Accumulato un certo quantitativo di Salterello, li useremo per pastura e per esca. All'amo ne infileremo uno a calza ed uno appena infilato per lasciarlo vivo, come si fa con i bigattini: a differenza di questi ultimi apparentemente più famosi , hanno odore diverso. Oltre a darci la soddisfazione di aver procurato l'esca con le nostre mani, questa esca naturale conosciuta da tutti i pesci ci libera da qualsiasi forma di dipendenza altrui. Talytrus è un animaletto che si conserva bene anche per tanti giorni in un sacco umido; si può congelare; c' è da aggiungere che questo piccolo crostaceo isopode è oggetto di studi, per la direzione dei salti che compie e per quel perfetto orologio biologico che gli permette di calcolare le maree. Riavvolgendo un po’ il nostro filo, richiamiamo l'attenzione su questi nodi: importantissimo stare nascosti bene , canna fissa semirigida, il necessaire come descritto prima e salterelli per esca e per pastura. Semplicissimo. Appena contenti e compreso il perchè, cominceremo a pasturare a manciatine che stringeremo nel pugno per tramortire un po’ i salterelli, ad intervalli regolari. Ad un certo punto, magari quando cominciamo a stancarci , noteremo quel brillar d'argento e macchia nera affollarsi all'esca, se continueremo a non farci vedere non se ne andranno. Ne arriveranno sempre di più, richiamati dai loro sofisticatissimi “idrofoni”, e solo quando si saranno trasmesse il segnale di non pericolo , cominceremo a pescare. Velocissime e belle non tarderanno ad abboccare, e noi le estrarremo dall'acqua come sappiamo facendo seguire una manciata di pastura , affinchè la mangianza non si dissolva.
Saranno le occhiate più grosse che abbiamo mai pescato, le più belle. Semplicissimo? Ma abbiamo ancora filo da svolgere: Le condizioni migliori sono con mare leggermente mosso, e, come accennato, con correnti che portano al largo. In queste condizioni i nostri sparidi occhiuti stazionano al largo in attesa di preda, non appena però riceveranno il nostro messaggio di pastura verranno fino ai nostri piedi. L'occhiata è capace di valutare variazioni di temperatura nell'ordine di tre centesimi di grado capacità che ne impedisce lo smarrimento in acque profonde e che le permette di individuare le correnti anche più deboli. Ma non è tutto qui, oltre a possedere cellule fotosensibili distribuite in tutta la sua epidermide, ha la straordinaria capacità di fiutare “F.Schutz” non solo col naso, ma con tutto il corpo attraverso cellule fusiformi, qualsiasi odore immesso in corrente; l'odore dei salterelli l'attirerà ovunque essa si trovi. La nostra buona pastura però può richiamare in zona altri tipi di pesce, spesso di piccole dimensioni. Certi vecchi pescatori dicono che: tagliando a pezzetti un pesce indesiderato e con tali pezzetti pescano. La pelle dei pesci produce una sostanza altamente allarmante per i componenti della stessa specie che fuggono terrorizzati. Questo sistema di difesa permette alla maggioranza del banco di mettersi in salvo al momento in cui viene attaccato da predatori .
Tale sostanza viene prodotta da speciali cellule a forma di clava, e viene secreta solo se l'animale subisce una ferita epidermica. Non posseggono tale sostanza le sardine, le aringhe, gli sgombri e i sugherelli.
Ma per ritornare al nostro scoglio, continuiamo ad avvolgere il filo di prima; non dimentichiamo che lungo i nostri mari ci sono pescatori che non hanno bisogno, di mostrare il cestino, veri amanti di questa passione che da canna in canna si tramandano la cultura del fare, antica più delle parole.
L'occhiata merita il rispetto dei pesci più nobili, va riposta nel cestino di vimini , colmo di quella erba che non si insegna. Ognuno deve trovarla da solo, ne sentirà il profumo e non avrà dubbi. Da pescatori a pescatori tuttavia, aggiungiamo che per cominciare a capire come si pesca l'occhiata occorre amare la cosa oltre la ragione, occorre che la sensazione fisica di contatto tra la mano e la canna scompaia del tutto.
Si pesca dall'ultimo buio alla prima luce, quando marte rosseggia a ponente. Quando gli anemoni dalia spiegano le loro corone, quando le pennatule si illuminano di luce verde fantasmagorica, quando il cefalopode con la sua droga narcotizza la murena, quando la noctula scintillans illumina di bianco la risacca e quel tremolar di canne alla marina.
Rivedo quei pescatori che partivano per lo sparide di argento con l'occhio sulla coda. Le loro parole i loro gesti mi incantavano, anche se ancora giovane percepivo il flusso della loro passione, e sentivo che uguale sostanza circolava nel mio sangue. Ancora oggi quando parlo dell'occhiata, in alcune cellule della mia mente entrano in attività sensori nascosti che afferrano il petto. Sento di possedere un senso magnetico, mi dispongo in una certa direzione, comincio a muovere certi muscoli che un tempo azionavano chissà cosa. Poi un
meraviglioso senso della pesca prende in me il comando, mi dispongo in direzione mare e parto.