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C'è un'altro posticino vicino al mare dove vi batte bene l'onda. Vi sono saraghi, occhiate, spigole e cefali, vi sono mormore, tordi e donzelle; pesci che conoscono poco gli ami. Avevo promesso a un tizio che vi sarei tornato; che sarei tornato a pescare e a parlare di queste marine. Il pescatore torna sempre nel luogo dove ha provato gioia. l'avevo promesso a un tizio che conosco bene, che ogni mattina si alza alle cinque, con me, ma che non é mai puntuale agli appuntamenti di pesca con gli amici. Sul lungomare di Torre Melissa c'è già il pescatore di professione che scruta il mare. In questa aurora bianca, da certe macchie, da certe increspature, egli individuerà la presenza dei pesci; salterà poi sulla barca e li circonderà con le reti. Dalle playas cominciano a smontare i surfisti; sulle scogliere non c'è ancora nessuno. Prima di raggiungere il mio posto di pesca raccolgo un po' di alghe spiaggiate e riempio il mio cestino; sono già fuori dal tempo. In che anno siamo? quanto tempo é passato dall'ultima volta che ho pescato quì? Quì su questo stesso scoglio ho conosciuto Neddu, un maestro di pesca all'antica che mi incantava con la sua tecnica, coi suoi racconti, con la sua esperienza. Dapprima non avrei dato una lira per la 'sua canna non più lunga di tre metri: canna? Per quel pezzo di filo del 40, per quell'amo stagnato con cui pescava. Nemmeno un soldo avrei dato prima d'aver visto il suo cestino. C'era l'impossibile nel suo «cestinosacco». Il segreto di tanto successo, non era nell'attrezzatura, ma in lui, in qualcosa che aveva capito dopo tanti anni di esperienza e che a me sembrava magia.
C'era l'onda lunga quel giorno, c'era l'onda da scaduta. Pescava nel frangente in dieci centimetri d'acqua con un grappolo di vermi della sabbia. Niente avrebbe spostato il piombo del suo ancoraggio, ma le spigole sì, i saraghi sì, le occhiate pure. Incredibile! Da dove erano saltati fuori? Eppure li avevo visti io, li avevo toccati con le mani e non erano «pesciolini da cannetta».
Fresco della città, ben gonfio, strapieno di chiacchiere e teorie, con un buon bagaglio d'attrezzi e di esteronomia, dovevo rivedere tutte le tecniche della pesca in mare; tutto era da ricontrollare.
Non ho mai pescato alla sua maniera, perché ancora oggi vivo il fascino della pesca con la pastella, la pesca più bella del mondo. Dilettanza a volte pari soltanto alla traina a vela. Non ho mai pescato alla maniera di Neddu, ma ho imparato l'arte e parte della sua esperienza e insieme alla mia. Eravamo diventati amici con due parole. Bastano poche parole ai pescatori, per intendersi e inserirsi in un circuito comune.
«Ci troviamo qui domattina alle sei», mi aveva fissato un appuntamento di pesca. «Io sono puntuale», aveva precisato.
«Io no! - avevo buttato lì - arrivo sempre prima io».
Mi raccontava storie di pesci, di pescatori, di onde e di lupi il mio amico; storie alle quali non era difficile dare immagini; storie che si ripresentano sullo stesso schermo dopo chissà quante repliche. In che anno eravamo? Quanto tempo è passato? Il paese mi sembra diverso. Ma forse sono cambiato io e vedo più cose ora con la vista abbassata che prima (Che pria). Le case dei locali sono abbellite da tanti fiori. I ficus che siamo abituati a vedere in vaso negli appartamenti, qui sono nei giardini, sono alberi stupendi. Il mare per fortuna è ancora selvaggio, è ricchissimo di vita. I pescatori subacquei non vedono un pesce, perché alla minima ombra gli animali del mare spariscono non si sa dove ed il fatto mi fa piacere. Pesco con la pastella cari maestri, una massa bianca simile alla vostra. La faccio con la mollica di pane ammollato, un po' di formaggio, un po' di semola, un pizzico di burro e ... vi ho detto tutto.
«È con la verità che si conserva un segreto» dice il Camillo, l'amico milanese che «fa balà l' oeuc».
Il mio cestino è ricco di saraghi, occhiate e cefali di ottima misura, tenuti al fresco e inumiditi dalle alghe. Alcune femmine di cefalo hanno le uova di un bel colore arancione, peraltro commestibili e squisite. Tre cefali su dieci presentano ferite epidermiche,provocate da morsi di predatore. E pieno di spigole qui!
Sto assaporando ogni momento di questa giornata meravigliosa. Vivo momenti magici e li registro nella memoria i momenti diverranno miei ... e la mia gioia andrà come se avessi un regno. Credo di essere solo, ma con mia grande sorpresa, seduti compostamente senza disturbare, tre signori stanno godendo della mia pesca. Sono Paolo, Costantino e Renato, tre ragazzi che scriverò nel libro degli amici. Non mi molleranno più, lo sento. Produco in loro lo stesso affetto che Neddu produceva in me. Costa bassa qui; fondale di sassi piatti e levigati; poche alghe. Scogli alternati e spiagge bellissime. Mare aperto ad est, allevante, allo scirocco che spira da Crotone; al ponente che, dalla Sila, gira da Punta Alice e cambia nome. Al porto di Crotone ho visto pescare con un'esca insolita; una specie di spongia che somiglia più ad un tunicato dall'aspetto tubiforme, con la pelle raggrinzita, biancastra, l'animale non è più lungo di dieci centimetri. Spremendolo, proprio come si fa con un tubetto di dentifricio, dalla imboccatura esce una specie di polpa bianca dall' apparenza fragile ma, in realtà, resistente all'amo. I locali lo chiamano patata, altri, minchia di mare. Si trova sulle pareti degli scogli, in un habitat dov'è presente una ricca vegetazione e vari organismi. È comune ed offre buoni risultati sia dalla costa che dalla barca. Nei palamiti viene innescato in sostituzione dell'oloturia.
A Cirò Marina ho visto pescare i cefali a fondo con un grappolo di ami nascosti da una bella pallina di pasta. Non è una tecnica molto raffinata, ma da queste parti dà risultati impensabili. La maggior parte dei pescatori lungo la costa sono villeggianti. Pescano col verme: catturano donzelle, tordi, sparaglioni, perchie. Non sono maestri ma si divertono tantissimo. È ancora presto, sono uscito che c'erano ancora le stelle. C'è un po' di maretta da scirocco levante. Ho già pescato bene. I tre amici che stavano ad osservare sono andati via ed io so dove. Un attimo di paura attraversa la mia zona sensibile. E se in questo momento tornasse quell'onda? Non è possibile, mi calmo, il mare è troppo regolare. Neddu ed alcuni amici, quel mattino, dovevano uscire con la barca; a due passi da qui, dove comincia la sabbia. Era calmo il mare. Fecero scivolare il legno in acqua, presero posto a bordo e cominciarono a remare. Qualche secondo dopo s'accorsero di remare la sabbia. Un'onda silenziosa e immensa li aveva sollevati e deposti a terra a venti metri, all'asciutto. Presi dal panico tornarono a casa gli uomini quel giorno.
Ma non è finita: mi volto e alle mie spalle vedo le montagne della Sila. Neddu quella notte di inverno si trovava con uno zio dentro una capanna di paglia; aspettavano il mattino per andare a trote. D'un tratto sentirono l'ululare dei lupi. Il pastore che li ospitava ordinò loro di stare zitti e non muoversi. Le mucche che prima erano sparse intorno, si radunarono a formare un cerchio con le corna rivolte all'esterno. Formarono il cerchio e presero a muggire tutte insieme. «Stanno chiamando il toro» disse il pastore. I lupi giravano intorno alla formazione cercando un punto debole. Improvvisamente apparve il toro. Era una furia scatenata. Prese a caricare i lupi a corna basse; niente poteva fermarlo. In pochi secondi ne uccise tre, ne ferì altri e mise in fuga il branco. Terra selvaggia questa. Mare selvaggio. Sono ancora su questo scoglio, con la mia seggiolina, col mio cestino, con la mia canna fissa al carbonio. Ma ormai è tardi, cominciano ad arrivare i pescatori coi vermi. I motoscafi rigano il mare, i sub trascinano i palloncini. I ragazzini lanciano sassi nell' acqua bassa. Sono attratti dall'evento, il passaggio del sasso dall' elemento aereo a quello liquido li interessa. Quando poi il sasso lanciato ne colpisce uno sommerso e l'acqua non si è ancora richiusa, il rumore prodotto sembra propagarsi più veloce dell'immagine, quasi ricevesse una spinta dall'acqua che si richiude. Ma ormai è tardi. Radioline a tutto volume trasmettono canzonette in inglese. Ogni onda radio trasmette musica di oltremanica. È una vera e propria invasione sonora. «Un tempo - diceva il poeta - si solea con le spade far la guerra; or la si fa togliendo or qui or quivi ... ». La si fa con tutti i mezzi la guerra oggi. Perfino la nostra amata pesca è invasa da termini stranieri.
Comincio a desquamare i miei pesci. Appena pescati tale operazione si fa in poco tempo. Arrivano le vespe che attaccano tutto ciò che è organico, ma non costituiscono pericolo. Dal largo giungono farfalle che hanno attraversato i continenti. La sfinge, la vanessa del cardo, le cavolaie. Vi sono tantissime piante del cappero, gli alberi del fico, il finocchietto selvatico. C'è la portulaca e la rucola che ho visto insieme nell'insalata di un re. C'è il papavero di mare, il mirto, c'è la bella di notte che a sera apre i fiori e libera il suo profumo inebriante.
Ma che ore sono?
È tardi, devo proprio andare.