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Gionata Paolicchi Editoriale di Luglio 2007
di Roberto Ripamonti



Terra di conquista

La situazione ha raggiunto i limiti massimi di sopportazione, i nostri fiumi sono diventati campo base per operazioni illegali da parte di bande di bracconieri. Sono passati molti mesi dalla notizia dell’arresto di tal Lazlo, di origine ungherese che con una banda posta nella zona del delta ha regolarmente depredato il Grande Fiume per scopi assolutamente illeciti creando autentici mattatoi in cui ogni norma igienica veniva trascurata eppure, al situazione non è cambiata anzi.
Sfruttando l’assoluta assenza di controlli da parte di chi è preposto a questo e che magari indirizza le proprie attenzioni verso qualche cittadino italiano che munito di licenza e permessi, trascorre qualche ora libera, bande di bracconieri sono risaliti fino alle porte di Cremona facendo piazza pulita di tutto ciò che è catturabile con le reti. In questi giorni, il canal Bianco, sta subendo lo stesso trattamento e le denunce fatte dal Gruppo Siluro Italia sono oramai all’ordine del giorno.

Si tratta di operazioni sistematiche in cui i magiari arrivano con caravan dotati di tutti i comfort, molte barche con motori potenti e indisturbati mettono insieme una sorta di macelleria che ha l’intento di catturare e rivendere ciò che finisce nelle loro reti. Poi, in barba ad ogni livello di inquinamento, biologico o chimico che sia, questi banditi vendono a conniventi che pensano a distribuire queste bombe batterologiche sul mercato nazionale ed europeo. Ignari consumatori si ritrovano quindi davanti a pesci di provenienza dichiarata assai differente da quella reale e magari, li consumano a casa oppure nei vari ristoranti “etnici” che hanno invaso il nostro Paese. Dico “etnici” per generalizzare ma, credo tutti sappiano in quale cucina avviene il maggiore consumo di pesce magari camuffato da salse… in agro dolce. Ovviamente, la totalità dei siluri che provengono dal bacino del PO e dai sui affluenti non rispondono ad alcuna norma ne permetta il consumo sebbene, salterà fuori qualcuno a bacchettarmi ed affermare il contrario. Ma come ho sempre fatto, non ne sarei comunque interessato. La GDF è riuscita ad intervenire grazie ad operazioni importanti ma, purtroppo, si tratta di una goccia in un oceano di illegalità contro cui la normale amministrazione, non è assolutamente in grado di fare nulla anzi, sembra essere quasi compiaciuta poiché “gli ungheresi” sembrano in grado di risolvere il problema “siluro”. Ma la Guardia di Finanza ha altri ruoli istituzionali e , giustamente, non deve perdere tempo ed uomini in operazioni di questo livello laddove esistono corpi indicati a farlo. Probabilmente, questi non ne hanno i mezzi ed in certi casi, la voglia di intraprendere azioni contro questo tipo di criminalità organizzata.

Ma questa è la punta di un iceberg che sta portando sotto attacco tanti corsi d’acque e non soltanto il siluro. In questi giorni ad esempio è di moda l’amur o carpa erbivora che, in Provincia di Ferrera è stata considerata dannosa all’integrità di sponde e letti di frega e come tale deve essere distrutta al punto che magari verranno anche spesi soldi per assoldare persone che si mettano a ripulire con le reti i bei canali di quella provincia. Nessuno pensa che il danno creato con una simile operazione di pulizia etnica è certamente superiore a quello causato dal pesciolone innocuo venuto dall’Est e dimesso in grandi quantitativi in passato… dalla stessa provincia.
Nessuno pensa che l’amur è oramai un pesce accettato da migliaia di appassionati e la sua presenza crea indotto e fa spostare angler anche per centinaia di chilometri, per poterlo pescare. Magari, si tolgono gli amur lasciando migliaia di appassionati di pesca senza una delle poche vere attrattive della zona (in senso alieutico) e si ripopolano i corsi d’acqua con pesci gatto, tanto autoctoni quanto infestanti e inutili. Ma la mia è solo ironia, sia chiaro poiché nessuna mente potrebbe concepire una simile operazione e sono certo che le Associazioni legate alla pesca , (che so, FIPSAS, ARCI) mai approverebbero una simile stortura che ci rimanda dritti all’età della pietra o meglio, a quella della pesca del pesce gatto che si può anche mangiare.

Di fronte a queste situazioni disastrose che stanno creando danni anche all’indotto locale (la situazione paradossale di Ostellato è esempio eclatante di scelte sbagliate che impattano sulla realtà locale), che ci stanno privando materialmente dei luoghi in cui praticare la pesca sportiva (il divieto di sosta lungo la Via Salaria a Roma, nato per bloccare la prostituzione imperante impedisce agli appassionati di accedere a molti chilometri di fiume pena multe salate!!), dobbiamo difenderci e creare un fronte comune. Sono assolutamente certo di avere l’appoggio del Presidente Matteoli o del Direttore Galigani nell’affermare che stiamo vivendo una sorta di “resa dei conti” nella pesca sportiva nazionale. O ci si salva o si chiude la baracca e si pensa ad altro mandando in malora un sistema economico che produce decine di migliaia di posti di lavoro.
I nostri fiumi non devono essere salvati dal siluro o dall’alloctono di turno perché, quello, riescono a farlo da soli. Devono essere salvati da chi sta gestendo le acque in modo medioevale a danno della maggioranza. La Federazione deve avere l’appoggio di chi ama la pesca sportiva e deve tornare a rappresentare quell’interlocutore dell’Amministrazione che operi a favore degli appassionati. Altrimenti i nostri corsi d’acqua continueranno ad essere terra di conquista e noi continueremo a sentirci stranieri in casa nostra davanti all’invasione barbarica cui siamo vittime. Per questo, come detto al Fishing Show di Firenze, deve essere creato un Direttorio della Pesca Sportiva nazionale e iniziare una azione congiunta che faccia urlare le idee ed i sacrifici che la gigantesca comunità dei pescatori sportivi produce. Io rilancio l’idea, sta ora ai Matteoli, Galigani e alle altre menti pensanti della nostra pesca, farla loro.

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