Racconti

Il bivio

Di SIPO pubblicato il 16/07/09

 

Qui su questo fondale avevo fatto per anni la “lontra” prendendo i pesci con le mani, ma non riuscendo mai trovare la tana dove tutti i cavedani che si vedevano in estate a galla, dovevano sicuramente svernare…solo da adulto dopo tanti anni…portando mio nipote a fare il bagno, con lui che insisteva: “dai zio, prendimi un pesce”…avevo, tanto per fare, infilato le mani fra le radici dei due grossi alberi in sponda destra, ne avevo spostato le “mangrovie” e…sotto era tutto vuoto…entravo completamente con il corpo, rimanevano fuori solo i talloni dei piedi ad ancorarmi in una presa di sicurezza che mi poteva permettere un punto di appoggio per la “retromarcia”!

Dentro al buio della tana, il finimondo… ero pesce fra i pesci…barbi, anguille trote, cavedani…presi due grossi barbi da mostrare orgoglioso al nipote, prima di rimetterli frettolosamente a mollo…contento in cuor mio di aver fatto la scoperta solo in età adulta…da ragazzo avrei fatto strage!

 Sorridendo a tutti quei pensieri, guardo la canna di oggi una corta (3,00) una morbida canna da Ledgering… una Siltar a innesti.

 

Il Ledgering  ha “cambiato la mia vita di pescatore”…ora posso pescare anche in inverno, il grande fiume l’Arno non è più “ostile”…non l’avrei mai creduto possibile… la NFT che mi accompagna sempre in bella stagione a delle fruttuose pescate a carassi e carpe e qualche bel  cavedano, non l’ha digerita molto bene,…ma c’è poco da fare la mia tecnica di passatista nonostante i 22anni di esperienza è  povera,  maturata come è da solo e quasi esclusivamente di buona stagione!

 

Le uscite che ho provato gli scorsi inverni, in Arno e Sieve, mi hanno ben presto convinto, con i troppi cappotti a aspettare tempi migliori!

 

Ma  dall’inverno del 1990 il Sign. Calamai, insegnandomi questa tecnica, mi ha aperto un mondo nuovo, un mondo fatto di gelo, di anelli da cui pendono cristalli di ghiaccio, da tramontano o da insistente finissima pioggia…tutto contornato SEMPRE da pesci: Cavedani anche di 800/900grammi, Carpe invernali anche prossime ai 2kg., qualche gemma travestita da Pigo e anche due incredibili “cammei” coi baffi!!

Non è mancata nemmeno l’avventura triller, quando a Marzo di questo anno (1991) apportando la nuovissima modifica del pasturatore, mi sono trovato a combattere con un avversario dalla potenza incredibile…avevo lasciato affondare la lenza sotto la mia postazione un grosso ciuffo di erba in sponda sx sotto la pescaia di “Candeli”… mentre armeggiavo al termos…la canna era andata in piega fino al manico…ero arrivato appena in tempo per riprenderla mentre ondeggiando da dx a sx rischiava di sfilarsi dal supporto… 2-3 minuti di vero “terrore” c’era un alieno lì sotto che aveva più forza di me!

 

Le braccia mi ondeggiavano come la canna senza che io riuscissi  ad impormi un fermo!

Non capivo come fosse possibile che il terminale dello 0,10 tenesse a quel tiro alla fune!

 

Poi tutto era saltato in aria e a terra era ripiombato metà pasturatore….

 

Mister Esox aveva VINTO!!

 

Guardo l’andirivieni dei cavedani sul fondo della buca e il più composto transito dei  barbi fra i grossi sassi poggiati sulla pietra.

 

Osservo la canna, poi… qualcuno mi sussurra in un orecchio… “oggi niente ledgering”… vediamo come te la cavi pescando a passata con questo fuscello…armo sulla “bolognese” una lenza leggerissima che mi permetta di dragare solo sul lento sfilatoio…4x10 terminale dello 0,064 e

amino del 24 di quelli rossi da alborelle, poi canticchiando Battisti... “ma che disperazione nasce da una distrazione…”, a ogni ferrata a vuoto…” riesco a ingaggiare la lotta con lui il cavedano capo… una gran battaglia vinta, verrà al guadino, con il suoi importanti 920 grammi insieme ad altri, con Trote e barbo annessi andranno a colmare un vassoio di ceramica , presto vuotato dal suo carico, che “trattato” alla livornese riapparirà sulla tavola della Domenica!

 

Avevo deciso: avrei pescato a passata anche nella brutta stagione!

 

Quel giorno iniziò per me la vera sfida con la pesca alla passata, una sfida tardiva, una sfida che ancora oggi mi possiede.

 

Al Bivio avevo scelto la strada più difficile: quella di mettermi in gioco!


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