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Editoriale di marzo Questo mese ho chiesto aiuto per l’editoriale all’amico Roberto Ripamonti, volevo riparlare della questione siluro, ma ho pensato fosse sicuramente meglio che lo facesse lui. Anzi mi scuso con tutti voi, perché non avevo visto che nella pagina dedicata ai pesci che abbiamo sul sito, la descrizione fatta sul siluro, fosse quanto mai basata sulla fantasia di chi l’ha scritta e non basata su testi scientifici o comunque basata su cose che avessero un senso, sembrava di leggere i discorsi fatti al bar… mi scuso con voi perché avrei dovuto controllare bene quelle pagine che mi sono trovato in eredità due anni e mezzo fa quando ho preso il sito, ma credevo in tutta onestà, che delle schede sui pesci, si facessero basandosi sui dei testi ufficiali e non sui discorsi sentiti per strada. Vabbè, grazie a Iuri Grisendi che me lo ha segnalato. Ho tentato di fare anch’io l’apertura alla trota, l’ultima domenica di febbraio, erano tanti anni che non riuscivo a farla, proprio perché da tanti anni sono solito partire per la consueta vacanza a Cuba dopo il Carpitaly, che solitamente viene fatto a metà febbraio, proprio nel week end dell’apertura, invece quest’anno, che salto la vacanza per motivi familiari, ho deciso di presentarmi sul fiume, pronto a pescare qualche bella trota, ma ahimè, la visione scoraggiante di un fiume invaso dai pescatori, mi ha fatto mestamente rientrare in casa, anche perché, dalle mie parti, il 90% dei pescatori mi riconosce e solitamente mi intrattiene a chiacchera… scendere nel fiume sarebbe stata per me una passerella invece di una pescata, cosa che invece volevo evitare ed ho evitato, rientrando a casa. In sostanza, il fiume è stato razziato e l’indomani, non c’era più l’ombra di una trota. Anche nel forum è scoppiata la polemica, la stessa cosa si ripete da anni in ogni luogo d’Italia, che possiamo farci? Nulla, proprio nulla. Così è se vi pare, recitava un tale… ma lasciamo la parola a Roberto: Da che parte stare? Sul siluro al momento attuale, non esistono reali studi e tutto mi pare sempre legato ad ancestrali paure e scarsa conoscenza della realtà delle nostre acque e di ciò che invece avviene all’estero. Spesso infatti quello che accade oltre confine è giudicato con sufficienza e presunzione quasi che nei Paesi europei in cui è arrivato il glanis, non si sia in grado di valutare obbiettivamente. La realtà è ben differente poiché in Spagna ad esempio, il glanis è risorsa economica a cui è stata dedicata addirittura una statua in quel di Mequinenza mentre in molte acque inglesi, viene immesso. In entrambi i casi la pesca sportiva è elevata al rango di richiamo turistico di elevato spessore ed in grado di generare un indotto importante di cui beneficiano le attività commerciali delle aree circostanti. In Italia sta avvenendo esattamente il contrario con una caccia al siluro che sta raggiungendo punte raccapriccianti come viene testimoniato dai vari filmati scaricabili nell’ottimo sito del Gruppo Siluro Italia . La caccia al glanis è fatta con storditori, subacquei e reti affinchè quelle acque siano ripulite in attesa di ripopolamenti di chissà quali specie di pesce pregiato. Tutto è fatto con il benestare della federazione e questo, mi pare inconcepibile. Stimando il Presidente Matteoli e la sua grande esperienza nel settore, fatico a comprendere come queste iniziative siano svolte con il benestare della FIPSAS che in questa fase, sembra tutelare alcuni pescatori e non la totalità. Ma a fianco della eliminazione “legalizzata” del siluro vi è un commercio illegale svolto da gente venuta dall’Est di cui si conoscono generalità e dettagli che ha fatto del Po e delle acque limitrofe, il terreno di caccia per vendere la carne del glanis dapprima nei mercati ungheresi e quindi, in quelli italiani (Torino, Roma). Qui il problema diventa serio visto che stanno intervenendo le ASL poiché nulla è fatto nel rispetto delle leggi vigenti in materia di pesca , di detenzione e trasporto di pesce e degli aspetti fiscali legati al commercio. Non ultimo, tutto questo è fatto in barba alla sicurezza sanitaria poiché le acque del Po, per la presenza di inquinanti industriali, non mi pare presentino caratteristiche di sicurezza alimentare. Ma le mie sono solo supposizioni scritte mentre fiducioso attendo che chi è preposto al controllo ci liberi di questa criminalità organizzata. In questo, il ruolo di GSI è importante perché il suo monitoraggio delle acque sta cominciando ad ottenere i risultati. Rimane però una indicibile amarezza nel vedere che del siluro si vuole cogliere l’aspetto negativo senza comprendere che era ed è una possibilità che ci sta scappando di mano in nome di interessi che non conosco, di teorie che non condivido e che gradualmente ci stanno privando di una delle poche prede sportive presenti nelle nostre acque. La scarsa lungimiranza a favore di ripopolamenti che, data la distruzione degli habitat, non potranno avere alcuna efficacia è triste. Sognavo di vedere bei centri di pesca a cui affidarsi per trascorrere giornate felici, speravo che la pesca si togliesse di dosso l’immagine povera e sporca che spesso l’accompagna, credevo vi fossero le condizioni per affiancare Francia, Spagna, Germania ed Inghilterra nella gestione della pesca ed invece, dobbiamo assistere allo scempio delle nostre acque devastate. Di tutto ciò che di sporco, inquinato, scaricato e distrutto possiamo vedere passeggiando lungo un fiume è stato reso colpevole il siluro di cui, tanti benpensanti, non sanno nulla. Da che parte stare, almeno per me, è molto facile. Certamente dalla parte di un animale che non ha colpe se non quelle di nuotare nelle acque italiane in cui, un carassio, una breme o un gardon malaticcio valgono assai di più. E di questo passo i benpensanti arriveranno anche ad accusare i perca, gli aspio e così andando affinchè della pesca sportiva ci si disamori sempre di più. E si badi bene, spesso i benpensanti sono coloro che non frequentano nemmeno i nostri fiumi; figurarsi se conoscono le realtà estere a cui mi riferisco per conoscenza personale |
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