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Trote in Casentino

Di Roberto Barbaresi pubblicato il 05/06/14

L’area geografica denominata Casentino si estende nella porzione settentrionale della Provincia di Arezzo. Il suo apice settentrionale è costituito dal Monte Falterona (quota 1654 metri s.l.m.), da dove origina il fiume Arno, e l’ampia vallata sottostante è delimitata dall’Alpe di Serra verso est e dal gruppo del Pratomagno verso ovest. Il Casentino è noto per la sue bellezze paesaggistiche e naturalistiche che hanno scaturito un notevole interesse turistico. Ambienti ancora intatti fanno la gioia degli escursionisti e ospitano una moltitudine di specie di fauna selvatica, in questo periodo di inizio estate per il pescatore non c’è niente di meglio che rifugiarsi all’ombra dei boschi dove scorrono acque limpide e fresche popolate da bellissime trote Fario.

IL RETICOLO IDROGRAFICO

L’alto corso del fiume Arno è il corpo idrico principale, recettore di numerosi torrenti. Tra questi, i più rilevanti sono il torrente Staggia che scende dal Passo della Calla e vi confluisce nell’abitato di Stia, il torrente Solano che dal Pratomagno vi aggiuge le sue acque nei pressi di Poppi e il torrente Corsalone che raccoglie le sorgenti dell’Alpe di Serra e le convoglia a valle di Bibbiena. Ma il bello della pesca alla trota nel Casentino sta nell’esplorazione delle sorgenti e della miriade di rii e fossi, chiamati ancora “borri” come nell’antico vulgo toscano, all’apparenza insignificanti ma capaci di regalare tante pinnate sorprese.

LA CASENTINESE

E’ proprio in questi micro-torrenti che in epoca storica si è sviluppata una tecnica di pesca ampiamente descritta nella letteratura alieutica italiana: la casentinese. I valligiani si armavano di rudimentali canne in bambù alla cui vetta legavano uno spezzone di monofilo di grossolana misura lungo un paio di metri che accorciavano semplicemente arrotolandolo nella vetta stessa. Pochi pallini di piombo e un generoso amo completavano la lenza, una manciata di vermi raccolti nel letamaio garantiva altrettante catture. Era necessario bucare la vegetazione circostante le pozze, che fungeva da riparo alla vista delle trote, e svolgere la lenza fino a far arrivare l’esca in acqua, all’abboccata quasi sempre fulminea rispondevano con un’energica ferrata per salpare la trota prima che fosse capace di aggrovigliarsi tra i sassi e le radici sommerse.

LA PESCA NELLE ACQUE MINORI

In epoca moderna le tecniche di pesca che meglio si prestano alla ristrettezza di certi ambienti sono la pesca al tocco con canne teleregolabili e lo spinning ultraleggero. La prima è diretta discendente della sopra descritta casentinese e va praticata con le stesse modalità, con canne di 4-5 metri di lunghezza che si possano accorciare fino a 2 metri, munite di mulinello o recuperino tipo Ritma, utilizzando come esca vermi, camole, larve di tipula. La seconda va praticata con cannine di 5 o 6 piedi, infilandosi nei tunnel formati dalla vegetazione e procedendo in acqua con la massima cautela fino a raggiungere la correntina di uscita delle pozze, da qui si proietta un rotante di 3-4 grammi con lanci da sotto o a balestra cercando di farlo lavorare quell’istante che serve a scatenare l’attacco della trota.

GLI ITINERARI PIU' NOTI

Oltre ai luoghi selvaggi che richiedono adeguata documentazione cartografica, la zona offre anche alcuni torrenti piuttosto facili da individuare e raggiungere, con tratti comodi e adatti a tutti. Qui c’è spazio a sufficienza per pescare al tocco con canne teleregolabili di 7-8 metri, a spinning leggero con rotanti e minnow, a mosca secca, ninfa o streamer. Il torrente Solano si individua facilmente raggiungendo l’abitato di Strada in Casentino (foto a lato) dove un tratto è adibito a campo gara. Risalendolo per alcune centinaia di metri c’è la possibilità di catturare belle trote, naturali e di immissione, e raggiungere il suo splendido affluente Scheggia. Il Corsalone si raggiunge percorrendo la strada provinciale che collega Bibbiena a Chiusi della Verna dove è istituita una Zona a Regolamento Specifico periodicamente ripopolata, la pesca è consentita fino alla fine di Giugno (info permessi al 335 6363847 – 338 8834377) e vi si accede agevolmente da uno sterrato adiacente.

NORMATIVE PESCA

L’alto corso dell’Arno a monte di Pratovecchio e gran parte dei suoi affluenti sono classificati come “Acque a Salmonidi” e la pesca è consentita dall’ultima domenica di Febbraio fino alla prima domenica di Ottobre. Per pescare è necessario possedere la sola Licenza in corso di validità, quota catture stabilita in 6 capi di misura minima 22 centimetri, vietati bigattino, pesci esca vivi, uova di pesci e pasturazione. Le info dettagliate sulla pesca in Provincia di Arezzo sono disponibili all’indirizzo www.provincia.arezzo.it/pesca/ dove trovate anche il recapito telefonico dell’Ufficio preposto. Occorre prestare attenzione ai torrenti ricadenti all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna dove, in attesa dell’approvazione del Regolamento del Parco, la pesca è vietata.

INFO TURISTICHE

Come già esposto in introduzione, il Casentino attira un gran numero di trekkers e bikers lungo gli itinerari naturalistici che si snodano per decine di chilometri attraversando monti e valli, castelli e piccoli villaggi. Importanti flussi turistici derivano anche dalla presenza di famosi luoghi di culto quali il Monastero ed Eremo di Camaldoli e il Santuario della Verna. Il sito del fotografo Alessandro Ferrini fornisce una panoramica su tutto ciò che è rappresentativo di questa meravigliosa zona d’Italia - www.ilbelcasentino.it - La ricettività è garantita dai tanti Agriturismi, Bed & Breakfast e Case Vacanze sparsi in tutto il territorio. Nel portale turistico ufficiale curato dal Consorzio Casentino Sviluppo e Turismo trovate anche pacchetti promozionali con la lista di tutti gli eventi e manifestazioni - www.casentino.net -


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