PescareOnLine - Junior
Due tipi di cappotto
di Riccardo Dominici
In
un mio precedente editoriale, avevo parlato delle emozioni che dà la
pesca. In questo racconto voglio parlare di una emozione diversa, emozione
diversa, ovviamente provata a pesca. Un martedì di settembre
scorso, sono andato a pescare con mio papà in Austria per cercare
di catturare i “GIGA-BARBI” in Drava. E’ una giornata
fredda ed umida quando alle 8.00 del mattino siamo partiti per la diga
di Grafenstain. La nostra troupe è composta da quattro persone:
Patrizio Cardella, Franco Gioacchini, io e mio papà.
La temperatura
esterna è di 2° gradi e c’era nebbia bassa, il che sta
a significare che dopo circa un’ora il sole avrebbe preso il sopravvento
cancellandola. Alle 8.50 siamo sul posto e, dopo aver scaricato la macchina
ed aver preparato le canne, si entra in pesca. Le condizioni, sia climatiche
che dell’acqua non sono favorevoli; infatti due settimane prima
la Drava era in piena e, la legna e le sterpaglie che l’acqua ha
trasportato, si trovano più in alto di due metri del livello normale
dell’ acqua.
Quest’ondata
di piena ha purtroppo, ripulito il fondo del fiume mettendolo a nudo,
ma questo lo avremmo capito solo alla fine della giornata. I pesci, data
questa notevole forza dell’acqua
sono sicuramente, stati trascinati più a valle ed adesso dovranno
risalire mano a mano che il fondo potrà garantire abbondanza di
alimento. Peschiamo con pasturatori pesanti da 180gr e da 210gr
che, carichi di bigattini aumentano il peso di 30 grammi circa, questi
sono pasturatori che non si trovano in commercio, ma vengono costruiti
da Franco e sono necessari per pescare sul filo della corrente nella
Drava.
Nonostante
la continua pasturazione di bigatti, i pesci non si fanno vedere e sentire
sulla canna. Ma non è poi un grandissimo
problema perché si trascorre il tempo parlando e discutendo di
pesca, di calcio, di scuola, della vita quotidiana e ci scappa anche
qualche pisolino. La temperatura comincia a salire ma i “cappotti” o
meglio, i “giacconi”, non si tolgono ancora. La pasturazione
avviene regolarmente fino a quando, dopo ore di attesa il primo pesce
si presenta: è un nasen di ottime dimensioni che viene subito
rilasciato.
Si
ricarica il pasturatore e si rilancia; questa cattura ha fatto credere
un po’ di più sulle speranze di catturare
un barbo. Intanto mio padre ripeteva in continuazione: “dai che
prima di sera un barbo lo prendiamo basta crederci.”. L’ attesa
che arrivasse qualche altro pesce è enorme; tenete presente che
ci sono ben sei canne in acqua. Io mi do sempre da fare, e in continuazione, cambio
i bigattini sull’amo e ricarico i pasturatori, ma di catture
neanche a parlarne.
Saranno state le 15.00 quando la canna di Patrizio
prende vita piegandosi vistosamente dando l’illusione dell’arrivo
di un barbo; illusione che scompare dopo pochi secondi, infatti si tratta
di un’altra bel nasen che veniva a farci compagnia in questa gelida,
nonostante il sole, giornata autunnale ravvivata dalla piacevolissima
compagnia. Questa cattura ci fà ben sperare ma e la seconda in
sei ore di pesca. La speranza, la voglia, l’emozione, il desiderio
di portare a riva almeno un barbo è enorme.
La
solita routine di recuperare le canne per caricarle con bigattini per
poi tornare a rilanciarle, la speranza di catturare un pesce, è ormai
diventata un irrefrenabile ansia che mi prende. Circa alle 18.00 Patrizio,
Franco ed io abbiamo perso la speranza al punto che, Franco ha preso
la macchina, si è portato dietro una canna e dei bigattini ed è andato
a pescare ad un chilometro a monte di dove ci siamo posizionati a 200
metri dalla diga; ma per nostra sfortuna il risultato non è cambiato.
Dopo circa 30 minuti Franco era di ritorno e proprio in quel momento,
come una manna venuta dal cielo, la canna di Patrizio si piega molto
bruscamente e quasi trascina il POD in acqua. Patrizio ferra con forza
e dopo un intensa lotta riesce a portare a riva un bellissimo barbo di
circa 3.5 kg.
La giornata “cappotto” si stava concludendo
ma l’arrivo del barbo rallegrò comunque Patrizio ed io ero
emozionato nel vedere la gioia di Patrizio. Io non avevo catturato nulla,
però ero contento lo stesso, ed in macchina discorrendo con papà della
giornata mi accorsi di essermi divertito comunque, di essere contento
per la bellissima giornata passata in compagnia di papà, Franco
e Patrizio e conclusi che anche un “cappotto” può avere
dei risvolti positivi e compresi che la pesca non è solo catturare
pesci, ma è anche stare in compagnia di persone che si amano e
che si stimano discorrendo del più e del meno, ascoltando quanto
di dicono le persone adulte che ti vogliono bene. Anche questo è la
magia della pesca.
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