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Feeder di paranza... al Parco Laghi

Di sergio farina pubblicato il 01/07/18

La strada sale sinuosa assecondando fedele il profilo del monte Comero, notevole il contrasto con l’E45 e la sua monotona doppia corsia che ho lasciato solo pochi Km più a valle. Su una delle ultime curve, poco prima dell’abitato di Acquapartita, un vecchio e logoro cartello indica la direzione per il lago, spicca appena fra la vegetazione della parete rocciosa. Lo stesso cartello, altrettanto consunto, lo ritrovo poco più in alto, dove l’altimetro segna 730 mt slm. Percorro l’ultimo tratto a passo d’uomo, vincendo la frenesia della pesca, quasi a non voler disturbare il paesaggio circostante che, improvvisamente, ha lasciato spazi a folti boschi di conifere e castagni. Le lunghe e fitte  cime degli alberi si estendono tutto intorno, ad abbracciare lo specchio d’acqua che, nel suo color azzurro topazio, spicca fra le mille sfumature di verde che lo circondano. L’attività sulla superficie è ben evidente. Le cacciate dei bass si fondono e si confondono con le rumorose spanciate degli amur e delle carpe inframmezzate dagli acrobatici salti delle grosse trote che sembrano non aver avvertito l’avanzare della stagione e le temperature più alte. Mi sistemo nella sponda fronte entrata, al centro della grande “pancia” che costituisce la parte più larga del Lago Lungo nel comprensorio del Nuovo Parco Laghi, ai confini della provincia forlivese, l’unico dove, con la bella stagione, è consentita una pesca diversa da fly e spinning. Sono stato al Lago Lungo diversi anni fa, sono tornato dalla necessità di rivivere ore di assoluto relax in un ambiente da favola, costretto dalle piene di tutti i fiumi del Nord Est ma soprattutto attirato da quella che, almeno per me, è la più intrigante caratteristica di un ambiente naturale seppur convertito a “commercial”, ovvero la varietà ittica. La fauna è costituita da vari predatori, con prevalenza di black bass e trote, ma non mancano enormi striped bass e qualche alligatore travestito da luccio. Poi abbiamo la sfilza di pesci insidiabili a feeder: carpe di taglia più che interessante, cavedani, amur, storioni, gardon e soprattutto tinche, in numero abbondante e in taglia altrettanto abbondante. A questo aggiungiamo acqua di assoluta purezza, su fondali che superano i 10 metri che, insieme ad una ossigenazione ottimale, rendono i pesci estremamente combattivi e che vanno insidiati più che bene, se non si vuole passare il tempo ad ammirare gli stessi pinnuti che gironzolano nell’acqua trasparente completamente disinteressati ai nostri inneschi. Ottima la gestione dell’ambiente sorretta da un regolamento severo ma indispensabile per preservare il Lago Lungo ed i suoi abitanti: ami rigorosamente barbless, limitazione nella pasturazione e nelle esche utilizzabili, divieto di nassa e obbligo di materassino nonché di guadino fish friendly adatto alla taglia delle prede che possiamo incocciare. La tecnica del feeder, soprattutto nella sua variazione  a method, ben si addice ad affrontare acque così profonde, fornire una fonte di cibo a e attrazione vicinissimo l’innesco è tattica efficiente ed efficace purché si seguano pochi ma semplici passaggi chiave. Per prima cosa armiamoci di canne e mulinelli adeguati, come ho detto i pesci del Lago Lungo sono particolarmente combattivi, inutile scegliere set up troppo leggeri con il rischio di lasciare ami in bocca ai pesci o, nella migliore delle ipotesi, impegnarli in combattimenti eccessivamente lunghi che possono sfiancare gli stessi. Canne di tipo specialist fra 1 lb e 1,50 lb ben si prestano ad affrontare carpe e amur che possono passare tranquillamente pesi in doppia cifra e, se proprio dobbiamo usare una feeder rod classica munita di cimini, optiamo per canne da 11’-12’ pensate per la pesca ai grossi ciprinidi. Altrettanto oculata deve essere la scelta di lenze madri, ami e terminali, per gli stessi motivi sopra citati. Attenzione anche alla meccanica della pastura, la profondità importante impone la necessità di evitare due errori che potrebbero indirizzare negativamente la sessione: perdere pastura durante la discesa sul fondo o, ancora peggio, usare un mix che, una volta sul fondo, stenta a sciogliersi e a lavorare. Infine un occhio di riguardo agli inneschi, la pressione di pesca è notevole ed inneschi molto piccoli, nell’ordine degli 8/10 mm magari di tipo bilanciato, sembrano superare la diffidenza della fauna ittica. Ora non vi resta che godere dello spettacolo circostante, facendosi cullare dal rumore della piccola cascata che unisce il dislivello dei due invasi, cercando non farsi rapire dal rumore delle fronde degli alti castagni tenendo un occhio ben attento alla cima della canna, consapevoli che ad ogni tiro o starata può corrispondere ogni volta un pesce diverso e senza sapere, fino all’ultimo, se la sagoma che avete intravvisto nelle acque cristalline del Lago Lungo è quella di una grossa tinca o di una carpa. Un vero e proprio feeder di paranza, un misto di avversari, tutti molto impegnativi, la cui salvaguardia e tutela, nell’azione di pesca e nella scelta degli accessori (guadino e materassino), deve essere “condicio sine qua non” per ogni pescatore che si rispetti.

Per info http://www.nuovaparcolaghi.it


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