Tecniche

In mezzo scorre il... Flumen!

Di Samuele Maffei pubblicato il 25/10/16

A distanza di tre settimane dalla chiusura della trota mi sento circondato da un alone di nostalgia che mi assale continuamente. Per colmare questo senso di vuoto sento il bisogno di immortalare i  ricordi della stagione passata su un foglio.  Ho deciso quindi di continuare a svelarvi qualche piccolo segreto, che in condizioni difficili può essere di grande aiuto.

CRONACHE DI UNA TROTA APATICA

Sono di nuovo qui, dopo due sere consecutive, immerso nello stesso tratto di fiume, con la corrente che rende sempre più precario l’attrito dei miei waders con il fondale.

 Gambe divaricate a sessanta gradi per una posizione salda e sicura.  

Davanti i miei occhi ho un grosso rigiro d’acqua seguito da una zona calma con un fondale sabbioso, sovrastato dalla fronda di un grande albero. La preda tanto ambita  se ne sta lì sotto.

 La vedo nel leggero contrasto con il fondale, la sento nell’aria. Due giorni mi ha lasciato andar via con l’amaro in bocca e con mille tentativi farciti di spiegazioni, rimasti tutti vani.

 Quella trota non è una trota da trofeo, ma aveva visto passare davanti i suoi occhi tutto il mio arsenale di artificiali, rimanendo diffidente anche ai finalipiù sottili.

 È un esemplare che devo catturare a tutti i costi. Una sfida vera e propria: la sua diffidenza vs il mio entusiasmo.

Rimango qualche minuto a guardarla, soffocando la voglia di lanciare.

 Devo capire di cosa si alimenta ed aspetto che succeda qualcosa.

Nel frattempo inizio a fare una selezione delle mie esche secondo un criterio di naturalezza. L’acqua sulla sponda opposta è calma e poco profonda e posso quindi permettermi di andare su qualcosa di veramente leggero. Cinque artificiali poggiati sul dorso della mia cassetta, uno tra questi deve per forza essere la soluzione vincente. Tre  piccoli rotanti classici, un variopinto ondulante ed un FLUMEN SPINWASP giallo nero. Cinque piccoli gioielli che danzano a ritmo delle vibrazioni del mio corpo, sottoposto alla trazione della corrente.

Un solo lancio a disposizione, un unico tiro di roulette nel quale la trota deciderà se fuggire di nuovo, o  concedermi l’immensa soddisfazione di un combattimento.

Alzo gli occhi verso l’hot spot e cerco di capire il punto esatto in cui sarebbe dovuta cadere la mia esca per una presentazione perfetta. Ma gli artificiali rimangono lì, sul coperchio trasparente, fluttuando insieme a me e alla corrente.

Proprio in quel momento si accende il faro che illumina la via al veliero della mia mente.

Un insetto, una piccola vespa caduta in acqua accidentalmente chissà dove e trasportata dalla corrente  proprio sopra la testa della fario. “Eccola, si muove…. l’ha presa”.

 

“Imitazione e movimento” solo un artificiale tra quelli che danzano sopra il letto del fiume risponde a  queste caratteristiche.

La scena scatena in automatico il mio istinto e senza una minima esitazione infilo l’occhiello del FLUMEN nel moschettone. Lancio nel punto calcolato in precedenza, nella stessa traiettoria di dov’è passato l’insetto. Déjà-vu!. Lei si stacca dal fondale, e lo fa sparire dalla mia vista.

Ferro nella direzione opposta all’abboccata. Canna piegata all’inverosimile, frizione serrata per evitare di mandare il pesce in corrente. Due tre ripartenze inevitabili e poi eccola venire verso il guadino. I suoi occhi puntati verso i miei, e nell’aria si respira quel senso di riconoscimento e di gratitudine  per una vittoria difficile ma meritata. Due scatti e poi via, di nuovo tra i rigiri della corrente, a far la sospettosa con chi non conosce l’esca segreta.

Da allora i FLUMEN fanno parte integrante del mio box. E da allora ho incrementato sensibilmente il numero di catture, avendo a disposizione un artificiale che ibrida l’imitazione e la vibrazione e che anche le vecchie fario dell’Aniene non hanno mai visto ronzare davanti ai loro occhi.

Effetto sorpresa, imitazione, movimento e leggerezza ingannano più di quanto non lo faccia la nostra esperienza.

Per info: https://www.extrafg.it/


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