Il portale della Pesca Sportiva e dei Pescatori Tecniche, itinerari, località per pescare, prodotti consigliati, i pesci, le canne, le esche, le pasture

Lampughe

di Roberto Ripamonti pubblicato il 18/07/10

In qualsiasi modo venga chiamata nel mondo, lampuga, dorado, dolphinig, lampuki, mahi-mahi, stiamo parlando di una preda tra le più interessanti del panorama sportivo. La Coryphena hipparus è una pesce distribuito omogeneamente in tante acque di tutto il mondo che viene amato da milioni di angler per la spettacolare serie di salti e di difese violente che mette in atto durante il combattimento.
Laddove si trova qualche cosa di galleggiante, sia esso un relitto oppure un tappeto di alghe o un semplice secchio è facile trovare un grande branco di lampughe che trova riparo, sempre pronta a partire all’attacco non appena il nostro artificiale passa da quelle parti. Laddove una prima serie di lanci non dovesse produrre catture o inseguimenti, non bisogna perdere la pazienza ma investigare più in profondità perché è spesso possibile che il branco sia affondato a causa della nostra presenza. In altre occasioni, incuranti delle imbarcazioni, si muovono compatte senza timore e attaccano tutto ciò che di veloce viene fatto muovere sulla superficie dell’acqua.
Da qualche anno anche il Mediterraneo, in passato avaro di catture di grande taglia, ha cominciato a produrre lampughe simili nelle fattezze a quelle dei più pescosi e caldi mari del mondo per cui, da prede di poco superiori ai 4-5 chilogrammi come massimo, si è passati a notizie e combattimenti di prede oltre i 15 kg con l’aprirsi di orizzonti di pesca davvero interessanti anche nelle nostre acque.

Un po’ di biologia.
Le lampughe sono un pesce con un alto tasso di crescita ed un periodo di fecondità riproduttiva davvero limitato. La incredibile colorazione cambia facilmente in funzione degli ambienti e ben pochi pesci riescono ad assumere tonalità così entusiasmanti ed altamente visibili. Si passa dal blu al verde passando per varie tonalità di giallo ed azzurro in un trionfo di cromaticità davvero unica.
L’attuale record IGFA “all tackle” indica una preda di 39,46 kg sebbene esemplari più grandi siamo stati catturati in vari momenti e parti del mondo.
E’ interessante notare come esista una definizione tra i grandi maschi di taglia che assumono hanno un muso molto rotondo ed un aspetto particolarmente aggressivo e che nel dizionario IGFA vengono definite come “Bull” (Toro) mentre le fattrici (femmine), mantengono un muso più rotondo e delicato nel profilo e vengono comunemente chiamate “Cow” (mucca).
La vita riproduttiva delle lampughe è relativamente breve ma, la quantità di uova prodotte è estremamente alto, circa un milione rispetto ad una media di 250 mila di un qualsiasi altro pesce di taglia.
Uno degli aspetti più incredibili delle lampughe sta nel tasso di accrescimento che è davvero unico al mon do se si pensa che un pesce di 13 kg può avere anche solo un anno di vita. D’altra parte chi conosce alcune “nursery” di lampughe può facilmente osservare come nel giro di poche settimane lo stesso branco riesca a crescere di misura in modo davvero esponenziale per cui anche nel Mediterraneo, un pesce di 3 etti catturato ad agosto può essere una preda da 5 chilogrammi solo 6 mesi dopo.
In linea di massima la loro crescita è calcolata in 15 centimetri al mese.
La voracità con cui le lampughe si alimentano e che giustifica il tasso di accrescimento è spesso il loro punto di debolezza poiché è raro non averle in piena attività anche in pessime condizioni di pesca e i loro attacchi contro i  branchi di piccoli pesci crea delle situazioni di autentica mattanza verso cui le imbarcazioni si indirizzano ad alta velocità, ben sapendo di avere a che fare con una preda che non tarderà mai ad attaccare.

Regole etiche
Trovarsi davanti ad un branco di lampughe significa avere decine di catture senza alcuna difficoltà e il rischio di mattanza è troppo alto se non ci fermiamo e cambiamo atteggiamento mentale. Fero restando che esistono i limiti per angler che parlano chiaramente di 5 chilogrammi, superare questo valore è eccessivamente facile e non ha alcun senso. Recentemente ho assistito ad autentici massacri da parte di decine di pescatori che . ignari di ogni regola hanno continuato a buttare in barca decine di esemplari di pochi etti senza comprendere che le stesse catture sarebbero state immensamente migliori solo ad aver la pazienza di attendere qualche settimana. Ma la lampuga, proprio per la tecnica di combattimento fatto di fughe e di salti violenti, tende a distruggersi rendendo spesso impossibile il rilascio sicuro se non attuiamo una serie di precauzioni che vanno dalla rimozione della ancorette per amo singolo, fino alla rimozione completa degli ardiglioni dell’amo. L’attacco è sempre talmente violento che un singolo amo riesce sempre perfettamente a compiere il suo dovere senza ferire profondamente la preda nel uso o lungo il corpo. Troppo spesso infatti, sganciandosi l’amo in bocca  la lampuga rimane ferrata in altre parti con danni che troppo spesso impediscono un release sicuro.
Anche il contatto con le nostre mani può rivelarsi difficile perché si tratta di un pesce  che continua la sua difesa anche in barca muovendosi in modo scomposto ed impossibile da bloccare senza causargli danni. Molto meglio ricorrere ad una slamatura direttamente in acqua con una pinza a becco lungo affinché l’artificiale non rischi di colpire le nostre mani. Un colpo secco sull’amo in genere è sufficiente a liberare la preda che in un attimo riacquista la sua libertà.

Rumore………rumore!
Le lampughe si prendono facilmente a traina ed in Oceano , la presenza di esemplari oltre i 20 kg porta a usare attrezzature da 30 a 50 libbre sebbene mi sembra che un simile approccio sia sovra dimensionato. I risultati migliori si hanno a spinning in una pesca di ricerca dei tanti segnali che i branchi ci offrono. Mangianze impazzite i primis ma anche , salti isolati, inseguimenti in superficie e tutte le volte che troviamo qualche cosa che galleggia sotto cui i branchi sono in attesa. Spesso, nell’area in cui si vedono gabbiani placidamente seduti in acqua, si trovano ottimi branchi e qualche lancio isolato riesce sempre a portare a casa un buon attacco. La velocità negli spostamenti e la possibilità di cambiare artificiali in un istante rende questa pesca molto di manica rispetto alle attese della traina o peggio, dell’esca naturale che, per una preda così sportiva mi pare meno piacevole. Osservare un gruppo di saette colorate spostarsi verso le nostre esche è uno spettacolo che da solo, merita l’uscita di pesca per cui è bello ricercare questo genere di emozioni. Personalmente ho imparato a cercarle a spinning rinunciando alle altre tecniche perchè le emozioni che da l’artificiale sono davvero uniche. Grazie ad un amico carissimo, Roberto Ursino, ho scoperto che è davvero possibile cercare le nostre prede e non sono quelle, scovarle in mezzo al mare e passare delle ore assolutamente emozionanti usando attrezzi leggeri e piccoli mulinelli 2500 o 3000 caricati con un sottile intrecciato da 20 libbre. Ne scaturiscono lanci lunghissimi e tempi di recupero dilatati soprattutto se si ricorre a qualche jerk che va vitalizzato con strappi decisi e mai troppo continui. Una tecnica di pesca in cui la fantasia e l’audacia spesso premia più di qualsiasi altra cosa sia quando andiamo a lampughe che, in altri casi ad alletterati, leccie stella, sgombri e a qualsiasi dei tanti predatori che possono correre dietro ai nostri artificiali.
Le lampughe non guardano per  il sottile il tipo di artificiale che stiamo usando per cui minnow, jerk, popper o saponette dai colori vivi sono sempre ben accette l’importante è che creino rumore. Questa sembra sempre essere la chiave di volta per far partire l’attacco e iniziare lo spettacolo fatto di una difesa veramente impressionante anche quando la preda non è di grandi dimensioni. In queste fasi si capisce l’importanza di avere ami senza ardiglione ed aver rimosso le ancorette; i danni che si possono creare sul corpo della malcapitata possono anche impedirci un rilascio sicuro per cui…beh è inutile continuare perché abbiamo già speso molte parole. E’ altrettanto impressionante vedere che attorno alla lampuga che combatte nuotino in formazione, molti altri esemplari al punto di aver visto con i miei occhi un secondo attacco sullo stesso minnow che aveva parzialmente in bocca una prima lampuga. Una doppietta non cercata né auspicata ma il chiaro segno che, quando le nostre amiche sono in caccia i freni inibitori spariscono!






Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)
*La tua email non sarà pubblicata
Autorizzo il trattamento dei miei dati secondo l'informativa privacy.
Codice di controllo
Scrivi i caratteri rispettando MAIUSCOLO e minuscolo.


Profili



Scrivi all'esperto

scrivi a esperto pesca

App navionics

app POL

APP PESCAREONLINE

Sponsor
Iscrizione Newsletter

Accetto le condizioni della privacy