News

soft - law

Di Nicola Enrichens pubblicato il 27/02/17

Soft-law

 

Considerazioni preliminari

Il termine soft-law si riferisce a fenomeni regolatori diversi dai tradizionali strumenti normativi come, ad esempio, i Codici, le leggi ovvero la produzione normativa dell’UE ratificata dagli Stati membri.

La soft-law ricomprende, in via generale, raccolte di principi e di regole spontaneamente sorte o prodotte da determinati organismi, allo scopo di introdurre discipline uniformi in determinati ambiti giuridici non ancora sufficientemente regolamentati dagli Stati.

Il presente contributo si pone l’obiettivo di individuare alcune aree giuridiche in cui opera la soft-law sia a livello di diritto nazionale, sia a livello di diritto internazionale, con particolare riferimento alla casistica in materia di pesca.

 

Soft-law e diritto sovranazionale

Nel diritto sovranazionale, alcuni esempi di soft-law sono la lex mercatoria, le linee guida e le decisioni dei panel istituiti presso le varie organizzazioni internazionali.

A livello di risorse ittiche, le decisioni degli organi di risoluzione “alternativa” delle controversie, tra cui l’OMC, costituiscono fonte di soft-law: a titolo esemplificativo, si possono utilizzare come riferimento due pronunce dei panel dell’OMC. La prima pronuncia risale all’anno 1994, mentre la seconda pronuncia è invece stata emessa dall’organo di appello nel luglio del 2012.

Per quanto riguarda il primo caso, ossia quello relativo all’anno 1994, il panel è stato chiamato a risolvere una controversia sorta a seguito di una procedura limitativa dell’importazione di gamberetti, varata dagli USA per proteggere le tartarughe marine. Tale restrizione di tipo commerciale è stata disposta dagli USA per evitare l’ulteriore diminuzione di alcune specie di tartarughe marine.

La seconda pronuncia, invece, è stata emessa dall’organo d’appello del WTO, in un report del 16 maggio 2012 e adottato dall’Organo di risoluzione delle controversie (DSB) il 13 giugno 2012.

Nel diritto dell’Unione Europea, un’area significativa in cui opera la soft-law è quella della politica relativa alla conservazione delle risorse biologiche marine e la gestione delle attività di pesca dirette a sfruttare tali risorse, anche se il processo di regolamentazione si sta diffondendo anche in questo settore.

In effetti, il Regolamento UE n. 1380/2013, relativo alla politica comune della pesca, è stato varato nel quadro di misure di mercato e di misure finanziarie destinate al sostegno dell’attuazione della PCP (Politica Comune della Pesca).

La PCP prevede la regionalizzazione di una serie di strumenti e misure: piani pluriennali, rigetti in mare, creazione di riserve di costituzione di stock ittici e misure di conservazione necessarie per adempiere agli obblighi previsti dalla legislazione ambientale dell’UE.

Secondo l’art. 27, commi 1 e 2 del regolamento, gli Stati membri realizzano programmi di ricerca e innovazione nel settore della pesca e dell’acquacoltura, coordinano i propri programmi di ricerca e si avvalgono anche delle risorse finanziarie disponibili dell’Unione, assicurando la disponibilità delle pertinenti competenze e risorse umane necessarie per il processo di consulenza scientifica.

Lo stesso regolamento impone dei limiti, agli stati membri, in tema di capacità di pesca, sia per quanto riguarda la stazza totale (GT) dei pescherecci di ciascun stato membro, sia per quanto riguarda il consumo energetico, espresso in Kilowatt (KW), che tali pescherecci producono nell’espletamento delle attività lavorative.

I Consigli Consultivi (CC), la cui disciplina è regolata dall’Allegato III del regolamento, svolgono un ruolo importante nella produzione di soft-law.

I Consigli Consultivi sono organizzazioni dirette dalle parti interessate che presentano alla Commissione e ai paesi dell’UE raccomandazioni riguardanti la gestione della pesca, tra cui dati e misure di conservazione e gestione delle risorse ittiche, sugli aspetti socioeconomici della gestione e sulla semplificazione delle norme. I consigli consultivi vengono anche consultati dagli organismi territoriali nell’ambito dei procedimenti di regionalizzazione.

I consigli consultivi sono composti da rappresentanti dell’industria e di altri portatori di interessi (con rispettivamente il 60% ed il 40% dei seggi nell’assemblea generale e nel comitato esecutivo). In quanto organismi che perseguono uno scopo di interesse generale europeo, essi ricevono un’assistenza finanziaria da parte dell’UE.

Un’ importante fonte di soft law, infine, è l’Action Plan for a Maritime Strategy in the Atlantic Area: esso raccoglie le comunicazioni della Commissione del Parlamento Europeo, del Consiglio, con alcune indicazioni anche a livello regionale.

Nicola Enrichens

Avvocato del foro di Torino

 


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche: