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Non Chiamateli pescatori

di Stefano Azzini pubblicato il 20/05/11

Mio nonno si che è un vero pescatore.
Saranno forse i suoi racconti che me lo fanno credere, sarà perchè lo senti che quando parla di fiume lo fa in modo diverso, quasi stesse raccontando una favola ... e come tutte le favole anche le sue fanno riflettere.
Io adesso che ho 30 anni non sono ancora riuscito a sentire il fiume come lo sentono loro, i nostri nonni, e penso che non lo sentiremo mai allo stesso modo perchè sono cambiati i tempi, ma so che è anche grazie a loro se riesco a percepire le emozioni che il fiume è capace di trasmettere.

Mio nonno mi ha insegnato il rispetto per " il silenzio " del fiume, per far si che il pesce non si accorga della nostra presenza.Così ho imparato ad ascoltarlo, il silenzio, che in realtà non è altro che una sinfonia di suoni: il richiamo d'amore di un'animale, il soffio del vento sugli alberi, un'onda che s'infrange sulla spiaggia. E' bello rimanere in silenzio, certo senza fare una chiacchierata con l'amico non sarebbe la stessa cosa, ma ci vuole sempre rispetto.

Lo stesso rispetto che ha cercato di insegnarmi nel tenere la sponda pulita " perchè deve essere come se non qui non ci fosse mai stato nessuno " . Eppure fateci caso, non è mai la stessa cosa se un sentiero è stato calpestato da un uomo.
I tempi sono cambiati e cambieranno anche le favole da raccontare, tante cose aihmè le ho imparate da solo, camminando lungo le sponde dei fiumi. Racconti che non si possono certamente definire favole, tutt'altro...

Nella pesca per come la vedo io è tutto il contorno a rendere questa passione unica e spesso la prima cosa che ti fa sentire triste quando arrivi sul fiume non è l'inquinamento delle acque ma la sporcizia che regna sulle rive. Nel sacchetto da buttare adesso mettiamo anche le cose degli altri sperando che di avere sempre favole da raccontare ai nostri figli ma...
...

Coloro, che per primi si reputano dei pescatori, dovrebbero stare attenti ai gesti che compiono lungo le sponde dei fiumi.
Altrimenti non avremo più favole da raccontare ai nostri figli, se non quelle che ci raccontavano i nostri nonni.
Per piacere se vai a pescare, o visiti il fiume, non lasciare sacchetti, bottiglie, lattine, barattoli,

scatole o ancora peggio pezzi di computer, stampanti, carrelli e altri oggetti indicibili sulla riva.
Non dico di metterti a raccogliere quelle degli altri ma almeno fai un sacchetto unico e butta tutto nel cestino, pensa a quello che fai tu.

L'ambiente non ti appartiene, quando te ne vai deve essere come se non fosse mai passato nessuno.
stefanoa@stefanoazzini.it
www.stefanoazzini.it





Commenti

Icona utente riccardo il 26/05/11
infatti è diventata mia abitudine,quando la quantità e la tipologia lo consente,raccogliere tutto il rusco presente a fine pescata
Icona utente stefano azzini il 23/05/11
ciao riccardo ...e non sono pochi purtroppo. Sabato un sacco nero l'avevano riempito, ma al posto di farsi 50 mt per buttarlo lo hanno lasciato li...così non ha senso perchè quando sale il fiume lo porta in acqua... ma è comodo. pensiamoci noi in questi casi!! grandi ciao!
Icona utente riccardo il 20/05/11
non ci sono parole per descrivere gli individui che lasciano il pattume sulle sponde dei fiumi invece di buttarlo in uno dei mille cassonetti che si incontrano per strada.....a ferrara si chiamano ALDAMAR

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