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Editoriale straordinario di Roberto Ripamonti

Il problema siluro
di Roberto Ripamonti

Nel numero di Giugno di “Pescare” è apparso il resoconto di una giornata dedicata alla “rimozione” del siluro dalle acque del Mincio mediante l'ausilio di fiocine e altri sistemi. Le note ripotavano, con accenti soddisfatti che vari quintali di questi animali erano stati uccisi auspicando che questa tecnica venisse reiterata in altre occasioni ed estesa ad altre acque. Come autore di vecchia data e fondatore di una intera rivista dedicata alla pesca della carpa e del siluro, non accetto alcuna delle tesi sottoscritte da Giandomenico Bocchi che di quell'articolo era autore. Affermo questo, sottolineando l'assoluta stima che ho nei confronti di quello che reputo ancora oggi una dei miei riferimenti in quanto autore e come maestro di pesca e di giornalismo, sin dalla seconda metà degli anni settanta.

La lettura di quelle pagine mi ha sinceramente sconcertato al punto da obbligarmi a prendere posizione ben sapendo di non incontrare la totalità di consensi ma comunque esprimendo un pensiero assolutamente condiviso da un elevato numero di pescatori appassionati. Le mie tesi sono infatti completamente opposte a quelle di GDB e nelle righe a seguire vorrei approfondire la mia e di altri posizione riferendomi a quello che accade anche oltre confine e come il problema siluro, semmai di problema si tratti, è stato sviscerato. In una precedente operazione pulitura, pur senza ottenere alcun riscontro nella stampa nazionale, alcune delle maggiori organizzazioni di pesca e testate straniere stigmatizzavano ciò che incredibilmente accade in Italia verso il “glanis” oggetto di una persecuzione che non ha alcuna corrispondenza nel resto del continente.

Mi sento naturalmente di sottoscrivere completamente lo sdegno verso questo genere di operazioni certamente spettacolari ma, inutili e che danneggiano la pesca sportiva e l'indotto che essa crea riportando il nostro Paese indietro a quegli anni '50 forse cari all'amico GDB ma certamente sconosciuti e non rimpianti dalla maggioranza di noi. Ma, vorrei procedere per passi premettendo di non vedere assolutamente il problema sotto un profilo scientifico o biologico, non avendone titolo ma, solo come angler che da circa trenta anni gira il mondo per ampliare la propria esperienza di pesca. Ed è per questo che proprio all'esperienza estera mi voglio rifare prendendo spunto da paesi che hanno gestito il siluro e sfruttato la sua presenza in modo esemplare.

Una realtà da accettare
Lo scrissi già in altre occasioni che la presenza del siluro nelle nostre acque non è stata casuale ma, voluta da immissioni criminali di cui sono responsabili gli enti provinciali, pescatori, allevatori e proprietari di laghetti a pagamento. Questo è avvenuto oltre 25 – 30 anni fa ed è perfettamente inutile recriminare o cercare dei responsabili. Il siluro ha preso contatto con le nostre acque, si è sviluppato e sfruttando il totale degrado in cui versano i nostri fiumi, non ha trovato avversari in grado di limitarne la crescita. Laddove vi erano lucci, persici e black il siluro non ha trovato avversari ed è cresciuto sfruttando il potenziale delle nostre acque e la forte presenza di alimento naturale.

La distribuzione è andata allargandosi a macchia d'olio raggiungendo anche aree differenti da quelle del bacino del PO come l'Arno, i laghi artificiali delle marche, il Tevere ed alcuni laghi del reatino. In queste acque la sua presenza è recente e anch'essa frutto di immissioni criminali e causate da gente senza scrupoli. Detto questo che può sembrare un allineamento alle posizioni del Bocchi, vorrei vedere il siluro sotto un altro aspetto vedendo come all'estero ed anche in Italia (senza quasi che ce ne accorgessimo) sfruttano questo gigantesco predatore che non ha nulla a che vedere con l'immagine di mostro che gli è stata affibbiata da una ignoranza assoluta. Se il siluro si espande non è colpa del siluro ma, di chi lo immette e chi contribuisce alla sua crescita con ua politica della gestione delle acque medioevale.

Manifestazioni come quella del Mincio invece addossano responsabilità umane chiarissime, su un animale e questo è, a mio modesto parere, inaccettabile. Ora che tanti siluri sono stati estratti dal Mincio, qualcuno ritiene che i lucci e i black, così come le alborelle ed i cavedani torneranno come un tempo? Ma io, che frequentavo il Mincio negli anni '70 ricordo di un fiume limpido, perfetto, ricchissimo e completamente diverso da questo Mincio. E' stata forse colpa del siluro? Non credo! Habitat naturali devastati, cementificazione delle sponde, eliminazione per opera della pesca professionale e sportiva (??) dei predatori (parliamo della pratica del “Kill sistematico” che è ancora ultra diffusa parlando di lucci e black?), immissioni impazzite di specie destinate prevalentemente ad alimentare l'agonismo della pesca al colpo (carassi, breme, gardon ecc.ecc) che sterminano le cove dei pesci autoctoni eliminandoli (triotto, scardola, cavedano, barbo nostrano)… queste non sono opere di cui il siluro abbia alcuna responsabilità… o sbaglio?

Quindi sperare che nelle odierne acque si possano rivivere i fasti di un tempo è illogico e irrazionale poiché è totalmente cambiata la struttura die fiumi e i loro abitanti. Sbaglio quando ricordo che 25 anni fa si pescavano gli storioni del Po e nel Ticino ed oggi, tranne rarissime eccezioni, non ve ne è traccia? Eppure non possono essere stati i siluri la causa! Come già ebbi modo di sostenere, il siluro è oramai un pesce autoctono e la sua eliminzione fisica non risolve il problema anzi, lo accentua poichè priva i fiumi dell'unico predatore esistente lasciando il campo ad altre specie infestanti che non permetteranno ai lucci, black, pighi e barbi nostrani di tornare a popolare le nostre acque. Eliminato un problema, se ne creeranno altri e la scelta di procedere all'eliminazione fisica non è francamente pensabile senza voler essere in alcun modo maligni.

Vorrei fare l'esempio della Drava in Carinzia, così a noi vicina e così splndida da obbligarci a tornare ogni anno. Ebbene in quelle acque vivono in perfetto equilibrio le seguenti specie di predatori; siluro, huco, trota, black, reale, luccio, lucioperca, aspio, cavedano, anguilla eppure nelle stesse acque è possibile catturare decine di savette, pighi, miliardi di alborelle, temoli, barbi, breme, coregoni, carpe e tinche. Ma allora, se questo accade in Drava subito dopo il nostro confine come mai da noi il glanis è così devastante? Qualcuno dei legulei che ha deciso l'eliminzione ha mai visto lo stato delle sponde e dell'acqua di quel fiume? Se lo facesse capirebbe che lucci, persici ed altri predatori sono abbondanti perché l'habitat lo permette….non certo perché è stato eliminato il siluro. (che infatti è presente ma in equilibrio).

Il siluro è un'opportunità
Preso atto che l'eliminazione, dal mio punto di vista è uno strumento sbagliato vorrei che si prendesse in considerazione cosa avviene all'estero partendo da Spagna e Francia in cui il siluro è presente esattamente come da noi se non in modo assai più massiccio. Scrissi in un recente editoriale che a Mequinenza in Spagna il problema della diminuzione degli stock ittici di piccoli pesci presenti a miliardi insieme ai siluri è partito con l'arrivo di un predatore assia peggiore del glanis, il cormorano e solo la graduale eliminazione degli stock di questi neri portartori di morte poteva ristabilire un equilibrio che permette comunque di avere migliaia di siluri, carpe, perca, black, lucci, alborelle e altri ciprinidi convivere per tanti anni sotto la stessa acqua senza problemi di prevalenza di una specie sull'altra.

E' stato l'arrivo del cormorano a modificare gli equilibri, non la crescita dei siluri che per la cronaca, sono assai più numerosi che nelle nostre acque più ricche (oltre ad essere mediamente più grossi). Ma il siluro in quei Paesi è visto come una grande opportunità per usare la pesca sportiva (e solo quella) come strumento di sviluppo economico attraverso l'indotto creato dal turismo della pesca stessa e ciò che comporta l'offrire servizi (posti letto, barche, attrezzature) a appassionati di ogni parte del mondo in cambio della possibilità di pescare siluri. Venti anni fa Mequinenza era un desolato borgo spagnolo con un livello di reddito da terzo mondo oggi, grazie ai Fishing camp che si sono sviluppati lungo le sponde dell'Ebro è una florida economia basata sul turismo della pesca che attira migliaia di appassionati (anche dall'Italia) e che ha permesso di creare migliaia di opportunità di lavoro, alberghi, ristoranti, altri fishing camp, negozi specializzati.

Si badi che le nostre acque non avrebbero nulla da invidiare a quelle spagnole se si compiesse il salto di qualità. In Francia la situazione è analoga ed anche nella Loira, nella Senna la creazione di fishing camp nei quali il siluro è diventato una risorsa da preservare è una prassi consolidata. Me lo confermava unba guida professionista, Jan Claude Tanzilli che sul siluro basa gran parte della sua vita professionale. Ironicamente, la prima zona dedicata ai Fishing Camp era il PO verso la metà degli anni '90 quando, in modo quasi coatto e certamente fuori da molte, operavano una dozzina di fishing camp prevalentemente gestiti da austriaci e tedeschi e di cui appare grande pubblicità ancora oggi sulle maggiori riviste europee, Blinker in primis.

L'Italia era la Mecca di quel tursimo che ora si è spostato in Spagna facendoci perdere una importante fonte di reddito! Fatta eccezione per le realtà nostrane operanti quali il Fish Oblelix di Vitaliano Daolio e poche altre, della presenza di una concorrenza straniera così accanita nelle “nostre” acque, non vi è mia stato sentore né traccia poiché all'estero avevano perfettamente capito cosa significa avere il siluro e quali benefici se ne possono estrarre in termini economici. E che dire invece dell'Inghilterra, assai avanti a noi quanto a gestione della pesca sportiva e delle acque e che ricorre all'immissione del glanis nei loro laghi ? Si sbaglieranno anche loro? Oppure siamo noi che abbiamo una visione “anni ‘50” (lo dice GDB stesso) che non è in linea con i tempi?

La presenza dei fishing camp oranizzati è inoltre un perfetto sistema di controllo delle acque perché nessuno più di chi basa la sua vita sulla qualità della pesca in un fiume e la sopravvivenza delle specie che contiene potrà essere più sensibile verso la sua tutela. Provate a maltrattare una carpa, un perca, un black o un siluro a Mequinenza e vedrete come si comporteranno le guide che vi accompagnano! E forse in questo modo non si vedranno più le scie di pesci morti lasciate dai ”professionisti” che operano nei laghi del reatino quando incappano in quintali di breme in riproduzione miste a scardole e carassi mentre loro rincorrono i lucci da vendere ai ristoranti...

La crisi della pesca
La pesca è in crisi si dice da più parti e forse non si vuole approfondire un esame di coscienza che deve ispezionare come è gestita la pesca stessa in Italia. In realtà, a mio parere, sono in crisi alcuni “modelli di pesca” su cui è stata creata l'immagine italiana.I tempi della bolognese, del bigattino e della passata forse sono ancora quelli attuali ma, assolutamente non più come soli 10 anni fa poiché, l'appassionato ha scelto chiaramente (lo dicono i numeri delle manifestazioni collegate) il carpfishing, lo spinning, il ledgering e la pesca dei predatori (tra cui marginalmente il siluro). Il mio sentore è che l'appassionato che sceglie le acque interne sia poco interessato a bigattini, pastura, micro fili e micro pesci (detto con affetto) e scelga invece altre alternative assai più divertenti, spettacolari e capaci di far guadagnare prede di grande taglia.

Esiste ovviamente un gran numero di appassionati, agonisti e amanti delle tecniche che hanno fatto la storia della pesca italiana e che hanno tutta la mia amirazione e stima ma, ve ne è un numero eccezionalmente elevato che hanno scelto tecniche di pesca nuove (carpfishing in primis) abbandonando la vecchia scuola italiana. Ed i numeri di coloro che hanno scelto di “cambiare” sono tali da prevedere una maggioranza entro 10 anni esattamente come accaduto in Inghilterra e Francia. Allora la pesca sportiva se deve e vuole sopravvivere deve comprendere la direzione che l'appassionato sta scegliendo e che è in linea con le scelte che avvengono nel resto d'Europa.

E tra queste scelte il siluro ha un ruolo indiscutibile perché è strumento economico, è risorsa per portare nuovi pescatori ad entrare nel mercato, è animale che non verrà mai distrutto dai fiumi perché per 100 che ne uccidi sul Mincio altrettanti ne saltano fuori sul Tevere o sull'Arno. Solo che ora nel Mincio non vi è più nulla se non piccoli pesci da agonismo (che è scelta di una minoranza). L'auspicio di GDB, verso cui provo devoto rispetto sentendomi immeritevole allievo da diversi lustri, di vedere Pescare, come paladina di queste assurde iniziative vorrei che rimanesse solo…auspicio poiché la pesca è cambiata e ce ne dobbiamo fare carico per la stessa sopravvivenza delle riviste di pesca e di quel sistema in cui GDB da decenni ed io stesso, ci abbeveriamo con grande soddisfazione di appassionati.

Lavoriamo affinchè sia la pesca a vincere e non un pesce ad essere distrutto, affinchè i nostri fiumi tornino luoghi di relax e divertimento e non fogne devastate preda di sbandati ed in cui è impossibile spesso parlare di sicurezza, affinchè i guardia pesca (lettera di lettore dello stresso numero di giugno) siano amici dei pescatori e non deterrenti per la pratica del nostro hobby, affinchè le acque siano di tutti e non di chi le preleva seccando i fiumi (vero GDB??) ed affinchè la pesca italiana si rimetta al pari del resto d'Europa smettendo di essere considerata uno attività del tempo libero di infima categoria. Queste sono le sfide, non la distruzione dei siluri.

Roberto Ripamonti

Nota di Gionata Paolicchi
A margine di questo editoriale straordinario di Roberto Ripamonti, mi permetto di ricordarvi il banner che ho inserito proprio il mese scorso e che trovate in home page “Cormorani, no grazie”. Oggi più che mai i cormorani sono presenti, vivi e vegeti e grassi, sulle rive e sugli alberi dei nostri fiumi italiani, alla faccia di chi dice che siano spariti!!! Proprio pochi giorni fa ho fotografato un cavedano morto da una beccata di uccello: cormorano? Airone?

In zona c'erano circa 30 cormorani e nessun airone… comunque: mi viene davvero da sorridere a volte leggendo certe cose e mi riferisco a quanto scritto da Bocchi sulla rivista per la quale collaboro anch'io da 10 anni ormai. E' vero che GDB mi potrebbe rispondere che lui ci lavora da 40 anni e non da 10… ma come dico sempre io a mio nonno quando andiamo a pesca insieme: “saranno anche 80 anni che peschi… ma non hai ancora imparato a legare l'amo!!!” (infatti usa la macchinetta elettrica…).

Come anticipavo nel mio precedente Editoriale, vorrei iniziare personalmente una campagna “anti-cormorano”, spero siate d'accordo con me, anzi, fatemi sentire se siete d'accordo con me scrivendomi un'email a info@pescareonline.it scrivendomi anche solo: sono d'accordo con te. Se siamo in tanti possiamo fare qualcosa davvero, abbiamo dalla nostra tutte le Federazioni e associazioni. Il cormorano è davvero uno dei maggiori problemi che le nostre acque abbiano avuto negli ultimi 100 anni (dopo l'inquinamento), quindi sparare ai siluri serve a poco ed è semplicemente ridicolo. Dire poi che nella pancia sono stati trovati resti di altri pesci e animali, con dovizia di particolari è a dir poco esilarante… mi sembra di rivedere il film “lo squalo” di Spielberg!!!

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