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Anno vecchio, legge nuova in Umbria
Fabio Bocci

In Umbria il 2008, insieme alle gioie e ai dolori di un anno intero, si è portato via anche tutta la vecchia legislazione in materia di pesca. Infatti, a far data dal 29 ottobre 2008, il Consiglio Regionale dell’Umbria ha varato una legge nuova di zecca compiendo da una parte un’importante lavoro di semplificazione, raccogliendo in un solo testo norme collocate in leggi e regolamenti vari risalenti addirittura al 1994, e dall’altra introducendo concetti nuovi per la realtà umbra come quello di pescaturismo, ittiturismo (Art.2) e portata minima vitale dei corsi d’acqua (Art.26) sicuramente interessanti, ma impegnativi da introdurre in un sistema che da tanti anni non riceveva attenzioni così particolari da parte del legislatore.
I soliti “bene informati” hanno subito sentenziato che la nuova legge (Norme per la tutela e lo sviluppo del patrimonio ittico regionale, la salvaguardia degli ecosistemi acquatici, l’esercizio della pesca professionale e sportiva e dell’acquacoltura) è stata pensata con l’unico fine di restituire ossigeno al settore della pesca professionale, che da tempo si trova in stato asfittico, ormai esercitata da sole 71 persone riunite in 5 cooperative, e per riconoscere l’opera economicamente importante dell’acquacoltura, che con una produzione di circa 2.200 tonnellate di novellame rappresenta il 10% della produzione nazionale di trote. Se questo è vero, è vero anche che la diffusa partecipazione durante i lavori preparatori del testo di legge di associazioni ambientalistiche e di pescasportivi è riuscita a premiare il ruolo dei privati, consentendo loro di ottenere contributi economici da tradurre in progetti di gestione del patrimonio ittico e degli ecosistemi acquatici (Art.14). Importanti anche i divieti posti a salvaguardia della fauna ittica: vengono previste norme finalizzate a tutelare le popolazioni ittiche ed a mitigare l’impatto delle opere e degli interventi sui corpi idrici quali interruzioni, escavazioni, derivazioni e sbarramenti. Eppure secondo qualcuno, Presidente WWF Umbria in testa, era il momento per fare di più, soprattutto dove gli ambienti delicati e degni di protezione, riconosciuti come tali anche dall’Unione Europea in zone SIC (siti di interesse comunitario) facenti parte della rete ecologica Natura 2000 ai sensi della direttiva Habitat 92/43 CEE, avrebbero imposto una regolamentazione più serrata della captazione delle acque da parte degli allevamenti di trote, l’eliminazione della discutibile concessione della pesca No-Kill (!), la reintroduzione del gambero di fiume e un maggior controllo della qualità delle acque. Sia come sia, ciò che non è andato giù a certi ambienti umbri amanti dello sport all’aperto è stata la regolamentazione nel testo di legge degli sport fluviali (rafting e torrentismo su tutti). Proprio dai praticanti di attività outdoor è alimentata in questi giorni una vivace polemica sulla democraticità della normativa (ma dove erano durante i lavori di stesura del testo?) che andrebbe a favorire le pratiche di pesca e in particolar modo quella No-Kill lungo tutti i corsi d’acqua della splendida Valnerina, a detrimento dello sviluppo economico delle attività legate alla canoa e affini. Ultimo effetto, anche se non in ordine di importanza, della nuova legge sui pescasportivi umbri è l’addio alla vecchia licenza da pesca con la foto, immolata sull’altare dello snellimento e della semplificazione amministrativa a favore del semplice versamento postale da esibire accompagnato da un documento di identità (Art.33). Su questo aspetto il legislatore ha sicuramente mancato di coraggio perdendo l’occasione di far crescere tutta la comunità degli appassionati di pesca chiedendo loro non un semplice versamento su conto corrente ma, come avviene per la caccia, l’obbligatorietà a corsi di apprendimento riguardanti la fauna ittica e il rispetto ambientale, propedeutici al rilascio della licenza da pesca. Peccato! La speranza è quella che, considerato il ruolo da protagonisti che ormai possono avere nel quadro normativo regionale le organizzazioni di pescatori, si possa ricreare una coscienza diffusa tesa alla salvaguardia degli ecosistemi naturali. Ma chi avrà la pazienza di sedere ai tavoli del politichese per tradurre in pratica le migliori intenzioni invece di seguire canna alla mano il corso vorticoso dei fiumi e torrenti umbri?
Il “tagliando” completo al sistema della pesca e della gestione delle acque in genere sarà portato a compimento soltanto nel 2009 dalla Regione Umbria con l’approvazione del Piano di Tutela delle acque del quale sentiremo ancora parlare.

vedi la legge

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