Racconti

Vincitori e vinti

Di Marco De Biase pubblicato il 28/12/10

10... 9... 8... 7... 6... 5... 4... 3... 2... 1... 0 .

6 Minuti!

L'eco nella vallata che include il nostro laghetto è unico. Ha inizio una gara di trota lago, il “Trofeo di Natale”. Parlare di questo evento in terra lucana per me è un po' un tuffo in un mondo a volte sconosciuto, a volte affascinante. Farlo poi con la penna di un pescatore di mare ha un sapore diverso.

Mi sono avvicinato alla trota lago quasi per scherzo. Era d'inverno, andare a pesca di spigole significava rischiare di ammalarsi, per poi catturare qualche pescetto congelato che timidamente aggrediva l'esca in giornate glaciali. In questo contesto nacque in me la voglia di sperimentare e, pian piano, decisi di provare l'emozione di una tecnica italianissima, che ci invidiano anche oltralpe. In questi due anni di incontri con piccole cave e vasche artificiali trasformati in laghetti, ho avuto modo di comprendere le peculiarità di una tecnica complessa, che richiede grande padronanza nell'uso della canna da pesca, mista a sensibilità e capacità di lettura dell'acqua. Questa complessità la riscontro solo nello spinning, mentre tecniche come il ledgering o la bolognese mi sembrano decisamente più “applicative” rispetto alla classica tremarella. Ma non è di tecnica che vorrei raccontarvi. Mi trovo a scrivere perchè c'è da raccontare una storia. La mia, assieme a quella di quarantadue concorrenti provenienti da Puglia, Basilicata e Campania, pronti a darsi battaglia a suon di vetrini, piombini e maracas in quel di Lavello, presso il Lago Elena.

L'appuntamento è oggi, 26 dicembre alle 5.15 con la mia sveglia. C'è una special guest, Papà. E poi ci sono due angeli che, ancora tra le braccia di Morfeo, si augurano il meglio per me. Un amico ed un'amica. E' ancora notte quando partiamo per Lavello. Arriviamo a destinazione all’alba ed incominciano le farfalle allo stomaco. Sono ammalato della sindrome dell'agonista. Quella strana malattia che non conosce cura con medicinali che abbiano una forma ed un peso. L'unica prescrizione che potrebbe proporre il medico sarebbe una dose di bombarde, qualche camola da mangiare dopo cena, una bottiglia di ami e tante, tantissime legature nel tempo libero. Questa si chiama mania, questa si chiama passione, questo si chiama agonismo. Si, una mania ed una passione per la pesca che sfociano nel desiderio di confrontarsi con gli altri attraverso un momento, quello della competizione, che non diventa fine a se stessa. Per me gareggiare non è vincere a tutti i costi, non è fare il risultato per poi vantarsi dinanzi agli altri della “coppa del nonno”. Agonismo, specie nel settore trota lago, significa scambio per capire come l'altro riesce a batterti prendendo più pesci. Tutto questo porta a migliorarsi e crescere, sia come pescatore che come uomo. Si migliora come persona perchè si entra nella logica del gruppo, della coesione che solo in manifestazione come questa raggiunge l'acume.

L'attesa per l'inizio della gara si protrae per circa un'ora. In questo frangente non so come far passare il tempo. Da meticoloso perfezionista, quale so benissimo di essere, impiego i minuti a controllare che tutto sia in ordine. Apro la mia canna di partenza, quella per la ricerca, e verifico che l'amo sia a posto, che la girella abbia il nodo corretto, che la perlina non giochi troppo col vetrino. Ho passato la vigilia ed il giorno di Natale a far legature, come l’arte della pesca comanda. Controllo che l’amo non presenti scheggiature, che il terminale sia esente da difetti. L’analisi dell’attrezzatura segue sulla canna n°2 , quella con il vetrino, poi sulla n°3 dedicata alla penna, ed infine anche sulla n°4 , che utilizzerò col piombino per una pesca in velocità di trote aggressive. Questi sono i miei numeri, che non rispecchiano necessariamente le azioni degli attrezzi. Utilizzerò, infatti, quattro canne. Una scelta dettata dalla semplicità, perché non mi piace portarne il doppio, come fanno molti dei miei concorrenti. Credo che in queste gare conti l’adattarsi, specie perché i laghetti sono piccoli e piuttosto stretti, quindi non si ha nemmeno la possibilità materiale di sperimentare.

Accanto a me vi sono  gli altri garisti, tra i quali riconosco i volti dell’ èlite lucana. Tutti uomini che ne sanno una più del diavolo… Anche loro soffrono della crisi da agonismo e, prima della gara, si ritrovano nell’area di parcheggio a verificare che tutta l’attrezzatura sia montata correttamente e non nascano complicazioni in gara. Qualcuno, invece, è al caldo nel bar, dove inizia il sorteggio per le postazioni. Nell’attesa che precede il mio turno, il team di Pescanet (siamo in quattro quest’oggi, con Leofishing, Bidumba e l’amico Simone) si riunisce per una foto ricordo. Poi, parola dopo parola, finiamo come di consueto a parlare di donne (con mio padre che ascolta e ride…), della vigilia di Natale, dei programmi per Capodanno. Un modo per sdrammatizzare, per spezzare la tensione pre-gara che assale un po’ tutti. Arriva il mio turno per il sorteggio e il destino mi regala il “3” . Picchetto 3. Sarò il numero 3. Il numero perfetto. La canna che sceglierò di impiegare sarà la numero 3, di colore grigio-rosso. Ho già montato un piombino di 5 grammi con un terminale molto corto, dello 0,14 , per la pesca in velocità delle trote durante i primi due turni. Una montatura rigida, che credo possa funzionare.

Terminato il sorteggio ci posizioniamo lungo le nostre postazioni. Siamo l’uno a contatto con l’altro. Il rischio di ingarbugliare le nostre lenze è altissimo. La concentrazione è ai massimi livelli. Ci si guarda, ci si spia. Ognuno cerca di capire come pescherà l’altro. Alcuni, nell’attesa del fischio di partenza, effettuano l’ultima analisi dell’attrezzatura. Il mio check-up l’ho già eseguito. C’è chi dispone le otto canne lungo la rastrelliera, chi preferisce trasformare il proprio cellulare in lettore Mp3 con un sottofondo hard-rock. Mi fa tenerezza vedere un agonista al telefono, che saluta la moglie e la figlia prima dell’inizio gara. Non posso lamentarmi, ho papà qui con me che sarà il giornalista ufficiale della manifestazione. A lui è permesso, infatti, stare behind enemy lines (dietro le linee nemiche), per poter effettuare riprese fotografiche e video.

 

Ultimi istanti di concentrazione, l’aria è frizzantina ed arriccia il pelo. Ci saranno 6 gradi al massimo. Il cielo è nuvoloso ed il sole tarda a fare capolino tra le nuvole. Dettagli irrilevanti per i quarantatrè concorrenti che osservano il muoversi delle trote lungo i bordi del laghetto. I giudici di gara sono in postazione, ve ne saranno quattro quest’oggi, due lungo ogni lato. La semina è stata effettuata con una mezz’ora di anticipo e le trote sono attive alla perfezione. Qualcuno vuole stuzzicarle con camole colorate, altri con i caimani, io invece preferisco la semplicità ossia la camola classica. Il signor Rosucci richiama l’attenzione con la domanda “Siamo pronti??”

 

10...9...8...7...6...5...4...3...2...1...0 . Via!

 

Primo lancio, niente. Secondo lancio, niente. Terzo lancio, prima trota. Tre! (il mio numero) Mio padre è lì dinanzi a me, sta scattando le prime foto che riprendono la battaglia. Ognuno è concentrato sul proprio picchetto, non vi è tempo per le distrazioni. I più bravi riescono a battermi in velocità con una trota ad ogni lancio. C’è chi invece è come me, che ne becca una ogni tre-quattro lanci. Uno spettacolo, in quel primo frenetico lasso di tempo di sei minuti chiamato turno. Pesci volanti, slamati con le dita impregnate di sangue e terreno e riposti nel sacchetto porta pesci di ultima generazione. Concentrazione, costanza e velocità. L’aria è colma di questi tre concetti che sono ben visibili sui volti dei concorrenti. Tra le diverse trote che ho modo di catturare ve ne è una che mi fa rallentare, sarà oltre la misura standard. Gioco un po’ di frizione e riesco ad intravvedere la sua fisionomia. Peserà sui 300 grammi e, per non spezzare il terminale, preferisco agire con molta calma e determinazione, per poi salparla con un movimento lento.

30 secondi!

Caspita! Siamo già verso la fine? Devo dare il massimo, devo farcela. Il mio obiettivo è riuscire a catturare un altro pesce prima della chiusura del turno. Riesco a slamarla con assoluta velocità, per fortuna non ha ingoiato l’esca e non c’è nemmeno da sostituire la camola. Che fortuna! Ma ho ancora venti secondi a mia disposizione. Con la massima caparbietà entro in pesca con una tremarella impeccabile. 10-9-8-7-6… Tic. Toc. E’ lei. Non abbocca all’istante. 5-4-3… Eccola, l’ho presa!!! 2-1. Stop! Esclamo: trota! Ce l’ho nel sacco, sul filo del rasoio. Grandissimo! Non credo a me stesso. Il primo turno non è andato male. Nessuno può lamentarsi. Tutte le postazioni si sono rivelate ottime, sia quella destra che sinistra. Campo gara omogeneo siamo soliti definirlo noi del settore. Il mio competitor di destra è un campione, lo noto dalla quantità di pesci decisamente superiori ai miei. A sinistra invece c’è un ragazzo che ha stile, che sa ben tenere la canna in mano mentre effettua la tremarella. Più o meno ha il mio stesso numero di pesci. In tutti questi anni ho capito che non bisogna scoraggiarsi in queste circostanze. Occorre essere indifferenti a quello che ci circonda. E, se dovessimo spiare i movimenti dell’altro, dovremmo farlo in un’ottica costruttiva. Noto che il mio vicino di postazione, colui che mi ha battuto sul numero, effettua un’azione un po’ insolita. Pesca col piombino ed ha la mia stessa lunghezza di terminale. Ma, diversamente da me, quando lancia è solito aspettare la discesa del piombo, avvertire la minima tocca e poi dà inizio al recupero.

Riposte in stand-by le nostre lenze, ci spostiamo verso il picchetto successivo, il 12 perché si scala di 9. Anche qui so difendere il mio risultato, le trote del vicino son sempre tante, ma le mie seguono anche a ritmo costante. Vedo che papà sta filmando tutti i momenti salienti e questo mi procura tanta gioia. Potrò documentare la gara sia con le parole che con una pellicola, che rimarrà custodita con zelo all’interno della nostra videoteca. Questa volta però le riprese non possono nascondere alcuni dei miei errori più grossolani. La fretta di incassare quante più trote possibile me ne fa slamare due, la prima per un mio errore di calcolo: pensavo infatti che l’amo fosse in gola e l’ho forzata di peso, perdendola istantaneamente. La seconda, invece, mi è sfuggita per la mia frenetica indole a non aspettare. L’importanza delle pause… (frase ricorrente nei miei sbagli in fase di abboccata). Ci sono ancora tre minuti, la concentrazione è al massimo livello e voglio mettere in pratica le “pause” proprio perché ora il gioco si fa duro e le trote sono più smaliziate. Lancio… primo recupero, lento, adagio, con stile. Tocca… pausa. Lavoro di mulinello e… via, al volo. Ed è la prima. Ho intuito il trucchetto. Ripeto con molta calma i movimenti appena trascorsi e ne catturo altre quattro, poi il turno si conclude.

Terzo turno, altre trote, sempre più difficili. Quarto giro, una sola trota. Stop. Pausa per ripopolamento.

Più che uno stop, sembra la ricreazione delle superiori. Quei quindici minuti di relax a cavallo delle lezioni. C’è chi ne approfitta per scambiarsi gli auguri, scena davvero di grande valore tra concorrenti che va oltre le logiche della propria divisa e dei colori sociali (ed aziendali…) che ognuno di noi indossa durante la gara. Papà mi viene incontro e mi sorride. Vedo che è fiero di me, nonostante non sono in cima alla classifica e il mio risultato è deludente. Noto con piacere che è partecipe alla competizione, come se stesse pescando. Ha anche stretto amicizia con alcuni spettatori, vedo che discute del probabile esito finale che si concluderà con i vincitori e vinti. Non posso non raggiungere i miei compagni di squadra, gli amici del Pescanet Team. Ci abbracciamo con un’intensità unica e scherziamo sulla nostra disfatta. Ma quello che scorgo negli occhi di Leofishing e dell’amico Bidumba è la soddisfazione per essere ancora assieme, in questa competizione, un vero e proprio traguardo di vita in una tecnica, la trota lago, che è sinonimo di gioie e dolori. Mi arriva anche un sms inaspettato. E’ del mio caro amico con cui ho passato la vigilia ed il giorno di natale, che ha speso un attimo del suo tempo per dedicarmi parole importanti. Comprendo di non esser solo, tifano per me. Il suo “in bocca al lupo per la gara” funge da ricarica psicologica per affrontare il secondo step, con la voglia di non deludere le aspettative della gente che crede in me come pescatore e giornalista. Infine, l’immancabile pizzetta, un must di ogni trotata lavellese, assieme ai miei compagni di team che preferiscono concedersi un fumante caffè.

Tutto è pronto per il secondo turno. Ora fa più caldo e c’è il sole. Ma più che un vantaggio è una sfortuna. Il lago è diviso in due, con una parte all’ombra e l’altra con acqua cristallina e poche trote in movimento. Il destino mi impone la pesca  proprio nella zona soleggiata. Questa è la mia fine. Nonostante il cambio di lenza, l’uso del vetrino, la sostituzione del terminale con uno più capillare armato di amo del 16, non ho mangiate. Riesco a catturare solo due misere trote. I pesci inseguono la mia lenza ma non vogliono aggredirla come si dovrebbe. La fortuna dei miei avversari ha giocato un brutto scherzo. Le trote sembrano attive solo nella zona d’ombra mentre il nostro specchio lacustre risulta tremendamente avaro di catture. La pesca e le gare sono anche questo, il fattore C. Però, oggi, questo fattore va moltiplicato matematicamente per 22 concorrenti. Anche lo spostamento successivo, sempre nella zona soleggiata, non rende giustizia. Le provo tutte, con lo slim da 5 grammi e terminale extra-lungo, poi col vetrino ghost da 4 grammi. Poca mangianza e molte slamate. Ne catturerò solo due. 

 

Quando poi arrivo nella zona d’ombra comprendo che la mattanza di trote è stata già conclusa. I concorrenti che ora sono dinanzi a me sono in difficoltà (hanno praticamente concluso la gara) e lo siamo anche noi. Poca risposta delle ultime trote rimaste che riesco ad ingolosire con ultime manovre diversive a striscio, con un vetrino da 3 grammi e terminale di circa un metro. Qualche mio vicino tenta con la penna, forse perché spera in qualche trota ferma sul fondo. Arriva la fine, con l’ultimo e infinito spostamento che dura psicologicamente più di tutti. Io sono al bordo del lago, in un angolo che conosco alla perfezione per il suo difetto: impossibile pescarvi con l’acqua chiara. Credevo fosse una mia incapacità di affrontare la situazione. Ne ho conferma quando il garista alla mia destra conclude la competizione con solo una cattura in questo specifico punto del lago (nonostante questo insuccesso avrà un lusinghiero numero di 47 trote).

La gara è conclusa. Il giudice di gara conta le mie trote. Poche. Gli altri giudici verificano gli spareggi, necessari per definire la parte alta della classifica. Papà mi raggiunge e mi aiuta a riporre nella rastrelliera le due canne usate durante l’ultimo turno. Sono con me anche Leofishing e Bidumba, sempre con la loro allegria e la scherzosa voglia di fare cagnara. Scopro che Bidumba ha il mio stesso numero di trote, Leo ne conta sicuramente di più. Simone è l’unica nostra speranza, ne presenta 35. 

 

Si apre subito la premiazione, tra contestazioni di risultati e le solite lamentele che ormai fanno parte di ogni competizione che si rispetti. La tavola è imbandita di tanti, tantissimi regali. La premiazione vede anche l’intervento dell’assessore allo sport del comune di Lavello, una presenza che dona ancor più importanza per questa competizione interregionale di altissimo livello che si svolge ininterrottamente da più di 10 anni, possibile grazie al prezioso contributo di tanti sponsor. Ci sono cestini natalizi, prosciutti, provoloni, torroni, cioccolate, ma anche vino, liquori e prodotti tipici lucani. Per i top five c’è un “buono” per un pranzo al ristorante ed un viaggio. Non mancano i premi a sorteggio per tre fortunati che, fuori dal podio, potranno godere di un momento di felicità. Infine, le medaglie, una per ogni partecipante, giudici di gara e, con grande sorpresa, anche per il mio Papà, ormai il reporter ufficiale della manifestazione.

Le canne ormai fatto il loro dovere e vanno chiuse. Stendere la lenza lungo la scaletta, per quattro volte, per ogni attrezzo, è un bagno nella tristezza. La voglia di pescare è ancora tanta, la rivalsa pulsa nelle vene. Mi reputo comunque soddisfatto, sicuramente migliorerò alla prossima competizione. Non posso pretendere i salti mortali in una specialità che non è la nostra, pescatori incalliti di cefali eco-diesel, spigole al colera e puzzolenti boghe estive. Ciò che conta è partecipare, non vincere. Lo dirò anche nel video ufficiale che ho realizzato per la manifestazione, disponibile visitando il mio blog di pesca. Mentre sistemo gli ultimi attrezzi in auto ricevo una chiamata da un’amica importante che mi chiede l’esito della competizione. E’ una telefonata che riempie il mio cuore di gioia, perché non sono stato solo ed anche lei ha tifato silenziosamente per me. Nel mentre della conversazione, raggiungo il sig. Rosucci per ricevere la mia medaglia e quella per Papà. 

In realtà so già a chi dedicarle.


Una è per lui.


L’altra è per lei.

In gara non ero solo. Eravamo in tre. Come il mio picchetto, come il mio numero, come la canna che ha pescato più trote.

Il numero perfetto.


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