Itinerari Estero

Terra di confine: la Carinzia

Di sergio farina pubblicato il 01/10/19

Sono pochi Km, eppure quella linea immaginaria, tracciata sulla cartina geografica, divide nettamente due nazioni e la conseguente gestione delle acque interne. Senza le frontiere risulta difficile accorgersi di quando, poco dopo il Tarvisio, le ruote della macchina scorrono sul suolo austriaco; se non fosse per i cartelloni pubblicitari in tedesco il paesaggio poco si discosta dal versante della Alpi che insiste sul patrio suolo. Invece bastano poche ore, trascorse canna in mano sulla sponda di un fiume, per capire le profonde differenze che intercorrono fra une gestione seria, programmata, dal grande indotto economico e ben controllata, rispetto ad analogo fiume che, solo qualche centinaio di km più a sud, risulta completamente abbandonato a se stesso dalla cecità complice delle Amministrazioni, devastato dall’inquinamento e stuprato dal bracconaggio. L’argomento sarebbe vasto ed ha il difetto di farmi salire la pressione, mi limiterò a raccontare di come affrontare la pesca in uno dei fiumi più belli e più ricchi di pesce dell’Austria, in particolare di barbi cercati con tecniche di tipo specialist. A dire il vero di specialist nella pesca al barbo in Drava c’è ben poco, nel senso che non c’è il bisogno di settare attrezzatura, esche e pastura per selezionare la specie e nemmeno la taglia. Il pesce prevalente è appunto il barbo e qualche bigattino è più che sufficiente per ingannare qualche bel esemplare, visto che i pesci di disturbo sono trote, cavedani e nasen, in misura talmente ridotta da rappresentare, quando abboccano, un piacevole diversivo. Anche la taglia non necessita di essere selezionata, la media/peso è piuttosto elevata, almeno negli spot che andiamo a prendere in considerazione. Messa così sembrerebbe piuttosto semplice, basta tirare una canna con un casting a caso, con un feeder a caso, caricato con una pastura a caso ed il gioco è fatto. Niente di più sbagliato. Nella mia ormai più che decennale carriera di specialist angler non ho mai trovato situazioni dove il più piccolo particolare può fare reale differenza fra non vedere una pinna e trovarsi un over dall’altra parte della lenza. Parliamo del tratto della Drava che scorre a valle di Villach, dall’ormai celeberrimo ponte rosso fino a qualche centinaio di metri a valle del viadotto autostradale. La necessità di cercare i pesci in punti ben precisi del fiume si traduce in un’attrezzatura che non lascia sconti all’immaginazione o all’improvvisazione. La canna è una 12’ con test curve da 1,5 a 2,2 lb munita di cima avon. I feeder da 120 gr. o 150 gr. , pieni, devono essere posati con la massima precisione in zone che distano dai 40 ai 60 mt da riva, servono canne in grado di farlo senza patemi; stesso discorso per i mulinelli che, in una giornata di pesca, affrontano un lavoro molto gravoso. Taglie comprese fra 5000 e 8000 sono perfette, da privilegiare i corpi full metal body con rapporto di recupero che punti sulla potenza piuttosto che sulla velocità. Il filo in bobina è un rassicurante 0,30/0,32, diversi il discorso per i terminali che, stante la limpidezza media dell’acqua e la diffidenza dei pesci devono essere sottili e resistenti. Personalmente a combattimenti lunghi e incerti portati con uno 0,22 o uno 0,20 preferisco un terminale in trecciato sottile, da 10lb o 15 lb, che mi regala la massima naturalezza e grande resistenza alla trazione. Dell’esca abbiamo già parlato, piccoli ami a filo sottile innescati con poche larve sono perfetti, io li scelgo fra i modelli ad occhiello, per le garanzie fornite da un “nodo non nodo”, nelle misure che vanno da 12 al 16. Fondamentale la scelta della pastura che deve unire forti proprietà attiranti con una buona percentuale di nutrienti, il tutto unito in una meccanica che, vista la corrente, deve lavorare molto lentamente. I barbi sono soliti muoversi in finestre di attività ben precise, la cui frequenza è strettamente correlata alla stagione e alle condizioni del fiume. La mia preferenza cade su mix di qualità a base di farine di pesce e/o carne, con farine caratterizzanti di formaggio, sentori di aglio e una buona percentuale di canapa e pellet crushati. Proprio i pellet, nella misura del 30% del totale e in diametri che variano dai 4 agli 8 mm, costituiscono la spina dorsale dell’opera di pasturazione. I feeder sono caricati a strati con pastura, bigattini e pellet. La pastura assicura la parte olfattiva, i bigattini la parte nutriente mentre i pellet, molto più lenti a disperdersi in corrente, formano e tengono attiva una zona di pesca sempre pronta ad intercettare i pesci al loro passaggio ed a trattenerli nei pressi dell’esca. Il tutto è unito in un’azione di pesca precisa e costante con tempistiche ben settate nei tempi e dei modi, un lancio ogni 20’ qualsiasi sia la risposta dei barbi. La bontà delle scelte, almeno nella recente trasferta settembrina, è certificata dalle catture con oltre 40 pesci a guadino in due sessioni, fra i quali una dozzina di pesci over 3 Kg e ben quattro pesci over 4 Kg. La pesca in Drava è regolamentata, in alcuni tratti si possono usare due canne, in altri una sola. Serve un tesserino regionale ed un permesso giornaliero, facilmente reperibili nei negozi specializzati ed in alcune strutture alberghiere, fate la massima attenzione perché i controlli sono frequenti, gli  “sceriffi”, in questa straordinaria terra di confine, sono severi e non fanno sconti.


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