L'airone bianco se ne stava immobile sull'altra sponda, un po' più' a valle, aspettando che le rane nascoste tornassero in superficie. Non aveva visto, ne' sentito il pescatore dietro il cespuglio, e questo era un buon segno. Era un torrente che scendeva ossigenato dalla montagna e che li', all'inizio del piano, si distendeva tranquillo a decantarsi dei detriti e delle sabbie aurifere. In certi punti, dove la riva era più' bassa, l'acqua sboccava un po' facendo tremare in continuazione l'erba semisommersa. Sull'altra sponda, su un ceppo abbattuto, si vedevano dei pioppini giovanissimi; funghi eccellenti alla mensa dei "che". Più' avanti, tra le felci e l'erica, un dono tra i doni: tre russole stupende; tre "colombine" virescenti che disturbavano la mente del pescatore seduto dietro il cespuglio. Egli ne sentiva già' il peso sulle mani ed il profumo inebriante sui piatto; a fette sottili, solo con sale e pepe, con un bicchiere di buon vino, nel calice "sbrix", ne sentiva il sapore.
Ma doveva scacciare quelle cose dalla mente, doveva pensare solo alla trota; doveva pensare solo alla sua trota, la "Strella", così l'aveva chiamata. Era un torrente tranquillo con un continuo bollare di pesci. Tra una sponda e l'altra c'era si e no la distanza di due canne in fila, e lo si poteva guadare senza paura. Il suo letto era costituito da sabbie e ciottoli, mentre grossi cordoni di alghe imitavano il movimento delle anguille. Era un torrente tranquillo che poi usciva dal bosco a rigare un bel prato a trifoglio e a riflettere nello spazio i raggi del sole; pappi, foglie e silique, seguivano la corrente che dopo una certa storia di curve e di anse, si immetteva nel grande lago. Savino il pescatore, se ne stava seduto dietro il suo cespuglio; non muoveva muscolo, non procurava rumori, aspettava il momento giusto. Era uno degli ultimi pescatori innamorati di questo hobby, ed anche se avanti con l'età l'azzurro della giovinezza era sempre vivo nei suoi occhi. Li, proprio all'altezza di quel cespuglio, Savino aveva visto la trota. Tutto s'era svolto in un attimo. Uno zac per frangere la tensione e catturare il bruco della geometra che dal Ribes s'era calato col suo filo di seta; s'era mostrata tutta con la sua livrea di perla con rubini, bellissima, selvaggia. La larva non aveva fatto in tempo a toccare l'acqua che già' spariva tra le sue fauci. Il pescatore aveva provato tante volte e con esche sempre diverse, aveva studiato ogni particolare, ogni speculazione, ogni possibile intelligenza; ma niente. Era troppo furba, troppo diffidente. Mille volte l'aveva sognata, in un giuoco di perle e rubini; così intensamente che ormai il sogno era più' bello della stessa Strella. Ora però, era il momento che aspettava.
Il momento giusto. Ma qual'era il momento giusto? Si, non doveva fare alcun rumore. E' capace di sentirmi - pensava - ad un chilometro di distanza. Sente i passi sul terreno, sulla sabbia, sul ghiaieto. Cavedani azzurri risalivano la corrente a riva e dopo si abbandonavano lasciandosi portare verso il centro. Alborelle arditissime si davano un gran daffare, e vaironi lunghi una spanna, cacciatori di fondo e di superficie, nuotavano liberi. Solo il temolo si manteneva a distanza per una percezione istintiva difficile da intendere. Era proprio diffidente il "timo" quel giorno; si aggirava piuttosto verso l'altra sponda dove c'era l'airone bianco e dove i riflessi del crescione, della veronica beccalunga, degli iris gialli, lo nascondevano in parte. Era diffidente anche perché sapeva del pericolo, ma non riusciva a localizzarlo. Anche se molti pescatori avevano specchiato le canne in quelle acque da sogno, nessuno aveva mai veduto la strella. Rane e grilli erano impegnatissimi in un concerto senza pari, e a rinforzare l'orchestra, si mettevano anche gli uccelli tra le cannette; solo il passaggio della poiana che trasferiva l'ombra sull'acqua, metteva per un po' tutto a tacere. Savino aveva portato una canna corta, dal cimino un po' tozzo, robusta, verde di colore, un capiente cestino di vimini col fondo ricoperto di acetosella, un filo del trenta ed un grosso amo.
C'erano tante zanzare, ma da quelle sapeva difendersi il pescatore, solo gli stili del bruco della processionaria lo ferivano quando attraversava il bosco. Ma che cosa aspetta Savino? Qual'era il momento giusto? Come voleva catturarla quella trota? Voleva davvero catturarla? Da qualche parte giungeva un profumo di sterpi bruciati, profumo assai caro a chi e' cresciuto tra i campi. Tutte le volte che sentiva quegli odori una struggente nostalgia lo assaliva. Gli ricordava la sua terra lontana, l'odore dell'ulivo, del mandorlo, del pino marittimo. Avrebbe voluto ritornare al suo paese, per quel legame che mai si spezza, tuttavia, anche qui aveva intessuto certe corde solide. Non poteva più' andarsene, ma non aveva lasciato morire la speranza dentro di se. Lo consolava il fatto che anche qui al nord, le sue stelle erano allo stesso punto nel cielo, erano le stesse che vedeva al suo paese; ed anche quella che brillava più' di tutte, anche qui era al suo posto. Cominciava a crearsi il momento! Cominciava a succedere qualcosa. Savino tirò fuori dalla tasca un tubetto dove aveva riposto del vischio naturale, prelevato dalle ascelle del cardo.
Cosparse l'amo di quella sostanza, vi versò un po' di zucchero ed aspettò che le mosche vi si posassero. Non passò molto tempo che l'amo era trasformato in un grappolo di mosche che si dimenavano senza riuscire a staccarsi. Ora Savino aveva l'esca giusta! Due pensieri però lo disturbavano: uno era rappresentato dalla presenza delle colombine verdi sull'altra sponda, l'altro dalle vespe che fra poco avrebbero attaccato le mosche prigioniere. Ma ecco il momento! Le cime degli alberi cominciavano a muoversi come se fosse sopraggiunto una specie di vento. In acqua cominciarono a cadere un'infinita' di detriti vegetali, rami, insetti, foglie; seguiti da una grande attività di tutti i pesci. Probabilmente era lo stesso momento in cui la calamita del mare influenza le acque, come se l'effetto si manifestasse anche sulla terra ferma; oppure chissà? Infilò la canna tra i cespugli. Preparò il retino. Calò il filo col grappolo di mosche. Nell'aria volavano formazioni di anitre a forma di V. Le vergini dei fiori si davano un gran daffare tra un calice e l'altro. L'inganno non fece a tempo a toccare l'acqua che già' spariva tra le fauci della trota. metterla nel retino fu questione di un attimo. A terra, sull'erba bagnata Strella non faceva una piega, guardava il pescatore come una persona. Anche Savino la guardava immobile, con le mani sulla faccia. Nessuno lei due sapeva che fare. Era bella, tanto bella da fare paura, superba, selvaggia, con la pinna dorsale armata, con la bocca pronta a mordere. Savino era ipnotizzato. Poi capì delle cose, capovolse il retino e la lasciò sull'erba bagnata.
La trota fece qualche movimento e poi con un guizzo elegantissimo perla e rubini sparì in corrente. Non si sa quanto stette a guardare Savino; certo e' che i vecchi pescatori più' s'avvicinano a Dio e più' somigliano agli Jedi. Voleva tirare dritto, ma davanti alla porta del bar riconobbe Carmillo e doveva fermarsi per forza, solo a lui poteva parlare della pesca come egli la intendeva. Camillo aprì il cestino del suo amico, ma sul fondo vi trovò tre bellissime colombine verdi; non soddisfatto ispezionò il retino e vide un amo con le mosche ancora attaccate. "L'avevi presa! Era lei?" domandò. "Si" rispose Savino. "L'hai lasciata andare?" "Si! ...Era giusto?" cercò risposta Camillo. "Si" confermò il sorriso dell'amico. Savino tirò avanti per la sua strada; nel cielo formazioni di migratori erano in rotta di primavere. Al bar dei pescatori i vecchi giocavano a carte, il fumo delle sigarette e l'odore del barbera dominavano l'ambiente. Sulla mensola dietro il banco facevano bella mostra coppe, trofei e la testa imbalsamata di un luccio. C'era una specie di silenzio tra i pescatori: il silenzio della stima. Poi alcuni chiesero a Camillo: "Ma che razza di trota era quella che ti ha mostrato Savino?" "Quale trota?" chiese Camillo. "Non fare il cretino, l'abbiamo vista tutti!" "Si, si, era una trota bellissima".