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EMOZIONI, MEMORIE E RACCONTI DI PESCA DI UN SIGNOR NESSUNO

Di Roberto Granata ed Enrico Sordi pubblicato il 24/07/25

PREFAZIONE DI ROBERTO GRANATA

Ho accettato molto volentieri "l'umile idea" del mio amico Enrico di proporre un racconto che dura...tanti anni di pesca vissuta. Ed, importante, vissuta in buona parte quando il mondo alieutico era ancora scevro dalla "troppa modernità" che, se non usata bene, rischia di diventare un' arma a doppio taglio. Un racconto prima di tutto veritiero e poi pittoresco, un po' "alla Bocchi", col quale condividevamo l'amicizia. Ma anche un racconto che ha molto da insegnare, con tanti punti preziosi ed a volte un po' abbandonati, che ci riporta a fermarci, tirare il fiato ed interrogarci. Per poi ripartire in pesca, o meglio, visto che parliamo di spinning, in caccia.
La parola ad Enrico.

Un libro, una biografia, un romanzo, di solito sono scritti da persone con alle spalle un certo successo, talvolta raggiunto attraverso le giuste conoscenze e gli adeguati agganci politici...persone famose che vogliono far sapere l'eccezionalità della loro vita nella quale hanno raggiunto brillanti carriere o importanti scoperte. Io, essendo un comune "signor nessuno" (scritto in minuscolo per non passare da presuntuoso), perché dovrei scrivere qualcosa? "Non lo so" (come inizio non c'è male).
Battuta a parte, solo perché dopo aver raggiunto cinque decenni o dieci lustri o più semplicemente cinquant'anni ininterrotti rinnovando la licenza di pesca, vorrei condividere una parte della mia vita vissuta ricordando e raccontando alcune avventure ed emozioni che mi appartengono. Logico dire che il motivo dominante è la "pesca". Non il frutto che cresce sull'omonimo albero ma bensì...Sport? Arte? Passatempo? Passione, una vera e propria passionaccia. Passione ereditata da mio padre osservando le sue gesta che ho successivamente approfondito mettendoci un po' del mio. Grazie papà. In pieno "boom economico" l'Italia si sviluppava in ogni settore lavorativo, quindi anche le attrezzature da pesca subivano cambiamenti notevoli e repentini. Le nuove evoluzioni tecnologiche avanzavano inesorabili a discapito delle vecchie ma perfettamente funzionanti attrezzature "del nonno". Quindi, perché privarsene? Prova ne è che io e mio padre le usammo regolarmente senza avere nessun problema per parecchi anni a seguire. Sto parlando del periodo di fine anni sessanta. Le esche ce le procuravamo direttamente dalla campagna sottoforma di lombrichi, cavallette, more, amarene selvatiche e mosche. Quest'ultime prese senza difficoltà nella stalla della fattoria non lontana dal paese. C'erano anche i bigattini, esca tuttofare per eccellenza che, allora come ora, erano venduti nei negozi di pesca. Però utilizzandoli si perdeva quel qualcosa di naturale, spariva la voglia di cercare quella determinata esca per quel determinato pesce. A dire il vero oltre a questo c'era da considerare anche il lato economico, il quale aveva un suo perché. Che dire poi del costo proibitivo delle esche artificiali? Che esistevano già da parecchi anni anche se in paese nessuno le usava. Perché poi usarle quando con una manciata di quelle naturali si prendevano pesci a volontà? L'unico pescatore da me conosciuto che le usava, grande amico di mio padre, abitava in città. Avendo i parenti in paese spesso capitava in loco e previo appuntamento si trovava con mio padre per rinsaldare l'amicizia e parlare di pesca. Per nessuna ragione al mondo avrei voluto mancare al loro incontro ascoltando i suoi racconti di lucci, trote, boccaloni, persici etc..., pesci da me mai visti e da lui catturati con le esche artificiali. Visto il mio interesse per quelle strane esche e le continue domande che gli rivolgevo, ci disse che da lì a poco sarebbe ritornato al paese per poi portarci a pescare a spinning nel fiume non lontano. Purtroppo non se ne fece niente perché improvvisamente venne a mancare. Dopo aver metabolizzato a fatica la triste notizia, continuai ad andare a pescare come in precedenza divertendomi parecchio anche se, nella mia testa prima ancora che in acqua, continuavano a "ruotare" i cucchiaini.
Nel 1975 mi misi in regola con la licenza di pesca.
Nella primavera del 1978 mio padre mi regalò una cannetta con relativo mulinello ed un paio di artificiali Martin (gelosamente conservati) perché aveva capito che quella era la mia strada. La strada che sto percorrendo tuttora.
Avviso: Non mi interessava raccontare eventuali catture del tal predatore o dell' altro ancora con l' artificiale specifico. O meglio non solo quello. Ho voluto soprattutto mettere in risalto le potenzialità che le esche artificiali hanno con altri pesci non ritenuti da spinning, raccontando alcuni fatti strani e curiosi al limite del credibile. Dovrebbero interessare gli amanti del pesce. Ne è venuto fuori un "fritto misto"...Dopo questo preambolo...andiamo a pescare?
A pochi metri dalla riva nell' acqua limpida, noto un discreto numero di persici reali a fianco dei quali grufolano tranquille alcune carpe. Lancio il cucchiaino oltre i persici per poi farlo ruotare in mezzo a loro cercando di invogliarne l' attacco. L' operazione riesce perfettamente ma...Non capisco come un pesce lungo poco più di una spanna possa tirare in modo così violento. Come da previsione la spanna c'è, ma in altezza. Per la lunghezza ce ne volevano almeno tre. Un persico reale gigante? No, una delle carpe ha attaccato il cucchiaino, lo prova il fatto che le punte dell' ancoretta sono ben piantate nella carnosa bocca. Dopo essermi ripreso dallo stupore ho pensato ad una casualità. Invece no, perché nel corso degli anni i successivi attacchi del "pacifico" ciprinide a rotanti, ondulanti e minnows continuavano. Volevo prendere i percidi, ho preso il ciprinide. Come sorpresa non c'è male. A proposito di ciprinidi, l' "amico" principale del cucchiaino e non solo come è noto è il cavedano. Sto recuperando un grosso esemplare catturato con un rotante. Durante la slamatura vengo letteralmente circondato da un branco di cavedani di minori dimensioni, fino a sfiorarmi gli stivali. Rilascio la mia preda la quale un po' intontita resta immobile per qualche secondo imitata dagli altri. Riparte di scatto e tutti la seguono. Sembrava che i pesci volessero aiutare o proteggere il malcapitato cavedano. Il fatto è che non è stato un caso isolato. Qualche anno dopo con le carpe è successa la stessa cosa con il medesimo epilogo finale. Queste due avventure le unisco con una sola parola: commovente.
Durante gli anni, gironzolando qua e là, ho avuto la fortuna di vedere in faccia la grande trota marmorata. Una vera e propria testimonianza di Potenza che la natura manifestava in quel attimo davanti agli occhi. Solo il pensiero di poter sentire la botta in canna data da un pesce che può arrivare e superare il metro di lunghezza mi ha sempre procurato adrenalina allo stato puro e per tale motivo, nonostante le innumerevoli uscite a vuoto, non mi sono mai arreso, a ragion veduta. Infatti, quando meno te lo aspetti ecco finalmente che la regina attacca il cucchiaino portandosi via in un batter d'occhio svariati metri di filo. Dopo non poca fatica riesco a salparla, infilando le dita nell'unico punto sicuro per la mia presa e per la sua incolumità, cioè sotto l'arcata branchiale. Così, sospesa a mezz'aria la osservo in tutta la sua bellezza mentre con l'altra mano cerco nervosamente il metro a nastro per avere un'idea della lunghezza. All'improvviso con una piroetta mi sfugge di mano ricadendo in acqua, anticipando di poco la mia volontà di rilasciarla. Come avrei potuto sopprimere una specie in via di estinzione solo per il gusto di farla finire in padella? Stranamente non si muove, restando immobile davanti a me fino a farsi trasportare dalla debole corrente poco a valle, in prossimità del fondo ghiaioso. Ho ancora il rotante attaccato al moschettone e per curiosità lo rilancio in prossimità del pesce, il quale incredibilmente, con uno scatto rabbioso lo attacca di nuovo! Per la cronaca 86 centimetri di lunghezza, per un peso di...qualche chilo. Una storia vera che ha dell'assurdo. Ecco perché viene voglia di andare a pescare quotidianamente, sperando magari incontrare l'altro vero re delle nostre acque, il grande luccio.
Per questo motivo voglio aumentare le dimensioni dell'artificiale, abbinando le palette del Martin 15 grammi con quella del 20 grammi con tanto di fiocco finale. Sono esagerato? Può darsi, però provare non costa niente. Alla faccia dell'esagerazione! In due ore di pesca, ben 6... cavedani hanno "osato" attaccare il mostruoso tandem. Ed i lucci? E chi li ha visti! Certo, sarebbe stato meglio avere in canna il luccio della vita ma, quando succedono questi fatti strani e curiosi, fatti che si sono ripetuti negli anni, alcune convinzioni vacillano, alcuni tabù crollano e si riescono a capire le potenzialità che le esche artificiali hanno verso tutte le specie pinnute. Non solo, modificando minnow, rotanti (l'abbiamo appena visto) o facendo tesoro di eventuali imperfezioni causate da un nostro maldestro utilizzo si possono avere sorprese più che gradite. Cosa si è sempre detto dei minnow? Se li costruiscono così, così devono stare. Al massimo si può piegare leggermente a destra o a sinistra l'anellino di testa, per vedere qualche variazione di nuoto. Immagine illustrata sul foglietto delle istruzioni d'uso dei mitici Rapala.
Per paura di perdere uno di questi "gioielli" con paletta, lanciavo nervosamente in prossimità di un albero parzialmente sommerso. Al successivo lancio... Il minnow picchia contro l'albero rimbalzando in acqua. Beh, dopotutto mi è andata bene. Durante il recupero noto che l'artificiale torna in modo strano, penso al filo sicuramente attorcigliato alle ancorette, ma all'improvviso ecco l'attacco di un discreto luccio. Durante la slamatura noto che al minnow manca una parte di paletta, sicuramente rottasi per l'impatto. Incuriosito, provo a rilanciare l'artificiale, il quale recuperandolo effettuava delle evoluzioni incredibili senza che io apportassi nessuna variazione di nuoto, rendendolo addirittura più adescante rispetto all'originale. Prova ne è che due lucci e quattro boccaloni hanno attaccato l'esca difettosa. Provare a sacrificare un minnow galleggiante tagliando in diagonale metà paletta, lanciarlo e recuperarlo linearmente non penso sia la fine del mondo...
Vi era una strana coincidenza; un altro incidente di percorso ha cambiato le sorti di una giornata fino a poco prima avara di catture. Questa volta il protagonista è l'immancabile cucchiaino rotante, il quale dopo il lancio, per un improvvisa folata di vento, sbatte contro una massicciata per poi finire in acqua. Recuperandolo, dalle vibrazioni percepite capisco che non ha una rotazione ottimale; come in precedenza penso al filo ingarbugliatosi all'ancoretta. Pensiero subito smentito, dato che un aspio attacca con violenza. Durante la slamatura noto con sorpresa che il rotante ha sia l'asse che la paletta vistosamente piegati causa l'impatto subito. In teoria, viste le condizioni sarebbe stato da buttare, o al limite tentare con le pinze di riportarlo alla normalità. Però, data la cattura effettuata, perché non riprovare con questo "rottame"? Per farla breve, vari aspi e successivamente in altre acque cavedani e qualche persico reale hanno attaccato il cucchiaino deformato. Quindi, possiamo utilizzare questi artificiali teoricamente improduttivi lanciandoli senza timori in zone intricate dove può esserci in agguato il pesce della vita. Tutt'al più si perdono e si ritorna a pescare con gli originali. A tal proposito, quella volta vedendo i boccaloni cacciare le alborelle, pensai che il minnow fosse la soluzione indicata. Dopo aver provato decine di lanci con recuperi variati il più possibile non vedo una coda. A breve distanza un "collega lanciatore" assiste alla scena. Lo guardo dicendogli che non riesco a sbrogliare la matassa di filo. Si avvicina e noto che attaccato al moschettone ha un rotante, lo invito quindi a provare. Senza convinzione lancia in mezzo alle cacciate ed al terzo lancio ecco l'attacco di un discreto boccalone. Penso ad una casualità ed invece no, perché dopo qualche lancio a vuoto ecco il secondo ed il terzo. Anche lui incredulo mi invita alla "danza". Invito che accetto più che volentieri; provo anch'io con il rotante ed iniziano le catture. Trentotto boccaloni tra il mezzo chilo ed il chilo abbondante credo possano far felice qualsiasi pescatore. Oltre alla curiosità per l'accaduto anche la soddisfazione in fatto di catture. Avevo detto sì o no che il minnow per i boccaloni e micidiale? A parte gli scherzi, il cucchiaino rotante è una bella invenzione o intuizione addirittura antecedente alla seconda guerra mondiale. Non è un'esca tuttofare, anche lui ha i suoi limiti, però quelle vibrazioni che trasmette al cimino della canna e di riflesso alla mano che la impugna danno un non so che di particolare, qualcosa che mi induce a pensare che da lì a poco (magari fosse così) ci sia l'attacco del pesce tanto agognato. Mistero, scendiamo dalle nuvole e torniamo alla realtà. Rotante e persico reale è un binomio perfetto, stranamente però, nonostante stia lanciando da ore non vedo una coda. C'è una mosca che mi ronza in volto facendomi letteralmente impazzire. Dopo l'ennesimo lancio fermo il successivo recupero, con calma infilo il calcio della canna nello stivale perché voglio eliminare l'insetto una volta per tutte. Finalmente! Riprendo il recupero con il "reale" già agganciato. Incredulo per l'accaduto riprovo ad eseguire la stessa manovra, rilanciando il cucchiaino per poi lasciarlo completamente cadere sul fondo, fermo per diversi secondi. Appena riprendevo il recupero avevo il pesce già attaccato all'esca nonostante, ripeto, questa fosse immobile sul fondo. Alzi la mano chi ci capisce qualcosa. Fosse un caso isolato ci può stare ma, quando in alcune situazioni questi fatti seppur raramente si ripetono, si ricomincia da capo e la teorica logica comportamentale svanisce. Che logica ci può essere quando facendo saltellare un ondulante sul fondo per stuzzicare il lucioperca, sempre presente in quel punto, ti trovi a lottare con un pesce gatto di due chili? È normale catturare un lucioperca di poco più di un chilo, farlo scivolare sulla sabbiaia e vederne un altro di uguale misura, arrivato da chissà dove, azzannare la coda del primo con il risultato di prenderne due in un colpo solo? Solo fortuna, certo, nessun merito, ci mancherebbe. Per questo racconto volentieri queste stranezze o curiosità, le quali vanno prese così, per quel che sono.
Cercando di sorprendere i cavedani sotto quella pianta di sambuco, ogni tanto qualcuno attaccava il rotante, però altre volte non c'era niente da fare, perché venivano anticipati dalle scardole. Sempre ciprinidi sono, anche se la sorpresa di sentire in canna le sfuriate delle scardole, le quali rispetto ai cavedani tirano come dannate, fa salire l'adrenalina. Adrenalina che sale ulteriormente solo a pensare al luccio, soprattutto alle notevoli dimensioni a cui può arrivare. A tal proposito tento la fortuna in quel giro d'acqua, ogni tanto teatro di belle catture. Dopo svariati lanci improduttivi, alla mia sinistra appare dal nulla un grosso esemplare, il quale molto lentamente compie un semicerchio fino alla mia destra. Incuriosito da tale comportamento resto immobile, anche perché capisco che mi sta osservando. L'incredibile sta accadendo. Si avvicina, spalanca l'enorme bocca per qualche secondo, la richiude con un ghigno diabolico, indietreggia e sempre fissandomi sparisce. Potrei finire qui il racconto, invece proseguo dicendo che in quell'istante ho provato un brivido alla schiena. Pensare che un pesce, pur di notevoli dimensioni, ma pur sempre un pesce abbia potuto "sfidare o minacciare" colui che ha osato profanare la quiete del suo regno, l'ho trovato inquietante. Sono ritornato parecchie volte per tentarne la cattura senza mai riuscirci. Dopo tanti anni ripensando all'accaduto provo un qualcosa di strano, una sorta di rispetto verso il vero sovrano di quella porzione d'acqua.
Per certi versi "più elettrizzante" è un'altra avventura che mi è capitata qualche anno dopo con un predatore, il quale in un attimo si è trasformato in preda...Un bel persico reale attacca il rotante. Durante il recupero all'improvviso l'acqua esplode. Per un attimo riesco ad intravedere l'inconfondibile sagoma di un grande luccio che si avventa con ferocia sul povero persico. Avendo il mulinello con la frizione serrata e la canna in verticale, il "mostro" rompe il cimino della canna e strappa letteralmente la sua preda dal cucchiaino, non prima di averne raddrizzato le punte dell'ancoretta. Stop! Non mi vergogno dicendo che ho provato un forte spavento assistendo impotente alla scena, durata una manciata di secondi. Verso la fine dell'estate passeggiando per il paese incrociai una macchina; il conducente si fermò, scese, aprì il baule e mi invitò a guardarne il contenuto. Un luccione con sembianze da coccodrillo fu la sua cattura poco prima del nostro incontro. Quando mi disse dove lo prese mi si gelò il sangue...era il "mio" luccio. Ne fui assolutamente sicuro per via del fatto che non raccontai a nessuno di quel che mi successe la primavera precedente. Ha preferito abboccare ad un triotto lasciato tristemente immobile appeso ad un filo, il tutto sorretto da un galleggiante. Per la cronaca...125 centimetri di lunghezza per 15 kg di peso...il "mio" luccio.
Altri racconti "elettrizzanti o spaventosi"? No, però secondo me strani o curiosi, quello sì. Ad esempio savette, pighi e temoli presi con i rotanti mentre ero in caccia di cavedani. Casi unici? Non proprio, perché in tanti anni i seppur rari casi si sono ripetuti, sempre utilizzando rotanti mentre tentavo i cavedani, i quali purtroppo come presenza sono ridotti al lumicino, come del resto quasi tutta la nostra "gloriosa" fauna nazionale a favore degli alloctoni, che hanno colonizzato quasi tutte le nostre acque. Personalmente provo un senso di gioia e bellezza ripensando al passato, e di delusione e tristezza guardando al presente. Purtroppo così è, e per forza di cose bisogna fare di necessità virtù.
Basta piangere e torniamo ai cavedani...avendo in canna l'ennesima ma sempre gradita cattura di un bel testone, noto che dal posteriore... sì, proprio da lì, esce qualcosa. Logico, da dove deve uscire quel qualcosa? Però, nonostante il cavedano si dibatta in due dita d'acqua, da lì non si stacca niente. Prendo il pesce tra le mani e noto che dall'ano pende una cosa "dura e appuntita"...no, niente di malizioso. Incredibile ma vero, era il becco di una gallina con relativa testa ancora in pancia! Poco a monte c'è un allevamento di polli, vuoi vedere che il pinnuto si è intrufolato e ha sbranato il pennuto? Forse è più probabile che l'allevatore abbia gettato in acqua gli scarti del pennuto ed il cavedano abbia approfittato del gentile omaggio... Battute a parte, mi rendo conto che un fatto del genere è difficile da credere, come lo è per me da raccontare, ma è proprio così.
Un'altra avventura con i cavedani, seppur non incredibile o assurda come la precedente ma strana e curiosa, è la seguente: dopo aver lanciato il rotante nel correntone un grosso esemplare resta affiancato all'artificiale senza attaccare. In questo caso uno scatto improvviso del cucchiaino dovrebbe convincere il cavedano. Infatti, vedo il ciprinide scattare restando però a debita distanza. Provo a rallentare il recupero, rallenta anche lui, si vede che è incuriosito ma non si decide ad attaccare quel "coso" che frulla all'impazzata. Per farla breve recupero in diagonale, a galla, sul fondo, a scatti e rilasci, a filate e chi più ne ha più ne metta, con il risultato di vedere il "maledetto" eseguire gli stessi movimenti del rotante, restandone affiancato ma senza mai attaccare. Durante la giornata ho provato parecchie volte, e quando appariva si comportava sempre allo stesso modo. L'ho sfidato e ha vinto lui. Ho voluto evidenziare i vari tipi di recupero più o meno adatti per la cattura di quasi tutti i tipi di pesci presenti nelle nostre acque. L'unico che non ho menzionato è quello ultra veloce prossimo alla "fusione" del mulinello, che fa letteralmente infuriare la cheppia, la nostra "amica marina". Quante avventure, quante catture. Strategie particolari? Tattiche studiate a tavolino? Niente di niente. Una volta individuato il branco basta lanciare e come già detto recuperare a velocità supersonica ed ecco l'attacco. E se si slama? Poco male... L'artificiale cade in acqua, due metri di recupero ed ecco un'altra cheppia che attacca. Sempre così per ore ed ore! All'improvviso tutto finisce? Poche centinaia di metri a valle o a monte si riprova e le catture riprendono come e più di prima. Stranamente però, questa è una giornata balorda. Dopo aver provato i vari artificiali senza ottenere un gran che, dalla piana mi sposto in un raschio. Rimonto l'artificiale simbolo per la cheppia: il "Memphis". Dalla botta ricevuta penso di aver agganciato il "cheppione" da foto ricordo, invece dal correntone con estrema difficoltà esce un lucioperca di 80 cm! Una sorpresa più che gradita, che testimonia per l'ennesima volta il potere delle esche artificiali.
Come nel caso delle marmorate, insidiate in un altro raschio con la corrente interrotta qua e là da piante sommerse.
Lanciando nel relativo giro d'acqua, appena l'artificiale la toccava si apriva un gorgo. Dopo un discreto tira e molla uscivano i cavedani, e ci può stare...però in teoria non ci dovrebbero essere boccaloni e lucci catturati a ritmi alterni negli anni a seguire. Le marmorate? Boh, magari la prossima volta! Ci risiamo. Quando si vuole insidiare il tal pesce e dopo aver agito da manuale ci si ritrova a lottare con un altro, che in teoria dovrebbe essere da tutt'altra parte, vien da pensare a varie teorie anche accettabili, ai pareri che discordano, alle tavole rotonde che aumentano, con il risultato finale che in quanto a spiegazioni il mistero rimane...
Mi ritengo una anarchico della pesca a lancio, nel senso che mi piace modificare, alleggerire, appesantire, tagliare, riassemblare artificiali seppur super collaudati solo per vedere "l'effetto che fa".
Anarchico ed anche "orso", nel senso che mi piace uscire a pesca solo, con la massima libertà senza condizionare né farmi condizionare da nessuno.

FINE PRIMA PARTE

 


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