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I nuovi Kabura Oiran della Yamashita Maria

Di Simone Bini pubblicato il 20/07/09

Ancora una volta, arrivano da questa azienda giapponese, dei prodotti che si caratterizzano per un elevato standard qualitativo, si tratta dei nuovi Kabura Oiran. Queste esche si caratterizzano per un movimento sinuoso durante il recupero che da vari test, è risultato estremamente catturante. Le piccole codine siliconiche poste nella parte terminale risultano un ottimo richiamo per una varietà ampia di specie ittiche, che si possono insidiare con questa nuova tecnica di pesca. Una tecnica che ha origini storiche, che oggi viene impiegata nelle nostre acque alla ricerca di predatori e grufolatori dopo aver subito un restailing.  Un’ottima alternativa da abbinare al vertical jigging ed all’ inchiku, ritengo che le tre tecniche possono completare questo panorama di esche artificiali per la pesca in mare. In compagnia dell’uomo immagine della Yamashita, Eisuke Kawakami, ho effettuato varie sessioni di pesca per approfondire la parte tecnica e vi posso assicurare che i risultati sono stati eccellenti. Le grammature disponibili sono da 60,80,100,120 gr in base alla corrente impiegheremo quello più adatto, vi consiglio di cambiare spesso la colorazione, che a seconda della giornata può essere determinante in relazione al numero delle catture che andrete ad effettuare. L’azione di recupero deve essere continua, lenta e preferibilmente con un mulinello rotante per poter avere una maggior sensibilità e quindi poter avvertire anche i minimi attacchi sull’esca. La localizzazione della zona di pesca con le strumentazioni di bordo risulta essere determinante, è una tecnica da effettuare sui pesci. Una tecnica semplice che può esser praticata da tutti, e vi assicuro che se seguite questi consigli, potrete catturare qualunque specie; la cernia, il sarago, il pagello, il dentice, la palamita, i capponi, e tante altre varietà ittiche che popolano le nostre acque. Per praticare questa pesca, si può utilizzare il mulinello fisso o quello rotante, l’aspetto di maggior importanza è legato al recupero che deve esser effettuato a velocità più o meno lenta per poter avvertire le mangiate e permettere il corretto movimento all’esca. Il predatore che viene attratto dal Kabura, difficilmente attacca l’esca in modo improvviso, ma inizia a mordere le piccole codine siliconiche poste nella parte terminale per poi giungere sugli ami.

Risulta fondamentale al momento che avvertiamo le toccate sul vettino della nostra canna, non ferrare il pesce, ma continuare a recuperare fino a quando il predatore, ormai giunto sui due piccoli ami posti in serie, piegherà la canna ed in questo momento procederemo ad effettuare un sollevamento.

In questo modo, le prede si attaccano da sole e possiamo iniziare la divertente fase di recupero.

Queste esche possono essere impiegate sui fondali di roccia, fango o sabbia, è importante cercare di effettuare un corretto movimento per potere rendere l’esca più catturante.

A differenza del vertical jigging durante l’azione di pesca non è fondamentale che la nostra esca venga recuperata in verticale nella colonna d’acqua, ma possiamo tranquillamente mantenerla anche a distanza dalla barca.

Consiglio di utilizzare un mulinello fisso di una misura che va da 2500 a 4000 con sopra istallato un trecciato da 10 a 20 lb, che deve caratterizzarsi per una sezione estremamente fine che ci permette in azione di pesca di non prendere troppa corrente che potrebbe cambiare il moto all’esca.

In commercio i trecciati della Sunline, si caratterizzano per una sezione del diametro estremamente fine e per il cambio di colore ogni dieci metri che risulta pratico, al momento dell’attacco sull’esca per rilevare la profondità esatta dove avviene lo strike.

Molto divertente è il mulinello rotante, che riprende la tecnica del bass fishing e ci permette durante il recupero di aver maggior sensibilità grazie al suo tipico movimento costante.

Alcuni mulinelli da casting sono dotati della parte frontale anche di una leva che ci permette grazie alle pressioni esercitate su di essa con il dito pollice di poter far saltare l’esca sul fondale.

Durante la giornata è sempre importante cambiare l’esca e variare il movimento di recupero, vi renderete conto che il numero di catture può variare notevolmente.

Abbiamo osservato che la colorazione blu e rossa risulta essere molto catturante con acque chiare mentre quelle più appariscenti in situazioni di acque più torbe.

Come terminale consiglio un fluoro carbon da 20 – 30 lb della lunghezza di due, tre metri collegato al trecciato con un apposito nodo di giunzione.

La canna che utilizziamo è la nuova canna della Yamashita che si caratterizza per la sua leggerezza ed azione molto particolare.

Questo fusto giapponese, rifinito nei minimi particolari, viene anellato in Fuji Sic ed ha la particolarità di avere un’estrema sensibilità del cimino per avvertire gli attacchi sull’esca, può essere impiegato sia con un mulinello fisso che con un rotante ed è una canna che si presta anche alla pesca con il Tataki, la nuova tecnica di pesca ai calamari presentata sempre dalla Yamashita.

I nuovi Kabura sono già disponibili nei negozi in quattro diverse grammature con sei colorazioni che risultano essere molto catturanti.

Disponibili anche le codine siliconiche, i gonnellini e gli assist da poter sostituire, per poter mantenere la nostra esca sempre pronta ed estremamente redditizia.

Questo prodotto viene importato in Italia dall’azienda Blue Springs, da pochi giorni è ondine con il nuovo sito www.bluesprings.it  dove potrete trovare tutti i prodotti Yamashita, Maria, Sunline, Flambeau e Live Eyewear.

 

 


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