Era un corso d'acqua che scendeva pulito dai monti a sud del nostro paese. Le sue rive erano tappezzate da una acetosella che, quando fioriva, dipingeva di giallo tutta la valle. Il S.Savino sfociava nel Tirreno senza tanta storia, ma bellissimo e ossigenato. La gente del sud lo chiamava fiume; torrente, quella del nord. Modesta comunque era la sua portata d'acqua. Un sentierino invitante e ben battuto portava dalla sorgente alla foce, senza affaticare coloro che adoperavano gli occhi per vedere. "Ciò che non stanca gli occhi, non stanca altro." Diceva il professor Scozzari che da poco s'era trasferito in campagna, in una casetta vicino al torrente. Egli era li per una ragione ben precisa; intanto, passava ore ed ore ad osservare ogni foglia, ogni fiore, come se solo ora quelle meraviglie fossero nate nel suo prato. Le foglie dell'oxalis, un po' civettuola, si facevano dedicare sguardi compiaciuti: di giorno aperte al sole; di notte piegate in un perfetto plissè, come una stiratrice non saprebbe fare. E tutto lo incantava. Ma i merletti dei licheni sui sassi umidi, erano la sua televisione privata. Nelle giornate di bel tempo, l'acqua del S.Savino, rigava il mare con una lunga scia verde che puntava diritto a Ponente. Il prof. Scozzari seguiva quella scia fino al limite del suo campo visivo. Da li in poi, affidava il compito all'immaginazione, che con l'aereo fleet-bodhi, conti nuava a seguirla dall'alto; oltre lo stretto, nella grande libertà' dell'Oceano Atlantico. L'acqua del S.Savino scendeva costantemente fredda anche nella buona stagione; come l'acqua che scende dall'Alcantara; la temperatura giusta che voleva il Prof. Somigliava ad uno dei mille torrenti dell'Alaska, sinuoso, basso, con raschi e cascatelle. Una meraviglia! Se i salmoni l'avessero preso in considerazione; se tanti fattori avessero coinciso; se quei pesci avessero concesso qualche eccezione al loro codice comportamentale, qui avrebbero trovato un posto ideale per risalire, per deporre le uova. Se... Lungo le sue rive non c'erano gli abeti, ne' le betulle bianche, ne' il profumo del nuovo mondo; c'erano invece pioppi, salici e robinie, alberelli piccoli, ma non per questo meno belli. Il Professore era una di quelle persone che diventano subito simpatiche. A differenza di tanti altri, quando parlava, parlava per far capire; con quella passione che contamina e prende anche l'altro. Le sue affermazioni avevano basi scientifiche molto serie, ma contrastavano col suo proposito di far risalire i salmoni nel S.Savino. I suoi amici si dichiaravano estranei all'esperimento. Non potevano dargli del pazzo, ma considerarlo una persona che, coi troppi studi, era diventata un po' cosi -diciamo strana - veniva loro bene. Il Professore certamente sbagliava, ma intelligentemente; sbagliava da amante; perche' non c'era nulla che non conoscesse su quei pesci. E' vero che sapeva fare di tutto, ma era negato per le cose elementari e, quando qualcuno glielo faceva notare, lo guardava con quel cadere dalle nuvole e quella distrazione che scandalizza. Tuttavia egli era contento di ciò' che era e bastava poco per farne una persona felice. portava sempre un cappellino verde, un paio di occhiali da sole e camminava coi piedi nell'acqua del torrente che passava vicino a casa sua. Casa o laboratorio di studi? Casa o libreria? Non si capiva. Sulla scrivania c'era un libro del prof. Friedrich-Dorbeck della Siberia del nord, riguardante la migrazione dei salmoni. "Questi pesci - era evidenziato in rosso - memorizzano i luoghi dove sono state distrutte intere covate di uova ed un istinto potentissimo proibisce loro di tornarci." C'erano anche tante lettere accatastate; l'ultima era quella lei prof. Marcus della California, suo grande amico. "I vostri fiumi - gli scriveva- specialmente quelli che sfociano nel Mediterraneo, ammesso che un tempo siano stati frequentati dai salmoni, oggi sono cancellati dalla loro memoria fluviale. Per queste e altre ragioni ti consiglio di rinunciare." Il professore aveva tanti amici in tutto il mondo, e fa bene notare che tutte le persone di genio sono amiche tra loro. Gli consigliavano tutti di mollare, ma lui non desisteva. Evidenziato in giallo c'era il rapporto del Jott. J.R. Brett dell'Istituto Canadese per la Ricerca Ittica. "I salmoni che risalgono i Fiumi occidentali del Canada effettuano risalite che si protraggono per più' di mille miglia. Durante questa immensa fatica, consumano quasi tutte le riserve accumulate. Negli esemplari maschi il muso si deforma fino a diventare un'arma per la lotta e non più' un apparato per l'alimentazione. Le femmine depositano circa diecimila uova che i maschi vincitori fecondano. " Sulla scrivania del professore c'erano resoconti del prof. Arthur D. Halser del Wisconsin e del dott. Harold Teichmann di Giessen. Dai loro esperimenti emergeva la sensazionale scoperta secondo la quale i salmoni si orientano e ritrovano la via del fiume paterno per mezzo degli odori che portano le sue acque. Ogni fiume possiede un proprio odore che i salmoni distinguono senza difficoltà. Tutte queste note e tante altre, erano sottolineate in verde. Il piano del prof. Scozzari era questo: Avrebbe trasferito nel suo torrente, un certo numero di covate, ovvero, di uova fecondate. Gli avannotti che ne sarebbero nati, avrebbero memorizzato l'odore dell'acqua del S.Savino. Una volta raggiunto il Mediterraneo, seguendo la scia che puntava a Ponente, avrebbero raggiunto l'Atlantico. Dopo sette anni, seguendo il percorso inverso, aiutati dall'odore del torrente, sarebbero ritornati. Lo scienziato pero', non era sicuro che il suo torrente avesse un profumo abbastanza potente da raggiungere l'Oceano. Aveva letto di un certo abete balsamico che lascia un profumo penetrante e quasi indissolubile nell'acqua. Un albero millenario e saggio che, fra l'altro, ha saputo copiare un ormone animale per distruggere definitivamente un insetto che lo danneggiava. L'idea era buona: avrebbe trapiantato un certo numero di abeti balsamici lungo il corso superiore del S.Savino. Avrebbe, per maggior sicurezza, messo a macerare in acqua alcuni tronchi della stessa pianta, in modo che gli avannottti avessero bene impresso tale odore. Per realizzare tutte quelle cose li ci era voluto tanto tempo e tanta dedizione; aveva speso ogni suo avere il professore, ma c'era riuscito. Gli alberi erano già' trapiantati a monte, una decina di tronchi erano ancorati in un ansa. Le cavate di uova erano a dimora in fossette scavate nella sabbia. Il professore non dormiva la notte, era come in attesa. La chiusa comunque non si fece attendere. C'erano avannotti dappertutto, vispi, allegri. Erano lunghi poco più' di un centimetro: avevano testa e occhi grandi così. il sacco vitellino, lasciato in eredita' dai genitori, garantiva loro il nutrimento. A primavera inoltrata raggiunsero una lunghezza di cinque centimetri ed assunsero una colorazione bruno olivastra con puntini scuri. Nella primavera successiva, da nuove covate, s'erano verificate altre schiuse; mentre i salmoni della prima covata cominciavano la famosa "marcia al mare": un po' portati dalla corrente, un po' da quell'incredibile istinto che muove ogni vita. Il professar Scozzari favorì la schiusa di uova da lui immesse nel torrente per sei anni consecutivi. Dalle Autorità', intanto, aveva ottenuto parecchie concessioni per la tutela del S.Savino. Era riuscito perfino a farlo promuovere "Piccolo Parco Nazionale". Le Autorità', dal canto loro, non avevano avuto difficolta' a concedere tutele su un patrimonio ittico ancora inesistente. L'estate del settimo anno dalla data in cui erano partiti i primi salmoni, era alla fine. Il professore, seduto sulla sponda del suo torrente, coi piedi in acqua, liberava l'immaginazione: "Esiste qualche affinità' tra certi uomini ed il salmone - diceva a se stesso- l'uno e l'altro, abbandonano il luogo dove sono nati, vanno per il mondo, e poi vi ri tornano". Egli conosceva tutte le piante di quell'orizzonte e si chiedeva se quella conoscenza botanica, quell'analisi sistematica, non togliesse un po' di fascino all'insieme dei disegni e delle mirabili composizioni della natura. Perchè queste piante- voleva capire mentre passava la mano sull'erba- hanno bisogno d'avere forma diversa l'una dall'altra? Colori diversi? Forme di vita prive di occhi potrebbero riconoscersi attraverso i profumi, le sostanze chimiche. Non sarà' che in qualche modo a noi sconosciuto, riescano a vedere? A vedersi? A vederci? Intanto, il sentiero lungo il torrente offriva strada a qualche visitatore che non s'era mai visto prima. Si sentiva parlare inglese, russo e perfino giapponese. Perfino gli amici del prof. da un po' di tempo venivano a fargli visite di cortesia. La notizia della cattura di alcuni salmoni rossi alla foce del torrente, da parte di professionisti, s'era già' sparsa. Il prof. era sempre seduto a riflettere sui primati, i primati olfattivi che i salmoni potrebbero raggiungere. Era cosi che rifletteva, quando un gruppo di femmine di salmone seguito da un'infinita' di maschi dal becco adunco, gli passo' vicino. Si stropiccio' gli occhi e prese a correre con le mani alzate al cielo gridando: i salmoni, i salmoni! A migliaia risalivano il S.Savino; era uno spettacolo meraviglioso. Egli correva lungo il suo fiume e gridava; sembrava pazzo e pazzo era di gioia. Altri studiosi erano già' in grande attivita': ipotesi, congetture, riflessioni, rimbalzavano sull'acqua del S.Savino. I giapponesi scattavano fotografie a più' non posso. Fotografi, cineasti, radio, televisione, riprendevano i salmoni di fianco, di sopra, di lato e di traverso. La geniale ostinazione del professore aveva vinto. La teoria dei profumi aveva seppellito per sempre le altre teorie mistiche o quasi. Ciò' che prima era definita pazzia, ora era il grado più' alto dell' intelletto. Gli amici che prima l'avevano allontanato, ora ci tenevano a farsi considerare sostenitori della teoria. I privilegi legislativi ch'egli aveva ottenuto, ressero per un po' di tempo; poi dovettero cedere alle prepotenze degli adoratori del Dio denaro. lungo le rive del S.Savino sorsero alberghi e ristoranti dove si servivano fettine di salmone rosso. Un vero business. Reti e pescatori di frodo ce la mettevano tutta. Tutti bravissimi a distruggere. Da allora nessuno seppe più nulla del professore. Qualcuno, una volta, riferì d'aver visto un cappellino verde che filava sulla scia dritta a Ponente, verso la strada dei salmoni. I salmoni a loro volta non risalirono più il S.Savino e si lasciarono morire senza riprodursi. Dopo qualche anno uno scienziato ebbe a dire: "I salmoni del San Savino, non seguivano l'odore dell'abete balsamico, ma quello di chi li amava. Seguivano l'odore del professore."