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Editoriale di Febbraio
di Gionata Paolicchi

Visto il successo ed il clamore suscitato dal mio precedente Editoriale (da me scritto in data 28 dicembre) e visto che il fato ha voluto che proprio un mese dopo le famose “roubaisienne” salissero agli onori delle cronache, ho pensato bene di rincarare la dose: da tre anni era aperta una causa tra la Reglass e l'Italica (e io nemmeno lo sapevo…), due delle maggiori produttrici di canne da pesca d'Europa, e il 23 gennaio è stata emessa la sentenza (vedi http://www.pescareonline.it/2004_news/sentenza.htm).
Essendo io totalmente ignorante in fatto di giustizia, cause, sentenze e affini ( per mia fortuna non ho mai dovuto metter piede in un Tribunale… ) ho cercato subito di evitare commenti in merito alla vicenda e l'ho semplicemente resa pubblica l'indomani la pubblicazione apparsa sul Corriere della Sera.
Io non so se Reglass ed Italica si metteranno d'accordo e troveranno un sistema per non ritirare dal mercato tutte le canne prodotte da Italica e quindi Hydra, Julia Rod, Casini, ecc, fatto sta, che per la prima volta nel mondo della pesca, possiamo dire sia finita l'era del copiare brevetti senza problemi. Ritengo infatti che questo comportamento sia tipicamente italiano e il nostro settore non ne è esente, ma raramente queste cose succedono in altri campi: ad esempio, chi ha inventato il cd, ha poi venduto a tutte le altre aziende il brevetto e solo allora hanno iniziato a produrlo e venderlo. Ma perché invece in Italia, non succede? Perché in Italia non esiste un marchio di qualità sui prodotti di pesca-sportiva, una garanzia o controllo di ciò che sulle etichette viene riportato? Perché sull'etichetta di un monofilo c'è scritto diametro 0,12, poi è uno 0,14, tenuta 2 kg, invece è 1 kg? Non sarà l'ora che voi pescatori vi rivolgiate all'Associazione Consumatori? Sia chiaro, il giorno che ci saranno leggi e regole ben precise, le Aziende venderanno in egual modo, ma almeno chi compra i prodotti è tutelato, con questo voglio dire che ovviamente in un settore dove tutti si comportano così, se ci fosse anche solo uno che vuole rispettare le regole guadagnerebbe di meno, perché il suo monofilo potrebbe sembrare più debole degli altri ( almeno per quello riportato sull'etichetta… ). Vedremo gli sviluppi di questa faccenda e vi terremo aggiornati, anche in merito ai monofili ci sono già avvocati di mezzo... Intanto spero di incontrarvi sia alla Fiera di Verona che a quella di Gonzaga e poi vi apetta un mese con davvero dei super articoli a firma di Buccella, Ripamonti, Lia, Bergamelli e tanti altri!

Casualmente, pochi giorni fa, sfogliando un Noi Pescatori di novembre ho trovato un articolo dell'amico Tarterini molto interessante che qui vi riporto e vi invito a leggere.

Che tristezza! Di Umberto Tarterini

Io sull'Idrovia non c'ero, ed è stato meglio così. Ho avuto la fortuna di non assistere ad una delle pagine più buie della storia dell'agonismo di casa nostra. Questo però non mi esenta dall'esprimere un'opinione su quanto accaduto in quel triste week-end di fine settembre, durante il quale erano programmate la terza e la quarta prova del Campionato Italiano di Società, la competizione che, oltre ad assegnare lo Scudetto tricolore, stabilisce quale società parteciperà al Campionato Mondiale per Club e quale rappresenterà l'Italia al Sei Nazioni. Un appuntamento molto importante quindi, che giunge al termine di una stagione estremamente impegnativa e stressante.
Le squadre arrivate a questo punto sono in pedana dall'inizio dell'anno con la disputa dei gironi che portano a queste finali, un impegno lungo e dispendioso che si porta appresso soddisfazioni e delusioni, aspirazioni di vittoria più o meno concrete, momenti di gloria alternati ad altri di sconforto, come è prerogativa di tutte le competizioni, importanti o no che siano.
La posta in palio è piuttosto elevata ed è quindi giustificato il massimo impegno da parte di tutti, ed in modo particolare, da parte delle squadre ben piazzate in classifica e che quindi hanno ottime possibilità di ottenere un risultato di prestigio. Uno stress notevole indubbiamente, che però non giustifica in nessun modo il mancato rispetto delle regole, anzi! Da sempre mi sono battuto perché le regole vengano fatte rispettare, senza pregiudizi e senza servitù mentali nei confronti di chicchessia.
Non è sempre facile trovare un Commissario di Sponda, un Giudice di Gara, un Direttore di Gara, che non si facciano condizionare dal nome del concorrente che hanno di fronte. E' già successo altre volte che venga squalificato un concorrente per non aver rispettato le normative vigenti in una determinata competizione, ma mai si era giunti a livelli di parossismo come in occasione della squalifica di Gianluigi Sorti nella terza prova del Campionato Italiano per Società che si teneva in Idrovia.
Però la bagarre scatenata a seguito di questo fatto ha dell'incredibile! Ho volutamente aspettato un po' di tempo prima di esprimere la mia opinione a tale proposito, primo perché volevo parlare, come poi ho fatto, con alcuni dei protagonisti del fatto e poi per vedere come reagiva l'ambiente ad un caso così eclatante… e l'ambiente ha reagito proprio male! Ragionando ora, a bocce ferme, è evidente che di errori in quell'occasione, a mio avviso, ne sono stati fatti diversi. Primo tra tutti quello del “malcapitato” Sorti che, “eccedendo” nel quantitativo di esche portato nel picchetto, è incappato nella squalifica che casi come questi prevedono. Altro errore, secondo me importante, l'ha fatto la Ravanelli. Certamente la società cremonese si è trovata coinvolta in un fatto oltremodo negativo, difficile da “digerire” per chi, come gli uomini di Ferrari e Zangani, sono abituati ad essere al centro della cronaca per gli eccellenti risultati ottenuti e non per squalifiche dei suoi pescatori. Mi rendo conto che la tegola capitata tra capo e collo alla formazione che si avviava a vincere il Titolo, deve essere stata tremenda. In casi come questi diventa anche difficile mantenere la calma e ragionare serenamente sul come reagire ad una situazione simile.

La soluzione più saggia sarebbe stata quella di sostituire Sorti nella prova della domenica; accettare il fatto che il Campionato era compromesso e quindi lasciare perdere ogni velleità di rientrare nel giro cercando di limitare i danni nel punteggio della squadra, appellandosi ad un presunto regolamento internazionale che non era previsto dal Regolamento Particolare della competizione. In parole povere: “… ci è capitato un incidente, la classifica è compromessa, amen ”! Invece le telefonate fatte a caldo in Federazione per capire qual'era l'entità del “danno”; il minacciare l'intervento dell'avvocato (ancora con gli avvocati!!); trincerarsi dietro al fatto che poi in definitiva “lo fanno tutti” per difendere Sorti che, in quel momento, era davvero indifendibile; tutto questo, secondo me, è stato sbagliato. Ma altrettanto sbagliata è stata la reazione delle altre 19 squadre! La minaccia di non pescare se alla formazione cremonese non fosse stato inflitto il massimo della pena, con tutto il corollario di insulti, verbali e scritti, che sono seguiti nei confronti della stessa Ravanelli e della Federazione nella persona del Giudice di Gara, non ha una giustificazione.
Ma la cosa che, stando alle informazioni che ho raccolto, ha avuto maggiore evidenza è il fatto che le espressioni più “pesanti e cattive” sono venute da personaggi che con Sorti hanno condiviso anni di competizioni anche in azzurro. Il chè è tutto dire! La posizione assunta dalle 19 squadre presenti a Padova si pone fuori dalle regole federali. Nessuno può minacciare un Giudice di Gara e, men che meno, ricattarlo. Si può fare ricorso contro l'operato del Giudice, questo sì. Quindi a Padova si doveva pescare e poi, eventualmente, si poteva fare ricorso. Qualcuno mi ha detto, come se fosse stata una vittoria: “… hai visto però che hanno cambiato subito la classifica! ”.
Non credo proprio che quella di Padova la si possa annoverare tra le “vittorie” dei pescatori, anzi, mai come in questa occasione, la pesca ed i pescatori ne sono usciti perdenti! La completa sfiducia negli organi giudicanti della Federazione è stata alla base della rivolta delle società, questa è sicuramente la motivazione che ha determinato l'atteggiamento ostile degli altri concorrenti. Da questo punto di vista è difficile effettivamente dar loro torto. In altri casi le decisioni di chi aveva il compito istituzionale di prendere provvedimenti, o lo ha fatto con grave ritardo o non lo ha fatto proprio.

Ritengo che sia indispensabile che la Federazione si doti di un organismo giudicante che abbia la stessa funzione del Giudice Sportivo del calcio, che il mercoledì valuta tutti i referti degli arbitri e prende le decisioni disciplinari che entrano subito in vigore già dalla domenica successiva. Questa è sicuramente una mancanza della Federazione, anche se, fino ad un paio di anni fa, i casi, chiamiamoli così “scottanti” erano una rarità per cui la necessità la si avvertiva di meno. I tempi però sono cambiati (sicuramente in peggio), l'ambiente dell'agonismo è diventato un “covo di vipere” avvelenato dai troppi interessi in ballo, che hanno tolto quella patina di cameratismo che caratterizzava i raduni pre e dopo gare.
Quindi la Federazione, se non vuole perdere le redini della situazione, deve dotarsi di questo organismo con una certa rapidità.
Però è bene sottolineare che, dal momento che ci si iscrive ad una gara, vi è l'obbligo di sottostare ai regolamenti che la stessa prevede. Mettersi contro a questi regolamenti, da qualsiasi angolazione la si voglia guardare, è sbagliato e passibile di conseguenze disciplinari. Si può discutere sulla validità di certe regole, ma fino a quando queste esistono vanno rispettate, da tutti!!!

Per concludere mi permetto una considerazione: ormai da diversi anni il mondo dell'agonismo è in crisi di vocazioni, sono sempre meno i pescatori che partecipano alle gare. I motivi di questa tendenza sono molteplici e più volte ne abbiamo parlato: i gli elevati costi di partecipazione, lo smembramento di tante società, molti campi di gara al limite della decenza, ecc.. Se a tutto questo aggiungiamo anche “l'anarchia” e la “rivolta contro i Giudici di Gara”, allora siamo veramente “alla frutta”. Sarebbe bene prendere atto di questa realtà, prima di dover cambiare sport. Non vi pare?

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