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Gionata Paolicchi Editoriale di Aprile 2007
di Gionata Paolicchi e Andrea Beltrama



Sono rientrato dalle ferie da poche ore, anche quest’anno Cuba non è stata all’altezza delle aspettative, ma un report dettagliato lo troverete nei prossimi aggiornamenti subito dopo Pasqua. E a proposito di Pasqua tanti auguri a tutti voi ed alle vostre famiglie. Nei prossimi tre aggiornamenti, compreso questo, mettiamo online i primi dieci racconti del concorso letterario “amarcord” giunto alla seconda edizione. Non ho molto da dire in questo marzo passato per metà in vacanza: il post-fiera di Firenze sono decine di complimenti che mi arrivano da ogni parte, ogni giorno e si pensa già alla prossima edizione… e allora ho mandato una collaboratrice di POL, fare una intervista a Claudio Giani titolare della Colmic Italia Spa., nostro caro amico che già avevo intervistato prima della fiera e sicuramente uno fra i maggiori promotori dell’evento. A seguire un breve testo di un nuovo collaboratore, Andrea Beltrama, che ho trovato molto carino, tanto da volere inserire nell’Editoriale.

Claudio avremmo voluto farti questa intervista in fiera, ma eri sempre super impegnato e con lo stand pieno di gente. Avvicinarti è stato impossibile. Ma questo è stato il sintomo del grande successo che la fiera ha avuto. Dicci la verità, ti aspettavi un successo simile?

Si, devo ammettere che mi aspettavo un simile risultato, erano anni che mancava un evento tale da creare una riunificazione di tutte le aziende del settore e questo coinvolgimento non poteva che portare un risultato simile. Devo ringraziare Carlo d’Olivo che ha sempre creduto in questo progetto e proprio per questo colgo questa occasione per fargli le mie più sincere congratulazioni. E l’ottimo risultato si è avuto nonostante alcune difficoltà logistiche provocate dallo sciopero Regionale dei treni e dal blocco del traffico Autostradale del Nord Italia.

Che tipo di pubblico hai visto e che tipo di pubblico vorrai vedere negli anni a venire?

Ho visto un pubblico interessato al prodotto e soprattutto, interessato ad acquistare il prodotto. Nel futuro spero di trovare persone con le stesse passioni e gli stessi interessi. Un pubblico allargato in virtù della pubblicità realizzata con questo evento.

In fiera sono venute persone da tutta Italia, isole comprese, nonché dall’estero. Erano anni che non chiudevamo ordini importanti in fiera e l’abbiamo fatto in maniera copiosa e soddisfacente per tutte le aziende.

Si, devo dire che sono proprio soddisfatto perché ho visto un pubblico sorridente e felice. Felice di vedere il prodotto che cercava, felice di poter toccare con mano tutte le differenze ma soprattutto felice di aver passato una giornata all’insegna della pesca, intesa in ogni suo aspetto.

Credi sia giusto ripetere questa esperienza in febbraio o anticiparla ad ottobre come alcune Aziende chiedono?

Febbraio, sicuramente febbraio. Magari anticipandola al primo sabato e alla prima domenica del mese. Se consideriamo che il Fishing Show si è svolto in concomitanza con il fine settimana dell’apertura della trota e della Fiera Mondiale, China Fishing di Pechino, e analizziamo i risultati ottenuti, ritengo che il periodo di febbraio sia ottimale.

Credi che la location sia adatta alla fiera?

Inizialmente ero stato titubante e la mia titubanza l’avevo esternata a tutti gli altri promotori della fiera, ma mi sono dovuto ricredere. Ho constatato che Firenze è una posizione logistica determinante per la buona riuscita di un’esibizione per tutta una serie di ragioni. La più importante è, senza dubbio,la posizione centrale facilmente raggiungibile da ogni punto. La seconda motivazione riguarda i miglioramenti nei parcheggi e nelle strutture fieristiche accessorie comodissime rispetto al passato, nonché più confacenti. La stazione ferroviaria centrale risulta a meno di 300 metri dall’ingresso alla fiera ed anche il servizio aereo di Firenze e Pisa ha permesso l’arrivo di persone dall’estero, e questo nonostante all’estero sia stata fatta poca pubblicità all’evento da parte delle aziende e dei promotori stessi. Inoltre Firenze si riconferma come una delle mete più affascinanti per cui molti visitatori sono venuti con la propria famiglia trattenendosi per più giorni. Per concludere alle Sue domande ritengo che per mostrare i prodotti del nostro settore non siano le strutture con le grandi altezze ad attrarre i visitatori, bensì le posizioni logistiche di interesse mondiale a fare la differenza.


Grazie a Dio tra poco apre
di Andrea Beltrama

Gennaio. «Grazie a Dio la pesca è chiusa. Potremo trascorrere qualche domenica normale. Magari sugli sci, o ai Grandi Magazzini a fare compere.» Tenera la mamma o la moglie che si lancia in questo grido di sollievo; quasi commovente, dal tanto che è ingenua e spontanea. Il suo calcolo non è sbagliato, se non fosse che l’adorato pescatore, marito o figlio che sia, a dispetto dell’apparenza non è un orso, e in letargo non può andarci. Potesse, lo farebbe: una bella fossa scavata sotto la spianata di ciottoli, la sveglia puntata alle sette di mattina della seconda di marzo, o forse un paio di giorni prima per preparare l’attrezzatura, e un sonno lungo e profondo da gustare sino all’ultimo sogno, con il fiume che passa lì accanto. Ma, maledizione, tale privilegio non gli è concesso: dicono ci sia una famiglia da mantenere, un lavoro da svolgere o un’università da frequentare. E allora che fine fa il fiume in questi quattro mesi di astinenza forzata? Viene rimosso, come se fosse un traumatico episodio dell’infanzia? Difficile, soprattutto se scorre a cento metri dalla televisione. Capita di vederli, quei fessi dei pescatori, come atomi indifferenti, appollaiati sui parapetti dei nostri ponti o imbalsamati sulla pista ciclabile coperta di bianco: hanno i piedi inzuppati di neve, e lo sguardo perso tra un masso e l’altro. Alcuni sono lì dalle nove del mattino, altri si presentano a mezzogiorno, quando il timoroso sole firma un armistizio con il gelo . Nessuno si rivolge la parola. L’Adda intanto scorre, limpida e bassa come non lo sarà mai durante la stagione di pesca, e finge di ascoltare i loro pensieri mai svelati. Almeno lei ha compassione di quei poveri uomini senza idee.

Alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume le attraversa. Il fiume è stato creato dalla grande alluvione del mondo e scorre sopra rocce che sono le fondamenta del tempo. Su alcune di queste rocce sono impresse gocce di pioggia senza tempo, Sotto le rocce ci sono le parole, e alcune delle parole appartengono alle rocce. Sono ossessionato dalle acque.

Lo scrisse un altro pazzo, Norman McLean: sono le ultime righe di “In mezzo scorre il fiume”, romanzo su cui qualcuno di ancora più pazzo, Robert Redford, ha pensato bene di costruire un film, interpretato anche da Brad Pitt. Chissà se i pescatori pensano queste frasi ardite mentre fissano con aria impenetrabile la corrente e le code delle trote che sotto di essa li salutano. Qualcuno di loro butta un ramo, come fanno i bambini : «Porca miseria, è cambiato il giro!» mormora, e intanto pensa già alle prodezze che dovrà compiere per permettere alla sua camolera di lavorare bene in quella corrente tutta nuova. Sotto il sole la neve remolla, e dal ponte piovono gocce a ritmo serrato: tempi duri per i pescatori a frusta, con tutta l’acqua che a maggio la montagna spedirà nel letto del fiume.
Qualche temolo simula delle invisibili bollate, poco più a valle la sagoma scura di una fario centenaria fa sobbalzare il cuore ogni volta che accenna a muoversi. Verrà marzo anche per lei, e allora la smetterà di pavoneggiarsi così, perché dovrà fare i conti con gli acuminati Mepps dai puntini colorati. Pomeriggio, il sole cala e il freddo riprende il controllo della situazione, mentre si consuma un altro tramonto da osservare senza canna da pesca in mano. Uno degli ultimi, per fortuna. Si torna a casa, e la donna, madre o moglie, attacca con veemenza. «E insomma, dove sei stato! Possibile che anche quando la pesca è chiusa riesci a non presentarti per il pranzo?» Il pescatore, togliendosi le calze intirizzite, tace. La donna rivede le sue posizioni. «Guarda, grazie a Dio tra poco apre. Almeno porterai a casa qualche pesce». Il pescatore questa volta risponde, sorridendo. «Già, grazie a Dio!»

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