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"Milanesi per caso a capo verde"

di Maurizio Frontini e Dario Morlini

Riproponiamo in home page questo racconto che ha avuto un record di commenti, ben 21 in due mesi! Buona lettura agli amici Milanesi e non solo...

Partiti !  Finalmente siamo sull'aereo che da Malpensa ci porterà a Capo Verde.   Africa, in Oceano Atlantico a 70 chilometri circa a ovest del Senegal.  Io (Dario), Maurizio, Massimo, Tiziano, Andrea, Roberto e Michele, atterriamo dopo sei ore nell'isola di Boavista.   Senza scendere dall'aereo, dopo una sosta di pochi minuti, decolliamo nuovamente.   Atterraggio a Sal, isola principale dell'arcipelago.  Velocemente in albergo a Santa Maria per lasciare i bagagli, in tempo per il pranzo in un ristorante affacciato direttamente sul mare.  Qui incontriamo il "primo pesce" di Capo Verde: un fantastico carpaccio di tonno !  Non esiste la coincidenza per l'isola di Sao Nicolau, nostra destinazione finale, che raggiungeremo con un altro volo aereo il giorno successivo.  A Sao Nicolau, l'aereoporto è situato al centro dell'isola, in una vasta pianura in quota, circondato da montagne.  Bruno (caro amico, italiano, padre di Massimo e Tiziano, vive da dieci anni a Capo Verde ed è appassionato di pesca) è venuto a prenderci in aeroporto organizzando il viaggio sino a Tarrafal, il centro abitato più importante dell'isola.  Siamo tutti suoi ospiti.  E' Bruno che ci noleggia la barca (la più grande disponibile a Tarrafal) per la pesca turistica quando attraversiamo il mare verso altre isole, è sempre Lui che ci mette a disposizione la sua barca personale quando invece trainiamo nella zona più protetta dalla costa.   E' sempre Bruno che la sera ci porta nei ristoranti dell'isola.   La strada dall'aeroporto a Tarrafal è "tortuosa", a causa delle recenti piogge torrenziali che hanno eroso le strade e provocato decine di frane.  La parte alta dell'isola è ricoperta da una discreta vegetazione.  Quando invece arriviamo in prossimità della costa ovest, la vegetazione pian piano si dirada sino a scomparire, mettendo in risalto l'origine vulcanica dell'isola.   Una roccia marrone scuro, quasi nera, come generalmente nere sono le poche spiaggie bagnate da un mare altrettanto scuro.  Pulito, bello ma scuro.   Necessita una doverosa premessa: Capo Verde è famoso non solo per la pesca, è anche il paradiso dei surf.  In particolare del Kay surf.   Reso possibile dal forte vento che "spazza" quasi costantemente il mare, con le onde che si alzano di conseguenza.   Tutti sono avvisati.   Chi soffre il mare, resti a casa !   Chi ha paura delle onde alte e del mare mosso, cambi meta!   Chi esige sicurezza al cento per cento, non venga a Capo Verde !   Chiariamo, qualsiasi uscita in barca anche nel più calmo dei mari italiani nasconde delle insidie; ma qui i rischi aumentano radicalmente.   In caso di problemi alla barca (avaria, affondamento, incendio a bordo), i soccorsi (le barche degli altri pescatori) arriverebbero con ritardi tali da rendere inutile ogni intervento.  Il mare è mosso anche in Italia; qui è sempre mosso, molto mosso (siamo nell'atlantico).  Lo scorso anno, un turista inglese, a pochi metri dall'isola disabitata di Razo, si è tuffato in acqua dalla barca a vela per raggiungere la riva.  Uno squalo bianco gli ha tranciato la gamba; è stato soccorso dal Suo equipaggio ma è morto dissanguato nel trasporto verso Tarrafal (distante solo 13 miglia), verso un improbabile posto di Pronto Soccorso.   A Capo Verde, tutte le dimensioni sono diverse: i pesci come le emozioni, la forza del mare come quella degli abitanti.  Oggi primo giorno di pesca, il mare è apparentemente calmo; il vento tira da terra e andiamo a trainare all'isola di Razo.   Aspetto di vedere lo stato del mare quando usciremo dalla protezione dell'isola.   Infatti  troviamo al traverso da poppa, onde mediamente con cavo di un metro e settanta.   Al timone della "barca" Ciprian,  a poppa i nostri "marinai" Herilinho e Hestella, pronti alle canne il sottoscritto con Maurizio e Michele.   Trainiamo lasciando a poppa le lenze di tre canne, con rapalà come esca.   Arrivati a circa due terzi dell'attraversata, Ciprian scorge un relitto galleggiante (la dimensione di un letto con legata una grossa cima) e vira con decisione verso lo stesso.   Ricordo, alle isole Eolie la stessa strategia quando si scorgeva anche una semplice cassetta di legno che galleggiava; frequentemente sotto il relitto, "all'ombra ed in agguato", più di un predatore.   Ciprian vira con ancor più decisione facendo filare le lenze vicinissime al relitto.   E' un attimo, parte la prima canna.   Prendo posizione in corrispondenza della poppa e comincio a recuperare.  Per poco, il pesce si è già liberato.   Ciprian ripete l'operazione e come una "fotocopia" riparte ancora la seconda canna.   Ricomincio l'azione di recupero, il pesce combatte e prende lenza.   Senza particolari problemi recupero la lenza ed il pesce si avvicina alla barca.   E' in questo momento che capisco la differenza tra "divertirsi" (noi peschiamo per divertimento, quasi è un gioco col pesce) e pescare veramente (chi pesca per vivere, il pesce lo pesca per rivenderlo, senza "inutili" fronzoli).   Herilinho e Hestella gettano a poppa degli sgombri interi, mediamente da trenta centimetri.  Le lampughe (chiamate Dorado), seguono il pesce agganciato alla lenza della mia canna sino sotto la barca e iniziano freneticamente a mangiare gli sgombri gettati in mare.   Con la stessa velocità, i nostri marinai estraggono da un pozzetto due lenze a mano (corda robusta con amo grande quanto quelli che usano i macellai), innescano mezzo sgombro ed iniziano a pescare "a vista".   Pochi secondi ed il sottoscritto, a poppa ancora con il pesce allamato ed in azione di recupero, si trova esattamente al centro di una guerra.   Con le stesse movenze di Bush, quando spostando il capo ha evitato di essere colpito da una scarpa, parimenti ho evitato, a destra come a sinistra, lampughe di 10-20 chili che dal mare "volavano" direttamente sulla barca, passando a pochi centimetri dal mio viso.   Recuperata la seconda Lampuga mi preparo a rimettere in acqua la lenza quando "peso" in diretta un'altra lampuga che mi plana direttamente sulla spalla destra; abbandono la postazione  ascoltando le urla di Maurizio e Michele.   Il tutto in un mare non impossibile, con la barca però che ondeggiava fortemente quando nelle manovre si viene a trovare di traverso alle onde.   Una lampuga enorme, ancor più "cattiva" nell'aspetto, viene issata a fatica in barca da entrambi i marinai.   Intanto parecchie lampughe saltano impazzite nel pozzetto per superare le sponde della barca e recuperare la libertà.  Evito di specificare il metodo cruento utilizzato dal sottoscritto per "tranquillizzare" le lampughe.   Intanto, Maurizio e Michele faticano a convincere i marinai a sospendere la "mattanza", per riprendere la rotta verso l'isola di Razo.   Herilinho e Hestella ci dicono poi, che in nostra assenza, si sarebbero fermati solo quando l'ultima lampuga fosse stata sulla barca; ovviamente per loro, come per Ciprian il "pescato" corrisponde ad un guadagno.  Infatti i pesci vengono poi venduti al ritorno in porto.   Raggiungiamo l'isola, trainiamo lungo la costa riparata dal vento (quindi con mare calmo), assistiamo a diverse mangianze con pesci che si "sparano" fuori dall'acqua inseguiti dai predatori ,  maestosi tonni e terrificanti   scie  lasciate dai wahoo in caccia , senza però la fortuna di assistere ad altre "abboccate".   Proviamo senza successo la traina verticale e con scarso riscontro il bolentino.    E' ormai ora di tornare, il vento si è rinforzato e si sente chiaramente anche se siamo al riparo dell'isola.   Quando usciamo dalla protezione dell'isola, ci appare subito chiaro che la traversata "non sarà tranquilla".   Vento teso e onde oltre tre metri mettono a dura prova la nostra imbarcazione.  Mare non "esagerato" ma affrontato con la nostra pilotina in legno di otto metri (la più grande di Tarrafal, ben motorizzata ma con una chiglia "poco marina").   Premetto: prima ancora di iniziare a pescare, andavo per mare; ho affrontato condizioni di mare decisamente peggiori.  Assicuro, senza esagerare, che quel giorno non esisteva l'assoluta garanzia del ritorno in porto.   Con un segno della croce, la perizia di Ciprian e dopo migliaia di ondate prese in faccia, arriviamo in un paio d'ore nella zona riparata, protetta dalla costa.   Dopo una ventina di minuti, scattate le foto di rito e sistemata la barca e l'attrezzatura, arriviamo in porto.   Facciamo pesare il pesce: 113 kg complessivi 10 pezzi  e 27 kg la lampuga più grossa, soddisfatto l'equipaggio dalla vendita del pescato ottima giornata  . Il secondo giorno, le previsioni meteo indicano che il vento stava calando.   Entusiasti della grande pesca, in particolare la voglia di chi invece il giorno precedente è rimasto a terra, ci portano a decidere lo stesso itinerario anche per il secondo giorno.   Con il mare solo un poco meno mosso, "attraversiamo" sperando di incontrare nuovamente le lampughe del giorno prima.  Proviamo a trainare nella parte protetta di Razo ma le canne sono "silenziose".   Gettiamo l'ancora e proviamo al bolentino: inizia il divertimento.  Un pesce dietro l'altro, spesso le catture sono multiple con una preda per ogni amo (2) della montatura, pezzature non inferiore al kilo.   Si impiega decisamente più tempo ad innescare le esche che il pesce ad abboccare.   Una gara dove Maurizio, il più esperto in questa tecnica di pesca, fa la parte del leone.   Quarantasette chilogrammi di cernie rosse, pesci balestra, tonnetti, saraghi, una ricciola ed un bellissimo "wahoo" (pesce pelagico presente in tutti gli oceani) di 19 chilogrammi, pescato durante la traversata del ritorno da Maurizio aiutato ad portarlo in barca  dai due marinai per le condizioni proibitive del mare.   Oggi terzo giorno di pesca; si esce con la barca di Bruno.  La barca è una bella "lancia" di circa sette metri, spinta da un fuoribordo di 40 cv maggiorato a poco oltre 60.  Il vento non è forte e la direzione è da terra, il mare è calmo.  L'equipaggio è composto da Dario, Maurizio, Andrea, Roberto e Herilinho, il "marinaio" di Bruno.  Usciti dal porto di Tarrafal si naviga verso l'estrema punta dell'isola, in direzione sud.  "Armiamo" la lenza delle canne con un cavo di acciaio del diametro di un paio di millimetri, sul quale posizioniamo due rapalà magnum 30 nelle canne laterali (il classico "testa rossa" ed un altro con le sfumature verdi e gialle, scelta casuale e fortunata che invece si rivelerà vincente) ed un rapalà da 12 cm, direttamente sulla lenza, in quella centrale.   Chi è uscito, con la stessa barca e nella stessa zona nei due giorni precedenti, non ha avuto modo di riscontrare nemmeno un "abboccata".  E' per questa ragione che abbiamo voglia di cambiare "tattica", dare una svolta "europea" alle montature (utilizzare il fluorcarbon) e alle esche (provare con l'esca viva).  Si decide di provare un oretta con i metodi tradizionali "Capo Verdiani"; in caso di insuccesso proveremo a cambiare.   Arrivati alla punta dell'isola, viriamo verso la secca di Canalinho; non passano quindici minuti che una delle canne  da 120 lb vicino al nostro tattico ( Maurizio) inizia a "cantare"; una "musica" solo sognata nelle dense nebbie invernali di Milano, un canto che aspettiamo da mesi.  E che canto, la lenza fila via veloce.  Intanto Andrea indossa l'imbragatura di combattimento per reggere la canna;  nonostante una frizione "molto dura", la lenza esce per oltre 200 metri.  E' zona e periodo di "wahoo"; la canna è pesantissima, sembra di aver agganciato un muro.   Poi, improvvisamente, la canna è libera, non è più in trazione, si insinua la paura di aver già perso il pesce.  Recuperiamo velocemente nella speranza che il pesce stia "puntando" la barca; è così.  La canna è nuovamente in trazione, il nostro "muro" è ancora agganciato e combatte.  E' così grosso che in due a fatica teniamo la canna; a turni recuperiamo la lenza che ripetutamente il nostro pesce "si riprende".  La battaglia continua, con il pesce che "parte" prendendosi lenza e noi che recuperiamo dopo la sfuriata.  Dopo una ventina di minuti di combattimento, con il pesce che continua a "puntare" il fondo, si fa strada la convinzione che non è un Wahoo; è certamente un tonno, un grosso tonno !  Intanto prosegue la battaglia con il pesce che regolarmente "prende" lenza (un suono stupendo quello dei mulinelli quando lavora la frizione), presto recuperata appena il pesce smette di sferrare l'attacco.  La barca che cerca ora di "assecondare" il pesce, per rendere meno difficoltoso il recupero, che ora invece manovra per evitare che il pesce (quando "punta la barca") si liberi incrociando la lenza con le eliche.   Andrea è esausto, chiede il cambio; io, che gli ero letteralmente sopra e aggrappato alla canna, indosso l'imbragatura di combattimento.   Intanto che Andrea prende fiato, Maurizio mi aiuta nel tenere la canna.  Continua il combattimento; la fatica si fa sentire ma l'entusiasmo è alle stelle.   Sento l'avambraccio "gonfio", il manico della canna mi schiaccia lo stomaco, tutti i muscoli sono tesi; la durezza della lotta è mitigata dalla consapevolezza che a noi, "milanesi per caso" a Capo Verde, al penultimo giorno nell'isola di Sao Nicolau, difficilmente capiteranno altre occasioni.  Difficilmente "agganceremo" nel resto della nostra vita, un pesce così grosso.  Continua il combattimento, con Andrea e Roberto, che a turno si sostituiscono a Maurizio.  In alcuni frangenti quasi una danza; il pesce esattamente parallelo alla barca, con la lenza che taglia l'acqua a cinque-sei metri dalla barca.   Barca e pesce nella stessa direzione, fianco a fianco, come in una "lenta" gara di velocità.  Ormai, son passati almeno quaranta minuti dall'aggancio; è decisamente maggiore il filo che abbiamo recuperato.  Il pesce per alcuni momenti si intravede in profondità, nel blu scuro dell'acqua; saranno 20-25 metri, è molto vicino alla barca.  Intensifichiamo il combattimento con "pompate" e immediati recuperi della lenza.  Il pesce è sempre più vicino.  La battaglia è durissima ma barca ed equipaggio lavorano con ottima coordinazione; l'adrenalina sale altissima e non fa sentire la stanchezza alle braccia.  Cerchiamo anche di respirare profondamente e regolarmente, non abbiamo idea di quanto possa durare la battaglia;  il tattico  avverte che non  dobbiamo rimanere  a corto di fiato.   Il pesce è nuovamente ad una ventina di metri di profondità, a lato della barca.  Improvvisamente, parte nuovamente e decisamente la lenza, il mulinello canta con decisione, quasi con prepotenza; il pesce cambia tattica, si dirige repentinamente verso il largo, in direzione "ore due" rispetto la barca.  E' in questo momento che capiamo che non è nemmeno un tonno, è questo l'istante che rimarrà indelebile nelle nostre menti.  Il pesce si esibisce in un paio di salti fuori dall'acqua, avvolgendosi e ricadendo sul dorso nel tentativo di incrociare la nostra lenza con la spada.  E' un Marlin !  Sì, è il sogno di ogni pescatore di mare: è il re del mare!  E' (per noi) enorme, bellissimo, fantastico. Non è un sogno. È realtà !  E' una realtà ancora agganciata alla nostra canna !  Dalla nostra barca si leva un boato (a posteriori comprensibile, ma certamente sotto il profilo scaramantico "non propiziatorio).  Nonostante l'euforia non smettiamo nemmeno per un attimo di combattere.   Dopo una decina di minuti, il pesce sembra meno deciso, le sue sfuriate più corte e meno frequenti.  Passiamo con decisione, ma senza sconsiderata frenesia, all'attacco finale.   Pompiamo alzando con forza la canna e recuperando velocemente mentre la abbassiamo.   Lo vediamo nuovamente, in profondità, sotto la barca.   Più volte cerca di incrociare la barca per far impigliare la nostra lenza al motore; in modo coordinato, motore in folle, la postazione di combattimento si sposta da un lato all'altro della barca con la lenza che passa sopra la calandra del motore.   La battaglia è ancora dura e la stanchezza nei muscoli delle braccia si fa sentire.  Ma il Marlin è sempre più vicino, continuiamo a recuperare lenza. Il Marlin è a pochi  metri dalla barca quando parte in un ennesimo attacco.  Punta la poppa, passa a non più di due metri dal fianco della barca nell'angolo di poppa, cerca le eliche (che non trova) ma riesce, purtroppo, a liberarsi.   La canna improvvisamente "morbida" e il "mutismo" del mulinello ci indicano inequivocabilmente che il Marlin è riuscito a liberarsi.  A soli due metri dalla barca !   A soli due metri dall'incredibile !   A soli due metri dall'impensabile (non è periodo di passaggio di Marlin).  Ha vinto il Marlin !  Bravo Marlin !  In un contesto di imprecazioni che si leva in coro dall'equipaggio, recuperiamo quei pochi metri di lenza che ci separavano dalla vittoria, per capire cosa è successo, per capire cosa ha reso impossibile e per pochi metri, il realizzarsi di un sogno.   Si è rotto l'anello di acciaio del moschettone collegato alla girella che tiene il terminale.  Mai avrei ipotizzato nel moschettone il responsabile della mancata cattura.  Certo, è facile ora sentenziare che quel moschettone non aveva un carico di rottura adeguato; è semplice affermare che avremmo dovuto lavorare di più con la frizione (che sino quel momento aveva lavorato benissimo).  Il risultato non cambia; quella preda, il sogno di ogni pescatore, ha vinto la battaglia.  Dopo quasi un ora di combattimento che ha stroncato i nostri muscoli, siamo riusciti a portare il Marlin a soli due metri dalla barca.  Due soli metri.   Due soli metri, che diventano chilometri di differenza dalla soddisfazione della cattura.   Ha vinto il Marlin !   Ritornati in porto, a conferma che anche nella pesca la fortuna ha un ruolo importante, Bruno ha giudicato "eccezionale" l'aggancio del Marlin; non è periodo e lo stesso rapalà non è l'esca più indicata (il Marlin ha preferito quello con le sfumature verdi e gialle).  La legge "non scritta" del mare, impone di liberare gli esemplari inferiori ai 300 kg; avremmo quindi comunque liberato il nostro Marlin.   Ma tra la nostra volontà e quella del pesce, la lunghissima, inarrivabile, chilometrica, distanza di due metri.  Rimane un ricordo ugualmente bello e ........una convinzione: non smetteremo di sognare ...  arrivederci Tarrafal !



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Commenti alla pagina (40)

Maurizio il 07/04/10 alle 21:33
Ciao Ragazzi/e sono il Tattico(maurizio)mi fa piacere che il nostro racconto vi abbia fatto emozionare e sognare. l'articolo è stato redatto durante il volo di ritorno sulle ali della meravigliosa esperienza dei sette Milanesi, partiti senza conoscere le tecniche di pesca in quelle meravigliose e generose acque oceaniche. se volete maggiori informazioni non esitate a chiedere....
Andrea Pirovano il 08/04/10 alle 18:38
Caro maurizio, ho trovato in Sardegna un rapala sulla spiaggia della Cinta. Che non sia il tuo??????????? A parte la battuta spero proprio di condividere con te, il prossimo anno, le stesse emozioni forti che hai provato tu. Ciao, il tuo amico Andrea
fabio il 09/04/10 alle 10:36
grandi, emozionante racconto letto in un sol fiato. comunque sia il marlin ha fatto la sua brava parte e alla fine va bene cosi' ci sara la rivincita!!! Ciao Fabio
Piero il 18/04/10 alle 22:19
Il racconto è bello e avvincente e la pesca è uno dei miei sport preferiti, anche se quella di mare non è per me, spero di poter leggere un'altra avventura con un bel lieto fine!!!! Concludo dicendo che il Marlin VA PRESO!!! Ciao da Piero (il fruttivendolo).
fabio genova il 02/04/10 alle 11:02
grande a maggio vado a boa vista ora sono esaltato
Alessio il 04/04/10 alle 01:56
C'è mancato proprio un pelo!!!! veramente di poco....ma ci stava sulla barchetta il marlin??! dovevate andare li con il titanic....hihiih... dai vi rifarete la prossima volta!!! (p.s. wow....un articolo da vero giornalista!!)
stefania il 04/04/10 alle 18:29
Ciao Maurizio, ho letto l'articolo e al di là del fatto che di pesca non ne capisco proprio niente ( no so neanche distinguere un pesce fresco da uno surgelato), e che solo leggendolo mi è venuto il mal di mare ( quanto erano alte le onde? MA SIETE MATTI?) avete trasmesso un tale entusiasmo..!! Immagino sia stata una meravigliosa vacanza. ( e poi mi è piaciuto immaginare questo gruppo di uomini partiti dal grigiore di Milano e sbarcati in un Paradiso). Bravi. Se non fosse che sono donna, che ho paura del mare mosso, che il significato della maggior parte dei termini tecnici riportati nel vs. articolo ho dovuto guardarla sul vocabolario, la prossima volta sarei venuta con voi. ( a fare da contrappeso sulla barca). Bacio.
bruno il 07/04/10 alle 10:42
ciao banda ( maurizio dario massimo tiziano andrea roberto michele )milanesi per caso. vi do le ultime notizie dal mio paradiso ( tarrafal di sao nicolao capoverde )oggi ero sulla terrazza che bevevo il caffe e la mia balena è venuta a trovarmi col suo piccolo è rimasta tre giorni poi se nè andata ( viene tutti gli anni a marzo aprile ) per la pesca iniziano i tonni 15 20 kg e gli wuaho (barracuda giganti ) nel paese tutti reclamano la vostra presenza (la vostra felicita è stata contagiosa per tutti gli abitanti)ora un saluto dal vostro vecchio bruno che vi aspetta sempre. alle prossime ciao
massimo il 16/03/10 alle 22:21
ciao maurizio, l'articolo ed e' bellissimo, mi sono immedesimato nel racconto del marlin e alla fine sono rimasto male io immagino voi, vederlo a 2-3 metri dalla barca e poi perderlo. mi sa che quell'avventura te la porterai dentro x sempre. ciao a presto grande.
Alessandro il 17/03/10 alle 19:54
La prossima battuta di pesca ci voglio essere anche io... Alessandro
aladino il 05/05/10 alle 15:04
belle foto d'avventura di pesca , articolo appassionante e coinvolgente alla prochiene dino
Angelo il 22/04/10 alle 14:59
Sono contento per voi per l'esperienza che avete provato e per le emozioni che avete saputo suscitare nei lettori del vostro racconto. Sono contento per il Marlin (dalla descrizione sembra che per lui non sia la prima esperienza di pesca). Bravi anche per i consigli che avete dato per chi vorrà seguirvi in questa prova di sfida con la natura. Bravi! ^_^
giuliana il 01/05/10 alle 20:25
Racconto veramente entusiasmante, non solo per mio marito, pescatore dilettante, ma anche per me... letto tutto d'un fiato. Anche a me ha ricordato il racconto letto molto tempo "il vecchio e il mare" stessa tenacia ... Mio marito ha trovato molto interessante gli "artificiali" usati e con "l'anima" del pescatore capisce il vostro sconforto di aver perso il marlin per un moschettone ..... memore delle spaccate di filo del "12" nella cattura del cavedano a 2 mt dal guadino. Bellissima avventura e ancora complimenti...
isa il 10/04/10 alle 16:38
bella racconto...una lotta all'ultimo sforzo..andata come andata, però certe esperienze sono costruttive e rimangono a vita...un po come "il vecchio e il mare" di Hemingaway.. =) chissà che spettacolo naturali lì...belle foto!
Enrico il 22/04/10 alle 11:41
Molto appassionante, ottimo stile, realistico e essenziale. Gli autori sono degni di essere affiancati a Melville e (naturalmente) Hemingway!
raffaele il 19/02/10 alle 22:20
grandi veramente grandi, peccato per quel Marlin.
cinzia il 21/02/10 alle 15:39
bravi, bravi!!!:-)
roberto il 22/02/10 alle 11:47
COMPLIMENTI OTTIMO ARTICOLO E BELLISSIMO RACCONTO DELLA CATTURA SVANITA DEL MARLIN. PECCATO SARA' PER LA PROSSIMA.................... CIAO ROBY
CLAUDIO il 22/02/10 alle 16:38
Be'. Per me che sono un appassionato di montagna , questo resoconto e avventura di mare lo trovo molto coinvolgente . Fa venire voglia di provare , almeno una volta , le emozioni provate da voi . Mai dire mai , chissa' che un giorno toglero' gli scarponi da montagna e prendero' in mano una canna da pesca per ingaggiare una gara con qualche grosso pesce...ma non so'. Io soffro di nausea anche sulle altalene dei parchetti... ciao Maurizio , e complimenti.
adele principe il 24/02/10 alle 22:21
articolo bellissimo descrizione viaggio e vostre splendide giornate in mare veramente suggestive e foto altrettanto belle.......bella compagnia e alla prossima avventura bravi e in culo alla balena
franco il 03/03/10 alle 09:11
articolo molto appassionante ed interessante,belle foto,ottime catture,complimenti!!
EDOARDO il 03/03/10 alle 10:10
Il contatto con il mare, gli spruzzi dell'acqua, le vibrazioni della canna e l'incognita della preda sin quando non la catturi produce una sensazione primordiale che ti da una carica dimenticata da noi che pensiamo solo alla nostra vita quotidiana. Bello!!!!
erik il 04/03/10 alle 21:51
Vince il marlin, sarebbe stato troppo facile tirarlo su alla prima occasione..ma lui lo ha fatto per voi.. è un invito a tornare e riprovarci! Complimenti per l'avventura, BRAVI!
stella il 04/03/10 alle 21:54
complimenti!!! a quando la prossima?
danilo il 05/03/10 alle 09:54
come va tutto bene
Eleonora ex collega il 05/03/10 alle 14:06
Abili e coraggiosi bravi!!!!!!Aspettiamo il racconto di un 'altra bella esperienza come questa!!!!!!!
SERE il 05/03/10 alle 22:23
Ciao Maurizio Articolo spettacolare, leggendolo mi sembrava di essere là con voi, che bella "avventura", uno spettacolo, veramente! Anche le foto, veramente belle. Sono contento che tu abbia fatto questa vacanza, mi sembra di aver capito che nè sei rimasto entusiasta.
gabry il 06/03/10 alle 14:56
a lè n'àrburela!
nipote di Bruno il 04/03/10 alle 15:01
complimenti per l'avventura! il vostrò traguardo sarà vicino! e complimenti per l'articolo!!
TIZIANO il 09/03/10 alle 13:53
Quasi quasi fate invidia a Emingwey,complimenti per l'articolo davvero avvincente. Ciao,Tiziano.
RED il 09/03/10 alle 13:14
bellissima esperienza ,inoltre credo che anche l'ambiente naturale sia meraviglioso . il mio unico cruccio è che purtroppo non potrò mai avventurami in una esperienza simile .........soffro il mal di mare pensate sto male solo ad andare sul pattino .
Cristina il 10/04/10 alle 21:31
Bellisimo il racconto siete riusciti a trasmettere le vostre emozioni e fatiche che avete provato ,avevo la sensazione di sentire i vostri stati d'animo.Bravi davvero.Sono rimasta senza parole quando ho letto la misura del "piccolo"Marlin.Ragazzi...Alla prossima,cristina.
Giuliano il 26/04/10 alle 15:49
Ciao, il racconto l'avevo letto e mi era già piaciuto. L'ho riletto e mi piace ancor di più. Grande avventura..... Non come quelle vissute nei mari Sardi (scherzo ovviamente). Un poco di dispiacere, perchè l'amico Maurizio e l'amico Dodo, non avrò il piacere di vederli nelle vacanze di agosto e mi mancheranno molto (e non solo perchè essendo ottimi pescatori...... ci mancheranno alla sera.......). Un abbraccio. Giuliano.
Max il 03/05/10 alle 15:55
Ciao Ragazzi....complimenti vivissimi ...ottimo racconto.. Mentre vi stavo leggendo mi stavo immaginando la cattura!!quell'emozione è una cosa indescrivibile la senti solo se sei davvero uno appassionato di pesca! peccato per il Marlin ...sta volta ha vinto lui ed è giusto così forse...(lo dico perchè è giusto che a volte vinca la preda, ne ha tutto il diritto). E' vero che quando è in barca è un'altra cosa, lo puoi fare vedere agli amici, lo puoi immortalare con delle foto, te lo puoi mangiare e finisce tutto li!!...ma l'emozione di averlo combattuto è solo la tua e non si cancellerà tanto facilmente...quella ti rimane dentro. tutto il resto è noia!!! alla prossima Massimo
Roby il 04/05/10 alle 12:39
Anche se non sono per niente informato nè interessato alla pesca...questo vostro viaggio dev'essere stato bello ed emozionante! ;)
Domenico il 11/05/10 alle 11:29
Un saluto ai milanesi per caso , un racconto appassionale e coinvolgente per un pescatore come me, che ama la traina , fantastici nel agganciare a gennaio un marlin fuori stagione e la cosa più eccezionale , di aver giocato con Lui per circa un' ora, e di averlo tenuto con le semplici ancorette di un rapala dopo due evoluzioni fuori dall'acqua credo che il peso del vostro marlin si stima da solo, dal vostro racconto fate intendere che è stata la prima uscita per Voi a Marlin ! Cosa dire dopo il fattore C bravi, veramente bravi! un applauso da Domenico
Marcello il 16/04/10 alle 21:42
Un ciao a Maurizio e ai suoi amici pescatori! Articolo scritto in pieno stile vacanziero e carico di entusiasmante e contagioso amore per il mare e la pesca. Complimenti! E complimenti anche per il coraggio e lo spirito d'avventura...Se penso che io sono preoccupato anche quando navigo sul traghetto per Olbia... Attendiamo però la seconda puntata! A proposito: Io ovviamente tifavo per il Marlin...;-)
Roberto Scalia il 11/04/10 alle 14:40
Sensazionale descrizione di una incredibile esperienza ! Il racconto è veramente avvincente anche per un profano della pesca come me. Davvero peccato per il Marlin. Mi auguro che proverete a catturarlo nuovamente. La prossima volta vincerete voi !
Andrea il 13/04/10 alle 18:15
Cari ragazzi, complimenti per l'articolo e per l'esperienza che avete vissuto.........cosa dire una grande fortuna prendere il "RE" del mare,non è da tutti vivere una esperienza tipo il vecchio e il mare......,importante di averlo sentito,visto ma più che altro sentire la forza e la combattività. Bravi!!!! Banda......
denise il 13/04/10 alle 18:49
ciao!!!! bellissimo racconto... e bellissima avventura anche se nn capisco niente di pesca... bacio e spero di leggerne un altro cm questo :)

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