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EMOZIONI, MEMORIE E RACCONTI DI PESCA DI UN SIGNOR NESSUNO - 2° parte

Di Prefazione di Roberto Granata testo di Enrico Sordi pubblicato il 15/09/25

Eccoci alla seconda ed ultima parte di quello che è un vero e proprio riassunto di tanti anni vissuti sull'acqua con spirito di osservazione. Ed è proprio quello che, a dispetto di tante novità che possiamo avere "a portata di canna",può forse mancare al pescatore degli ultimissimi anni. Suggerisco quindi di leggerlo con "occhio attento", proprio perché un connubio di esperienza e novità può portare spesso ad una "crescita alieutica "in chi la sa ben interpretare. Una serie di esperienze che, leggendo, sembrano trasportarci in un mondo senza tempo. Tempo che, in fondo, i pesci non conoscono. Via allora con le parole di Enrico, ancora una volta nel ricordo del nostro amico comune,il grande Giandomenico Bocchi.

Quando ritorno da pesca sono amico di tanti (non di tutti). Uno di questi è l'amico B. ex pescatore alla passata "convertitosi" (si fa per dire) allo spinning. Quella volta B. pesca utilizzando un nylon dello 0,16 e un minnow di 3 cm... Dice: "voglio tentare i persici reali, perché là ci sono sempre stati e la mia attrezzatura leggera è sufficiente allo scopo". Replico: "sì, una volta, ormai è diventato il regno dei siluri". Per maggiore sicurezza io pesco con attrezzatura robusta, meglio non rischiare, non si sa mai. Come si suol dire l'esperienza insegna; cinque siluri catturati hanno dato ragione alla mia previsione. C'è però un particolare da sottolineare, e lo dico a denti stretti; i siluri li ha presi lui... Purtroppo sono arrivati i siluri. No, non ne voglio parlare perché non mi stanno simpatici e perché non voglio alimentare polemiche. Dico solo una cosa e poi non ne parlo più: quando nuotano hanno un movimento sinuoso, quasi serpentiforme, che fa venire in mente il nostro pesce serpentiforme per eccellenza, l'anguilla. Bene, ma cosa c'entra tutto questo con le esche artificiali? Assolutamente niente in teoria, in pratica invece... Osservo il pioppeto allagato dopo la piena e qualche bollata qua e là testimonia la presenza di qualche pesce venuto a curiosare. Provo con il minnow galleggiante. Dopo qualche recupero a vuoto ecco la classica botta. Lei, sì proprio un' anguilla, ha deciso di collaborare. Pensavo fosse un boccalone, un persico, magari un luccio, invece per l'ennesima volta un'altra sorpresa, un'altra avventura da ricordare e da raccontare. Tutto qui. Per l'ennesima volta un pesce teoricamente non ritenuto da spinning, al passaggio dell'artificiale si comporta alla pari del predatore indipendentemente dal motivo dell'attacco, che può essere per fame, irritabilità, curiosità, protezione del proprio territorio e altro ancora. Quindi, anche dopo ore ed ore che peschiamo a vuoto pensiamoci bene prima di abbandonare; in un attimo tutto può cambiare, anche per una situazione fortuita. Proprio come quello che mi è capitato dopo una giornata balorda sotto tutti i punti di vista... Entro deciso in acqua con i cosciali, strofinando vigorosamente le suole sulla ghiaia per togliere il fango residuo, intorbidendo l'acqua. La corrente porta a valle la "nuvola" in mezzo alla quale una serie di bollate e sciacquii mi fa capire che qualche cosa di commestibile risveglia dal torpore i pesci presenti. Rimonto la canna, rilancio il rotante nell'acqua torbida e, come per magia, alcuni cavedani hanno salvato il cappotto. Ho provato a ripetere questa operazione nelle giornate negative in fatto di catture, ogni tanto funziona.

Con il passare degli anni non ho più come priorità assoluta quella della cattura a tutti i costi. Va da sé che quando questo capita non resto certo insensibile. E se non capita? Poco male, osservo altri particolari. Per esempio, un'alba che colora di rosa la rugiada mattutina e la superficie dell'acqua, la quale da lì a poco tornerà al suo colore naturale fino al successivo tramonto, che oltre a mitigare l'eventuale canicola estiva "incendia" l'orizzonte in un caleidoscopio di colori trasformando la monotona pianura in un magnifico spettacolo che ripaga in pieno un' eventuale giornata avara di catture. Prova ne è che ricordo più volentieri alcune scene di vita vissuta veramente emozionanti che ho avuto la fortuna di osservare e che vorrei raccontare...

Sto camminando lungo la riva di un piccolo corso d'acqua che sfocia nel vicino fiume. Vedo l'erba tra il bagnasciuga muoversi con qualche sciacquio; incuriosito mi avvicino carponi e vedo una grossa femmina di luccio con quattro lucciotti maschi intenti nella frega. Solo guardare la scena sarebbe stato esaltante, però ho voluto andare oltre. Durante il loro passaggio ho messo la mano in acqua fino ad accarezzarli. Erano talmente concentrati nei loro "doveri coniugali" che imperterriti hanno proseguito per la loro strada. Veramente emozionante. Come lo è dal mio punto di vista la prossima avventura.

Sto percorrendo il ghiareto parallelo ad un raschio, il quale perde la sua violenza allargandosi e formando a valle una piana. Noto qualcosa di strano, non capisco... Sembra che dalla piana per poi salire sul raschio ci sia l'acqua che aumenti in altezza. No, è impossibile. Ci fosse stata una piena improvvisa posso capire, ma come detto il volume d'acqua aumentava da valle verso monte! Entro in acqua e resto pietrificato dallo stupore. Una legione sterminata di barbi, nuotando controcorrente, per una logica legge fisica alzava il livello dell'acqua creando uno spettacolo incredibile. Ero in acqua con i cosciali restando immobile, formando un ostacolo alla loro avanzata. Poco male, arrivati in prossimità si dividevano per poi riunirsi a monte proseguendo per i fatti loro. Meraviglie della natura, a cui se si ha la fortuna di assistere restano impresse nella mente per sempre.

Come posso dimenticare la quantità impressionante di savette,che mettendosi in diagonale e facendo leva con la bocca sul fondo per mangiare chissà cosa, mandavano lampi accecanti in ogni direzione? Mi spiego meglio con un esempio "terrestre". Mettiamoci spalle al sole e proviamo ad immaginare centinaia di persone di fronte a noi ognuna delle quali agita uno specchio...

Meno spettacolare ma altresì interessante è la scena dove vedo una grossa femmina di lucioperca mentre sta deponendo le uova in pochi centimetri d'acqua. Operazione rimandata più e più volte perché si accorge che dietro di lei due breme sono pronte a lanciarsi sul succulento banchetto. In pratica si sono invertite le parti. La grossa fattrice scappa inseguita dalle sue potenziali prede. Lei non può attaccarle, perché in quel momento deve perpetuare la specie.

Racconto l'ultima, poi torniamo a pescare.

Sono seduto sulla massicciata, ed alla mia sinistra vedo in acqua un certo movimento. Incuriosito alzo lo sguardo e noto la schiena grigiastra di un pesce sui 30 cm che scende trasportato dalla debole corrente. Beh, 30 cm non è poi un granché... certo, se fosse lunga 30 cm. Questa è larga 30 cm... La lunghezza? Di sicuro oltre i due metri. È lui, la memoria storica delle nostre bistrattate acque, lo storione. Lentamente, dopo aver fatto qualche evoluzione, si inabissa e se ne va. Invece no. All'improvviso dallo stesso punto risale in verticale "a candela", ripetendo la scena per due volte, per poi sparire definitivamente nella profonda corrente. Forse, vedendo che c'era un ignaro spettatore, ha voluto regalargli un meraviglioso spettacolo. Sto rincasando ed il vicino di casa, anche lui pescatore, vedendomi arrivare esclama: "come è andata?" Rispondo: "benissimo". Lui "cosa hai preso?" Io "niente". Si avvicina per capirci qualcosa. Gli racconto dei lucci in frega, dello storione, le savette che lampeggiano, ecc... Lui replica dicendo che se si va a pescare e non si prende niente forse sarebbe meglio dedicarsi a qualcos'altro... Resto senza parole. Come si fa non emozionarsi quando la natura ti offre questi regali? Come ci si può arrabbiare se non si catturano pesci ma si possono godere simili spettacoli? Stendiamo un velo pietoso e come promesso ritorniamo a pescare.

Acqua quasi immobile, profondità di circa due metri con attività superficiale tipica dei cavedani. Come da regola, dopo il lancio recupero il filo in bando in modo tale da far ruotare il cucchiaino appena questo tocca l'acqua (un minimo di tecnica ci vuole) . L'attacco è immediato. Solo che al posto del presunto cavedano abbocca un lucioperca seguito da altri due. Prendere tre lucioperca "in battuta" a galla non mi era e non mi è più capitato. Per essere una specie che ama l'agguato sul fondo...

Quando penso a queste avventure strane e curiose mi chiedo se possa accadere qualcosa di nuovo che mi faccia emozionare. Mi accontenterei di rivivere ogni tanto questi fatti, ma come si sa Madre Natura è sempre piena di sorprese...

Vedo una piccola rana vicino ad un corso d'acqua. Al mio passaggio si tuffa facendo ribollire l'acqua in modo esagerato. Possibile che un animaletto del genere riesca a muovere tutta questa acqua? Sarà stata predata? Ma da chi? Boccaloni e lucci assenti da anni, cavedani una volta. Lucioperca? Possibile. Aspio? Probabile. L'innominabile non lo menziono perché non mi è proprio simpatico, l'ho detto e lo ripeto! Lancio il piccolo tandem in quel momento attaccato al moschettone. Al terzo lancio ecco la botta in canna.Coooosa! Una Breme! Proprio lei. Pesce di nessun pregio, è vero, però vedere che tale pesce possa predare una rana per poi lanciarsi come una furia verso un rotante tandem credo lasci allibita la stragrande maggioranza dei fortunati che possono assistere a tale scena. Per quel che mi riguarda è un caso unico, però è capitato E per tale motivo ancora di più resta impresso nella memoria. Lo ripeto, credo sia logico che salpare il luccione della vita o boccaloni e cavedani di svariati chili faccia la felicità di tutti i lanciatori. Però vedere l'artificiale attaccato da breme, savette, barbi, pighi e temoli è molto più interessante per quanto riguarda la sorpresa,la stranezza dell' evento.Sembra che la natura ogni tanto si diverta a sovvertire alcune regole. Anch'io ho le mie regole da seguire: anarchia,fantasia,inventiva,olè!!! Tranne una che mi sono imposto, tutti meno una.In pratica, i pesci che catturo ( se e quando li catturo ) li libero tutti tranne uno, il quale finisce "gloriosamente" in padella con aromi vari; lo trovo sublime. Dopo aver catturato un bel lucioperca decido che questo è il" meno uno". Dato che ho ancora parecchio tempo a disposizione prima di rincasare infilo la mia cattura nel retino e la deposito ben viva nella vegetazione acquatica per non aver nessun impaccio durante il mio girovagare.Al ritorno eseguo le" operazioni di pulizia" del pesce, dal ventre del quale estraggo una carpa di 15 cm. Normale, dato che il predatore misura 75 cm. Però non è normale che la carpa dopo essere stata predata, dopo aver passato più di due ore in pancia al predatore sia ancora viva! Incredibile o assurdo,è successo veramente. Dopo averla depositata in acqua," lei",piuttosto intontita (vorrei vedere)se n'è andata per i fatti suoi. D'accordo che le carpe sono animali estremamente rustici, resistenti all'inquinamento e relativamente semplici da allevare, però non pensavo fossero " immortali". Nelle nostre acque di carpe ce ne sono veramente tante e di tutte le dimensioni, e tanto per cambiare la prossima avventura ha come protagonista questo ciprinide. Veramente avrei dovuto raccontare l'accaduto nella parte dedicata alle emozioni provate senza pescare per poter dare una certa logica. Però, dato che non c'è niente di ordinato e organizzato la racconto adesso. "Se piace piace, se non piace Piacenza"(Leonardo Manera dixit). Sono sul bagnasciuga. Alla mia destra vedo muoversi alcuni ciuffi d'erba semi affioranti per il passaggio di una carpa, la quale ora si muove, ora si ferma aspirando il fango nutrendosi di chissà cosa per poi sputare l'eccesso. Mi viene un'idea. Questa volta non striscio vigorosamente sul fondo come in precedenza, ma alzo e abbasso a a ritmo alterno i piedi formando alcune nuvolette di fango. La carpa si avvicina, aspira e se ne va probabilmente contenta del gentile omaggio. Ecco ora che ritorna. Questa volta si piazza in diagonale con la testa rivolta verso il fondo tra i miei piedi divaricati restando immobile. Sembra che voglia aspettare qualcosa. Vuoi vedere che?... Ripeto l'operazione alzando a ritmo alterno gli stivali e per tutta risposta la carpa aspira di nuovo allontanandosi con calma. Non dico che è successo per la terza volta, perché non sarei credibile. Però è successo veramente. Che sia stata una carpa pollo scappata da qualche laghetto adibito a pesca sportiva? Forse è più probabile che sia Madre Natura a regalarci tutto questo.Basta trovarsi nel posto giusto al momento giusto, tutto qui. Consultando i vari appunti e " pescando" nei ricordi, ci sarebbero altre entusiasmanti avventure da raccontare, però non vorrei essere noioso e ripetitivo, soprattutto per chi ha avuto la" terrificante sventura "di leggere quanto sopra. Beh, dopotutto posso capire che l'inizio di quasi tutti i racconti, essendo più o meno:" lancio l'artificiale, lo recupero alla bell'e meglio, sento la botta in canna, ( forse) prendo il tale pesce" possa essere monotono. Per quel che mi riguarda no di sicuro. Perché vivendo in prima persona questa esperienza mi accorgo che c'è sempre quel tal particolare che fa la differenza.
DIVAGANDO UN PO'....
C' erano una volta e ci sono ancora.
Autunno;cadono le foglie, tempo di lucci .Nel tal periodo da più di 40 anni per nessuna ragione al mondo manco all'appuntamento, alla caccia al grande e vero sovrano delle nostre acque. Quella volta sto percorrendo la riva del canale che da lì a poco sfocia nella lanca. Mi fermo qua e là ad osservare la superficie dell'acqua per cercare qualche parvenza di vita. Niente di niente, che tristezza.Ricordi,ricordi,ricordi. Persici reali e lucci presi con il Martin adeguato, boccaloni con... tutto. Pesci gatto e anguille a fondo con il verme,(alcune volte anche con l' ondulante). Tinche anche di due chilogrammi con il mais. E le scardole? Certe sventole catturate con i rotanti recuperati in prossimità delle fluttuanti erbe sommerse.... Sparito tutto, anche le erbe. Olé.Sento un debole sciacquio. La curiosità di vedere cosa l'abbia provocato è tanta. L'adrenalina sale. Sale anche la bilancia sapientemente manovrata dal pescatore. Beh dopotutto la vita c'è,non è acquatica ma terrestre; pazienza ,accontentiamoci.. Mi fermo ad osservare gli innumerevoli " su e giù" con il risultato di vedere gli archi della bilancia piegati e la rete sempre tristemente salpata a vuoto.Stanco di continuare a setacciare l'acqua, anche perché a suo dire le 83 primavera si fanno sentire, si siede per fare quattro( mila)chiacchiere.
Ricordi,ricordi,ricordi. Quando vede che al moschettone della mia canna è agganciato un grosso tandem artigianale con tanto di fiocco finale, si blocca di colpo guardandomi fisso negli occhi. C'è qualcosa di strano. Scuote leggermente la testa, accenna un sorriso e inizia a raccontare un fatto che gli è rimasto impresso. Dice: da quando pesco è la seconda volta che vedo usare un cucchiaino così grosso.La prima volta è stata nell'autunno 1984 da un MALCAGAD (testuale) che... Sento un brivido lungo la schiena. Lo interrompo di colpo scusandomi e proseguo io. Dico:" Mentre tu stavi pescando con il vivo quel MALCAGAD ha catturato un luccio di 85 cm., che ha poi liberato, con un simil tandemone a 10 metri da te "Incredibile. Dopo 40 anni, per colpa o per merito di quell artificiale casualmente ci siamo ritrovati chiudendo il cerchio. Ci siamo abbracciati e salutati, io con il cuore a mille, lui con una lacrima che gli scendeva lungo la ruga del volto. C'erano una volta e ci sono ancora.

A PROPOSITO DI LUCCI...( DEDICATO A CHI NON C' ERA).

Inverno 1985. Poco più che ventenne "friggevo" per l'impossibilità di andare a fare i consueti quattro (mila) lanci. Neve a più riprese fino alla soglia del metro d'altezza, ghiaccio dappertutto con temperature prossime ai -15° senza contare certi nebbioni, i quali mettevano a repentaglio l'incolumità fisica di chi, come me, giocoforza doveva recarsi al lavoro percorrendo quotidianamente le strade ghiacciate. Un vero incubo. Raramente una discreta ma gelida brezza spazzava il perenne nebbione, il sole faceva capolino regalando un paesaggio fiabesco. Alberi scheletriti,ondeggiando per il vento, si liberavano parzialmente dalla terribile galaverna che li attanagliava. Cristalli di ghiaccio cadevano lentamente ed illuminati dal sole offrivano un fantastico luccichio multicolore. Uno spettacolo magnifico... Approfittando di uno di questi rari momenti, decido di andare a curiosare in Adda Morta. Ghiaccio, ghiaccio, ghiaccio. Dappertutto. Un silenzio profondo rotto dai passi che facevano scricchiolare da neve ghiacciata. La "fedele" telescopica a tracolla e un pugno di artificiali in tasca non mi danno nessun ingombro, non si sa mai... Là, dopo la curva sento un" brontolio". È il "ruggito" di una cascatella che si tuffa nell'immobile lanca rompendo il ghiaccio e formando un discreto corridoio liquido. La leggera nebbiolina che sovrasta la porzione di acqua corrente arrivata da chissà dove indica chiaramente una temperatura superiore rispetto all'ambiente circostante. Quasi quasi... In un batter d'occhio monto "l'arma letale", insomma, la canna. Aggancio il mitico Martin 20 grammi modificato, semplicemente sostituendo il piombo con un tubetto in plastica. Così facendo riesco a farlo sfarfallare lentamente anche in una spanna d'acqua. Qui di spanne ce ne sono circa quattro. Lancio sul ghiaccio, recupero facendolo pattinare fino a quando delicatamente si tuffa nella porzione d'acqua libera dal ghiaccio. Ma che succede? L'attacco è immediato. Solo tenendo il filo in tensione senza recuperare, il leggero rotante è stato sufficiente a convincere un discreto luccio a "collaborare". Un po' sorpreso per l'accaduto (dopotutto è il primo lancio) riprovo. Stessa operazione, stesso risultato. Un altro luccio! Due lanci, due lucci...Mai successo. Nonostante sono solo sento una vocina... è semplicemente la mia psiche disturbata la quale mi ordina questo: "non c'è due senza tre". Eseguo. Risultato? Tre lanci, tre luci! Non saprei con che esclamazione proseguire. Incredibile? Assurdo? Pazzesco? Una vale l'altra, Anche perché le due restanti seguono il quarto e il quinto lancio con relativa quarta e quinta cattura. Cinque lanci, cinque lucci. Ma... L'equilibrio impone un dare per avere. Quindi, dopo aver avuto tanto, forse troppo, ho dovuto dare. Sì, ma cosa? Tutto me stesso, nel vero senso della parola... Estasiato dal successo ottenuto decido di rincasare, anche perché nel frattempo la nebbia, che da lì a poco si sarebbe trasformata in un muro, si sta intrufolando dappertutto. Il dramma è in agguato. Dopo aver percorso pochi passi scivolo sulla sponda gelata cadendo pesantemente fino all'ombelico nell'acqua ghiacciata, che in un attimo mi riempie i cosciali (censura). Dopo essermi rialzato con fatica riesco a sfilarli ed,in tutta fretta ,arrivo al punto dove ho parcheggiato... Il motorino! Si, perché la macchina era in riparazione. Uscire di casa con il sole è un conto, rincasare fradicio, percorrere circa 15 km in motorino con un nebbione pauroso ed una temperatura prossima ai -10° è un altro. Ho dato sì o no "tutto me stesso?". Ma questa è un'altra storia. Cinque lanci, cinque lucci. Tutto il resto... è noia.

PESSIMISMO O REALTÀ

La fine del sovrano? Non ho la presunzione di raccontare la verità assoluta. Però, dopo qualche decennio di assidua frequentazione nei medesimi luoghi di pesca, credo di avere una visione piuttosto chiara secondo la quale le catture in generale, ed in particolare quella del luccio (il sovrano) sono andate tristemente diminuendo, anche se il vero tracollo è avvenuto più o meno nell'ultimo quinquennio. Sino al punto che... Novembre '24. Sedici uscite a caccia di lucci fino al tramonto. Risultato? Quindici cappotti. Due lucci di un paio di chilogrammi, stop. Un deserto liquido. La fine di un'epoca ultra quarantennale vissuta con una passionaccia prossima al fanatismo. Avevo il fuoco perenne che ardeva dentro di me. Passavo notti insonni immaginando il vero sovrano che con ferocia azzannava i miei gloriosi Martin. Addio, caro vecchio insuperabile avversario di mille battaglie, ora vinte ora perse. Grazie di tutto. Anche su di te è calato il sipario... Dopo questi racconti in agrodolce vorrei elencare alcuni corsi d'acqua protagonisti delle mie avventure di pesca.

Abitando in provincia di Lodi (Brembio) non c'è che l'imbarazzo della scelta. Quindi, nominare per primo Il Grande Fiume penso sia doveroso. Che dire del Fiume azzurro per eccellenza: "il Ticino e"? Avanti con il canale Muzza, La roggia Codogna e tanti altri corsi d'acqua minori, tra i quali il colatore Brembiolo (un po' di campanilismo non guasta). "Sconfinando "in Piemonte, il fiume Sesia, Il torrente Sessera e la splendida roggia Mora. Scendendo nella vicina Emilia Romagna, i fiumi Aveto, Taro e Trebbia. Un capitolo a parte... Cosa dico? Un trattato enciclopedico meriterebbe il fiume Adda, il mio fiume preferito. Avendolo frequentato assiduamente per quasi trent'anni partendo dalla seconda metà degli anni '70, è stato il protagonista assoluto della stragrande maggioranza delle mie uscite di pesca a lancio. Al punto che, dopo aver catturato di tutto e di più per merito della massiccia presenza di "materia prima" altresì chiamata biodiversità, purtroppo ormai sparita per sempre, ho coniato una frase: "ad ogni cento metri un'avventura". Considerando che di questi cento metri ne percorrevo circa una ventina quasi tutti i giorni... Sempre da solo? No, ho alcuni testimoni che possono confermare il tutto. I miei "fedelissimi" rotanti, ondulanti e minnows.

E se con Il trio delle meraviglie provassimo in mare?

Nonostante le mie esperienze siano limitate alla settimana (due al massimo ) di vacanza estiva e di qualche "Mordi e Fuggi" durante l'anno, devo dire che con il minnow in primavera ed in autunno con mare mosso ho catturato e visto catturare dalla spiaggia splendide spigole e notevoli pesci serra. Mentre in estate sempre dalla costa pescando con i rotanti ho convinto diverse occhiate all'attacco. E con gli ondulanti? Beh, intanto mettiamoli nella scatola e usciamo in barca.... Con due amici mi fermo a circa un chilometro dalla costa. Silenzio assoluto, mare... Avete presente il film dal titolo " ore 10 calma piatta "? La stessa cosa, Nel senso della calma piatta. La differenza era l'orario, al posto delle ore 10:00 erano le quattro del mattino.... Ad una profondità di svariati metri caliamo in verticale gli ondulanti facendoli saltellare sul fondo. Qualche sgombro, alcuni sugarelli e qualche gallinella attaccavano allegramente. Fino a quando una mia colorita imprecazione cambiava del tutto la scena. Ma che diavolo ho preso? Al posto di salire più o meno in verticale, qualcosa laggiú ne combinava di tutti i colori. Puntava il fondo, girava ora verso il largo, ora sotto la barca senza salire di un centimetro. L'adrenalina saliva e piano piano saliva anche la bestiaccia stanca di questo tira e.... tira.. Quando vediamo una razza di circa un metro di "diametro" stremata in piena superficie restiamo senza parole. Con difficoltà la salpiamo in barca e ci accorgiamo che non ha mangiato l'artificiale. Questo si è piantato in una delle due pinne causando l'estrema difficoltà della cattura. Dopo averla slamata con le pinze decido di rilasciarla. Ma che succede? Che ci fa un piccolo di razza grosso( scusate il gioco di parole)come un pugno in barca? Eccone un altro, e un altro ancora. Da dove sono arrivati? Arrivati non so, usciti si che lo so. Sei piccoli partoriti in sequenza sono venuti alla luce. Incredibile. Un parto avvenuto in barca sotto i nostri occhi. Abbiamo preso la neomamma e delicatamente l'abbiamo rilasciata assieme ai suoi sei piccoli. Dopo un attimo di smarrimento, l'allegra famigliola si è inabissata verso l'ignoto. Che dire di più? Solo un grazie a Madre Natura che regala simili emozioni.
Adesso sono stanco di camminare, di salire e scendere rive impervie, di intrufolarmi in fitte boscaglie magari solo per abbreviare il percorso che mi porta verso l'amica acqua dolce o salata che sia. Mi riposo un po', per poi ripartire con lo stesso entusiasmo. Tra 50 anni, faremo ancora quattro ( Mila) chiacchiere... Un doveroso ringraziamento all'amico Roberto Granata, il quale già negli anni novanta scriveva articoli sulla "madre" di tutte le riviste del settore: "Pescare". Consigliando con garbo e modestia come risolvere i vari grattacapi. Una vera e propria venerazione va al compianto Giandomenico Bocchi, il Professore, il quale con l' inseparabile compagna di vita e di pesca nonché compianta Paola, da lui chiamata "la socia",per decenni ha divulgato l'impossibile con migliaia di articoli e una decina di libri da lui scritti e pubblicati, risolvendo praticamente tutti i dubbi e regalando solo certezze... Con una punta di orgoglio invito a cliccare " Planetspin" Giandomenico Bocchi e scorrere con il mouse fino a "Perché cacciatore dei fiumi". Torno a ringraziare Roberto, il quale con pazienza ha corretto i miei "orrori" ortografici ,permettendo che il" fritto misto" non si trasformasse in una"zuppa di pesce".


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