| Il sito leader della Pesca Sportiva | ||
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Lascio spazio in questo mese di aprile all’amico Stefano Montone, che tanto si sta impegnando con Pescareonline e merita quindi un giusto riconoscimento, l’Editoriale. Dico solo poche cose prima di lasciare la parola a Stefano: un benvenuto a Sandro Onofaro che ci parlerà della pesca dalla barca in mare e a Simone Bini, ittiopatologo, che già collabora con le testate del Gruppo Olimpia e che ci curerà la parte di biologia ed ittiopatologia che proprio mancava a questo sito, poi ecco il trio delle meraviglie, Mauro Pitorri e Pino Maffei che ci parleranno sia di carpfishing che di predatori ed infine Andrea Coroi esperto di carpfishing. Un ringraziamento voglio farlo all’amico fraterno, Andrea Fusignani, per il racconto “Messico 2001”, che mi sono ritrovato a sorpresa nella mia casella email e che mi ha davvero commosso, anche se mi ha letteralmente “messo a nudo”… e sinceramente nudo non sono un bello spettacolo... Grazie poi a Riccardo ed il papà Ornello Dominici che mi hanno accompagnato durante il Carpitaly, un esperienza davvero simpatica vedere il “mini-Direttore” di Pescareonline, girare per la Fiera. Già il Carpitaly: quasi 9000 presenze, una continua crescita… ma qualche grosso esperto del settore… non aveva previsto un calo? Come mai tante Aziende arrivano “ultime” a capire il mercato? Quand’è che le Aziende del settore spenderanno qualche euro per fare delle serie ricerche di mercato invece di interpellare negozianti, rappresentanti ed amici del bar? Ma forse arriverà anche quel giorno, infatti in collaborazione con la più grossa Aziende esperta di ricerche di mercato, stiamo varando uno studio del settore con i fiocchi… vedremo come va a finire. A proposito di questa cosa, è stato davvero per me un onore essere stato scelto come “regista” da questa multinazionale, un riconoscimento davvero importante, a soli 33 anni, essere considerato il tramite tra una multinazionale e il mondo della pesca sportiva… è davvero una grossa soddisfazione. Per quanto riguarda POL, è incredibile vedere come certe Aziende del settore continuino a non credere in internet e nei numeri ad esso correllati: POL oggi è una realtà inequivocabile, lo dico i numeri, in continua crescita dal luglio 2003, giorno in cui diventai Direttore, anche questo mese abbiamo passato quota 50.000 visite, numeri da capogiro, ma che per molti, sembrano essere solo numeri da giocare al lotto. Domani, 1° aprile, sarò alla Fiera di pesca a Riva del Garda, vi dirò poi com’è andata. Il concorso Amarcord, lanciato dal Nostro sito è andato fin troppo bene, decine i racconti arrivati in redazione, ha vinto la settimana in Austria, il racconto “NINO 22/06/1983” di Davide Andreoli, ma abbiamo deciso di pubblicare online almeno sei di questi racconti, perché ci dispiaceva troppo cestinarli, frutto di un buon lavoro e di tanta passione per la pesca. Allora: due ve li propongo in questi aggiornamenti, due il 14 aprile e gli ultimi due il 28 aprile. ISTITUZIONE DI ZONE NO KILL, PREGI E DIFETTI Dunque il discorso è complesso e le risposte sono date prima che dalle norme giuridiche dalle nostre coscienze. Bisogna preliminarmente distinguere il discorso in due scopi ben precisi. Il primo riguarda la salvaguardia di tutti i pesci in generale e del relativo ambiente messo in serio pericolo da pseudo pescatori sportivi che portano a casa chili di pesce anche di specie non particolarmente pregiate. Il secondo riguarda l’istituzione di zone con divieto di prelievo assoluto o con prelievo limitato ad alcune specie ed in numero ridotto di esemplari. Dunque l’istituzione di zone cosiddette no-kill può essere vista su differenti profili. Il più nobile è quello di evitare il prelievo indiscriminato del pesce dai corsi d’acqua facendo così in modo che nello stesso punto potranno tornare a pescare i nostri discendenti. Il secondo è spesso a mio parere un poco “elitario”, infatti alcune zone protette vengono praticamente trasformate in laghetti privati con tanto di trote pronta pesca e salati biglietti di ingresso, in tali zone spesso si pratica solo alla mosca e lo spinning. Il segreto è dunque quello di non legare il no kill alle sole trote ma di estenderlo ad altre specie che benchè prolifiche nelle nostre acque, vengono seriamente messe in pericolo dall’eccessivo ed indiscriminato prelievo. Dunque se molti pescatori non hanno bisogno del divieto per rimettere i pesci in acqua, altri invece hanno bisogno del divieto e magari per farglielo capire bene anche di qualche multa. Scusate la crudezza di alcune affermazioni, ma è così, i pescatori veri sono pochi, molti di più invece sono quelli che affrontano il fiume senza la benchè minima ombra del rispetto per dell’ambiente che ci circonda – e spieghiamoci bene – il rispetto per l’ambiente non ha colori politici o distinzioni di sorta ma fa parte del bagaglio culturale e intellettivo di ognuno di noi. Personalmente io e i miei compagni di pesca non abbiamo bisogno di cartelli per rilasciare il pesce, per noi ogni corso d’acqua è no kill, dunque tali zone vanno principalmente istituite nelle coscienze dei pescatori e poi successivamente sulla carta. Considerato che nessuno di noi la pensa allo stesso modo degli altri, la zona no kill che intendo io, da realizzare sulla carta e non nelle menti, non è limitata alle sole trote o temoli ma è estesa a tutte le specie presenti. Tale obbiettivo è maggiormente e tecnicamente perseguibile quando vengono limitate le tecniche di pesca, facendo in modo di usare mosche senza ardiglione e magari di misure superiori al 10 o 12 per far si che il pesce non ingoi l’esca con conseguente rischio per la sopravvivenza, nonché artificiali ad un solo amo anch’esso senza ardiglione. Per quelli che invece non possono fare a meno che portarsi i trofei a casa, spesso in taluni corsi d’acqua viene consentito di prelevare un numero determinato di pesci e non al di sotto di una tale misura minima. Per l’istituzione di una zona no kill in modo legale bisogna riferirsi alle leggi regionali che regolano la materia della pesca sportiva. Per rispondere ai quesiti degli amici ho effettuato una ricerca in internet e ho scoperto che sono poche le regioni che hanno delle leggi apposite per l’istituzione di zone protette o a prelievo limitato, tra queste quelle meglio equipaggiate giuridicamente sono la Lombardia (L.R. 25 art 11 lett. m), il Molise (legge regionale n. 7 del 30-07-1998 Norme per la protezione e l'incremento della fauna ittica e per l'esercizio della pesca nelle acque interne) e la Calabria (legge regionale n. 29 del 26-11-2001 regione Calabria Norme per l’esercizio della pesca degli osteitti e per la protezione e l’incremento della fauna nelle acque interne della Regione Calabria). La zona no kill, quando non è espressamente prevista da leggi apposite, è di solito proposta da un associazione di pescatori la quale chiede all’ente preposto (di solito provincia o regione) di assegnarli in gestione ai soli fini sportivi e di ripopolamento ittico, un tratto di fiume situato in una determinata area ben individuata e delimitata. I regolamenti e gli accordi sono tra i più diversi ma di solito l’associazione si impegna con i propri aderenti a collaborare alla vigilanza, ad eseguire immissioni di pesce e a tutelare l’ambiente circostante. Ai pescatori che vogliono pescare in tale tratto potrà essere richiesta una piccola somma destinata esclusivamente a contribuire alle spese logistiche dell’associazione e all’immissione di pesce. Praticamente i passi da seguire sono questi: l’associazione riunita in assemblea generale, delibera sulla costituzione della zona no kill; La quantità di pesce da destinare alle semine per un fiume di media porta d’acqua potrebbe essere di 1000 chili di pesce per chilometro lineare per anno. Se calcoliamo che in media un chilo di pesce equivale a circa tre esemplari, otterremo 3000 pesci all’anno per chilometro – per una spesa che si aggira all’incirca a € 2,58 al chilo x 1000 kg = € 2.582,28; il tutto per una entrata economica che in media potrebbe così definirsi: 30 pescatori in media a settimana per 5 € a pescata = 150 € per 4 settimane = 600 € per 12 mesi = 7200 €. Dunque si ottengono che circa 2.582 € si dedicano all’acquisto del pesce e i restanti 4.618 € (quasi 9 milioni delle vecchie lire) si dedicano per esempio all’affitto della sede dell’associazione, ai cartelli, alla pubblicità, alla sistemazione dei sentieri, alle spese logistiche, all’organizzazione di corsi di pesca, alle provvigioni e/o percentuali ai venditori dei permessi, ecc. Logicamente il calcolo è approssimativo e con previsioni di frequentazione non certe. Considerate però che esistono zone no kill lunghe solo qualche chilometro frequentate da centinaia di pescatori ogni fine settimana il cui permesso giornaliero costa 15 €. Questi conteggi non devono indurre nessuno a pensieri speculativi, infatti le associazioni di volontariato e le O.N.L.U.S. (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) hanno l’obbligo di redigere dettagliati bilanci reinvestendo tutti gli utili, giustificando le uscite e soprattutto, in caso di scioglimento di devolvere il proprio patrimonio ad altra associazione che opera nel medesimo settore – in caso contrario si incorre in reati penalmente rilevanti. Dunque l’istituzione di una zona protetta non è prerogativa esclusiva delle grandi associazioni di rilievo nazionale o delle pubbliche amministrazioni, ma anche delle piccole realtà locali munite di tanta buona volontà. Come dicevo prima pensare al no kill non significa riferirsi solo alle trote o ai temoli, anzi in alcune zone del piano si stà pensando di istituire il no kill in acque destinate ai lucci, alle sandre, ai persici reali ecc. Per quando riguarda il prolificare delle specie indesiderate esistenti in dette zone (carassi, siluri, pesci gatto, persici sole ecc.) ho già espresso la mia opinione. L’uomo deve saper limitare il potere di vita e di morte che ha sugli animali. Certamente questi pesci nelle nostre acque non ci sono arrivati da soli, certamente li ha portati l’uomo, e così come li ha portati deve saper gestire la propria sopravvivenza. Diverso invece il caso dove tali specie ittiche rappresentano un serio pericolo per le altre specie. IL MIO UMILE CONTRIBUTO PER IL CONCORSO AMARCORD…
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