Quanti sogni quell'anno! Quanti progetti di pesca e di avventure. Camillo ed io ci trovavamo in Sicilia per qualche giorno di vacanza. Vacanze fuori stagione consigliate da un amico. Purtroppo la volontà' del tempo, vogliamo o no, previsioni o non previsioni, sempre si adempie. Non aveva fatto altro che piovere ed ogni uscita era stata cancellata. Vista l'impossibilita' di andare a pesca, ci avevano convinti a trascorrere una settimana bianca, nel senso che, pennelli alla mano, imbiancammo la casa in campagna dello zio che ci ospitava e ci teneva a dieta per aumentare di peso. Bocche buone. Gli ultimi giorni però, il tempo volle farci un regalo e tornò a splendere un sole meraviglioso. La nostra meta era la foce del fiume Platani; avevamo l'attrezzatura completa per la pesca a fondo, praticata dalla spiaggia da tempo immemorabile; prima con le sperte, ora con le canne e mulinelli spaventosi. La stessa tecnica di pesca che oggi chiamano Surf Casting. Camminavamo sulla stradina che costeggia il fiume. Era in piena il Platani; l'acqua aveva il colore del fango. Ricordo che il mio maestro di pesca parlava, parlava ed io ero affascinato dalle sue parole. Tutt'e due eravamo in uno stato di magnificenza; coscienti che finalmente avremmo pescato bene. I contadini, specialmente gli amici dello zio dovevano ridere di noi che camminavamo carichi di canne e di attrezzi come una pattuglia di assaltatori. Camillo non si fermava un minuto; ecco perchè il mio spirito s'era staccato dal resto; per osservare le siepi di ligustro che si ammassavano ai margini della stradina, le mimose dalla foglia lunga; per sentire il profumo delle zagare che inebriava ogni presenza; per ammirare le foglie dei pioppi tremuli sempre in movimento anche senza brezza, che mostravano ora la pagina verde, ora quella argentata, in una espressione d'insieme senza eguali. Il mio corpo ed il mio amico intellettuale, intanto, avevano guadagnato terreno. Dovevo rientrare subito perchè, non volevo perdere nulla. Egli chiuse gli occhi da pescatore e li riapri da studioso: "Noi non abbiamo una visione precisa delle cose - cominciò- poiché' circuiti risparmiatori conducono al cervello non tutta la realtà al completo, ma stilizzata, praticamente noi non vediamo gli oggetti così come sono veramente. Per esempio, se noi guardiamo questi mulinelli, non sappiamo veramente come sono fatti. Per saperlo meglio dobbiamo chiudere gli occhi e toccarli con le mani in tutte le loro parti. Un cieco dalla nascita comunque, può, fornirci una spiegazione precisa di un oggetto o macchina che sia, perchè egli percepisce solo realtà e non visioni distorte o stilizzate". "Ad ogni modo -dissi io- sono oggetti che esercitano su di noi un attrazione irresistibile. Così come mi attrae quel 308 che h ai nella borsa; quel mulinello ha qualcosa, qualche storia che mi affascina". "Ci sono affezionato —confessò il mio amico- ne ho di tutte le marche e perfino della stessa, modernissimi, efficienti, ma tutti in prova; questo e' il compagno di pesca che non deve mai mancare. Qualora uno di questi strumenti non rispondesse più' al momento in cui ne avessi bisogno, potrei ricorrere a questo vecchio attrezzo che e' il mio punto di sicurezza, che non mi ha mai tradito". Continuavamo a camminare intanto e sapevamo benissimo cosa pensavano di noi i contadini degli aranceti: pescatori d'acqua zuccherata ci definiva lo zio. Ma non c'importava nulla, anche se, inconsciamente, incrociandoli, affrettavamo il passo. Il mare era vicino. "Se i miei calcoli sono esatti - avevo buttato li per l'occasione- dovrebbe essere un momento propizio per la pesca. Secondo un biologo norvegese, il Prof. P. Devold, che si occupa di pesca, l'attuale regresso della pescosità non prelude alla fine della pesca, ma all'inizio di un periodo più' fortunato. Oggi dovrebbero abboccare anguille e spigole, se saremo fortunati". Il mare alla foce, fino ad un certo orizzonte, era dello stesso colore del fiume. Centinaia di gabbiani erano in grande attività'. Mettemmo sei canne in pesca ed aspettammo. Dopo qualche ora il mio amico aveva pescato un rombo, una bellissima ombrina e tre anguille di buona misura; io avevo pescato una spigoletta ed un sarago reale dei più' belli. Seduti su un tronco spiaggiato mangiavamo i frutti di certe spugne di mare grosse meno di un pugno, piuttosto tondeggianti e dalla consistenza gommosa. Camillo guardava le sue anguille e parlava con loro: " Non ci e' chiaro - diceva - come le balene trovino lo stretto della Sonda e gli sgombri quello di Gibilterra; o come le aringhe ritrovano i luoghi di riproduzione. Secondo Walter N. Hess anche le vie delle anguille ci appaiono ancora misteriose, sino a qualche anno fa si aveva un'idea piuttosto elementare dell'impresa compiuta da tali pesci. E' risaputo che si riproducono nel Mare dei Sargassi, un angolo dell'Atlantico tra le Bermude, le Azzorre e l'Arcipelago delle Indie Occidentali. Tale zona e' invasa da distese di fuchi, un tipo di alga nota appunto come sargasso. E' in questa specie di paradiso che le anguilline vengono al mondo. Poi, spinte da un istinto irresistibile escono dal mare dei Sargassi per intraprendere la lunga migrazione. Aiutate dalla corrente del golfo, le anguilline lunghe più' o meno sette centimetri, dopo tre anni raggiungono i nostri mari, i laghi, i f lumi. I maschi si trattengono da noi dai tre ai cinque anni e quindi ripartono verso il luogo di nascita abbandonando le femmine. Queste ultime, dopo circa nove anni, divenute grasse e lucenti intraprendono a loro volta il viaggio di ritorno. Viene quindi logico pensare che torneranno nel Mare dei Sargassi. ma ecco il punto: non vi sono prove. Anzi, secondo alcuni studiosi, il grasso accumulato dalle femmine non e' sufficiente per intraprendere un viaggio di cinquemila chilometri, visto che cesseranno di alimentarsi e visto che il loro ano si stringerà' fino a chiudersi. Ammesso che sfruttino la controcorrente da poco scoperta sotto la corrente del golfo, non ce la farebbero mai con le sole riserve a loro disposizione. Una teoria avallata da alcune testimonianze si sta facendo strada. I maschi partiti qualche anno prima, in qualche punto dell'oceano, probabilmente una enorme secca, attendono le femmine; essi intanto hanno avuto tutto il tempo per alimentarsi e sono in grande fermento. All'arrivo delle femmine ormai esauste, le prendono in consegna e, formando lunghi cordoni dentro i quali si crea un risucchio simile ad una turbolenza, le portano al Mare dei Sargassi dove si riprodurranno. Sarebbero quindi i maschi a portare le femmine a destinazione". Camilllo lasciò i miei occhi che visualizzavano il Mare delle anguille e si alzò per dirigersi verso il fiume. Il Platani si stava ritirando a vista d'occhio; in una radura prima sommersa si muovevano una infinità di anguille. Ne raccogliemmo un cestino ciascuno. Eravamo sporchi di fango e di limo, ma felicissimi. Che giornata ! "Raccogliamole - mi invogliava Camillo -tanto morirebbero ugualmente disidratate". Al ritorno, più' carichi di prima, alcuni contadini ci fermarono per vedere il pescato. Erano meravigliati per tutto quel pesce che portavamo, ma più di tutto erano meravigliati dal linguaggio del mio amico milanese. Il sapere è una cosa che incanta sempre.