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Pescareonline


Editoriale gennaio 2005
di Gionata Paolicchi

Questo mese lascio la parola a Roberto Ripamonti ed al suo Editoriale pubblicato sulla rivista “Pescare carpfishing” solo in parte. Prima del suo “grande bluff” vi lascio con i numeri di Pescareonline in questo 2004 e vi auguro di nuovo un buon anno:

110 le news pubblicate
70 articoli in tecniche
50 articoli in itinerari italiani ed esteri
35 esperti e collaboratori
1000 risposte degli esperti ad email degli utenti
5300 iscritti al club
5 le fiere a cui abbiamo partecipato
200 i cappellini regalati in fiere
100 le t-shirts regalate in fiere
10.000 i volantini consegnati in fiere
2000 gli adesivi distribuiti in fiere
360.000 visitatori, 30.000 al mese di media
1.800.000 pagine viste

Il grande bluff di Roberto Ripamonti
Per la decima volta mi trovo a commentare la fine di un altro anno all'insegna del carpfishing. Nulla e nessuno avrebbe potuto credere che una avventura partita con timidezza e quasi per gioco si trasformasse in un movimento che sta tenendo in piedi l'intera pesca sportiva nazionale. Nonostante questo molti, troppi ancora considerano il carp fishing un fenomeno passeggero, una sorta di moda che prima o poi finirà e tutto tornerà come prima. Purtroppo, resiste ancora il credo per cui la pesca italiana è quella fatta a bolognese e bigattino e che le roubaisienne, siano canne da pesca sportiva che meritano di essere raccontate ogni mese sulle riviste del settore oppure, che le gare di pesca al colpo siano qualche cosa di più di una elite di pochi.

Ci si dimentica oppure, si fa finta di non capire, che il carpfishing è la più importante situazione mai accaduta nella storia della pesca nazionale e tutti, dovrebbero avere bene in mente che se non avesse preso piede in Italia, centinaia tra negozi ed aziende sarebbero fallite. Nulla ha avuto l'impatto del carpfishing, né lo spinning né il surfcasting, discipline nobili che sono però rimaste entro confini assai ristretti eppure….mi ritrovo a combattere per avere spazi fuori da questa rivista e continuare a seminare per far arrivare altri appassionati. Incredibile!...ed infatti le riviste di pesca generica sono in stato comatoso.

In realtà la pesca in Italia è gestita male a tutti i livelli ed il primo dei problemi a cui andiamo incontro sta proprio nel dilettantismo e la superficialità che ci distingue dal resto d'Europa. Faccio alcuni esempi per essere chiaro e forse creare qualche polemica ma, poiché credo di avere maturato una certa esperienza voglio provarci anche a costo di rileggermi su internet. Il carpfishing nazionale è fatto da appassionati straordinari che credono in questo modo di porsi davanti alla pesca sportiva, tra di essi ve ne sono alcuni additati come “opinion leader” che hanno meritato nel tempo un ruolo di una certa valenza sacrificandosi e dedicandosi con grande impegno.

In questa rivista ve ne sono molti ed alcuni di essi sono veramente angler di valore assoluto, accanto ad essi però, vi sono praticoni senza un minimo di cultura della pesca, sia chiaro. Nessuno è professionista e questo ci pone tutti in posizione subordinata davanti ai “pro” inglesi, belgi e tedeschi. In Inghilterra esistono angler professionisti ricercati dalle aziende e oggetto di “mercato” mentre da noi questa figura non è esiste ed intorno al carpfishing si aggirano praticanti, politicanti e biscazzieri che cercano di vendersi al migliore offerente senza avere, spesso, hanno la minima competenza.

Nelle riviste esistono “direttori editoriali” che sono parte integrante del sistema, partecipando a tutti i convegni, trasmissioni ed incontri dedicati alla pesca. Ebbene, chi scrive è considerato uno dei tre “direttori” più influenti nell'intero sistema europeo con inviti a partecipare a forum ed incontri in tutto il Continente….Sapete a quanti di essi sono stato invitato (io come gli altri delle testate concorrenti) in questi anni in Italia? A 5 minuti di stupidaggini dette in un programma televisivo. Eppure dirigo una rivista di pesca che raggiunge il 95% degli appassionati mentre le riviste generiche raccolgono uno sconfortante 10% scarso. Vincere queste resistenze e mettere il carpfishing laddove gli compete è un traguardo che vorrei raggiungere e che non posso certo fare da solo anche se vedo con rammarico che lo slacciamento con l'unica associazione del settore è grande.

E quindi parlo di CFI di cui, pur essendo socio dallo stesso giorno della fondazione (…), non ho notizia alcuna dal passato CarpItaly. Cosa accade? E che cosa è rimasto delle belle chiacchiere tenute a Gonzaga solo 10 mesi fa? Ho atteso infatti questo tempo sperando che qualcuna delle belle parole abilmente pronunciate dai vari politici, avesse un seguito e fino ad oggi, nonostante le promesse non è accaduto nulla. O meglio, non è accaduto nulla di cui io sia stato reso partecipe anche indirettamente. Ero scettico allora ed avevo ragione. Quello che mi colpisce e che come direttore ed editorialista della maggiore rivista nazionale del settore, non ho la minima idea di cosa accada né, di quali iniziative vengano portate avanti.

Il che mi lascia pensare che non accade nulla oppure, chi viene coinvolto, evita di coinvolgere chi ha mezzi e conoscenze maggiori per cercare di ben figurare. Eppure CFI potrebbe avere un ruolo importante nella gestione dei laghi soggetti a svuotamenti come Scandarello (CFI c'era??) o il povero Calcione (di cui ho messo un piccolo report, ma ne farò un secondo più approfondito). Allo stesso tempo nessuno si interessa della pesca professionale che ci sta togliendo la possibilità di pescare in tanti posti. Qualche giorno fa un lettore del Centro Italia lamentava che un tal lago (non lo cito e capirete perché) da oltre 20 anni non produce più grosse carpe ed individuava la causa nelle reti dei professionisti che, vendono le carpe ai laghi del nord. Scrissi la stessa cosa circa 5 anni fa e venni querelato da una associazione di professionisti che si sentiva lesa nell'immagine. Per poco non mi ritrovai a pagare di persona per avere solo scritto il vero!

E come privato cittadino che non ha alcun ruolo in CFI, non mi esporrò mai più a questi rischi anche perché, non ricordo di avere avuto la minima solidarietà dai tanti tromboni del settore…tanto avrei pagato io.
Il movimento del carpfishing sta quindi funzionando (male) a velocità differenti e con risultati davvero demoralizzanti. Da una parte ci sono le riviste e la loro visibilità che potrebbe essere utilizzata per tanti scopi a favore della comunità, dall'altra vi sono le organizzazioni che a stento, riescono a fare una riunione l'anno e si salvano solo con qualche enduro (peraltro assai costoso e spesso per puro lucro…ma ne riparleremo), poi c'è la Federazione che va per la sua strada alla ricerca dell'agonismo ma senza riuscire a coinvolgere realmente la massa dei carpisti, poi ci sono le aziende che vorrebbero fare delle riviste dei cataloghi a pagamento.

In nessuna altra parte d'Europa esiste un simile scollamento e tanta approssimazione. Alla fine di questi 10 anno di rivista mi rendo conto che questo è il vero problema da risolvere. Tanti vogliono parlare, pochi sanno cosa dire, quasi tutti sono improvvisati e per questo, chi ha costruito questo movimento (e non parlo solo di me stesso, sia chiaro), è meglio che stia fuori. Perché altrimenti si scopre il grande bluff.

Cari amici, a parte questi sfoghi , auguro a Tutti Voi un felice 2005!

Roberto Ripamonti

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