

La continua evoluzione della moderna tecnica del carpfishing ha portato un radicale cambiamento nel concetto di esca e di presentazione della stessa. In altre parole, la protagonista di sempre, l’esca affondante, sta progressivamente riducendo la sua efficacia lasciando il posto all’esca galleggiante che, attraverso alcune forme di “travestimento”, riesce a superare la diffidenza del pesce e riportare in alto, il livello delle catture. Dall’esca si è quindi assistito ad un graduale rinnovamento degli hair rig arrivando a proposte tecniche complesse che si sono progressivamente allontanate dalla semplicità che è la “base” del carp fishing.

 Sicuramente il successo di queste esche, supportate da presentazioni “evolute”, non è casuale, ma è dovuto ad alcuni importanti fattori, legati ovviamente all’ambiente acquatico, ed in modo particolare alle caratteristiche del fondale, oltre che alla pressione piscatoria  e alle abitudini degli anglers che frequentano quel posto.

Tutti sappiamo che, durante il periodo estivo, la maggior parte degli specchi d’acqua è invasa dalle alghe e da piante acquatiche in genere, che costituiscono un rifugio naturale per i pesci e creano la base di un habitat ideale per i ciprinidi. In questi luoghi, infatti, le carpe sostano alla ricerca di cibo naturale (crostacei, molluschi, larve, chioccioline ecc.) ed è proprio in questa “foresta” sommersa che dobbiamo tentare la sorte, preferendo settori liberi, ma circondati da vegetazione, o gli erbai sommersi (alti massimo cinquanta centimetri), sulla cui superficie faremo in modo che si appoggi il nostro innesco. E’ chiaro che pescare in questi settori richiede l’utilizzo di esche sollevate dal fondo e quindi pop-ups o ad assetto neutro affinché queste risultino meglio visibili e più facilmente attaccabili.

Un altro caso, dove è indispensabile usare le esche galleggianti, è in presenza di zone fangose: il solo peso della boilie affondante potrebbe far sprofondare il finale e mettere quindi fuori gioco il nostro inganno. Anche nel periodo invernale è consigliabile usare un’esca leggera e più precisamente ad assetto neutro. Infatti, come tutti sappiamo, in questo periodo la carpa si nutre raramente e “timidamente” e quindi dovremmo creare un inganno (sacchetto di PVA con pellets, Hook Bait Enhancement ed innesco) capace di “attrarre” la carpa. L’innesco deve essere leggero e bilanciato in maniera tale che, al momento dell’aspirazione, sia il primo che entrerà in bocca alla carpa rispetto a tutte le altre esche componenti il tappeto di pastura. Come ultimo, ma sicuramente non meno importante, fattore condizionante per la scelta delle nostre esche e loro presentazione, è l’alta pressione di pesca e l’abitudine degli anglers. Tutti, infatti, sappiamo che l’esca principalmente usata è la boilie affondante, oramai riconosciuta dalle carpe come “insidia” e, pertanto, poco efficace. E’ chiaro che, in questa circostanza, una presentazione diversa, sia essa a pop-up che ad assetto neutro, potrebbe rappresentare una soluzione vincente.

Analizzati singolarmente i principali fattori che durante l’arco di un anno possono influenzare le battute di pesca, troveremo che l’ago della bilancia propende per una presentazione galleggiante e che la nostra classica esca affondante deve essere principalmente usata per la pasturazione. Dopo questa affermazione, molti di voi si chiederanno il perché del pescare con inneschi galleggianti su settori o zone dove le carpe sono state abituate a nutrirsi con esche appoggiate sul fondo. La risposta è abbastanza semplice: la carpa, abituata ad un tipo di alimento, una volta arrivata sul luogo pasturato, sarà particolarmente attratta dall’esca sopraelevata, proprio perché al di fuori dei soliti schemi. In considerazione di quanto appena descritto, appare oltremodo chiaro quale efficacia abbiano gli inneschi galleggianti che, pertanto, non dovrebbero essere considerati come inganno alternativo o “occasionale” ma utilizzati come esca fissa nelle nostre battute di pesca. Dopo questa doverosa introduzione, vogliamo, passo a passo, scoprire con voi il mondo delle esche “leggere” e degli inneschi “galleggianti”, iniziando ovviamente ad analizzare i vari mix pop-ups e metodi per la realizzazione delle boilies galleggianti.

I mix pop up
 In commercio esistono numerosi mix pop-up, distribuiti in confezioni da 200 ai 1000 grammi e dai quali si possono ottenere, con la semplice aggiunta di uova e della classica parte liquida, ottime esche galleggianti. Questi mix possono essere suddivisi in due gruppi: il primo, comprende quei prodotti (tipo il Perfect pop-up mix della Solar ed il pop-up mix Nutrabaits, per citarne alcuni) ai quali dobbiamo aggiungere un olio speciale (pop-up oil), generalmente contenuto nelle varie confezioni, che dovrà essere miscelato, nelle dosi consigliate,  ai vari elementi liquidi, e che, oltre a rafforzare la galleggiabilità delle boilies, evita che durante il processo di cottura si possano creare delle “screpolature” sulle stesse. In questo caso, avremmo come conseguenza un maggiore assorbimento e un precoce peggioramento delle sue doti di galleggiamento. Il secondo gruppo comprende tutti quelli prodotti con un contenuto di farine e d’ingredienti che posseggono innate qualità di galleggiamento e pertanto, sono strutturati per essere pronti all’uso con la sola,aggiunta di una base aromatica di nostra scelta. Poiché si tratta in entrambi i casi, di mix studiati per la preparazione delle boilies galleggianti destinate al solo innesco, i prezzi per chilogrammo di mix sono leggermente superiori e personalmente, non ritengo opportuno apportare alcun tipo di modifica o “taglio” per disporre di maggiori quantitativi. Non vale ad esempio, il concetto espresso da altri autori che suggeriscono il “taglio” con un 40% di mix classico, per disporre di inneschi sia galleggianti che affondanti, di identica fattura e granulometria.

A mio personale giudizio, questo non ha alcun senso dal momento che è dimostrato come l’innesco possa essere totalmente differente dalle boilies usate per la pasturazione. Mi viene in mente la teoria delle pop up “Fluo” portata avanti con successo da autori quali Warwick, Cottam per sostenere la non necessità di rovinare un mix che magari ha richiesto anni di messa a punto, solo per avere un “uomo di neve” in cui le boilies siano perfettamente identiche, credo che nessuna carpa al mondo apprezzerebbe lo sforzo compiuto.

Pop Up personalizzate
E’ chiaro che non tutti vogliono o possono acquistare pop up del tipo “ready made” oppure scaturite da mix appositi e nessuno si deve sentire penalizzato poiché esistono alcune interessanti soluzioni di facile preparazione.  Poiché* si tratta di semplici inneschi, non è importante mai ricorrere ad esche con valori proteici interessanti ma, ci dobbiamo accontentare di miscele che garantiscano boilies ben galleggianti e facili da preparare.  In questo caso esistono alcuni ingredienti che possono fare al caso nostro proprio perché hanno doti di galleggiabilità innata, una granulometria molto fine ed impalpabile. Tra questi è necessario segnalare la caseina, il calcio e sodio caseinato, l’albumina ed il latte in polvere (derivati del latte e quindi leggermente costosi ma eccellenti) oppure, altri ingredienti come la farina di soya micronizzata, la farina di gambero, il semolino.

Tra questi, mi preme segnalare la farina di gambero che può essere usata in quantità variabili tra il 10% ed il 20% del peso totale del mix, riuscendo a dar vita ad eccellenti boilies galleggianti utili in quasi tutte le situazioni di pesca. Tra i derivati del latte citati precedentemente, il calcio e il sodio caseinato sono dei prodotti che si utilizzano in dosi variabili tra il 10% al 30% del volume di mix, dando vita a boilies compatte, dure e che galleggiano perfettamente. Le esche ottenute con l’impasto dei mix pop-ups in genere (mix commerciali o fatti in casa) possono essere cotte con il forno classico o a microonde, in padella antiaderente, a vapore  o con il tradizionale  sistema della bollitura in acqua. Quest’ultimo metodo è sicuramente il più veloce e pratico e ci evita di incappare nel rischioso problema di screpolature o super disidratazioni delle boilies. Qualora si verificasse questa situazione, l’unica risorsa è quella di bagnare le pop up con uno dei tanti a bait dip che si conoscono e la lucentezza e la bellezza dell’esca tornerà come prima. Questa operazione va comunque fatta poco prima della sessione di pesca per non vedere il nostro lavoro irrimediabilmente rovinato dalle muffe.

Dimenticate a casa! 
Poiché capita ogni tanto di non avere boilies pop up con noi e non averne a disposizione esistono alcuni semplici sistemi per trasformare una boilie affondante in una galleggiante. Da tempo esistono dei kit di preparazione e mi piace ricordare quello della Fox con tanto di piccolo trapano e schiuma galleggiante nei vari colori che trasformano in pochi secondi, una boilies affondante in una pop up certamente decorosa. Tutto sta nel procedere lentamente al fine di creare un piccolo foro nel quale inserire la schiuma. In mancanza di questo, possiamo usare una piccola striscia di sughero che garantirà quel minimo di galleggiamento necessario.

 

RICETTA N. 1 PER MIX POP-UP

 

15% Calcio Caseinato

 

  5% Caseina

 

15% Latte in polvere

 

10% Farina di gambero

 

25% Farina di soya

 

30% Semolino

 

RICETTA N. 2 PER MIX POP-UP

 

10% Sodio Caseinato

 

15% Caseina

 

15% Albumina

 

20% Farina di gambero

 

20% Farina di soya micronizzata

 

20% Semolino

 

 

Tecnica d’impiego.
Uno dei problemi che incontriamo usando le boilies pop up è quello del bilanciamento ovvero del contrappeso che aggiungeremo sul finale, per ancorare l’esca al fondale. Nella maggioranza delle situazioni di pesca, non è necessario ricorrere ad una contro bilanciatura veramente accurata perché, in molte delle nostre acque le carpe non sono ancora assolutamente “difficili” come possono essere in alcuni bacini esteri ma,alcune nozioni di base fanno certamente comodo proprio per evitare di prendere il termine “ancorare”, che ho usato prima, in senso letterario. La pop up va “appoggiata” sul fondo cercando di arrivare a determinare il minimo peso che aiuti l’esca a non rimanere a mezz’acqua. E’ una operazione abbastanza veloce e per la quale possiamo ricorrere a accessori disegnati appositamente come i Fox Quick Ch’ange sui quali aggiungiamo, qualora fosse necessario, un piccolo strato di tungsteno in pasta. Ovviamente, anche un pallino di piombo tradizionale va bene anche se ha il limite di stringere il finale creando una zona di minore resistenza. I “quick change” invece, vengono bloccati da un elastico per cui non causano alcun tipo di abrasione.
Con molte delle boilies galleggianti attualmente disponibili che vengono prodotte con una forte percentuale di gomma arabica, la galleggiabilità è talmente forte che servono ingenti quantità di contro bilanciatura per bloccarle sul fondo in modo corretto e spesso, questo rende il nostro finale piuttosto grossolano. In questi casi, si può diminuire il diametro della boilies usando un taglia balsa molto affilato e quadrettando l’esca diminuendo la spinta che produce. Altra soluzione, molto più ovvia è quella di usare boilies più piccole di diametro oppure, affidarsi a quella che ritengo essere la migliore delle soluzioni di tipo pop up ovvero il cosiddetto “uomo di neve”.
Credo che questa soluzione di compromesso sia di gran lunga la più usata dai carpisti e sin da quando la proponemmo sulle pagine di Carpfishing, circa 12-13 anni fa, tutti l’hanno provata almeno una volta senza più abbandonarla. Lo Snow Man, questo è il nome con cui viene presentata all’estero, consiste nel bilanciare una boilies galleggiante, con una affondante di diametro uguale o leggermente maggiore. Lungo il capello, a scanso di equivoci, andrà messa prima la affondante e quindi, a chiudere, la pop up. Questa presentazione è assolutamente universale nel senso che laddove non sentiamo la necessità di usare le sole pop up oppure, non abbiamo voglia di sperimentare, l’uomo di neve, risolve i nostri dubbi. Esistono infatti alcuni tipi di fondale in cui la sola pop up non sembra lavorare perfettamente; non ne conosco esattamente la ragione ma, è un dato di fatto che in certe acque le sole galleggianti non lavorano e catturano meno delle esche poggiate sul fondale. Mi vengono in mente alcuni laghi con fondali duri e ricchi di pietre oppure, alcuni fiumi con corrente più sostenuta dove la pop up, viene spostata troppo facilmente dalla perturbazione più piccola, per essere veramente efficace.

E le granaglie?
Se amiamo usare le granaglie, tutto quello che abbiamo detto sulle boilies galleggianti ha esatto valore. La prima volta che vidi usare il masi messo lungo l’hair rig alternato a piccoli pezzi di polistirolo fu , guardando il video di Andy Little “Carp session at Salagou” di circa 15 anni fa in cui il bravo Andy risolveva la sessione usando alcune decine di chilogrammi di mais dopo aver costatato che le boilies non avevano avuto molto successo. Tutte le granaglie possono essere usate perfettamente per i nostri scopi ma alcune di queste hanno veramente una marcia in più se presentate sovrapposte oppure, appena staccate dal fondale (preferisco la prima situazione). Mi vengono in mente il mais, le tiger nuts ed i ceci che sono assolutamente esche paritetiche se non superiori alle boilies quando tutto sembra remare contro. Nel Brian (Venezia), molti anni fa, stavo sbiancando allegramente sotto la canicola quando un innesco di mais mi permise una sequenza di catture di comuni del tipo “wild” di dimensioni medio piccole che per almeno due/ tre ore, sollevarono le sorti di una battuta resa ancor più monotona dal fatto di essere in solitario. Nessuna di quelle carpe sarebbe mai caduta sulle altre due canne innescate a boilies; il perché non lo so ma, sono certo che sarebbe stato  così.

 

 


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