La migliore offerta

di Massimo Zelli pubblicato il 23/12/16

Gli ingranaggi sono come le persone: se stanno molto tempo insieme, finiscono per assumere le forme reciproche!

 Di fatto l’idea di somigliare a mister Zorzi non è che proprio mi stuzzichi, è un bel ragazzo intendiamoci, anche simpatico, se preso a dosaggi farmaceutici, ma non era questo che intendevo riportando la citazione di “la migliore offerta”. Il senso è che lavorare sulle canne da pesca è una faccenda piuttosto complessa poiché gli aspetti tecnici e quelli emozionali sono connessi da un invisibile filo. E’ un filo sottile ma è in titanio, non si presta a nessun tipo di estensione e non perdona deviazioni: le sensazioni che una canna da al braccio e alla mano sono assolutamente connesse alla bontà del lavoro progettuale e di messa a punto fatto. E’ questo quello che ho sempre pensato ogni qual volta nella mia vita mi è capitato di lavorare su una canna da pesca: tradurre in numeri e materiali le emozioni, questo tocca saper fare.

E’ di base questo il motivo per il quale con Christian, l’attuale Product Manager di Daiwa Italy, abbiamo deciso di andare a pescare insieme: parlare la stessa lingua. La faccenda è per altro abbastanza spontanea, due ingegneri parlano già la stessa lingua alla nascita. Affinare però quei meccanismi che nella discussione su un prodotto portano a determinate scelte, quello presuppone affiatamento ed esperienze simili, pratiche e condivise. E’ solo sul campo che una canna da pesca esprime qualcosa di più di una serie di linee e numeri che rappresentano il suo progetto: è solo pescando che si scopre la sua anima.  Un discorso forse più filosofico che non strettamente tecnico ma del resto la pesca non è matematica, io l’ho sempre definita una forma d’arte. Una canna da pesca con un mulinello è molto più vicina ad un pennello e una tavolozza che non alla tecnologia che contiene, molta di questi tempi. E’ come una mazza da golf o una racchetta da tennis o se preferite sport più peninsulari, come un paio di scarpini da calcio. Devono starti a pennello perché tu possa giocare bene. Se fanno male giocherai sempre al di sotto di quel che sai fare davvero.

La migliore offerta che potevo fare a Christian, un pescatore di una certa esperienza, era invitarlo a pescare con me in una mattinata di inizio inverno. Abbiamo scelto una giornata con pesci da pescare bene: le sessioni con tanto pesce vanno bene per testare taluni aspetti, ma sono quelle con pesci difficili che ti permettono d’apprezzare davvero quanto lavoro c’è dietro un attrezzo affinché faccia in maniera inappuntabile poche cose semplici che gli vengono richieste.  Abbiamo scelto un tipo di pesca nel quale capire diverse cose, con la calma e la riflessione che il silenzio dell’inverno porta con se e sulla quale poter intavolare una discussione pratica sugli sviluppi che andremo a mettere in campo per la stagione 2017… ma questa è un’altra storia.

E’ una nebbiosa sponda di Novembre che quella ci accoglie. Silenziosa e riservata come i pesci vi abitano sotto. In questo momento rispondono ancora bene alla pasturazione a patto di stuzzicarli senza entrargli chiassosamente in casa, attendendolo rispettosamente fuori dalla porta. Decidiamo di pescare in uno spot nel quale abbiamo 5 metri d’acqua molto lenta. Usiamo una tecnica mista che si basa sull’utilizzo di bigattini soltanto ma dati sia a fionda che in colla.

L’utilizzo della fionda serve a smuoverne gli appetiti, a creare quel movimento che ne favorisca l’attenzione e l’attività. Il bigattino incollato ha invece lo scopo di dare un punto di riferimento preciso dove i pesci andranno a calare il muso. La doppia strategia inoltre permette di staccarsi dal fondo in ogni momento andando a cercare i pezzi da 90, principalmente carpe e cavedani che si sollevano andando incontro al richiamo in caduta.

La tecnica di pesca consta dell’uso di una lenza leggera nei confronti della corrente: se dovessi pescare schiettamente sul fondo sarei sui 2 grammi. Utilizzo al contrario un tappino da 0,75 tarato al massimo ed una scalata a rovescio che ha il duplice scopo di pescare molto in verticale e passare velocissima l’abboccata.

Le scalate a rovescio fatte tutte con pallini della stessa misura, (nel tal caso del numero 10) sono lenze abbastanza antitetiche nella pesca a passata. Funzionano però maledettamente bene quando c’è da pelare il fondo o star staccati variando spesso l’assetto nella stessa pescata.  La concentrazione di peso in basso le rende rigide, ma di fatto non vi è bisogno di morbidezza nella piombatura quando il finale è adeguatamente lungo: nel nostro caso siamo sui 40 cm, quanto serve a convincerli. Questo vale pescando sul fondo o poco staccati.

Se cerchiamo pesci sulla colonna d’acqua più alta, laddove il bigattino a fionda va ad esprimere meglio i suoi effetti, l’assetto dei piombi ad aprire verso l’alto rende invece abbastanza naturali queste lenze nel calare “piatte” rispetto al fondo con un movimento basculante molto poco accentuato.

In altre parole: la discesa verso il fondo di questo tipo di lenze avviene con un assetto piuttosto costante e piuttosto orizzontale rispetto al fondo stesso. La mangiata viene segnalata molto meglio durante l’entrata in pesca ossia la fase cruciale da tenere d’occhio. Con una lenza classica, ad aprire verso il basso, avremmo di certo una migliore capacità di invitare ma perderemmo pacchianamente nella velocità di segnalazione poiché l’ultima coda della lenza si distenderebbe molto più lentamente del bulk in alto che sostiene la piombatura. In pratica avremmo il bulk che mette in pesca il galleggiante ed il terminale ancora troppo orizzontale: condizione ideale per non vedere la mangiata e recuperare un bigattino spappolato senza aver visto un segno.

La scelta della canna si è poggiata su uno strumento dotato di rapidità fulminea e con la capacità di gestire lenze medie e sottili: la AIR BOLO da 7 metri. E’ una canna che nasce per tutte quelle situazioni, come quella odierna, dove c’è da combattere pesci di taglia in condizioni limite per quanto riguarda il set-up di pesca. La progressione rapidissima che questa canna esprime, unita alla particolarità della curvatura che interessa pressoché istantaneamente la totalità del fusto, in modo impercettibile per prede più piccole ed in modo evidente per pesci più grossi, è una caratteristica che abbiamo dato come impronta distintiva a questo progetto. In qualche modo questo tratto tipico, molto apprezzato dai pescatori, è stato declinato sulla produzione dei modelli successivi, in particolar modo le Amorphous su livelli di potenza però differenti. E’ una scelta tecnica questa che ci permette di godere a pieno le sensazioni con ogni taglia di pesce senza mancare mai di forza e curvatura da esprimere. Si tratta di canne che non finiscono mai veramente e hanno sempre in tasca la zampata vincente per fermare il pesce al momento giusto. Questo nuovo concetto di azione credo accompagnerà la produzione Daiwa per molti anni dato il gradimento riscontrato nei pescatori.

 

La mattinata è trascorsa leggera, più concentrati sulla pesca in realtà che non su argomentazioni tecniche. Abbiamo fatto fatica ad ingranare inizialmente, la risposta da parte dei pesci non era proprio entusiastica. Un volta entrati tutto è andato come da copione. Comprese gli improperi di Christian su qualche big finito tra gli et cetera … Sono sempre i migliori che vanno via!

Le argomentazioni tecniche sono state figlie del pranzo e delle ore pomeridiane. Abbiamo parlato dei nuovi sviluppi e del piano di test sul campo per il 2017... Abbiamo visto qualche canna nuova e l’abbiamo confrontata con qualche canna meno recente. E di una cosa soltanto sono certo per la stagione che abbiamo davanti: ne vedremo delle belle.

 






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