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I Vampiri della notte

di Samuele Maffei pubblicato il 14/12/10

Nelle acque del Tevere si aggira un predatore molto speciale, assomiglia ad un vampiro, caccia soprattutto di notte e se non lo prendi all’amo non ti accorgi mai della sua presenza: il lucioperca. Non avevo mai pescato un pesce così affascinante e l’indomani avrei avuto questa magica opportunità …  l’ansia mi fece rimanere sveglio tutta la notte.

Dopo almeno 5 ore passate al buio a fantasticare sul mattino seguente, mio padre mi venne a chiamare e mi disse che era il momento. Mi alzai immediatamente e corsi in bagno a prepararmi. Prendemmo il minimo indispensabile e ci dirigemmo verso il rimessaggio dove ci aspettavano Franco e Giorgio. Caricammo l’occorrente in barca e preparammo le canne e le montature da morto manovrato. Come esca avevamo delle alborelle congelate che avevamo catturato a primavera. Le montature da morto manovrato erano molto più piccole di quelle che normalmente usavamo per catturare i lucci.

Dopo aver sistemato il tutto andammo alla ricerca di un hot-spot  per  insidiare questo magnifico pesce che viene anche chiamato “Sandra”. Ci fermammo vicino a un tronco i cui rami cadevano nel fiume.
Iniziammo a lanciare le nostre montature vicino i rami alla ricerca di qualche nascondiglio dove i luciperca tendono gli agguati. Mio padre al secondo lancio ferrò la prima Sandra  Il combattimento non durò per molto perché il pesce  aveva mangiato proprio sotto la barca. Era un bell’esemplare che fu subito rilasciato. Dopo circa mezz’ora senza  risultati decidemmo di spostarci a monte. Ci  ancorammo vicino a un ponte dove sopra passava il treno e iniziammo a lanciare sia sotto i pilastri del ponte sia  vicino gli ostacoli della sponda che ci rimaneva più vicina.

Franco, mentre eravamo tutti concentrati a lanciare lungo il ponte provò a lanciare vicino un canneto. Fece centro ferrando violentemente e iniziando un duro combattimento che lo mise a dura prova.

 Il pesce dopo un paio di minuti di tira e molla  venne a galla ed io lo guadinai.

 Era un bell'esemplare, non il record del mondo ma sempre un pesce di tutto rispetto che dopo la foto venne rilasciato con cura.

 Ero molto emozionato soprattutto per il mio amico Franco.

 Dopo l’ultima cattura ero ancora più invogliato a catturare un esemplare. Infatti dopo circa cinque minuti una sandra che stanai da sotto il ponte attaccò la mia alborella  che manovravo al meglio per farla sembrare davvero un pesce ferito. Pensai che era il momento buono e dopo tre o quattro tocche sul cimino ferrai con freddezza. Il pesce rispose subito e iniziò a puntare il pilastro. Io fui costretto ad aprire la frizione, ma come vidi che poteva incagliarsi la chiusi e iniziai a tirare. Il pesce ormai esausto (non essendo un grande combattente) venne a galla e Giorgio lo mise nel guadino.

 Anche questo pesce non era di quelli enormi che  mi raccontava spesso mio padre, ma a me non interessava, pensavo solamente alla cattura di un pesce che non avevo mai preso. Rilasciammo il pesce e ci spostammo in un altro spot. Decidemmo di andare verso il rimessaggio poiché dei nuvoloni facevano capolino. Proprio lì davanti c’erano delle pareti rocciose che cadevano a picco.
Mio padre pensò che li c’erano molte probabilità di cattura e così ci ancorammo e iniziammo a pescare. Giorgio provò un lancio nel centro del fiume, dove la corrente tirava forte. E sentì una mangiata che lo portò alla ferrata. Inizialmente il pesce sembrava venire in contro  e iniziò a tirare solamente sotto la barca. Come il pesce venne a galla mio padre lo infilò nel guadino.
Giorgio era molto contento perché era il suo primo lucioperca. La giornata si concluse con il rilascio di quest’ultimo pesce ed una fuga frettolosa a causa della pioggia che arrivò all’improvviso. Dopo quella giornata tornai diverse volte sulle sponde del Tevere anche insieme a Roberto Ripamonti ed altri amici di mio padre, e continuerò a farlo perché il pensiero di catturare i vampiri del fiume è una cosa che “non mi fa dormire la notte”.

Ciao ragazzi! Alla prossima avventura



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