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Editoriale di settembre 2006

Storia di predatori e prede
di Gionata Paolicchi e Stefano Zucchetti

Pazzo agosto, a causa del maltempo, le ferie le ho passate meno sul fiume e più nei centri commerciali… cosa che notoriamente evito come i cani con le pulci… ma tant’è! Al ritorno a casa, il 7 agosto, mi tengo libero per effettuare delle riprese di pesca a traina, ma dall’8 agosto al 16, pioggia, freddo e vento… insomma… una tortura. Poi fortunatamente ho fatto un tour lavorativo dal 19 al 23 tra Parcolaghi, Trasimeno e Provincia di Rieti con ottimi risultati di catture e riprese per i prossimi DVD dell’inverno-primavera.

Ancora leggo sui giornali storie di pescatori che muoiono a pesca, uno in provincia di Mantova e l’altro in provincia di Catanzaro: morire a pesca folgorati è quanto mai assurdo, state attenti quando vedete temporali che si avvicinano, non aspettate di averlo sulla testa, a volte un fulmine vi può colpire anche con un temporale che sta passando a diversi chilometri da voi.

Gli amici del forum già lo avranno visto, un mio post che va contro un articolo apparso nella settimana di ferragosto su vari quotidiani nazionali, un articolo che ci accusa di essere noi gli “spopolatori” dei mari italiani, si millantano cifre assurde, un milione e mezzo di pescatori dalla barca in mare, tanto per farvi un esempio, cifre che nella realtà sono bel al di sotto di quelle dichiarate da un alto funzionario di un Istituto, perché tutto questo? Perché vogliono censirci, vogliono sapere quanti siamo e dove siamo e l’unico mezzo sembra essere la licenza di pesca in mare… ma ad onor del vero mi sembra sempre e solo l’unico modo per tassarci. Per questa cosa ho interessato il Pres. Naz. Della FIPSAS Matteoli, che dieci minuti dopo aver ricevuto via email l’articolo mi ha richiamato per saperne di più. Già da tempo si sta occupando di tutelare i pescatori in mare la FIPO, l’Associazione Naz. delle Aziende di pesca italiane, presieduta da Carlo D’olivo, titolare dell’Italcanna, che assieme ad UCINA (www.ucina.com ) stanno in tutti i modi stoppando la cosa da anni… ma vi dirò di più fra un mesetto, voglio interessarmi della cosa e saperne di più.

Un applauso a Michele Valeriani, Pres. del Gruppo Siluro Italia e a tutti gli amici del GSI, per la costanza con la quale hanno perseguito il loro obiettivo: è infatti notizia di agosto che è stata sgominata la famigerata banda che uccideva i pesci del Po ed immetteva pesce inquinato sulle bancarelle italiane… La notizia è stata data addirittura sui principali TG nazionali, era l’ora, speriamo che questi signori non si ripresentino domattina a fare le stesse cose e che pensino a rovinare i fiumi di casa sua.
Questo mese troverete su POL ben quattro articoli sulla pesca in Austria, nei prossimi due aggiornamenti: li abbiamo messi e promossi per chi volesse allungare le proprie ferie, pescare in Carinzia è possibile fino a tutto ottobre, anche se l’Hotel di Gargantini ( www.trophyclub.it ) è pieno fino al 20 settembre. Vi lascio adesso un testo dell’amico Stefano Zucchetti, una bella lettera che vi farà riflettere.

Storia di predatori e prede
Nella timida luce di un’aurora d’Estate un uomo in piedi contro lo specchio del lago e una canna che sale e improvvisa discende disegnando un arco nell’aria con un sibilo lieve. Pochi cerchi sull’acqua e già la mano sinistra del pescatore prende a ruotare per recuperare la lenza o almeno cercando di farlo perché dopo pochi giri soltanto l’altro braccio avverte quella splendida botta che è sempre sorpresa. La canna si alza rapida piegandosi decisa ed inizia la lotta. La superficie del lago si rompe in mille spruzzi ed una coda larga e possente si staglia nell’aria. E’ dura. Il pesce è forte ed è furbo. Ora punta la riva per allentare la lenza , ora scatta verso il fondo, quindi scarta ancora, deciso ad infilarsi nel canneto. Ma il pescatore è bravo e fortunato, l’amo, senza ardiglione, è ben piantato nell’angolo della bocca. Ancora qualche istante ed il pesce è a tiro. Il capiente guadino a maglie fitte fa il suo dovere. Senza sollevare il pesce dall’acqua, il pescatore l’osserva. Il cuore batte forte, la fronte luccica e le labbra si allungano in un sorriso beato. E’ un esemplare magnifico. Lo slama delicatamente e lo solleva con attenzione per pochi istanti mentre l’amico fidato lo fotografa. Poi il pescatore lo rimette subito in acqua, immergendolo piano. Qualche minuto mentre il pesce riacquista le forze restandosene tranquillo tra le mani del pescatore appena appoggiate ai suoi fianchi ad accarezzarlo e a sorreggerlo. Infine con un rapido guizzo il pesce si riprende la sua libertà e si perde nel blu da dov’era venuto. <Torna a casa e la prossima volta stai più attento, amico mio>, pensa a voce alta il pescatore sperando di poterlo un giorno rincontrare. Che splendida avventura, e che splendida fortuna essere il pescatore che l’ha vissuta in prima persona.

No, aspetta un momento! Riavvolgiamo il nastro e torniamo sino al punto in cui il grosso pesce lotta: .ecco... Il pesce è forte ed è furbo. Ora punta la riva per allentare la lenza , ora scatta verso il fondo, quindi scarta ancora, deciso ad infilarsi nel canneto. Ma il pescatore è bravo e spietato. L’ardiglione dell’amo è infilzato profondamente nella mandibola superiore, è praticamente impossibile che si slami, forse persino se la lenza si allentasse del tutto. “Meglio farlo stancare ben bene” , pensa il pescatore. Dopo quasi venti minuti di impari lotta, il pesce è stremato. Ormai vinto, scivola verso riva. “Basta, pietà” sembrano dire i suoi grandi occhi gialli. Una delle due grosse pinne pettorali è protesa nell’aria in segno di resa. Ma non c’è resa che tenga. Con un rapido colpo di raffio il pesce viene infilzato e tratto a riva. E’ già morente ma per buona misura, prima di slamarlo, il pescatore gli assesta due belle botte sulla testa con il dorso di una pesante pinza. “Con quei brutti denti da coccodrillo non si sa mai...”si dice il pescatore.

Nella luce dell’alba il rosso vivo del sangue accende il grigio della scena. Senza vita la preda non è più il magnifico pesce di prima è un insieme di squame e pelle, di ossa e carne. La livrea è già sbiadita. La lucentezza dei colori ha abbandonato il pesce insieme all’ultimo fremito di vita. Ed il predatore senza sorridere lo infila in un sacchettone di plastica scura.
Ebbene quale delle due scene vorreste rivedere più volentieri? Quale dei due usereste per promuovere l’immagine della pesca sportiva in questo anno 2006?
Come dite? Domanda idiota?
Certo, sono pienamente d’accordo ma, vedete, il fatto è che forse qualcuno risponderebbe invece che nella schiera dei pescatori c’è posto per tutti.
C’è posto anche per chi uccide lucci di otto chili, come quello della nostra storia, con la canna o con un fucile ad arpione, a piacere.

Questioni di istinto, vecchie come il mondo: pesce e pescatore, preda e predatore.
<Sarà un bel pesce, non ne dubito> esclama perplesso il bravissimo cuoco della “Trattoria del Pesce” <ma non è certo buono. La carne è dura e stopposa. E comunque non è facile da preparare. Che volete che ci faccia con un pescione di un metro? Un pesce così non lo vorrei nemmeno in regalo.>
<E’ vero> aggiunge la signora Tina, una regina dei fornelli, <Va bene un luccio da padella sul chilo o due magari da cucinare al forno... però un pesce così grosso e vecchio... >
Questioni di istinto, vecchie come il mondo: pesce e pescatore, preda e predatore.
<Scusate un attimo, abbiate pazienza> fa un ragazzo <ma il lago è lo stesso lago che c’è da migliaia di anni, anche se ne sono bastati solo trenta di progresso per inquinarlo tutto, ed il pesce era un nobile luccio, discendente diretto degli antichissimi lucci del lago, sopravvissuto miracolosamente ad ogni tipo di moderno accidente e per giunta arrivato dopo molti e molti anni a quasi dieci chili. Perché ucciderlo allora?!>
Questioni di istinto, vecchie come il mondo: pesce e pescatore, preda e predatore.
<Bravo ragazzo, quel povero pesce, come del resto nessun altro pesce, non doveva essere ucciso per il semplice motivo che all’alba del terzo millennio, l’uomo, dopo avere irrimediabilmente fottuto il mondo, non può più permettersi di fare il predatore!> sbotta l’ambientalista convinto <in nome di che cosa possiamo giustificare l’ennesima uccisione di uno degli ultimi esemplari selvaggi in circolazione? Per fame? Certo che no. Per istinto? Nossignori, l’istinto a predare è causato dalla fame. E se togliamo la fame, l’istinto che porta ad uccidere si chiama semplicemente violenza, barbara, brutale, insensata violenza alla natura!>
<Un momento> fa un vecchio pescatore, < Allora, secondo te, dovremmo andare tutti quanti a comprarci il pesce in pescheria?>

<A parte considerazioni sulla commestibilità del pescato visto lo stato delle acque, sarebbe certo più comodo e meno costoso... Ma il punto è un altro, vedete> dice il pescatore che il luccio, all’inizio di questa nostra storia, l’aveva rilasciato con la massima cura, <mi chiedevo e vi chiedo come sia possibile considerare un pesce così meraviglioso una preda da uccidere.>
<Che discorsi! L’uomo è superiore al pesce ed è giusto, anzi normale che l’uomo accoppi il pesce che si è fatto fregare> sbotta il vecchio pescatore che il luccio, all’inizio di questa nostra storia, invece l’aveva ucciso.

Questioni di istinto, vecchie come il mondo: pesce e pescatore, preda e predatore.
<Al diavolo, qui c’è poco da dire! Una preda per essere predata deve trovarsi ad un gradino inferiore nella catena biologica e il predatore per predarla deve essere un legittimo predatore. Il punto è proprio questo, non capite? Se prendiamo un’alborella, potremo dire con certezza assoluta che i suoi predatori sono i persici e i lucci, ad esempio. Il pescatore di oggi può ancora essere riconosciuto come “predatore”? Se fossimo sportivi onesti e veramente amanti della natura riconosceremmo di buon grado al grosso pesce lo statuto non di preda bensì di predatore, quale esso in effetti è. Un grosso pesce è padrone nel suo lago come noi lo siamo in terra. Ed in qualità di nostro pari, la sfida che gli lanciamo sta semplicemente nel riuscire a catturarlo per poterlo incontrare. Solo per questo, capite, misurarci con lui in una sfida solo per poterlo incontrare. Dovremo fare quindi tutto il possibile perché tale sfida si concluda senza spargimenti di sangue. Questo, solo questo, è sport > conclude un noto scrittore e pescatore che aveva assistito alla scena.

<Un conto è prendere canna e lenza e catturare qualche pesce da portare a tavola o immergersi con pinne, fucile ed arpione e sparare ogni tanto ad un pesce da porzione per farselo arrosto, un’altro è organizzare spedizioni e gare nel corso delle quali vengono uccise decine e decine di pesci, tra cui magari, splendidi esemplari di svariati chili di peso. E per giunta in nome dello sport e del sano divertimento!! Come può essere sportivo e divertente qualcosa in cui un contendente uccide e l’altro può soltanto morire?!>
Questa storia di predatori e prede purtroppo in alcune province d’Italia è realtà.
Come può essere, vi chiedo, che l’eliminazione di pesci esemplare continui ad essere non solo tollerata ma autorizzata e regolamentata? Come è che continuiamo tutti quanti a stare zitti e a lasciare che muoiano i pochi pesci meravigliosi rimasti nelle nostre disgraziate acque?

Stefano Zucchetti
Pescatore a lenza

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