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Persico Reale: alla corte di un Re

di Mauro Pitorri pubblicato il 01/08/10

La stagione del Persico Reale è giunta nel suo splendore, chi ama pescare questo magnifico predatore dal “bizzarro carattere”, deve approfittare sfruttando questi momenti favorevoli stagionali senza indugiare; mettendo da parte il tempo dell’uomo per cogliere quello della pesca, perché naturale e selvaggio che, con il suo lento scorrere, pian piano porterà via con sè anche il “Re”.
Il Persico Reale ha sempre suscitato in me delle sensazioni molto forti, al punto tale da farmi sentire “Suddito“ della sua “Regalità”, spingendomi in una spasmodica ricerca di specchi d’acqua che nella loro anima nascosta custodiscono la “Maestà”.
In ogni luogo che ho affrontato, la difficoltà più grande è stata sempre quella di trovare la chiave per entrare in quella “Corte Regale”, dove le uniche due regole principali d’accesso sono “l’attimo” e “il tempo”.
L’ATTIMO
In questo termine quando si parla di Persico Reale, sono racchiuse una serie di circostanze come: l’osservazione, la pazienza e la fiducia in se stessi; per essere perfette, tutte  devono collegarsi tra loro e l’unica colla forte di giunzione è la tenacia e la caparbietà del pescatore.
•    L’osservazione
Saper cogliere momenti di attività del pesce spesso invisibili e difficili da afferrare, velati da una silenziosa attività di caccia sotto la superficie ma svelata dall’osservazione del pesce da foraggio in base alla preferenza di stazionamento dello stesso, dove fattori ambientali importanti come la profondità dello specchio d’acqua, la temperatura della stessa, l’estensione del bacino, la presenza di ostacoli sommersi e non sia naturali che artificiali, ne condizionano la vita.
Spero che passi in maniera chiara ed inequivocabile, che la difficoltà maggiore nella pesca del Persico  è quella di individuare la presenza del pesce da foraggio o altre forme di alimentazione che attira in attività predatoria il pesce.
Di fatto, non solo il pesce da foraggio è la sola attrattiva alimentare del Persico “in modo particolare i pesci di taglia”, sono propensi a cacciare completamente isolati o insieme ad altri pochi esemplari  simili, anche verso invertebrati che vivono sul fondo come vermi, larve e gamberi.
•    Pazienza
Con molta franchezza credo che la pazienza sia proprio la cosa che un pescatore di Persici non deve mai perdere, anche se troppo spesso il comportamento così irrazionale e poco prevedibile di questo pesce la mette a dura prova.
•    Fiducia
Questa con molta probabilità, è il legante finale per mettere insieme tutte le circostanze sopra descritte.
La ricerca del persico, richiede molta costanza, per tale motivo, quando si è certi di interpretare nella maniera corretta uno spot, bisogna avere fiducia in se stessi, cercando di coglierne tutte le sfumature, associando la tecnica alla posizione del pesce negli strati d’acqua.
In alcune circostanze, il buon risultato è determinato da piccoli dettagli, come un terminale di pochi centimetri più lungo o una diversa presentazione dell’esca.
IL TEMPO
Con questo termine, solitamente un pescatore misura lo spazio temporale che determina fattivamente la presenza oggettiva in pesca.
Sicuramente il tempo che si passa a pescare è sempre speso bene, ma soprattutto è un ottimo maestro, a patto che si abbia la sensibilità di cogliere nel suo passare il cambiamento di uno specchio d’acqua, leggendo quelle impalpabili sfumature che determinano le sorti di una battuta di pesca al Persico.
Di fatto, le ore trascorse a pescare ci danno un valore effettivo del tempo, fissandolo in un arco temporale definito dalla concreta disponibilità del persico ad accettare con continuità i nostri inganni.
In sostanza, orari specifici nell’arco di una giornata, cambiamenti di pressione atmosferica in rapporto con le condizioni meteorologiche, variazioni di luminosità sono fattori che influenzano il comportamento del Persico nella sua cattura. 
Continuità                
Un’arma vincente per la pesca del Persico Reale, quando tutto sembra essere perfetto, al posto giusto, l’esca perfetta, pesci localizzati, insomma “il Paradiso”, è la “continuità”.
Con questo termine voglio esprimere un concetto che nel tempo è divenuto una certezza quasi matematica; “se un Persico di un branco è stato attirato dalla nostra esca, c’è una altissima probabilità che anche gli altri del branco faranno la stessa fine”.
Strano ma vero, e per questo un ottimo compagno di pesca è un valido alleato per tenere i pesci in “battuta” o “frenesia”, con una sola accortezza da rispettare, l’attenzione a non perdere pesci in ferrata o durante il recupero, pena una drastica riduzione delle abboccate.
Le esche              
Per quanto riguarda le esche adatte alla pesca del Persico, si potrebbe spaziare molto, ma in questo articolo mi limiterò a quelle in silicone come i Jigs.
I jigs in silicone con molta probabilità sono tra le esche che più di tutte hanno permesso tante catture, la loro particolare forma d’insieme è stata progettata per trasmettere vibrazioni molto adescanti.
Le colorazioni di queste esche possono variare in funzione di tanti fattori, di norma comunque quelle riportate nella foto possono coprire qualsiasi situazione di pesca.
Come usare i jigs
Personalmente, utilizzo in linea generale i jigs in silicone in due semplici lenze terminali: la prima di queste è quella di montare l’artificiale ad un bracciolo o derivazione sporgente dalla lenza madre, con una zavorra in piombo alla fine della stessa.
Il peso  ovviamente deve variare in base alla profondità di pesca e alla sospettosità del pesce.
Mentre la seconda è basata su un terminale o svolazzo, assicurato direttamente alla lenza madre tramite una girella tripla e trascinato in profondità da una torpilla inserita sulla lenza madre dove viene lasciata libera.
Queste due lenze sono in grado di soddisfare di regola la maggior parte delle condizioni di pesca al Persico, la prima infatti si presta ottimamente per una pesca in verticale su ostacoli, dove tramite il piombo si raggiunge il fondale, per poi far risalire il jig cercando di sondare tutti gli strati d’acqua che affiancano l’ostacolo.
Su questa lenza si possono aggiungere anche più braccioli, questa accortezza in presenza di pesce attivo darà possibilità di catture multiple.
La seconda è un lenza di ricerca trasversale la quale ci permette di individuare i pesci negli strati d’acqua che possiamo avere intorno o dinanzi.
Il recupero in linea generale è regolare senza troppi strappi o variazioni.
Questa lenza si presta magnificamente su pesci in sospensione in acque aperte e libere da ostacoli.
Peso del piombo
Per quanto riguarda la prima lenza (quella con il bracciolo), per il peso del piombo l’unico consiglio che sento di dare, è quello di non scendere mai sotto i 40 grammi se localizzati i pesci su fondali oltre i 15 metri, pena la difficoltà di percepire le abboccate.
Su fondali più bassi si può spaziare con i pesi minori, anzi un piccolo piombo 5-10 grammi sarà ottimale.
Nella seconda lenza, il peso della torpilla deve variare anch’esso in base alla profondità del pesce localizzato, ovviamente più si trova il pesce a galla meno peso si deve usare.
Piccola “chicca” tecnica 
Contrariamente a quanto possa sembrare scontato, che il jig deve essere recuperato per farlo animare tanto da stimolare l’attacco del pesce, in alcuni casi ho effettuato delle catture veramente belle lasciando l’esca immobile sul fondo, mettendo solo in leggera tensione la lenza una volta che il piombo aveva raggiunto il fondo.
Queste catture hanno una spiegazione logica, in presenza di abbondanti vermi o altre forme di alimentazione simili sul fondo, i Persici sono attenti a mangiare esche statiche o poco mobili e il loro contenuto stomacale ne è la prova certa (per questo segreto….ora dovete ingoiare la pillola di cianuro).
Canne e mulinelli 
Per quanto riguarda questi essenziali accessori ci sono poche e semplici cose da dire, i mulinelli devono essere leggeri ed affidabili, mentre le canne si possono usare di due tipologie:
la prima, una canna da spinning sensibile e nervosa (ottime le monopezzo per la pesca al Bass), da utilizzare per la pesca in verticale con il bracciolo sulla lenza.
Per la pesca a recupero (lenza con terminale a svolazzo), sono molto indicate le canne concepite per la pesca Trota lago per la tecnica della tremarella, avendo cura di adottare un attrezzo abbastanza rigido.
Lenza e terminali 
Dopo tanti anni di pesca al Persico ritengo senza presunzione alcuna che un trecciato fine di ultima generazione sia quanto di meglio si possa usare nel mulinello, questo perché la totale assenza di elasticità da parte di questo filato, aumenta in maniera eccellente la percezione delle tocche e abboccate da parte del pesce.
Per quanto riguarda i terminali un fluorcarbon da 20mm può essere adatto a tutte le condizioni di pesca, per pesci sospettosi si può scendere di diametro.

Pescare il Persico Reale è una delizia per la mente, nonostante la sua mole non sia importante, ma la sua sportività una volta in canna lo eleva ad una preda da…… “RE”.

articolo già visto sulla rivista Pescare www.edolimpia.it






Commenti

Icona utente redazione il 01/08/10
yes
Icona utente Andrea il 01/08/10
ma non è l'articolo pubblicato su pescare di settembre dell'anno scorso?

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