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AGONI
Di Walter Scandaluzzi
L' Agone! Questo pesce è
di origine marina e nell' evolversi è diventato stanziale nei grandi
e medi laghi del Nord tipo appunto il Verbano, il lago di Lugano, quello
di Como e anche nel Garda e in quello d' Iseo oltre al lago di Mergozzo.
E' stato introdotto anche nei laghi di Vico, Bracciano e Bolsena nel centro
della nostra penisola. Arriva a circa 30 cm di lunghezza per un peso attorno
ai 200 gr. Ha una alimentazione a base di zooplancton, insetti e raramente
piccolissimi pescetti. Vive nelle profondità e viene a riva solo
nel periodo riproduttivo per deporre le uova in acque basse con fondali
di sabbia generalmente vicino alla foce di torrentelli. Questo avviene
a tarda primavera-inizio estate ad una temperatura superiore ai 15 gradi.
Comunque l' appuntamento con Giancarlo è sullo splendido lungolago
di Pallanza cioè di uno dei rioni di VB. Anche se il tempo non
è dei migliori, con scrosci di pioggia, ci imbarchiamo verso le
18.30 dalla sede della società posta davanti all' isolino San Giovanni
di proprietà dei Conti Borromeo. Mentre la mia consorte si gode
l' incantevole panorama Giancarlo pone in acqua la tirlindana che non
è altro che un filo di nylon (una volta si usava il rame) lungo
decine di metri con dei pezzi di piombo ad intervalli, una camolera con
ami grossi e in fondo un piombo di 20-30 gr. Poi la lega ad uno spuntone
di ferro e comincia a remare. Quasi subito il ferretto traballa; è
il segnale che un Agone ha abboccato. Con calma Giancarlo si ferme e comincia
il recupero del pesce. E' un esemplare di circa 130-150 gr. Il primo giro
attorno all' isolotto regala ancora 2 pesci. Poi l' attività dei
pesci si ferma ed allora proviamo anche con una robusta canna a lanciare
lontano una camolera recuperandola a strappi veloci tipo tremarella; niente
anche li'. Si ricomincia il giro dell' isolotto e il passato di Giancarlo
si fa sempre più evidente. Le possenti braccia operano sui remi
con maestria e la barca scivola via sull' acqua circumnavigando l' isolotto
almeno 20 volte. Un aggancio mi induce a provare a tirare a riva personalmente
un agone. Il recupero avviene regolarmente e provo la strana emozione
di tirare su un pesce con le mani. Il recupero del pesce si' era avvenuto
bene ma non si può dire ciò della posa in barca della tirlindana
e perciò il buon Ghiardello ci impiega un quarto d'ora per sbrogliare
il tutto. Verso le 21.15 ormai al calar delle tenebre l' attività
ricomincia e questa volta è frenetica e in una mezz'ora tiriamo
a riva più di 20 esemplari. Anch'io con la canna riesco a prenderne
3-4 ed a costatare la forza di questo pesce nonostante le sue dimensioni
non eccelse e la canna rigida. Ne teniamo alcuni in un secchio e gli altri
li ributtiamo. Giancarlo giudica il numero sufficiente per le analisi
da farsi presso la locale ASR; questo era lo scopo della pescata: prendere
degli Agoni (visto che GG ha il permesso) per farli analizzare. Analisi?
Direte Voi... Si perché dovete sapere che tutti i laghi in parte
italiani, in parte svizzeri sono regolamentati dalla convenzione italo-elvetica
con suoi divieti ecc. ecc. Ebbene da analisi effettuate dagli svizzeri
a Giugno e settembre del 1993 e a ottobre novembre del 1995 essi scoprirono
che nelle acque del Verbano esisteva del DDT; successivamente si scopri
che una fabbrica vicino al Toce lo usava per fabbricare il Dicofol. La
cosa fù comunicata, con solerzia svizzera(!!!!!!), agli italiani
solo a giugno del 1996.Non vi sto a tediare con troppi numeri comunque
vi è da sapere che tale sostanza si accumula nel grasso dei pesci
ed allora, visto questo e quell' altro, dedotto che alcuni paesi avevano
dei valori diversi sulle percentuali tollerabili, che i tempi lunghi di
studio di quale quantitativo di consumo annuo fosse dannoso ecc. ecc.
si è chiusa la pesca a fini alimentari a Scardola, Agone, Alborella,
e di una altra specie che ora mi sfugge, in tutto il lago Maggiore. Comunque
se vi capita di andare a pescarlo in altri grossi laghi il pesce è
squisito messo in carpione con aceto bianco e fine trito di aromi come
cipolla, carota ecc. ecc. Lo stesso viene anche lavorato dalle popolazioni
rivierasche salandolo, pressandolo in appositi recipienti e facendolo
essiccare al sole. Cosi' trattato prende il nome di "missultit o
Missoltino" ed è una specialità culinaria dei ristoranti
specie per chi piace i sapori forti.
IL
LAGO DI BOMBA
di
Andrea Romanelli, Valerio Federici e Marco Zanoboni
Era da un
paio di mesi che, reduci da un inverno disastroso, il tempo era abbastanza
clemente con noi e così ne abbiamo approfittato per partire alla volta
della provincia di Chieti per una tre giorni di pesca in quel di Bomba,
lago già noto anche alla pesca d'elite. Eravamo verso la fine dell'estate,
ma in un autunno ancora caldo e mite, così abbiamo preparato il tutto
coadiuvati dal nostro amico Marco Zanoboni, una vita in eccellenza, che
già era li in vacanza con la famiglia. Presi accordi con lui e con l'albergo
per l'alloggio rimaneva solo da prendere accordi con il proprio lavoro
o meglio con il proprio capo che, dopo sfuriate varie ci ha accordato
un paio di giorni di ferie. Caricato il materiale la sera prima e tanto
da riempire una macchina senza lasciare neppure uno spiraglio di luce,
canne e accessori vari partiamo alle 4.00 e dopo un viaggio abbastanza
stressante, (circa 350 Km), verso le 9.00 siamo sulla superstrada sulla
quale troviamo un cartello con scritto: "lago di Bomba". Lasciamo
la superstrada e dopo pochissimo si apre davanti a noi uno spettacolo
maestoso, stupendo: il lago con tutta la sua natura, acqua pulitissima,
sponde perfette e pulite e una qualità dell'aria davvero eccellente. Troviamo
ad aspettarci Marco. Presi dall'eccitazione per quel posto nuovo andiamo
sul tratto denominato "Terra Rossa" e in un batter d'occhio
siamo pronti per partire con la prima giornata di pesca tanto agognata.
Già da qualche giorno ci eravamo preparati sotto consiglio telefonico
di Marco per cui, giusto il tempo di aprire la canna, attaccare un galleggiante,
preparare un po'... a dire la verità molta … pastura e poi lenza in acqua!
Per la prima giornata abbiamo deciso di andare a cercare i pesci a circa
30 m. da riva con l'inglese, dando 6 m. di fondo sui circa 8 di profondità.
La montatura utilizzata è stata molto semplice: galleggiante, dai 20 gr.
in su a bulbo e con antenna ad alta visibilità, scorrevole sullo shock
leader dello 0.20, fermato da 3 BB a circa 30 cm dalla girella rolling
del n° 16, a seguire uno spezzone di 0.16 dove viene inserita una torpille
da 9 grammi fermata in basso da un'altra girella rolling. Sotto la seconda
girella un altro spezzone di filo con qualche pallino del 7 che ha la
funzione di evidenziare le mangiate in starata, terza girella sui cui
attaccare il finale che è un buon 0.12 mentre l'amo è del 16 (tipo serie
21) per l'innesco misto, mais e bigattino. Fattore molto importante è
la zavorra cospicua in lenza necessaria perchè si deve scendere velocemente
sul fondo per sfuggire al pesciolame superficiale e deve contrastare la
leggera corrente generata dal vento, una costante del lago. Parte per
me il primo lancio non senza problemi, poi brillantemente superati, dovuti
alla torpille in lenza e appena il galleggiante è in pesca arriva subito
un netta affondata con conseguente ferrata... carassio allamato ma non
bene per cui decido di farli mangiare di più. Il secondo lancio è accompagnato
da una pasturazione di sola pastura per me mentre Marco e Andrea, oltre
la pastura, decidono di lanciare giù anche un po' di bigattino incollato
con la ghiaia. La giornata trascorre più o meno allo stesso ritmo e, come
si suole dire, è "un pesce a giro": cioè un pesce allamato ad
ogni calata di lenza. I pesci sono in prevalenza carassi, ma non sono
mancati cavedani e carpe. I primi hanno scelto i bigattini di Andrea,
mentre le carpe, hanno scelto di stazionare tra me e Marco. Entrambe le
specie di pinnuti ci hanno impegnato moltissimo perché le dimensioni erano
tutt'altro che piccole. Mentre Andrea era impegnato con dei cavedani veramente
enormi io e Marco ci siamo imbattuti in una duplice, medesima cattura!
Una carpa ha deciso di mangiare il mio mais e di scappare a ripararsi
vicino al filo di Marco. Era vicina a tal punto che l'amo di Marco le
si è agganciato sotto una branchia per cui la cattura è stata metaforicamente
divisa in due!. Il secondo giorno è iniziato molto presto.Alle 6.00 Marco
ci aspettava davanti al suo villaggio turistico pronto e con il motore
della macchina acceso. Ci siamo recati sulla stessa sponda del giorno
precedente solamente un paio di km più a monte verso la diga. Abbiamo
deciso di pescare molto leggeri per cercare in prevalenza cavedani che
in quel posto dovevano essere più numerosi e grandi di quelli allamati
da Andrea il giorno prima. Decidiamo così di preparare una lenza con un
fondo sui 4 mt, galleggiante con portata +1.5 gr e antenna in tonchino
per una maggiore sensibilità. Il grammo e mezzo era distribuito per ½
gr subito sotto il galleggiante, il restante su una spallinata che copriva
quasi gli interi 4 metri di profondità. Girella rolling del n° 20, terminale
dello 0.10 e amo del 18 serie 2 per l'innesco del bigattino. La pastura
consisteva essenzialmente in bigattini incollati con la ghiaia e un po'
di pastura al formaggio. Le catture sono state molto abbondanti per le
prime 2 re di pesca per tutti e tre. Ma, non appena il sole ha fatto capolino
dalla montagna alle nostre spalle, sono diventate molto più rare ed i
cavedani hanno lasciato il posto alle scardole, ai carassi, che l'hanno
fatta da padroni ancora una volta, assieme alle carpe una delle quali
ha anche cercato di sfilare la canna da sotto il naso del buon Andrea...
aveva dimenticato l'antiritorno chiuso ed è stato costretto ad un bel
pediluvio per recuperarla in acqua! Stanchissimi e assetati come dei "corridori
nel deserto" abbiamo deciso di andare a mangiare e bere. Io ed Andrea
siamo stati ospiti del nostro amico Marco presso il ristorante del Soffio.
Un pranzo buono ed abbondante non poteva che essere suggellato da un bel
bagno in piscina prima di ripartire per Roma. Ed è così che purtroppo
io ed Andrea siamo dovuti ripartire alla volta della nostra città, stanchi
ma sopratutto dispiaciuti...ma sempre pronti per un'altra uscita ed un
altro servizio. Un salutone a tutti gli amici di pescareonline
APERTURA ALLA TROTA:
IL RITO SI RIPETE
di Roberto Barbaresi
In questi primi mesi dell'anno
molta attenzione viene rivolta all'apertura della pesca alla trota.
Gennaio, Febbraio, Marzo: nell'arco di questo periodo tutti i pescatori
italiani potranno tornare a cimentarsi in fiumi, torrenti e ruscelli alla
ricerca di Fario, Marmorate e Salmerini. Già il 15 Marzo, in Calabria
ad esempio, sarà possibile tornare a frequentare le bellissime acque a
salmonidi della Sila; il trotaiolo emiliano dovrà invece attendere l'ultima
domenica di Marzo per andare a caccia di fario nei torrenti della propria
regione. Chi più chi meno, tutti sono in attesa del momento fatidico:
l'alba del giorno di apertura della pesca alla trota! L'attende il trotaiolo
occasionale, che dedica questi primi mesi dell'anno ai torrenti, in attesa
di tornare alle proprie tecniche preferite in altre acque con l'arrivo
della bella stagione, ma l'attende anche l'incallito cacciatore di trote
che sà benissimo che le più belle catture non si faranno il giorno dell'apertura
e per lui sarà solo l'inizio di una nuova, entusiasmante, stagione di
pesca. Presumibilmente all'apertura troveremo i fiumi e i torrenti principali
ben popolati di trote adulte "pronta pesca" generosamente immesse
dalle amministrazioni provinciali o da altri enti e associazioni che gestiscono
le acque a loro in concessione, proprio per far fronte ai numerosi pescatori,
tutti naturalmente desiderosi di catturare qualcosa. Queste trote cresciute
in allevamento, soprattutto se immesse da pochi giorni, rimangono in prossimità
del luogo di semina posizionandosi nelle buche e nei tratti a corrente
moderata dove trovano vita facile ma sono anche le prime ad essere catturate
da chi ha indovinato "il tratto giusto". Per chi è alla ricerca
di queste facili prede, la scelta del posto dove pescare il giorno dell'apertura
è fondamentale: sarà necessaria una levataccia (per essere pronto già
prima dell'alba) e quasi sicuramente troverà una nutrita compagnia...
ma le possibilità di cattura saranno comunque elevate. Per le trote immesse
tutte le tecniche sono potenzialmente redditizie allo stesso modo: per
chi vorrà dedicarsi alla pesca con esche naturali (al tocco o con il galleggiante)
andranno benissimo i canonici lombrichi e camole innescati a calzetto
per far sì che ruotino se trattenuti in corrente, azione necessaria a
stimolare la trota proprio come avviene nei laghetti a pagamento. Lo spinning
con cucchiaini rotanti di medie dimensioni o minnow affondanti da 5-7
centimetri sarà sicuramente catturante se le condizioni climatiche saranno
accettabili: in caso di freddo intenso o peggio, acque torbide, troveremo
ben poche trote disposte ad inseguire le nostre esche artificiali: saranno
tutte attaccate al fondo o al riparo in anfratti difficilmente raggiungibili.
Naturalmente apertura non significa solo trote "pronta pesca"
e ressa sulle sponde ma anche trote selvatiche nate o cresciute nel torrente,
chi frequenta abitualmente le acque a salmonidi sà benissimo che le nostrane
anche in inverno possono essere ovunque: dietro ogni sasso del fondo,
nei sottoriva più infrascati ma anche in piena corrente o sotto la schiuma
di un salto d'acqua, il clima freddo di questo periodo, sopratutto alle
quote più alte, le rende però apatiche e piuttosto ferme nella loro tana,
restie più del solito ad abboccare alle nostre esche. Gli amanti della
pesca con le esche artificiali, mosca o spinning che siano, potrebbero
avere ben poche soddisfazioni anche perchè il continuo via vai di pescatori
non consente di avere a disposizione lunghi tratti dove agire indisturbati.
Chi pesca con esche naturali, magari al tocco con lunghe canne teleregolabili,
potrà comunque avere buone probabilità di catturare nostane: sceglierà
un tratto più difficile e scomodo ma certamente meno affollato, sonderà
le possibili tane con calma e mantenendosi a distanza, muovendosi cauto
sulle sponde ed entrando in acqua il meno possibile (anche per non calpestare
uova di trota non ancora schiuse). Occorrerà essere precisi nella posa
della lenza e capaci di trattenerla nelle postazioni più promettenti anche
per alcuni secondi, fermi sul fondo o facendo lente passate, mai a risalire,
sono trote selvatiche non dimentichiamolo: un movimento sbagliato le spaventerebbe
irrimediabilmente. L'esca ora può fare la differenza: portasassi, bujet,
pesciolino (dove permesso) sono eccezionali per la pesca delle nostrane
e non è escluso che tra tanti lombrichi e camole di vario tipo, la bella
trota nascosta nella sua tana decida di abboccare solo al vostro portasassi
perfettamente presentato... lasciando tutti gli altri pescatori di stucco!
Concludo ricordandovi di rispettare i regolamenti vigenti nella zona di
pesca che sceglieremo, misura minima e quota giornaliera, rilasciando
con la massima cura le trote sotto misura e trattenendo solo gli esemplari
destinati alla tavola. Ci vediamo nel torrente! Ora ovviamente sono proponibili
solo riserve invernali, presenti sopratutto al nord, e quindi ho preparato
questo articolo sull'apertura che potrebbe interessare già a partire dai
primi giorni del prossimo anno. L'apertura della pesca alla trota è ancora
un evento molto atteso e tutte le riviste specializzate pubblicano articoli
al riguardo. Mi considero un buon divulgatore, nel corso degli anni sono
diversi gli amici che si sono appassionati a queste tecniche e ora formiamo
un gruppo affiatato. I miei scritti scaturiscono da tanti anni di studio
della pesca alla trota in torrente attraverso la lettura di libri e riviste
e ho allegato alcune mie foto che potrebbero integrare il testo, di seguito
ecco le didascalie che propongo.
P.S. ho volutamente tralasciato di dilungarmi sull'"etica della pesca",
se così possiamo chiamarla, argomento sempre più trattato dai giornalisti
del settore: barbaresi.roberto@libero.it
L'ARNO A LATERINA
di Andrea Romanelli e Valerio Federici
Finalmente l'agognato ponte del 25 che ci permette di testare il campo
gara di Laterina vicino ad Arezzo, prossima sede della 4° prova del ns.
campionato sociale. Il fiume in questo tratto ha appena superato lo sbarramento
della Penna e abbandona il suo tratto torrentizio per diventare un placido
fiume di piano ben popolato da molte specie di ciprinidi, fra le quali
predominano carassi, veramente tanti purtroppo! cavedani, carpe e alborelle.
Valerio ed io, per paura del traffico, partiamo da Roma alle 07.00 ed
arriviamo alle 09.30, fortunatamente senza incontrare intoppi, a Castiglion
Fibocchi nel ns. agriturismo. Il proprietario ci mostra la struttura,
veramente carina, ma il ns. pensiero è subito al fiume ed alle 12.00 abbiamo
divorato i panini del pranzo e siamo già in pesca. L'acqua sembra buona,
la corrente debole e la profondità sui 2,50 m (come anticipato da alcuni
locali che si stavano allenando per una gara) ci fanno optare per un galleggiante
ad ovetto tipo Jolly, da 1 gr. per me e 1,5 g. per Valerio. Il presagio
che ci fosse una montagna di alborelle ad aspettarci in superficie ci
ha spinto a partire con una piombatura piuttosto raccolta raggruppando
la serie di pallini dall'8 al 10, con la quale era stato tarato il galleggiante,
in un piccolo bulk a 50 cm dall'amo e con sotto una scalata di 6 pallini
aperta verso il finale per essere più morbidi sotto. Come madre lenza
abbiamo usato uno 0.12 ed il finale, di 30 cm, era dello 0.10. Come amo
io sono partito con un 20 serie 6313 teflonata della Middy senza ardiglione
e Valerio con SD-110 21 Katshuici della Fly, ma ben presto abbiamo dovuto
cambiare in gran fretta. Infatti, fin dalla prima calata le alborelle
non ci davano tregua assalendo anche i vermi mezzani più grandi di loro
e costringendoci ad innescare un chicco di mais che, grazie alla felice
intuizione di Valerio, avevamo con noi. Poco dopo essere arrivato sul
fondo, preparato ad inizio pesca con 4-5 palle di pastura di ns. produzione
e altrettante di bigattini incollati con la ghiaia (solo per farle arrivare
intere sotto evitando l'assalto superficiale delle alborelle), il chicco
veniva catturato da carassiotti sull'etto abbondante, di conseguenza un
cambio d'amo per la serie 21 di Tubertini nella misura del 16 più solido
e adatto all'innesco del mais. La pasturazione è proseguita alternando
palline di incollato a quelle di pastura, così come sono proseguite le
serie di carassi. Le ferrate dovevano sempre andare a segno, pena la sovente
allamata sotto pancia di alborelle, che sostavano in una nuvola poco sopra
il fondo, con conseguente smontaggio delle ns. ruby che come al solito
si sono rivelate fantastiche, rigide leggere e bilanciate. Dopo un paio
di ore, ad interrompere la monotonia dei carassi, sono cominciate ad arrivare
piacevoli sorprese: una carpa di quasi 3 kg! per Valerio (mezz'ora per
averne ragione) due cavedani sul kg ed una savetta per me, stranamente
dopo che mi ero appesantito con la lenza nella speranza di allamare anch'io
qualche baffona passando ad 1,5 gr….. nella pesca non ci sono mai certezze!!
Alla fine delle 4 ore debbo incassare una sconfitta: 8,5 kg. di Valerio
contro i miei 6,4 kg. La seconda giornata, dopo un'ottima cena, ci ha
visto arrivare con impazienza sul fiume per fare una mattanza. Scelte
due postazioni più a monte prepariamo i panieri e le ruby. L'acqua è ferma
decidiamo di provare un 4x16, sondiamo e il fondo è all'incirca uguale
al giorno prima … ma appena iniziamo a montare la seconda punta l'acqua
inizia a camminare (hanno aperto la diga) così è iniziato il walzer delle
lenze per più di un'ora fino ai 6 gr. Il massimo che avevamo con noi ma
erano pochi !!. Decidiamo, allora, di pranzare di nuovo anticipatamente
e nel frattempo l'acqua sembra frenare …. Finalmente iniziamo. Io inizio
con 3 gr. e proseguo così mentre l'acqua frena fino a tornare, dopo un
paio d'ore, come il giorno precedente; mentre Valerio, partito come me,
si alleggerisce prima … forse è questa la mossa vincente che mi permette
di pareggiare il bilancio della sfida. Infatti, pescando più stoppato,
oltre ai soliti carassi metto in nassa 4 carpe sopra il Kg quasi in serie
e, sul finire, un bel cavedanone che fanno fermare la bilancia intorno
ai 10 kg.; mentre Valerio si ferma…, si fa per dire, sugli 8 Kg. con tutti
carassi più un paio di cavedani. Debbo dire che abbiamo anche fatto uno
spareggio all'alborella di un'ora!! del quale mancano le foto e che non
voglio commentare … Valerio mi ha rifilato tre etti !!! Un saluto a tutti
i pescatori da Andrea e Valerio. Come Arrivare: Dall' A1 uscire ad Arezzo
e seguire le indicazioni per Quarata e poi Castiglion Fibocchi. Passato
il ponte Burano sull' Arno passato il paese di Castiglion Fibocchi si
trova il bivio per Laterina appena entrati in paese dopo il cimitero sulla
sx trovate le indicazioni per l'Arno e in 5 min siete sul campo gara
LE BOGHE... DI BAIA
di Stefano Montone
Baia è una piccola località
dei Campi Fregrei in provincia di Napoli, praticamente in tenimento del
comune di Bacoli. La tradizione marinara è viva da sempre, quasi in ogni
famiglia vi è una persona imbarcata. A Baia vi è un piccolo porto a vocazione
quasi totalmente turistica da ciò ne deriva una assoluta tranquillità
in inverno e un caos di diportisti in estate. Qui a Baia si inoltrano
pescatori semplici, a volte con canne di fortuna, questi sono dei veri
e propri cultori del mare e ne conoscono tutti i segreti. Quando giungiamo
sul posto con attrezzature ultra tecnologiche una miriade di accessori,
quasi ci sentiamo in imbarazzo, ma la gente di Baia è calda pronta a fare
amicizia e a scambiare quattro chiacchiere di circostanza e noi, nonostante
appena il galleggiante cade in acqua il divario tecnico appare subito
evidente, non gli facciamo mai pesare la loro semplicità, anzi ci adeguiamo
ed apprendiamo con piacere i loro consigli. Non so voi, ma quando sono
seduto vicino ad un vecchietto che pesca cefali al tocco mi trovo a mio
agio, la simbiosi con il mare è più pura. Probabilmente queste semplici
ma intense emozioni sono le riminescenze dell'infanzia, quando per la
prima volta si leggeva "Il vecchio e il Mare". Quando non vi
è la necessità ossessiva di fare cestino la giornata è più piacevole che
si catturi oppure no. Passiamo subito alla descrizione del posto. A Baia
non vi sono dighe foranee, nonostante ciò il mare è quasi sempre calmo.
Le postazioni sono esclusivamente quelle comode della banchina del porto,
con l'acqua a tiro di guadino. Il periodo migliore è quello estivo; si
catturano boghe in grande quantità e volte anche di discreta taglia.Per
attirare le boghe basta un poco di pastura chiara non molto compatta,
infatti questi pesci mangiano quasi prevalentemente a mezz'acqua. Si inizia
con quattro cinque palle di discreta dimensione per poi continuare con
del leggero brumeggio ottenuto con una pastura quasi liquida. Qualche
minuto dopo la pasturazione iniziale inizieranno ad arrivare grossi banchi
di pesci che resteranno sotto la nostra postazione sempre che l'azione
di brumeggio sia costante ed estremamente precisa. La canna indicata è
una fissa da sei sette metri o una bolognese da cinque. Per cogliere nitidamente
le tocche delle boghe non troppo grandi si utilizzerà un galleggiante
di un grammo circa accompagnato da una piombatura secca, un terminale
dello 0,10/0,12 e un amo del 16/20. Le boghe abboccano a quasi tutte le
esche (pastella, coreano, tremolina, esca rossa, il salterello tunisino
ecc.). Ci sono poi dei giorni dove le boghe stazionano a circa 40 - 50
metri dalla banchina, allora è bello divertirsi all'inglese con un galleggiante
scorrevole ben tarato ed a una profondità non superiore ai cinque metri.
Sempre all'inglese, ma avendo la cura di sondare bene il fondo, si potranno
pescare mennole, saraghi, occhiate, salpe, shiaranni, tordi, donzelle,
ghiozzi, ed altri pesci di scoglio. Con la fissa di sette - otto metri
è possibile impostare una fruttuosa pesca al cefalo; si misura il fondo
con estrema precisione e si innesca la classica pastella su una montatura
intorno al grammo con pallini a scalare. In questo caso la pastura dovrà
essere solida e compatta con le palle che dovranno arrivare integre sul
fondo. A Baia è possibile anche praticare una pesca a fondo molto leggera,
con piombi intorno ai 30 grammi, in questo caso l'esca principe sarà l'arenicola
o meglio l'esca rossa napoletana - con questa tecnica si catturano prettamente
pesci di scoglio e saraghi. I saraghi si pescano anche con la bombarda
semi affondante con finale di circa un metro e mezzo ed esca rossa. Qui
si pratica anche la pesca detta "a fil di molo"; si utilizza
una lenza a mano o una cortissima canna a mulinello di quelle usate per
il bolentino da piccoli natanti, si cala la classica lenza da bolentino
molto leggera armata con più ami e si catturano tutti i pesci che vanno
a cibarsi delle alghe e degli invertebrati attaccati alla banchina del
porto. Come esca consigliamo il bigattino solo nel periodo dell'aguglia
che va da fine agosto a inizio novembre, dato che le catture di spigole
ed orate sono segnalate con il contagocce. Da sconsigliare anche i grossi
vermi come l'americano e il bibi. A Baia vi è il negozio di pesca "La
Baia" proprio adiacente il porto con esca fresca e una vasta gamma
di attrezzature da mare. INFORMAZIONI SUL POSTO Consigliamo una visita
alla piscina Mirabilis - antichissimo acquedotto romano, all'antro della
Sibilla Cumana, alla Casina Vanvitelliana, ed a Capo Miseno. Questa è
una zona ad alta attività vulcanica con fenomeni unici tipo la Solfatara
della vicina Pozzuoli. Alcuni millenni orsono si pensava che questa fosse
la porta dell'inferno, poi quando l'attività vulcanica si ritirò lascio
una terra fertilissima tanto da che gli antichi romani vi si insediarono
con moltissime ville. In tutta la zona vi sono strutture alberghiere di
prim'ordine e rinomatissimi ristoranti con specialità marinare locali.
Si arriva a Bacoli ed al porto di Baia mediante la tangenziale di Napoli
all'uscita Lago D'Averno - oppure percorrendo la parte più antica della
via Domiziana.
CAPO PALINURO E DINTORNI
di Stefano Montone
Durante una burrasca cadde in
acqua un marinaio, un fedele timoniere, il suo corpo fu ritrovato sulla
spiaggia dagli antichi abitanti del posto – il nome di quel fedele marinaio
era appunto Palinuro. Così Virgilio già millenni or sono narrando l’Eneide
descriveva questa perla di rara bellezza. Palinuro è ancora bella come
allora e il suo mare ispira ancora oggi non grandi poeti ma piccoli pescatori
che dalle coste frastagliate cercano e trovano la simbiosi totale con
l’elemento liquido.Simbiosi non sempre possibile quando viene ricercata
nel mese di agosto nel bel mezzo di orde di bagnanti e flotte di fuoribordo
che disturbano continuamente l’azione di pesca, anche in alto mare; si
perchè una pescata non è mai fine a se stessa – non sono d'accordo col
vocabolario dove sotto la voce pesca si legge :“Prendere pesci dall’acqua”
... no! proprio non ci siamo... pescare significa tutt’altra cosa; io
personalmente scriverei “PESCA – azione destinata principalmente allo
spirito e alla mente dove si rende indispensabile l’elemento acquatico
e se si prendono pesci o meno questo è poco importante – l’importante
è riempire il cestino dell’anima”. Palinuro è proprio il posto adatto
per riempire il cestino dell’anima, cestino che preferibilmente andrebbe
riempito nei mesi primaverili o autunnali lontano dalla folla e dalle
lenze che finiscono nei motori dei fuoribordo. Detto ciò passiamo all’analisi
tecnica della situazione. A Palinuro si può praticare qualsiasi tipo di
pesca, dalla traina al surfcasting. Ottimi posti per praticare il surf
sono la spiaggia delle Saline con un misto di sabbia e roccia vulcanica;
nonostante la conformazione della costa, posso assicurarvi che difficilmente
impiglieremo i nostri piombi. Lanceremo le nostre lenze lì dove finisce
il gradino di lava solidificata e con uno strapiombo di una decina di
metri inizia il fondo sabbioso. Quì è d’obbligo l’esca rossa (arenicola
napoletana), i pesci sembrano non accorgersi minimamente di tutte le altre
esche. Si pescano saraghi, orate, occhiate, salpe, piccole cernie (da
rimettere assolutamente in libertà), pesci pettine e molti pesci di scoglio.
Per chi ama la spiaggia pura consiglio quelle a sud di Palinuro, verso
Marina di Camerota, qui però in estate è un'impresa anche trovare il posto
per l’automobile. Per praticare il surf abbiamo seguito i consigli dell’amico
e noto campione Matteo Rocco il quale grazie alla Veret di Lucca ci ha
dato la possibilità di provare la propria ammiraglia in materia di surf,
la Pro Art, una stupenda canna a ripartizione progettata dal caro Matteo
ed usata dallo stesso per raggiungere lunghissime distanze. Per la realizzazione
di questa canna la Veret non è andata molto per il sottile usando materiali
solidissimi e di prim’ordine, in particolare gli anelli e le rispettive
legature appaiono realizzate a vera e propria regola d’arte. La Pro-Art
viene realizzata sia per il mulinello rotante che per quello fisso e nelle
classi 2-4 e 4-6 once. Per chi ama la fissa e la bolognese è obbligatoria
una tappa alle banchine del molo, tra i pescherecci ormeggiati, dove abbondano
tutte le specie e si usano tutte le esche. Sempre alle Saline vi è un
antico molo in disuso dove si pratica il più puro ledgering tornato prepotentemente
alla ribalta grazie al “maestro” Fernando Valvassura il quale con la realizzazione
di una videocassetta distribuita da una notissima opera editoriale, ha
spiegato ai neofiti tutti i segreti di questa affascinante tecnica. Tecnica
che dà i suoi risultati con la cattura di lecce stella, saraghi, aguglie,
occhiate ecc. Altra importante prerogativa del posto e che qui si può
praticare un bolentino “mordi e fuggi”, ciò grazie alla presenza proprio
fuori al porto di un relitto di un bastimento affondato anni or sono che
funge da tana per moltissime specie di pesci. Addirittura sopra il relitto
è possibile praticare un sano bolentino recandosi sul posto con un pedalò
affittato sulla vicina spiaggia. Qui si possono notare i volti contenti
di pescatori alle prime esperienze, felici di aver pescato il primo pesciolino.
Sempre con piccoli natanti è possibile praticare una traina costiera con
piccole esche naturali dove è assicurata la cattura di combattive occhiate,
mentre più a largo è possibile catturate tonni, palamiti, lampughe, ricciole
ecc. A Palinuro è possibile procurarsi esche fresche tutti i giorni presso
il fornitissimo Obbiettivo Pesca di corso Pisacane – calcolate che trattandosi
di un posto di vacanza, nei mesi estivi l’esca e gli accessori li pagherete
un pochettino in più rispetto alle normali quotazioni. Una ottima esperienza
di pesca è offerta dalla Cooperativa Palinuro Porto dove ai turisti viene
offerta la possibilità di battute di pesca notturna con le lampare. La
stessa Cooperativa offre escursioni nelle bellissime grotte presenti in
loco e vi accompagna a fare il bagno su delle spiaggie raggiungibili solo
dal mare e dispone di un fornitissimo diving center con rilascio di brevetti
internazionali. A Palinuro mi ero prefisso di realizzare anche due articoli
sul fiume Mingardo e sul Lambro (omonimo del fiume lombardo), peccato
che l’alveo del primo si presentava aridissimo, segno che non vedeva una
goccia d’acqua da molti mesi e il secondo era ridotto a un ruscelletto
con pochi centimetri d’acqua. Per dovere di cronaca, oltre che ad esaltare
le bellezze del posto, dobbiamo purtroppo constatare alcune lacune costituite
dalla eccessiva diffidenza dei Cilentani nei confronti dei turisti (alcuni
commercianti controllano tutte le banconote con l’apposita macchinetta),
solo due sportelli bancomat regolarmente affollati anche nelle ore notturne
e periodicamente guasti, la quasi totale assenza di pos per le carte di
credito, la reticenza ad accettare assegni e i prezzi vertiginosamente
alti degli esercizi commerciali in relazione alla qualità dei servizi
offerti. Palinuro dunque vorrebbe diventare come Amalfi, Positano o Sorrento,
le bellezze non gli mancano e forse sono anche superiori a quelle delle
località pocanzi dette ma gli manca la mentalità e la giusta impostazione
manageriale. COME ARRIVARE Arrivare a Palinuro non è di certo agevole.
Gli ultimi venti chilometri sono tormentati da curve proibite a chi soffre
di mal d’auto. Autostrada Salerno – Reggio Calabria, uscire a Battipaglia
proseguire per Agropoli (altro posto incantevole) e poi per Vallo della
Lucania, giunti a Vallo Scalo, lasciare la superstrada e proseguire per
Ascea, Pisciotta e poi finalmente Palinuro. A Palinuro ci si arriva anche
in treno con comodi Euro Star che da Napoli ci impegnano un’ora e mezza.
CAPUA: IL VOLTURNO
A ROUBAISIENNE
di Andrea Romanelli
Questa volta ho preparato per
voi amici naviganti, nonché amanti della pesca come me, un servizio sul
Volturno a Capua e precisamente nel tratto chiamato Paperino,
sito nella zona a valle della città tra il ponte della Riviera
Casilina e quello della ferrovia. Mi scuso in anticipo con quanti
di voi, agonisti e non, conoscono bene il posto essendo forse il campo
di gara più famoso del centro - sud … ma con un pizzico di umiltà provo
a dire la mia. Il tratto in questione, come del resto anche le altre due
zone adibite a campo gara, è messo maluccio; le sponde sono un trampolino
di lancio verso l'acqua e le piazzole sono ormai un ricordo, per non parlare
di incagli vari e accesso alla riva con le macchine!!! In aggiunta a questo
nelle settimane precedenti il fiume è in piena dovuta sia all'apertura
della diga sia alle piogge improvvise e continue. Ma questa è l'ultima
gara del campionato ed essendo io ad un passo dal laurearmi campione sociale
nulla può fermarmi. Sistemata la montagna di attrezzatura, con estrema
fatica, inizio a montare le punte della rouba: 2 con galleggiante a pera
(6 e 8 gr.) per pescare in passata e 2 con i vela ( 8 e 10 gr.) per pescare
stoppati, che (visto l'acqua ancora torbida) nel caso ci siano le carpe
può fare la differenza. Scelgo la rouba con fiducia rispetto alla canna
fissa, pur valida su questo campo, perché mi permette una maggior precisione
nella passata e nella pasturazione cosa fondamentale con l'acqua sporca.
La lenza usata è descritta nello schema, abbastanza semplice composta
da un galleggiante con deriva in acciaio, per meglio tenere la trattenuta,
piombato con una torpille e 7-8 pallini del 7 posti sotto a tarare ed
aperti verso il basso. Ne ho qualcuna anche a tutta a pallini ma con l'acqua
in queste condizioni e con le grammature necessarie a contrastare la corrente
sono rimaste nel panchetto (pensare che un mese prima ho pescato anche
con 0,75!!). Misurato il fondo, spostando semplicemente tutta la piombatura
sull'asola e provando la passata fino a che il galleggiante scorre senza
incagliarsi, decido di partire a 13 m., visto i numerosi incagli a distanza
più corta, e con il galleggiante normale per pescare in passata. Pescare
più corti non è cosa da scartare se si trova il passaggio giusto: infatti,
con l'acqua torbida, i cavedani specialmente si portano spesso sotto riva.
La pasturazione deve essere abbondante e così bagno 3 kg di pastura da
fondo a base dolce, per metà rossa e per metà gialla, alla quale aggiungo
un barattolo di mais aromatizzato ai frutti, 200 gr. di caster preparato
da me e 1 kg di terra legante per appesantire l'impasto in maniera da
tenere bene il fondo. Ovviamente ho con me anche una buona dose di bigattini
(3,5 kg.) che ho incollato con altrettanta quarzite a grana media usando,
vista l'umidità della giornata, una miscela di gomma arabica (75%) che
tende ad asciugare rispetto alla normale colla gialla. Tutto pronto!!…
inizio innescando 2 orsetti a penzoloni su un amo del 15 serie 2 opaco.
Dopo aver pasturato il fondo con 3-4 palle di pastura ed altrettante di
bigattini i pesci per fortuna non tardano ad arrivare (con quell'acqua
mi aspettavo una giornata più difficile) … così inizio a scaldarmi con
una serie di 4 carassietti di fila sull'etto scarso ed un paio di cavedani
poco più grandi.do anche uno sguardo agli altri, che non mi sembra abbiano
il mio passo, e continuo a mettere in nassa carassi e cavedani seppur
piccoli, ma con buona regolarità, cercando di variare sempre l'innesco
alternando bigattini ed orsetti al verme ed al caster (il mais come avevo
intuito non rende come si deve).La pasturazione deve essere continua,
(una palla a giro), alternando palle di pastura a quelle di bigattini
e cercando di essere molto precisi appena sotto la punta della canna pena
l'allontanamento del pesce … spesso mi capita di vedere alcuni che gettano
la pastura 3 o 4 metri a monte, cosa che non condivido assolutamente:
il pesce arriva dove cade la palla, cioè perpendicolarmente al punto di
impatto con l'acqua. Dopo le prime due ore cavedani e carassi rallentano
molto e, come spesso capita, entrano in azione le carpe. Cambio la punta,
e pesco quindi con il vela per stare stoppato e metto in nassa un paio
di regine sui 6 etti, ma ne perdo 3 esagerate che mi lasciano con un palmo
di naso … l'ultima sul finire mi rompe pure il sottovetta mentre a tiro
di guadino la stavo inopportunamente forzando!! Ma comunque sul fischio
finale sono 2°, con quasi 6 kg di pesce ad un paio di etti dal primo e
faccio mio il campionato. Come sempre la gara si conclude a…. tavola e
se pur "sfinito" festeggio degnamente concedendomi pure un brindisi
audace con il mio maestro Enzetto, un passato con il glorioso Svasso.
COREGONI DALLA BARCA
SULL'ISEO
di Livio
Venturini e Luca Novali
Lunedì 24, insieme al
fido Corrado verso le 10 parto in direzione Lago d’Iseo,
dove al porticciolo di Predore (sponda bergamasca) mi attende l’amico
ed esperto Luca Novali per una battuta di pesca sul lago in compagnia
dell’amico e valente Paolo. Corrado, che è un “amante” oltre
misura di questa pesca non vede l’ora di salpare, per una esperienza che
per ora è stata limitata al lago di S.Croce (vedi archivio tecniche
e itinerari del sito), e così verso le 13, salpiamo verso la nostra meta
di pesca….il coregone! Ci fermiamo verso la seconda gronda (scalino) profondo
circa 40 metri, dove Luca, tramite l’ecosonda, visualizza un discreto
branco di pesci, cosi dopo aver scelto una coda ( moschiera) tra le tante
a disposizione, ma con colori (rossi ,neri e blu) che pensa possano imitare
in quel momento una schiusa , con un piombo finale da 7 gr, si prepara
a calare il tutto sul fondo, per poi sperare che la coda riscuota successo
sugli amati salmonidi, mentre Corrado, a cui ho “vietato di portar
canna” non vede l’ora di cimentarsi col cannino (in 2 pezzi ) e con
la ruota (raccoglitore), la coda, è appoggiata rigorosamente sul fondo,
salvo piccolissimi richiami e rilasci (20 cm) della stessa verso l’alto.
Le catture purtroppo si fanno attendere, (a parte qualche toccata… e fuga)
tutto è fermo, siamo sopra al branco (ce lo dice l’ecosonda) ma evidentemente
i coregoni non gradiscono o non vi sono in quel momento schiuse che creano
“atmosfera” per i nostri amici. La mattina però non era stato cosi…..e
Luca e Paolo…..guardate! pesci! tutti dai 40 ai 50 cm! Noi
in compenso siamo attorniati da una allegra cornice di barche e pescatori
che attendono con fiducia qualche abboccata! Cosi Luca verso le 16 decide
di spostarsi verso la prima gronda (sui 20 metri) e di giocare il Jolly
, una coda con ninfe viola che spesso hanno dato risultati insperati,
e cosi dopo alcune toccate …. e fughe finalmente la ferrata buona , la
canna si flette , abbiamo il pesce in.. cannino! Certo sembra bello da
come lotta, ma poi Luca ha ragione della sua resistenza e lo porta a guadino.
E’ un bel coregone sui 40 cm e Corrado lo mostra con soddisfazione in
tutta la sua splendida ed argentata livrea! Ma questa sarà l’unica cattura
del pomeriggio, e cosi complice un’aria molto “frizzante e fresca!”
verso le 18 rientriamo al porticciolo, e dopo aver ancorato la barca …foto
di rito, per uno splendido tramonto sul lago. Adesso ci aspetta una piacevole
serata a base di pesce in una trattoria tipica del posto…..a presto e
saluti a tutti i naviganti da
Corrado, Luca e Livio.
La tecnica e la storia:
Per quanto riguarda la tecnica di pesca che abbiamo praticato ieri il
nome corretto è [ Pesca a sonda ] al Coregone o Lavarello; tanto
per citare un po' di storia questa tecnica nasce nei bacini Alpini e Prealpini
delle zone che vanno dalla Svizzera alla Francia e poi pian
piano si è diffusa a macchia d' olio un po' in tutta l' Europa Nord
Occidentale. La prima zona Italiana dove è stata praticata questa
pesca e stato il Lago di Como circa 30 anni fa ( il resto è storia
di oggi). I migliori posti per la pesca del coregone nei bacini lacustri
sono quelli con ampie spianate melmose dove abbondanti schiuse di chironomidi
tengono in attività il Coregone pressoché durante l' arco di tutta la
giornata. Bisogna però precisare che in alcuni Bacini Lacustri per la
conformazione del fondale lo si trova anche tra la prima e seconda gronda
(o scalino) a profondità compresa (a seconda delle stagioni) fra 15 e
30 Mt.
Inutile dire l' importanza di una buona Ecosonda in special modo a chi
si avvicina per la prima volta a questa tecnica di pesca, altrimenti diventa
molto problematico capire dove stazionano i Coregoni e quindi pescare
senza riferimenti non renderebbe completamente i vantaggi offerti dall'
'insieme cannino e ruota che consente di posizionare la coda (montatura
) alla profondità dove per l' appunto l' Ecosonda evidenzia i segnali
dei pesci. Poi con l' esperienza l' uso dell' Ecosonda diventa pressoché
superfluo.
Nella bella stagione può aiutare molto osservare gli stormi di Rondini
i quali fanno copiose scorpacciate di Chironomidi in schiusa , quello
è il segnale che la pastura naturale è gia in acqua e dove vi è cibo si
trova sempre pesce, basta solo trovare l' imitazione che si avvicina il
più possibile a quello che mangiano i pesci sotto. Licenze professionali
e problemi ambientali: Le licenze professionali
A (costo 500 euro all’anno!!!!) nelle province di Bergamo e Brescia
zone rivierasche del Sebino, sono circa 70 ( un numero esatto diventa
problematico perché negli uffici Provinciali preposti è difficile ricevere
informazioni), e scusatemi “carissimi” Organi competenti, ma questo
mi sembra davvero troppo se non scandaloso, in un lago come quello. tutto
ciò come al solito e per l’ennesima ed infinita volta va a scapito del
pescatore dilettante che osserva impotente le vere e proprie “mattanze”
dei…..pescatori di mestiere! Vorrei a tal proposito lanciarvi una provocazione
intelligente cioè: “Perché non usare i pescatori di Professione
come guardie Faunistiche o persone preposte per il turismo anche di Pesca?
peraltro cosa mai fatta qui Sull' Iseo ?” “Perché accontentarsi
del ridotto indotto prodotto dalla pesca professionale in un bacino Lacustre
di così Medio/piccole dimensioni ,quando attraverso lo sfruttamento della
pesca dilettantistica si può valorizzare e proteggere ?” Credo
proprio che questa “politica” da parte delle province non faccia
bene a nessuno, e aggiungo tanto meno ad i pescatori di professione, che
vedono i loro introiti in particolari periodi dell' anno precipitare perché
il mercato è al collasso. Il turismo di pesca se usato intelligentemente
credo aiuti a salvaguardare un ambiente nell' interesse della collettività
e sopratutto nell' interesse dei pescatori che accetterebbero più di buon
grado regolamenti rigidi che li chiamerebbero in prima persona alla tutela
del proprio ambiente. Ora invece qualsiasi regola può sembrare una presa
in giro dopo che si vedono chilometri di reti stese in tutto il lago,
quasi a volerne celebrare il suo degrado.
Come arrivare: Abbiamo pescato in loc. Predore (sponda bergamasca).Per
chi proviene da Bologna:
Percorrere la A1, in direz. Milano, poi a Fiorenzuola entrare
nella Piacenza –Brescia , poi immettersi nella Venezia –Milano,
in direzione Milano, quindi uscire a Palazzolo e proseguire per
Sarnico, e seguire poi le indicazioni per Predore ( il porticciolo
si trova quasi a fine paese sul lungo lago).Per chi proviene da Milano:
percorrere la Milano-Venezia, uscire a Palazzolo, poi idem come sopra.
FARIO SUL TENNO
di Stefano
Righetto (Fario)
| Il
servizio è stato fatto da Stefano nella tarda primavera dello
scorso anno, quindi le condizioni del lago devono essere rapportate
a quel periodo. È
quasi l'alba e finalmente la sveglia lampeggia! Lo so che le ragazze
che sono con noi, ogni tanto bisogna pur portarle, non sono d'accordo
ad alzarsi ad un ora così. Ma per noi pescatori, quando si parla
di week end, si intende luoghi silenziosi, laghi cristallini e soprattutto
pesce vispo e sfuggente e come ben si sa anche per le trote il mattino
ha l'oro in bocca ! Lasciamo le donzelle, piacevolmente addormentate,
(così almeno non vengono a spettegolare in riva al lago spaventando
qualsiasi essere vivente, trote comprese). Dopo un buon caffè con
vista sul lago, usciamo dall'albergo per addentrarci nel sentiero
che ci condurrà nel tanto agognato lago di Tenno .L'attrezzatura
è gia pronta, in spalla, essenziale e ordinata. Il tragico di queste
uscite è che quando sei a casa e prepari l'attrezzatura l'istinto
sarebbe di portare via tutto, ma trascinarsi dietro chili e chili
di materiale non è il massimo e la selezione è sempre difficile!
Prendiamo un sentiero in mezzo al bosco e dopo e una curva l'azzurro
intenso del lago ci abbaglia in tutto il suo splendore, dà l'idea
di un lago incantato, con pesci guizzanti che sembra ci chiamino
e noi attratti dal richiamo cerchiamo la postazione ideale, decidiamo
per una rientranza della riva, proprio di fronte ad un isoletta
in mezzo al lago semi sommersa ! Finalmente
ci siamo !! Il silenzio, interrotto solo dal canto di alcuni uccellini,
è così rilassante che ci viene voglia di cantare tanto è perfetto
questo posto. E' ora di aprire le nostre canne, per l'occasione
abbiamo scelto delle bombarde da striscio (indicateci anche dagli
esperti del posto). La mia canna armata di una bombarda semi
affondante di gr 20 con finale del 14 e amo del 6, decido di
calzare 2 camole di grossa taglia . Bene, si parte, il lancio è
pulito, perfettamente dritto, le camole arrivano proprio
lì dove volevo! Niente, dopo qualche lancio capisco che le camole
non rientrano nel menù odierno, provo a calzare un bel lombrico
precedentemente seguito da una pallina di polistirolo, ma
niente da fare anche lui completamente ignorato!Mi guardo intorno
e penso che il posto non sia adatto, probabilmente perché
è una riva abitualmente frequentata da persone che fanno pic-nic
e visto che le trote non sono così stupide, intuisco che possano
essere dalla parte opposta del lago, visto gli inutili tentativi,
decidiamo di spostarci! Riusciamo ad arrivare in una piccola radura
con alberi che sfiorano l'acqua, sfodero la mia arma segreta,
i pesciolini vivi, l'aria ha cominciato a scaldarsi e visto che
comincio ad avere un certo languorino spero che anche per le trote
sia ora di colazione. Innesco il vivo e via col primo lancio;
dopo qualche secondo sento la lenza sussultare, si !! La trota c'è,
la canna comincia a tremare sotto gli attacchi di una trota con
il carattere niente male ! La trota in questione tira, tira in maniera
diversa da quelle che sono abituato nei laghi vicino a casa, è un
emozione grande, questa trota sembra molto arrabbiata e decisa a
non farsi portare a riva, ma dopo averla stancata un po' viene a
"portata di mano" .La guardo, è bellissima, una
fario dalla livrea eccezionale dal peso di circa mezzo chilo, dopo
averla slamata con attenzione la rilascio e lei se ne scappa quasi
offesa . PS: io per scelta faccio solo ed esclusivamente
il no kill. E' proprio la postazione ideale infatti in circa
due ore ne abbiamo catturate 7/8 a testa . E' stata proprio
una pescata ben riuscita anche se non facile, che ci ha regalato
un enorme soddisfazione e tanto buon umore. Tanto che quando arrivano
le ragazze a chiamarci per il pranzo, decidiamo di tornare nel pomeriggio.
Siamo fortunati perché sappiamo che il nostro pomeriggio sarà tra
pescare, poche parole, qualche sigaretta e loro nell'altra sponda
a prendere il sole e soprattutto quando torneremo a casa avremo
storie speciali da raccontare ai nostri amici pescatori! Questa
è vita !! Il
lago di Tenno si trova esattamente in provincia di Trento,
a 15km da Riva del Garda, è un lago naturale incastonato
in mezzo alle montagne, a mio avviso eccezionale !! Le acque
sono gestite dalla Associazione pescatori basso Sarca
e la quota giornaliera è corrispondente a 9 € per un massimo
di 6 catture |
FORMIA, IL PORTO
DEI MIRACOLI
di Stefano Montone
Il porto di Formia è sicuramente
il più gettonato dai pescasportivi sia che giungano dalla vicina Campania
che dal Lazio. Esso rappresenta una meta irresistibile per la cattura
di saraghi, orate e spigole.
A onor di memoria è questo il posto che mi ha regalato le maggiori soddisfazioni,
ed è proprio qui che molti pescatori raggiungono propri record personali.
A ragione di cronaca possiamo dichiarare che questo è il posto più pescoso
nel tratto che va da Roma a Napoli. Il porto è racchiuso tra due grandi
dighe foranee, quella terminante con il faro verde, è dedicata quasi prettamente
ai pescherecci e al diporto, quella col faro rosso è dedicato ai mercantili.
La profondità varia dai cinque ai venti metri.
Prima di addentrarci nella descrizione delle tecniche di pesca e delle
specie catturabili, è rigoroso rammentare ed informare che:
a) il bigattino è assolutamente proibito ed è prevista una sanzione cha
va da un minimo di £. 100.000 ad un massimo di un milione;
b) per pescare all'interno del porto vi è bisogno del permesso della Capitaneria
di Porto; il permesso è valido per l'anno solare e in ogni caso scade
il 31 dicembre dell'anno, per ottenerlo basta recarsi presso gli uffici
della capitaneria di Formia con due marche da bollo da £. 20.000; c) dalle
dighe foranee per pescare nelle acque esterne al porto non vi è bisogno
di alcun permesso.
Durante il fine settimana, per trovare una buona postazione di pesca,
bisogna raggiungere il porto circa un'ora prima dell'alba, infatti è proprio
durante l'aurora che le spigole perdono gran parte della loro proverbiale
diffidenza.
La pesca con galleggiante.
La pesca all'interno del porto è diversa da quella praticata all'esterno.
All'interno le postazioni sono più comode, potete sedervi sul panchetto
ed impostare una fruttuosa pesca con la canna fissa. In questo caso va
misurato adeguatamente il fondo; le montature supereranno di rado i due
grammi ed andranno innestate con coreano, tremolina, pastella al formaggio,
e salterello tunisino. La pastura sarà composta da sfarinati la formaggio
o alla sarda. Preparate il posto con delle palle consistenti e poi continuate
con una pallina ad ogni calcio. Fate in modo che le palle raggiungano
il fondo senza sciogliersi per evitare di attirare le numerose colonie
di pesciolini che stazionano a mezz'acqua. Le abboccate non tarderanno
con catture a seconda del perieodo di. cefali, boghe, saraghi, orate,
occhiate, fragolini, tordi, ghiozzi, salpe, sciaranni, scorfani, triglie
ecc.
All'esterno delle dighe le postazioni sono scomode ed inpervie, qui però
si hanno le soddisfazioni migliori. La posta più ambita è quella proprio
sotto il faro rosso. Si usa quasi sempre la bolognese o l'inglese.
Con la bolognese il galleggiante andrà scelto in base alle condizioni
del mare e mai al di sopra dei tre grammi, la montatura e a mezz'acqua
con terminale lungo circa un metro e mezzo.
All'inglese si usano grossi galleggianti scorrevoli e nell'occasione si
possono impiegare anche parturatori sopra il terminale. Questo tipo di
pesca da i risultati migliori di notte e alle prime luci dell'alba; per
il resto della giornata è inutile insistere si cattureranno solo pesci
di scoglio.
La pesca a fondo.
All'interno del porto, ed in particolare sulla diga del faro rosso si
pratica la pesca dell'orata a fondo.
Per questa tecnica si usano canne da lancio di media potenza e data la
quasi assenza di appigli per i picchetti, per evitare di rovinare le canne
consigliabile portare con se un tripode da surf.
La montatura sarà rigorosamente con piombo scorrevole da 70 a 100 grammi
possibilmente a sfera per limitare gli incagli. Il terminale dovrà essere
lungo almeno due metri dello 0'16. Le esche migliori sono i grossi coreani
della Normandia, l'americano e l'arenicola napoletana. E' possibile pescare
a fondo anche all'esterno delle dighe aumentando sensibilmente le grammature,
ma la presenza di scogli e impigli ci renderà l'opera abbastanza complicata.
Per chi ha pazienza, consigliamo di montare una sarda intera, infatti
qui nel periodo di freddo rigido sono state segnalate catture di gronchi
e pesci serra.
Lo spinning.
All'esterno delle dighe si pratica lo spinning a galla.
Si montano bombarde galleggianti e si lancia al largo recuperando lentamente.
Per la spigola andrà bene il gran pescatore di piccola misura, la piumetta
bianca, i pesciolini siliconici e udite udite il bastoncino di plastica
del cotton fioc calzato sull'amo - Si proprio così! … si prende un coton
fioc bianco, si taglia la parte in cotone e lo si innesca s'ull'amo -
il suo movimento sull'acqua attira le spigole in modo impressionante.
Nel periodo che va da luglio a settembre, con la stessa tecnica, si catturano
lecce stella ed aguglie.
Sul litorale campano si usa innescare due bigattini e trainarli a galla,
qui essendo proibita la larva di "Sarcofagis Carnaria" si potrà
sostituirli con piccole piumette o pezzetti della stessa aguglia.
A spinning, nel periodo invernale i predatori abboccano anche praticando
lo spinning classico usando come esca i classici pesci finti.
Tecniche alternative.
Cefali al Tocco - Qui vecchi pescatori praticano la pesca al cefalo al
tocco usando lunghe e pesanti canne bloccate su apposite pedane auto-costruite.
Con questa tecnica non si usa il galleggiante e le tocche saranno segnalate
da una bandierina con frustino collegato in cima alla canna. Come esca
viene usata la pastella di pane molto compatta.
La mazzetta - Anche questa è una tecnica antica ma non è ancora andata
in pensione. In verità non è molto sportiva perché il pesce rimane allamato
anche fuori dalla bocca.
Di superficie - Si usa un grosso galleggiante piombato di colore bianco
(alcune case ne producono alcuni appositi); immediatamente sotto al galleggiante
si applica la classica mazzetta di sei sette ami.
Sugli ami si innesca o una fetta di pane intero o pezzettini di scorza
di pane su ogni singolo amo, si lancia e si aspetta che cefali. si allamino
mangiando.
Di fondo - Stessa montatura di quella in superficie solo che invece del
galleggiante piombato, si usa un piombo, possibilmente a sfera o pera
da 50-80 grammi. Come esca invece del pane è preferibile usare una pallina
di pasta o pastura di dimensioni come quella da golf. I più esperti, invece
della pallina di pasta, formano una campana di pasta schiacciata all'estremità
inferiore, questa a differenza della pallina regge meglio il fondo in
presenza di forte corrente.
Pesca dei calamari - Si usano i classici gamberi colorati e piombati,
si lancia lontano e si recupera lentamente sul fondo.
Pesca del polpo - Si calerà la polpara classica tra gli scogli o appena
sotto la banchina e la si farà saltellare con piccoli colpetti. Sulla
polpara potrà esser applicato o uno straccio bianco, oppore granchi o
un pesciolino morto. Pesca in buca - Con una canna fissa di 4, 5 metri
si cala la montatura formata da una olivetta di circa dieci grammi con
un terminale al massimo di 15 cm, si innesca la cozza o il gamberetto
sgusciato - si pescano ghiozzi (localmente detti mazzoni), tordi, donzelle,
scorfani ed altri pesci di scoglio.
IL LAGO DI BOMBA
di Andrea Romanelli, Valerio Federici e Marco Zanoboni
Era da un paio di mesi che,
reduci da un inverno disastroso, il tempo era abbastanza clemente con
noi e così ne abbiamo approfittato per partire alla volta della provincia
di Chieti per una tre giorni di pesca in quel di Bomba, lago già noto
anche alla pesca d'elite. Eravamo verso la fine dell'estate, ma in un
autunno ancora caldo e mite, così abbiamo preparato il tutto coadiuvati
dal nostro amico Marco Zanoboni, una vita in eccellenza, che già era li
in vacanza con la famiglia. Presi accordi con lui e con l'albergo per
l'alloggio rimaneva solo da prendere accordi con il proprio lavoro o meglio
con il proprio capo che, dopo sfuriate varie ci ha accordato un paio di
giorni di ferie. Caricato il materiale la sera prima e tanto da riempire
una macchina senza lasciare neppure uno spiraglio di luce, canne e accessori
vari partiamo alle 4.00 e dopo un viaggio abbastanza stressante, (circa
350 Km), verso le 9.00 siamo sulla superstrada sulla quale troviamo un
cartello con scritto: "lago di Bomba". Lasciamo la superstrada
e dopo pochissimo si apre davanti a noi uno spettacolo maestoso, stupendo:
il lago con tutta la sua natura, acqua pulitissima, sponde perfette e
pulite e una qualità dell'aria davvero eccellente. Troviamo ad aspettarci
Marco. Presi dall'eccitazione per quel posto nuovo andiamo sul tratto
denominato "Terra Rossa" e in un batter d'occhio siamo pronti
per partire con la prima giornata di pesca tanto agognata. Già da qualche
giorno ci eravamo preparati sotto consiglio telefonico di Marco per cui,
giusto il tempo di aprire la canna, attaccare un galleggiante, preparare
un po'... a dire la verità molta … pastura e poi lenza in acqua! Per la
prima giornata abbiamo deciso di andare a cercare i pesci a circa 30 m.
da riva con l'inglese, dando 6 m. di fondo sui circa 8 di profondità.
La montatura utilizzata è stata molto semplice: galleggiante, dai 20 gr.
in su a bulbo e con antenna ad alta visibilità, scorrevole sullo shock
leader dello 0.20, fermato da 3 BB a circa 30 cm dalla girella rolling
del n° 16, a seguire uno spezzone di 0.16 dove viene inserita una torpille
da 9 grammi fermata in basso da un'altra girella rolling. Sotto la seconda
girella un altro spezzone di filo con qualche pallino del 7 che ha la
funzione di evidenziare le mangiate in starata, terza girella sui cui
attaccare il finale che è un buon 0.12 mentre l'amo è del 16 (tipo serie
21) per l'innesco misto, mais e bigattino. Fattore molto importante è
la zavorra cospicua in lenza necessaria perchè si deve scendere velocemente
sul fondo per sfuggire al pesciolame superficiale e deve contrastare la
leggera corrente generata dal vento, una costante del lago. Parte per
me il primo lancio non senza problemi, poi brillantemente superati, dovuti
alla torpille in lenza e appena il galleggiante è in pesca arriva subito
un netta affondata con conseguente ferrata... carassio allamato ma non
bene per cui decido di farli mangiare di più. Il secondo lancio è accompagnato
da una pasturazione di sola pastura per me mentre Marco e Andrea, oltre
la pastura, decidono di lanciare giù anche un po' di bigattino incollato
con la ghiaia. La giornata trascorre più o meno allo stesso ritmo e, come
si suole dire, è "un pesce a giro": cioè un pesce allamato ad
ogni calata di lenza. I pesci sono in prevalenza carassi, ma non sono
mancati cavedani e carpe. I primi hanno scelto i bigattini di Andrea,
mentre le carpe, hanno scelto di stazionare tra me e Marco. Entrambe le
specie di pinnuti ci hanno impegnato moltissimo perché le dimensioni erano
tutt'altro che piccole. Mentre Andrea era impegnato con dei cavedani veramente
enormi io e Marco ci siamo imbattuti in una duplice, medesima cattura!
Una carpa ha deciso di mangiare il mio mais e di scappare a ripararsi
vicino al filo di Marco. Era vicina a tal punto che l'amo di Marco le
si è agganciato sotto una branchia per cui la cattura è stata metaforicamente
divisa in due!. Il secondo giorno è iniziato molto presto.Alle 6.00 Marco
ci aspettava davanti al suo villaggio turistico pronto e con il motore
della macchina acceso. Ci siamo recati sulla stessa sponda del giorno
precedente solamente un paio di km più a monte verso la diga. Abbiamo
deciso di pescare molto leggeri per cercare in prevalenza cavedani che
in quel posto dovevano essere più numerosi e grandi di quelli allamati
da Andrea il giorno prima. Decidiamo così di preparare una lenza con un
fondo sui 4 mt, galleggiante con portata +1.5 gr e antenna in tonchino
per una maggiore sensibilità. Il grammo e mezzo era distribuito per ½
gr subito sotto il galleggiante, il restante su una spallinata che copriva
quasi gli interi 4 metri di profondità. Girella rolling del n° 20, terminale
dello 0.10 e amo del 18 serie 2 per l'innesco del bigattino. La pastura
consisteva essenzialmente in bigattini incollati con la ghiaia e un po'
di pastura al formaggio. Le catture sono state molto abbondanti per le
prime 2 ore di pesca per tutti e tre. Ma, non appena il sole ha fatto
capolino dalla montagna alle nostre spalle, sono diventate molto più rare
ed i cavedani hanno lasciato il posto alle scardole, ai carassi, che l'hanno
fatta da padroni ancora una volta, assieme alle carpe una delle quali
ha anche cercato di sfilare la canna da sotto il naso del buon Andrea...
aveva dimenticato l'antiritorno chiuso ed è stato costretto ad un bel
pediluvio per recuperarla in acqua ! Stanchissimi e assetati come dei
"corridori nel deserto" abbiamo deciso di andare a mangiare
e bere. Io ed Andrea siamo stati ospiti del nostro amico Marco presso
il ristorante del Soffio. Un pranzo buono ed abbondante non poteva che
essere suggellato da un bel bagno in piscina prima di ripartire per Roma.
Ed è così che purtroppo io ed Andrea siamo dovuti ripartire alla volta
della nostra città, stanchi ma sopratutto dispiaciuti...ma sempre pronti
per un'altra uscita ed un altro servizio. Un salutone a tutti gli amici
di pescareonline
IL LAGO DI GUARDIALFIERA
di Roberto Mauro
Sabato 8, organizzo insieme al mio amico
di sempre nonché compagno di pesca Gianni Bracuti (nelle foto con la maglia
gialla), un fine settimana a Guardialfiera. Così, dopo aver chiamato la
pensione il giorno prima per prenotare la stanza, partiamo alle 3, 30
in modo da arrivare sul posto di pesca poco prima dell'alba e non perdere
quel momento magico che spesso ci regala le catture più belle. La strada
in realtà è molto semplice, sia provenendo da sud come noi che siamo di
Salerno, sia da nord. Infatti basta seguire le indicazioni per Campobasso,
e poi, poco prima di arrivarci, imboccare la S.S. Fondo Valle Biferno
(Bifernina) in direzione Termoli. La strada è molto piacevole perchè incrocia
più volte il fiume Biferno regalandoci i primi paesaggi mozzafiato.Dopo
una quarantina di chilometri transiterete sul lago. Si può scegliere tranquillamente
il posto di pesca, infatti le sponde sono facilmente raggiungibili con
comode stradine lungo tutto il perimetro del lago. Arriviamo verso le
5, 30 e scegliamo una postazione vicina alla diga per trovare fondale
maggiore e non avere il disturbo di altri pescatori che si ammucchiano
tutti dove inizia la stradina e dove possono lasciare la macchina a pochi
metri dal posto di pesca.Il lago è un invaso del fiume Biferno ed è ricco
di ciprinidi e predatori quali trote salmonate, grossi lucci e Black Bass
di piccola taglia. Noi scegliamo di insidiare le grosse carpe che popolano
le acque di Guardialfiera, pescando rigorosamente col granoturco e portandoci
le sole canne all'Inglese e quelle da Legering. Una volta arrivati sul
lago osserviamo attentamente la morfologia del fondale, che presenta in
alcuni punti non pochi ostacoli sommersi quali rocce e robusti rami che
potrebbero pregiudicare la nostra azione di pesca, in special modo in
fase di recupero di una grossa preda. Dopo aver abbondantemente pasturato
la zona con la pastura da me preparata a base di sfarinati di pane, mais
e biscotti, semi tritati di lino, canapa, arachidi e cocco, montiamo le
canne all'Inglese con filo affondante in bobina dello 0, 16 e finali della
lunghezza di 60Cm. dello 0, 12. Come galleggianti montiamo delle penne
di pavone di gr. 5 da me costruiti che piombiamo quasi totalmente con
pallini stretti in bulk a tre metri dall'amo dorato del 6, ed un unico
pallino da 0, 40 ad un metro e mezzo dall' esca. Dopo pochissimo una affondata
decisa mi avverte che la pastura ha fatto effetto, così ferro prontamente
ma delicatamente e strike! dopo un duro combattimento di circa 15 minuti
con la canna stupendamente inarcata salpo la prima carpa di circa 3, 5Kg.
Di tanto in tanto pasturiamo per mantenerle sotto, così arriva anche il
momento di Gianni che ne prende una delle stesse dimensioni. Continuiamo
a pescare ed alla fine del pomeriggio ne avremo catturate 9, delle quali
soltanto tre intorno ai 2kg e le altre tutte oltre i 3kg. Qualche carassio
sui 600/800gr. e un cavedano sul chilo. Cosa dirvi di più...che anche
il giorno dopo ci siamo divertiti un mondo, catturandone ancora !! Esca
molto interessante soprattutto pescando a Ledgering sono i ceci, che però
stavolta non abbiamo utilizzato, perchè la domenica abbiamo pescato di
nuovo all'Inglese. Anche il classico bigattino va bene, che regala più
abboccate di cavedani e carassi e meno di carpe peraltro anche di taglia
inferiore. Verso le 17, 00 dopo aver scattato immortalato le nostre catture
più belle con nostra somma soddisfazione provvediamo al rilascio delle
prede e prendiamo la via del ritorno salutando il lago per dargli appuntamento
alla prossima avventura. Note : Per concludere vi dirò che Guardialfiera
è un posto davvero magico dove l'acqua è limpida, il pesce abbonda e la
taglia del pescato è di tanto superiore alla media.
Vale la pena di fare anche diversi chilometri per passare qualche giornata
indimenticabile insieme ai nostri amici pinnuti. Per qualsiasi ulteriore
informazione potrete contattare Roby, il mio pseudonimo sul nostro splendido
forum. Approfitto per fare uno speciale ringraziamento a Livio, la vera
anima di questo sito, che con grande passione e professionalità regala
a tutti noi frequentatori la grande opportunità di poterci conoscere e
confrontare, ed apprendere così tanti itinerari e tecniche nuove.
Ciao a tutti gli amici di pescareonline!!
TROTE NELLE PICCOLE
ACQUE APPENINICHE
testo e foto di Roberto Barbaresi
Nell'universo della pesca alla trota in acque correnti esiste un mondo
a parte fatto di paesaggi mozzafiato, natura selvaggia e incontaminata,
pace e solitudine. Sto parlando della pesca alla trota nelle piccole
acque: tranquilli ruscelli che scorrono tra i prati, minuscoli fossi immersi
in una fitta vegetazione, rumorosi rii in profonde gole inaccessibili,
affluenti e sub-affluenti di fiumi e torrenti. Acque dimenticate
da tutti ma non per questo disabitate, così lontane da impegnare duramente
il fisico per raggiungerle. Ambienti da sogno dove la pesca è solo
una scusa per frequentarli. Molti di questi piccoli corsi d'acqua, sottovalutati
dalla massa dei pescatori, sono l'habitat ideale della trota Fario, così
come di altri piccoli pesci e gamberi d'acqua dolce: esse saranno nate
e cresciute nel posto, risalite dal corso principale oppure, più verosimilmente,
frutto di semine di avannotti, magari effettuate molti anni prima. Trote
di una bellezza disarmante, che ti guardano negli occhi, vincere la sfida
con questi splendidi animali selvatici in ambienti così ristretti sarà
difficile e faticoso e, proprio per questo, molto gratificante.La ricerca
di questi piccoli paradisi sarà ardua ma, insistendo nel tempo, è possibile
farsi una "mappa" di fossi e rii che meritano di essere visitati
a rotazione almeno una volta all'anno. Procuratevi una cartina della
zona in scala 1/25000 (ottime anche quelle escursionistiche) ed esplorate
dapprima i tratti più facilmente raggiungibili prima di avventurarvi verso
le sorgenti attraverso lunghi e impegnativi sentieri tra le montagne. Condizione
primaria è la presenza di acqua tutto l'anno, anche se esigua: ne basta
un rivolo, fresca e ossigenata, ad ospitare trote di dimensioni inimmaginabili
se confrontate con quelle dell'ambiente in cui vivono. Ovviamente
occorre anche verificare che sia possibile pescare: nell'Appennino
Umbro e Marchigiano (mia abituale zona di pesca) molti corsi d'acqua minori
sono chiusi da tempo, alcuni però non sufficientemente tabellati.
L'ideale sarebbe procurarsi l'elenco di tutti quelli banditi alla pesca
ma, purtroppo, non tutte le amministrazioni provinciali li pubblicano. Occhi
aperti quindi! Qualsiasi tecnica di pesca vogliamo adottare sarà condizionata
dalle dimensioni dell'ambiente in cui ci troviamo e... dalla furbizia
delle trote presenti. Occorre molta circospezione, procedendo sempre
da valle verso monte, utilizzando massi e vegetazione per nascondersi
alla loro vista. Qui più che mai saranno in grado di percepire ciò
che sta accadendo in acqua e fuori: può davvero bastare il rotolare di
un sasso o un'ombra proiettata in acqua perchè si nascondano terrorizzate
per ore. Allo stesso tempo queste trote, se avvicinate con tutte
le dovute cautele, spesso aggrediranno l'esca con violenza non appena
questa cade in acqua, sopratutto nei rigagnoli più piccoli, dove il cibo
a loro disposizione può anche essere scarso e fortemente influenzato dalle
stagioni e dalle condizioni climatiche. La pesca al tocco e lo spinning
sono le tecniche più utilizzate in questi piccoli ambienti ma mi è capitato
di incontrare anche pescatori a mosca capaci di vere e proprie peripezie
con la coda di topo, dimostrandomi quanto sia redditizia. Pescando
al tocco l'ideale sarebbe una robusta canna di 5/6 metri montata con molti
blocchi di teleregolazione, con la quale sarà possibile pescare con il
solo cimino e sottovetta aperti, con un attrezzo del genere si riesce
ad affrontare tutte le situazioni che si incontrano, anche le più... "infrascate".
Una cannina di 3/4 metri, rigida e maneggevole, andrà comunque bene.
La lenza dovrà essere più corta possibile: una piccola spiralina o 4/5
pallini di piombo ravvicinati abbinata a un finale non superiore ai 20
centimetri di 0,16-0,18. Riuscirete, con un poco di pratica, ad
infilarla ovunque e a proiettarla, lanciando a pendolo, ad una certa distanza.
Le esche migliori sono, naturalmente, quelle rimediate sul posto (portasassi,
gatoss, vermi d'acqua, insetti terrestri ecc.) ma vedrete che anche comuni
lombrichi di terra saranno graditi. Per lo spinning utilizzate una corta
canna (versione Ultralight) abbinata ad un mulinellino dall'archetto infallibile,
adatta a lanciare un piccolo rotante di massimo 3 grammi, da recuperare
non appena tocca l'acqua. L'attacco sarà spesso immediato e violento
e metterà a dura prova i vostri nervi. Lanciare correttamente
in ambienti ristretti richiede molto allenamento ma ne vale la pena: vedere
una trota rincorrere l'artificiale anche in due dita d'acqua è veramente
spettacolare. Un mio compagno di pesca utilizza una canna di soli
140 centimetri e con essa lancia da sotto cucchiaini del N° 1 e 2 con
una precisione stupefacente, riuscendo a praticare lo spinning anche in
corsi d'acqua di dimensioni irrisorie. Ricordo che alcuni anni fa
si allenava accovacciato nel giardino di casa, la passione per la pesca
giustifica anche questo. I mesi migliori per pescare in questi micro-torrenti
appenninici sono quelli primaverili (Giugno compreso) e Settembre.
In primavera avremo buona portata d'acqua e vegetazione ripale non ancora
"impenetrabile" con la concreta possibilità di trovare acque
alte e velate a seguito di temporali, piuttosto frequenti in montagna,
condizioni ideali per la pesca delle trote selvatiche. Anche alle
soglie dell'autunno i salmonidi sono generalmente molto attivi, sopratutto
con l'arrivo delle prime piogge, la stagione della frega si avvicina ed
è anche possibile che qualche grossa trota risalga dal corso principale.
Trattenerle sarebbe da incoscienti, lasciamo loro la possibilità di riprodursi
in un ambiente ideale. Nella pesca fin qui descritta più dei regolamenti
contano buonsenso e rispetto per la natura che ci circonda, trote comprese.
Chi desidera solo fare cestino farebbe meglio ad orientarsi verso altre
acque. Un comportamento indiscriminato può pericolosamente incidere
su popolazioni a volte molto limitate e le precauzioni nelle operazioni
di slamatura e nel prelievo del pescato non saranno mai troppe.
A chi intende utilizzare le esche naturali consiglio generosi ami senza
ardiglione e ferrata molto tempestiva per evitare profondi ingoi anche
da parte di trotelle di pochi centimetri. Se proprio volete deliziarvi
il palato, trattenendo due o tre trote da gustare in famiglia, uccidetele
subito, pulitele e riponetele in un cestino di vimini avvolte in un panno
umido per preservare al meglio le qualità delle loro carni. Questa "meravigliosa"
attività alieutica, dove tecniche e attrezzature sofisticate passano in
secondo piano, è un misto di pesca e trekking piuttosto impegnativo, che
richiede una buona forma fisica e necessita di alcune precauzioni per
praticarla in sicurezza. La montagna và sempre rispettata e temuta
quindi occorre la massima attenzione alle condizioni climatiche ed ambientali,
essere in due è sempre consigliato nelle esplorazioni più ardite. La
prudenza è d'obbligo nei corsi d'acqua che scorrono in letti rocciosi,
accidentati e scivolosi. Non rischiate l'osso del collo in passaggi
adatti più a un alpinista che a un pescatore e quando dovrete saltare
un tratto perchè troppo pericoloso significa che quelle trote sono davvero
protette da madre natura. Al ritorno la voglia di avventura sarà
comunque appagata e se anche non avrete preso nulla pazienza: succede
a tutti, ma non in ambienti così affascinanti e suggestivi.
Prima di ripartire
per Bologna, assieme all'amico Walter sono tornato al laghetto Gazzurlo,
ospite Di Piergiorgio Radice, responsabile dello stesso e membro
dell'APD. Prima di fare onore alla buona cucina locale, ho apprezzato
molto il bravo Renato, ottimo cuoco per diletto, intento a preparare
la paniscia, piatto tipico Novarese, di cui amici di pescareonline,
ma soprattutto amiche vi illustro la ricetta. Dopo aver preparato il giorno
prima un brodo di verdura, con puntine di maiale, porri, e tanta verza,
si fa un soffritto con salame fresco, cipolla e lardo. Quando è cotto
si aggiunge il riso necessario e si fa tostare assieme. Dopo circa 15
minuti di cottura, si aggiunge vino bianco e, dopo aver mescolato il tutto,
si aggiungono alcuni
mestoli di brodo preparato il giorno prima. In seguito è necessario mescolare
ancora e aggiungere vino nero fino a quando il tutto è ben amalgamato.
Si serve ben calda. Come dicono a Novara, "Il riso nasce nell'acqua
e muore nel vino!!" e così, dopo aver assaggiato diversi antipasti
dallo storione crudo, in aceto e vino, con ottimi funghi porcini, ad assaggini
di grana e gorgonzola e tonno e fagioli, per finire poi con bocconcini
impanati di trota salmonata, ho
potuto finalmente assaggiare l'ottima paniscia, condita dagli ottimi vini
piemontesi, dal Barbera, al Gutturnio, al Risling, al Manzoni, che è un
taglio di 3 vitigni, di Risling renano, e Pinot grigio, grazie all'amico
Pier Morani, ex garista nazionale, che ricordo con amicizia essendo
comuni amici di Checco Casini, a proposito ricordati Pier, dei
servizi in Ticino e Sesia!!. Dopo
la bella mangiata, ho scambiato alcune parole col Sindaco uscente Gianni
Correnti, socio APD, ma amante della caccia:
"Ho dato alla politica 22anni, 18 anni consigliere comunale, 4
assessore, deputato senatore e sindaco, largo ai giovani!!"
Parliamo un po' di Novara, dell'ambiente e della sua gente.
"Qui si continua a vivere una vita di provincia , perché pur essendo
la seconda città del Piemonte dopo Torino, 1020000 abitanti, dopo Torino,
e prima di Alessandria, rivendica la sua immagine di provincia con tutto
quello di positivo e negativo che vuol dire , positivo nel senso che siamo
lontani dai grandi problemi della metropoli. A metà tra Milano e Torino,
Novara è marca di confine, prossima alla Lombardia , ne subisce parecchio
l'influenza. Non abbiamo fenomeni di criminalità preoccupanti, la gente,
si conosce vorrei dire "a vista", l'elemento negativo, è quello
e come dire caricaturalmente provinciale, e cioè i limiti culturali, e
se vogliamo intellettuali propri della provincia, una certa chiusura e
diffidenza che rotta la quale però lei trova quel calore umano che pescareonline
ha scoperto in questi giorni, in quella base fondamentale e popolare ,
non solo di Novara, ma del nostro paese. Qua ci sono in una cerchia di
novaresi persone che provengono dal sud, e nel confronto dei quali, c'è
l'amichevole sfottò di chi ormai è corpo integrato, dell'amico che si
può prendere in giro, che tutto sommato credo sia una bella cosa."
E l'ambiente?
"Debbo dire che anche da un punto di vista ambientale, pur appartenendo
interamente al più ampio triangolo industriale, con molti sforzi, cerchiamo
di conservare l'ambiente, in un periodo di cambiamento radicale perchè
per esempio, l'attività della pesca e della caccia, sono direttamente
connaturate all'ambiente, dove oggi si distendono le risaie c'erano molti
boschi e tanti animali, dove c'erano le risaie c'erano le mondariso che
certamente erano più simpatiche dei prodotti chimici attuali.
Adesso il riso costa meno fatto in Cina, gli agricoltori che sono ancora
oggi sono il 30% del prodotto provinciale, e non si possono gettare via
, una riconversione intelligente ridarà un habitat
ancora migliore ai cittadini in generale, e a chi poi ama con la natura
questi sport, la caccia e la pesca"
Grazie per il tuo amore per l'ambiente Gianni, sei dei nostri!!
Prima di partire ho parlato anche con Renato Pellò presidente dell'APD,
e del CAGEP.
Caro Renato, da quanti anni sei presidente e da quanto ti occupi del
mondo della pesca?
"Alla pesca?…ho 51 anni, fammene fare uno in culla e poi più o
meno comincio a interessarmi di pesca. Per quanto riguarda l'attività
in APD, sono circa una ventina d'anni, per il Cagep, sono presidente da
questa primavera. Il Cagep è relativamente giovane, coordina ad oggi 13
associazioni di pescatori, anche se le associazioni storicamente sono
vecchie e giovani, cura per le acque libere la vigilanza, gli incubatoi
e tante altre svariate attività. Mentre l'APD, risale al '45, ha 3000
soci, gestisce 700km di acque tutte di pianura, laghetti, tratti di Ticino
e acque varie.
Quindi un momento di scambio comune anche di esperienze e di risorse
per far contare sempre di più i pescatori.
Abbiamo sinergie anche con la FIPSAS e, anche se non conosco personalmente
il presidente Matteoli, ho letto alcune sue interviste e mi sembra che
abbia detto cose nuove ed interessanti e penso e spero si possano sviluppare
in termini di collaborazione. Il " fatturato" di chi opera nella
pesca sportiva a mio avviso non è alle stelle, è un momento di crisi generale,
per cui cerchiamo di aiutarci a vicenda"
Pescareonline ha notato con piacere in questi itinerari una splendida
gestione delle acque e soprattutto ha pescato tanto pesce, dimmi quale
tipo di pesca ami di più?
"Personalmente mosca, spinning e pesce morto, anche se le pratico
un pò tutte. Diverso invece quali tipi di pesca si praticano nelle nostre
acque: direi tutte, e quando dico tutte, escludo soltanto il siluro, la
cheppia e il salmerino alpino. Come specie prevalenti tutti i ciprinidi,
i salmonidi, fario, iridee, marmorate, pochissimi temoli, in pratica tutte
le pesche. Come hai potuto vedere di persona le nostre acque interne provenendo
quasi tutte dal Po e dalla Dora Baltea, spesso atipiche con risorgive
ospitano quasi le specie, e tutte le tecniche di pesca, dalla passata
alla camolera, alla mosca ecc. ecc., mentre nei laghetti si pesca a spinning,
a mosca e a carpfishing"
Il tuo amore per la pesca è condiviso in famiglia?
"Da un figlio che forse ha cominciato prima di me, adesso ha 13
anni, è un ottimo pescatore, e spesso mi mette in difficoltà. Soprattutto
c'è tanto entusiasmo e constato felicemente sul campo anche quello che
abbiamo attuato a livello gestionale.
Quello che vorrei dire anche è un invito a pescareonline a vedere quando
facciamo i recuperi, sembra una cosa sciocca, ma è veramente uno spettacolo,
vedere venir fuori tutti i tipi di pesci"
Verremo senz'altro caro Renato, e grazie a nome dei naviganti.
"Grazie a te e un saluto a tutti i pescatori"
Per tutto ciò che non ho riportato, e per le informazioni sulle acque,
sulle quote associative, sulle attività e sui permessi, entrate nel sito
seguente: www.apd.no.it
Mail: apd@apd.no.it
I LUCCI DEL SILE
di Luca De Leoni Vitale
Chi ama la pesca a Spinning, sa bene, che
il predatore più estroso, imprevedibile e combattivo è senza dubbio un
pesce che, nella fantasia di altri tempi, era additato come il sanguinario
di fiumi e canali: il luccio.Anche se in parte potrebbe esserci del vero
sulla sua triste nomea (chi lo conosce sa bene che i suoi attacchi sono
quasi sempre inesorabili per le malcapitate prede), la cosa veramente
triste è che ormai incontrarlo risulta sempre più difficile, perfino in
quei posti dove fino a pochi anni fa la faceva da padrone.
Nel Veneto, per fortuna, ne sono rimasti ancora un buon numero
anche grazie alla grande quantità di corsi d'acqua morfologicamente a
lui congeniali sia di origine naturale che artificiale, dove il nostro
amico riesce a sopravvivere nonostante i continui attacchi che l'inquinamento
sferra ai nostri "pennuti". In questa regione, la Provincia
di Treviso, pur essendo altamente industrializzata, presenta una
grandissima attenzione verso l'elemento "acqua" in tutti i vari
aspetti che assume sia dal punto di vista economico che naturalistico.
Il fiume dove andremo a lanciare le nostre esche è il Sile, a pochissimi
chilometri dal capoluogo veneto, in un punto che, per il suo lento scorrimento
e la ricca presenza di canneti, si presenta come habitat ideale del nostro
amico esocide. Qui, infatti, potremmo facilmente incontrare i mitici pescatori
trevigiani che,utilizzando esclusivamente la tecnica del "vivo"
sia fondo (con l'armatura a bandiera) che a galla, rimangono per ore ed
ore, incuranti della temperatura tipo antartide che caratterizzano le
sponde del Sile nel periodo in cui si pesca l' esocide in questione. Il
primo tratto del fiume presenta una corrente sostenuta e una profondità
dell'acqua piuttosto ridotta (non sarà difficile osservare una numerosa
presenza di trote), dopo circa due o trecento metri noteremo che il Sile
si congiunge con un altro corso d'acqua più piccolo, da qui in avanti
le caratteristiche del fiume cambiano drasticamente; il fiume diventa
profondo e la corrente rallenta fino a formare delle piccole anse caratterizzate
da canneti e rami semisommersi. Chi conosce il nostro vorace pinnuto sa
che tali elementi sono quasi il suo biglietto da visita. I punti che ci
permettono di lanciare comodamente non sono moltissimi ma chiunque ami
la tecnica dello spinning sa che questo è l'ultimo dei problemi, anzi,
noi " Spinningofili (se mi passate il termine) nutriamo quasi un
perverso piacere nel districarci fra rovi e rami appuntiti dove, a nostro
parere, nessun'altro pescatore oserebbe "lanciare", e molte
volte tale filosofia si dimostra vincente nonostante i graffi che riempiranno
quasi tutti i nostri sfortunati arti. Andando a lucci si sa che l'attrezzatura
non va' molto per il sottile, la canna deve essere robusta, lunga e abbastanza
rigida; il mulinello affidabile, capiente (personalmente, per questo tipo
di pesce, neanche troppo veloce come rapporto di recupero) e consiglio
vivamente di adottare un monofilo resistente, senza l'ausilio del famigerato
cavetto d'acciaio che riduce i movimenti adescanti dei nostri artificiali
e, sinceramente, non rappresenta un punto di riferimento per la sportività;
tale accorgimento è importante visto che, in questo itinerario, i nostri
amici sembrano snobbare completamente i blasonati cucchiai di grosse dimensioni,
gli ondulanti e i multiformi spinnerbait; lo stesso non si può dire per
i minnows affondanti di misura extra-large (qui, il sottoscritto, ha preso
un bellissimo esemplare adottando un Rapala Magnum utilizzato per la traina
in mare) che, stranamente, risultano molto più adescanti dei classici
artificiali che il nostro amico, in altri contesti, sembra adorare. Una
volta stabilito il nostro punto di lancio, l'azione di pesca è piuttosto
semplice, infatti cercheremmo di far arrivare il nostro artificiale a
ridosso della riva opposta ( azione semplificata dal peso generoso della
nostra esca) e aspettare che la stessa tocchi il fondo. Stabilito questo
s'inizia a recuperare molto lentamente e ogni tanto si lascia scendere
l'esca quasi a ridosso del fondale che essendo di natura sabbiosa permetterà
al nostro pesciolino di "lavorare" senza incontrare qualche
disdicevole incaglio. Il nostro esocide di norma staziona proprio al di
sotto dei rami che sfiorano l'acqua e se noterà il nostro artificiale,
lo attaccherà,quasi sicuramente, dopo qualche metro di recupero; se ciò
avverrà, avvertiremo la brusca e decisa abboccata che non lascerà sospetti;
vista l'abbondante presenza di lucci, cercate di guadinare velocemente
la preda, in modo da non creare "allarmismi" che rovinerebbero
quasi certamente la nostra giornata di pesca.In questo itinerario è possibile
avere "incontri ravvicinati" col nostro esocide anche in periodi
del tutto inaspettati come l'estate o gli inizi di primavera, basterà
attenersi alle sacre leggi della pesca che vedono l'alba e il tramonto
come i magici momenti in cui si potrebbe prendere il pesce della nostra
vita. Infine non possiamo tralasciare l'eccezionale bontà delle carni
del luccio (a detta di tanti superiore anche a quella di molti e più famosi
pesci di mare) che qualsiasi libro di cucina vi potrà illustrare in molteplici
e gustosissime ricette gastronomiche.
Note: Raggiungere questo itinerario è veramente semplicissimo,
infatti, da Treviso, utilizzando come punto di riferimento la stazione
ferroviaria, occorrerà imboccare la Strada Provinciale Jesolana
in direzione Casale sul Sile, all'altezza della località di Casier
noteremo sulla sinistra l'insegna di una pizzeria, con annesso un grande
lago di pesca sportiva, dove nello spiazzo antistante il locale sarà possibile
parcheggiare la macchina. Da qui noteremo un ponticello che sovrasta il
fiume stesso, superato questo troveremo il sentiero, denominato "Alzaia
del Sile", che costeggiando il corso d'acqua ci porterà, dopo un
po' di cammino, sul punto del fiume in questione.
NEL
NERA A CANNA LUNGA
testo e foto di Roberto Barbaresi
Il Nera è uno splendido
fiume da trote, tra i più conosciuti e frequentati del centro Italia,
caratterizzato principalmente da una costante portata d'acqua durante
tutto l'anno anche se in alcuni tratti soffre di deviazioni e captazioni
per vari utilizzi. Le sue sorgenti sono localizzate nelle Marche,
precisamente nel Monte Porche, all'interno del Parco Nazionale
dei Monti Sibillini; già a Castel Sant'Angelo
sul Nera e Visso (provincia di Macerata) è pescabile e ben popolato
di trote Fario. Entra nella regione Umbria nei pressi di Triponzo,
dove riceve le acque del fiume Corno, attraversandola per intero prima
di immettersi nel fiume Tevere a Orte. Molto note sono le Cascate
delle Marmore, alla confluenza del fiume Velino. Più
volte l'anno, insieme ad altri amici appassionati di pesca al tocco, mi
reco in Valnerina e uno dei tratti da me preferiti è quello compreso tra
gli abitati di Vallo di Nera e Scheggino. Ci troviamo
in provincia di Perugia, pochi chilometri a valle del frequentatissimo
NO-KILL mosca e spinning, il fiume si presenta largo fino a 8-10 metri
con fondo ghiaioso - sabbioso e una portata considerevole (tanto da rendere
difficile l'attraversamento in molti tratti) in un alternarsi di basse
e veloci correnti, lunghi raschi sotto le fronde degli alberi e rare buche
profonde fino a 2 metri, vegetazione acquatica di una certa consistenza
con sponde a volte molto "infrascate". La proverbiale limpidezza
delle acque del Nera, in questo tratto, è in parte compromessa dai reflui
dell'impianto di troticoltura di Piedipaterno: uno dei tanti presenti
nel bacino idrografico del fiume. La
velocità della corrente condiziona il comportamento delle trote e l'azione
di pesca. Pescare al tocco nel Nera significa far viaggiare l'esca veloce
in prossimità del fondo e ferrare alla prima tocca, solo così si riesce
a vincere la diffidenza delle guizzanti Fario ben inselvatichite
che popolano numerose queste acque. L'ho capito fin dalle prime uscite
qualche anno fa: pescare in modo statico è molto meno produttivo. Una
teleregolabile di misura non inferiore agli 8 metri, maneggevole e molto
sensibile in punta, è l'attrezzo più idoneo per affrontare questo tratto
di fiume: con essa è possibile mantenersi a debita distanza e infilare
la lenza quasi dappertutto. Dopo aver provato in prossimità del proprio
sottoriva si potrà tentare a centro fiume o rasente l'altra sponda semplicemente
allungando alcuni pezzi senza quindi dover continuamente scendere in acqua.
Come zavorra utilizzo
delle "spiraline" del peso di 4-5 grammi costruite avvolgendo
del filo di piombo di 1,2-1,5 mm di diametro su una sottile asta di galleggiante.
Questi "piombi" costruiti artigianalmente (ma che si trovano
anche in commercio) viaggiano benissimo in corrente e permettono di "radere
il fondo" senza troppi incagli anche se la lenza và spesso pulita
dalle alghe che, inevitabilmente, si raccolgono. Una piccola qirella con
moschettone, con un finale di circa 40 cm dello 0,12-0,14 e un
amo del numero 8-10 completano la mia lenza, per esca utilizzo camole
del miele innescate singole oppure lombrichi di terra di dimensione e
lunghezza ridotta. Nylon
di colore giallo e un piccolo segnafilo aiutano non poco l'azione di pesca
che consiste nell'effettuare brevi passate sotto la punta, controllando
velocità e profondità della lenza, in tutte quelle correnti e correntine
a ridosso delle sponde o all'ingresso delle buche agendo, quando serve,
anche a canna alta e con brevi lanci a pendolo per ampliare il raggio
di azione senza così tralasciare nessun angolo di fiume. Può risultare
piuttosto impegnativo manovrare di continuo con una canna lunga e ingombrante
ma non c'è altra scelta e ripeto che solo facendo viaggiare l'esca alla
stessa velocità della corrente potremo ingannare le trote più smaliziate.
Anche dove l'acqua rallenta occorre mantenere la nostra insidia sempre
in movimento verso valle e senza mai trascinarla controcorrente. Al primo
accenno di abboccata si deve ferrare con tempestività: raramente le furbe
Fario del Nera mangiano in modo deciso e prolungato, il più delle volte
rilasciano il boccone quasi subito e serve la massima concentrazione per
allamarle con continuità. La pressione di pesca è considerevole, il gran
via vai di pescatori che si cimentano con varie tecniche non aiuta di
certo e a volte è difficile trovare un tratto libero. Le prime ore del
mattino regalano sempre qualche cattura: troverete trote in caccia anche
in tratti velocissimi dove per raggiungere il fondo occorre iniziare la
passata alcuni metri prima. Capirete quindi che in questi casi è molto
importante posizionarsi perpendicolarmente alla direzione della corrente
per agire nel modo migliore ed "essere in pesca" esattamente
dove volete voi. L'amministrazione provinciale,
in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell'Università di Perugia
e le associazioni piscatorie e ambientaliste, ha avviato un Piano di Gestione
che prevede, tra le altre cose, il ripopolamento con novellame selezionato
prodotto nell'impianto di Borgo Cerreto. Tutto il tratto
del Nera nella provincia è quindi principalmente popolato da trote Fario
di buona qualità (raramente superiori ai 35 centimetri) e non è raro incontrare
qualche grossa Iridea uscita accidentalmente dagli allevamenti.Da quest'anno
per esercitare la pesca nelle acque di categoria "A" dell'Umbria
occorre munirsi di un tesserino segna-catture secondo quanto stabilito
dalla nuova Legge Regionale, pubblicata integralmente il 3 maggio 2002
nelle NEWS di pescareonline insieme ai regolamenti particolari della Provincia
di Perugia. Nella zona è possibile ritirarlo presso il Bar Valnerina a
Piedipaterno (0743/616305) oppure al Punto Informazioni Legambiente di
Borgo Cerreto (0743/91221) dietro presentazione del versamento di Euro
5,16 sul CCP 14265060 intestato all'Amministrazione Provinciale di Perugia-Servizio
Tesoreria Monte dei Paschi di Siena con la causale Tesserino Regionale
anno 2002. La pesca nelle acque a Salmonidi della regione chiude la prima
domenica di Ottobre.
Un buon fine stagione a tutti i trotaioli e….arrivederci in Valnerina
!
A PESCA SULL'AGNENA
(dove nasce la tremolina)
Di Stefano Montone
Sconosciuto
ed inesplorato dalla maggior parte dei moderni pescatori sportivi, il
fiume Agnena nasconde sorprese inaspettate.Le sponde di questo
fiume non sono calcate da pescatori cosidetti professionisti ma da dilettanti
che praticano una pesca semplice o sistemi antichissimi di pesca e di
cui parleremo nel corso dell'articolo.E' bello camminare sulle sponde
della Agnena con una corta bolognese, un marsupio con lo stretto indispensabile
e un sacchetto di bigattini a tracolla.Il fiume è forse il miglior risultato
delle opere di bonifica del basso Volturno realizzate qualche decennio
orsono per regimentare le acque di quel pezzo della provincia di Caserta
meglio conosciuto come "i Mazzoni".Qui le condizioni
ambientali hanno creato un mix di fattori facendo in modo che le bufale
producono il latte particolare da cui si ricavano prodotti tipici locali
ricercati in ogni parte del mondo. Ma
torniamo alla pesca. Pur se lungo solo poche decine di chilometri, nell'Agnena
vi si trovano i più disparati ambienti di pesca, dalla ampia e tranquilla
foce, ai canneti, ai sabbioni alle buche profonde. Proprio nei canneti
nella parte più alta del canale, tra i comuni di Capua, Brezza
e Cancello Arnone non di rado si incontra l'inaspettato esocide,
pronto ad avventarsi sia su pesciolini morti che sui moderni rotanti.
E si! i lucci dell'Agnena di rotanti ne hanno visti davvero pochi, al
massimo fino a poco tempo fa hanno conosciuto la piumetta destinata alla
spigola, nel basso Casertano lo spinning lascia il posto ad altre tecniche
di pesca al colpo evolutesi fino allo spasimo grazie alla vicinanza del
ben più famoso Volturno. La
maggior parte dei pesci della parte alta del fiume non ha mai visto un
amo e si avventa sulle esche senza la minima diffidenza. I pesci dell'agnena
conoscono però benissimo la tremolina di fango che vive in questo fiume
in quantità impressionante. Per procurarsi la tremolina dell'Agnena basta
un colpo di vanga e un setaccio. I vermi emettono un odore caratteristico
non presente in nessun altro tipo di tremolina. Difficilmente troverete
nei negozi la tremolina dell'Agnena, se non volete scavare va bene anche
quella di importazione ma non darà gli stessi risultati. L'unica nota
negativa e che anche si è fatto vivo il paffuto carassio fortunatamente
non ancora sviluppatosi in forma massiccia; orbene siccome ufficialmente
nessuno dichiara di averlo immesso (qui in realtà ufficialmente non è
stato mai immesso nulla), dobbiamo credere che sia arrivato dal Volturno
o dal Garigliano considerata la vasta rete di canali e canaletti
da irrigazione che formano una vera e propria ragnatela. La presenza anche
del pesce gatto ci porta certamente a credere che gli indesiderati ospiti
siano arrivati principalmente dal lago di Falciano, collegato all'Agnega
tramite un canale che arriva al fiume Savone e che a sua volta
si unisce all'Agnena a circa un chilometro e mezzo dalla foce.
Orbene a questo punto
è bene chiarire un decennale equivoco, il "fiume Savone"
è unico ed è quello che nasce nelle zone di Teano e finisce nella
Agnena, mentre il "canale Savone" (molto più limitato nella
portata) è quello che nasce dal lago di Falciano e che sfocia in mare
pochi chilometri più avanti a Mondragone. Orbene ironia della sorte,
i due omonimi: fiume Savone e canale Savone, sono collegati tra di loro
da un canale di irrigazione realizzato presso la stazione ferroviaria
di Mondragone. Qualche tempo fa, sul Volturno a Capua, mi è capitato di
vedere dei ragazzi che invece di rilasciare i pesci li tenevano vivi in
un secchio. Siccome rimango infastidito nel vedere chi porta con se i
pesci, mi avvicinai per redarguire i giovani; questi mi riferirono che
i pesci prelevati nel Volturno li immettevano nell'alto corso del Savone
per ripopolarlo. Anzi aggiunsero che i pescatori di quella zona tempo
addietro, in acque limpide, avevano immesso due quintali di trote ma che
di queste non se ne era trovata più traccia. Ma
veniamo alle specie presenti nel tratto medio-alto della Agena; carpa,
carassio, cavedano, luccio, alborella, anguilla e cefalo la fanno da padroni.
In questo tratto vanno bene tutte le tecniche, l'esca principe è sempre
la tremolina di cui sopra, ma non sono disdegnati neanche i bigattini,
il lombrico di terra detto localmente "l'iscula" (che
da queste parti ha una tradizione centenaria); bene anche il mais e le
lumache private del guscio raccolte lungo le sponde. Si può provare anche
con paste aromatizzate, anche se qui non sono comuni. In tutti i tratti
dell'Agnena rende benissimo il legering con pasturatore o con semplice
piombo, con tale tecnica si catturano tutte le specie, cefali compresi.
Ma il tratto più interessante è la foce in località Torre di Pescopagano
in tenimento di Mondragone, e cioè il tragitto di circa un chilometro
che dalla Domiziana arriva fino al mare. Qui le autorità in passato
hanno investito ben poco; il tratto oggi è ben curato grazie ad alcuni
porticcioli privati interni raggiungibili attraverso il canale, ciò fa
in modo che le sponde siano curate e periodicamente pulite. Qualche anno
fa la Provincia e i Comuni passandosi la mano per la coscienza si guadagnarono
un secolo di indulgenze spazzando via le centinania di bilance in postazione
fissa (localmente detti "cala cala") mosse da ingegnosi
motori elettrici o a benzina recuperati da vecchie utilitarie. I possessori
di tali bilance abusive, con la scusa di realizzare dei capanni, costruirono
delle vere e proprie strutture in cemento e pietra sul terreno demaniale
con tanto di pavimenti e servizi igienici che vi lasciamo immaginare dove
scaricavano.
Ora queste strutture sono state tutte demolite, solo dopo il ponte della
Domiziana vi è ancora qualche bilancia abbandonata e distrutta dall'incuria
e dagli eventi atmosferici, lasciata li quasi come un monumento all'insegna
della legalità che prende il sopravvento sullo scempio umano. Ora i cefali
sono liberi di risalire il fiume senza il terrore di essere praticamente
sterminati in età prematura.
La passata.
Immettendosi sul ponte della domiziana e guardando dritto verso il mare,
non si può che restare affascinati dall' Agnena, il tratto è dritto e
placido, circondato da pochi alberi che la natura ha distribuito con metodo
millimetrico, sembra quasi di ammirare uno di quei canali del nord Europa
con le barchette ormeggiate sulle sponde. La profondità non è mai eccessiva
e ciò ci permette di utilizzare anche canne intorno ai quattro metri.
Un galleggiante da due grammi, una torpille e un terminale un po più lungo
del solito sono la migliore soluzione. L'esperienza ci ha insegnato che
qui il terminale deve strisciare a terra per la maggior parte della sua
lunghezza, pertanto la profondità andrà misurata su un pallino dieci centimetri
sotto la torpille.
Tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, le spigole si vedono
a migliaia, dalle più piccole alle più grandi che si esibiscono in vertiginosi
salti sopra la superficie. La spigola si pesca appunto a passata lunga
sotto le sponde, col bigattino, con la tremolina e soprattutto col gamberetto
raccolto in loco con il classico retino con all'interno una sarda, la
toccata non sarà mai troppo decisa e sarà fatta di tanti colpetti. Le
spigole si vedono ad occhio nudo sotto la superficie, ma per capire dove
sono le grandi, basta osservare quei tratti dove i gamberetti saltano
improvvisamente fuori dall'acqua, questo è il segnale inequivocabile che
i grossi esemplari sono in caccia. Se invece si utilizza una canna fissa
di otto metri che ci permette di pescare al centro del fiume e si misura
la profondità sull'amo, vuol dire che avremo ottime possibilità di pescare
cefali, carpe, cavedani e carassi, una sapiente pasturazione a base di
pan grattato o semplici palle di pane saranno il rimedio ideale. Come
esca si userà sempre la tremolina e il bigattino. Se si mira solo al cefalo
andrà bene anche la pastella.L' inglese. Mettendosi sulla sponda
sinistra ed utilizzando galleggianti di dieci-quindici grammi scorrevoli
e ben tarati, si punterà sulla sponda opposta in alcune rientranze di
acqua ferma. Innescheremo bigattino e lombrico e attenderemo l'abboccata
della carpa. Sempre col bigattino ma con galleggiante trasparente al massimo
di cinque grammi, con un solo pallino sotto la lenza ad un metro dal galleggiante
e un lungo svolazzo dello 0,8 - 0,10 di lunghezza anche tre quattro metri,
tenderemo la nostra trappola esclusivamente alle spigole anche se con
questa tecnica si prendono quelle di taglia media piccola.
TECNICHE ANTICHE SULL'AGNENA.
Dalla pesca a fondo al legering.
La pesca a fondo dell'anguilla o meglio del
"capitone" è usanza molto antica. In passato si usavano
lenze (o meglio dire cordicelle) a mano con un grosso piombo, un amo e
un lombrico. Con l'avvento del mulinello si passò a lenze dello 0.50,
piombi ad oliva e grossolani terminali. Orbene queste vecchie tecniche
rendono ancora benissimo, anche se col passare del tempo si sono scoperte
canne in carbonio e montature più raffinate fino ad arrivare al pasturatore
montato sull'antitangle e col bigattino che riceve la staffetta dal lombrico.
Anche perché col lombrico si pesca quasi esclusivamente l'anguilla mentre
il bigattino è quasi universale.
La piumetta - Una canna da lancio in grado di lanciare 40-50 grammi, una
bombarda galleggiante, un lungo terminale di circa 2 metri e la classica
piumetta bianca con un filino di cotone rosso.
Si lancia lungo le sponde, preferibilmente con i canneti e si recupera
molto lentamente facendo viaggiare la piumetta a pelo d'acqua.
La mazzetta - anche questa è una tecnica antica ma non è ancora andata
in pensione. In verità non è molto sportiva perché il pesce rimane allamato
anche fuori dalla bocca.
Di superficie - Si usa un grosso galleggiante piombato di colore bianco
(alcune case ne producono alcuni appositi); immediatamente sotto al galleggiante
si applica la classica mazzetta di sei sette ami. Sugli ami si innesca
o una fetta di pane intero o pezzettini di scorza di pane su ogni singolo
amo, si lancia e si aspetta che cefali. si allamino mangiando.
Di fondo - Stessa montatura di quella in superficie solo che invece del
galleggiante piombato, si usa un piombo, possibilmente a sfera o pera
da 20-40 grammi. Come esca invece del pane è preferibile usare una pallina
di pasta o pastura di dimensioni come quella da golf. I più esperti, invece
della pallina di pasta, formano una campana di pasta schiacciata all'estremità
inferiore, questa a differenza della pallina regge meglio il fondo in
presenza di forte corrente. La mazzacchera o marzachena - Tecnica antichissima
ed usata in tutti i paesi mediterranei, spesso denominata in vari modi,
la mazzacchera, marzachena o lombicata è una pesca rudimentale ma tecnicamente
sportivissima. Infatti si tratta di prendere le anguille senza usare l'amo.
Si usa una canna di bambù naturale raccolta nei canneti, si applica in
cima un cordino con all'estremità un piombo e una matassa di lombrichi.
Si cala in acqua e quando si avverte l'abboccata dell'anguilla si tira
su energicamente portando l'anguilla all'asciutto. Per evitare che le
furbe anguille potessero mollare la presa appena fuori dall'acqua, è stato
inventato un ingegnoso sistema: si prende lo scheletro di un ombrello,
lo si riveste di rete e lo si cala in acqua, così facendo appena l'anguilla
uscirà dall'acqua anche per soli venti centimetri, la si farà cadere nell'ombrello
aperto e rovesciato Il bilancino - Molto praticata è anche la pesca del
bilancino. A tal proposito per porre una linea netta tra legalità e inciviltà,
specifichiamo che il bilancino è quell'attrezzo individuale di misura
massima 1,5 metri per lato sollevato dall'acqua a mano, tramite un sistema
di carrucole. Mentre per tutte le bilance superiori a 1,5 di lato e cioè
per il "cala cala" sollevato esclusivamente a mano o
a motore necessita la licenza di tipo A e cioè pescatore di mestiere in
acque interne. Per la bilancia o "cala cala" in postazione
fissa e sollevata con qualsiasi mezzo, oltre la licenza di tipo A, bisogna
essere in possesso dell'autorizzazione demaniale o comunale di occupazione
di suolo - tale bilancia non deve superare la metà della larghezza del
corso d'acqua e non deve impedire la navigazione; da ciò deriva che le
centinaia di bilance precedentemente istallate, oltre a sterminare il
pesce e ad essere pericolose, sono del tutto illegali. Stesso discorso
vale per le enormi bilance di cinquanta metri per lato installate sul
Volturno.
NON SOLO ACQUA DOLCE
Appena fuori la foce vi è una
comoda scogliera da dove praticare ogni tipo di pesca nonché una vastissima
spiaggia calcata assiduamente dai surfcaster locali.
COME ARRIVARE SULLA AGNENA
Autostrada Roma-Napoli A2
uscita Capua, proseguire in direzione Castelvolturno per circa
quindici chilometri . Arrivati a Castelvolturno proseguire a destra sulla
Domiziana per circa tre chilometri in direzione Mondragone fino ad arrivare
in località Torre di Pescopagano, sul ponte girare a sinistra per il tratto
basso e la foce, o invece destra per il tratto medio-alto.
Da Formia, via SS Domiziana, superare Mondragone di circa tre chilometri;
Da Napoli - percorrere tutta la tangenziale fino alla Domiziana
e superare Castelvolturno per circa tre chilometri. La zona a lucci si
raggiunge anche dall'A2 uscendo a Capua e proseguendo per Brezza
e Grazanise.
NEGOZI
Zona foce - La zona è ben coperta da una ottima rete commerciale, si trovano
esche fresche in tutto l'anno. I negozi più forniti sono Motonautica Nerone
a Mondragone - Piccoli Amici sulla Domiziana in Loc. Pinetamete-Castelvolturno
e Hobby Shop in Viale della Libertà 51/53 ad Aversa.
Zona Alta - anche qui la zona è ben coperta, a Capua vi sono ben quattro
negozi tutti in zona centrale, oppure sempre a breve distanza, ad Aversa
Hobby Shop.
ZONA FOCE
| TECNICA
|
RISULTATI
|
PESCI
|
QUANTITA'
|
| PASSATA - BOLOGNESE |
****** |
SPIGOLA |
****** |
| PESCA A FONDO E LEGERING |
***** |
CEFALO |
***** |
| INGLESE |
***** |
ANGUILLA |
****** |
| SPINNING |
**** |
ALTRI MARE
(leccia stella, sarago, orata, ombrina) |
*** |
| MAZZETTA |
**** |
CARPA |
** |
| PASSATA - FISSA |
**** |
CARASSIO |
* |
TRATTO MEDIO ALTO
| TECNICA
|
RISULTATI
|
PESCI
|
QUANTITA'
|
| PASSATA - BOLOGNESE |
****** |
SPIGOLA |
*** |
| PESCA A FONDO E LEGERING |
****** |
CEFALO |
****** |
| INGLESE |
****** |
ANGUILLA |
**** |
| SPINNING |
*** |
ALTRI MARE
(leccia stella, sarago, orata, ombrina) |
* |
| MAZZETTA |
***** |
CARPA |
****** |
| PASSATA - FISSA |
****** |
CARASSIO |
****** |
| ROUBAISIENNE |
****** |
CAVEDANO |
*** |
| |
|
PESCE GATTO |
*** |
TRATTO ALTO
| TECNICA
|
RISULTATI
|
PESCI
|
QUANTITA'
|
| PASSATA - BOLOGNESE |
****** |
LUCCIO |
***** |
| PESCA A FONDO E LEGERING |
***** |
CEFALO |
**** |
| INGLESE |
****** |
ANGUILLA |
**** |
| SPINNING - LUCCIO |
***** |
ALTRI - ACQUA DOLCE
(alborella, scardola, persico sole ecc.) |
* |
| MAZZETTA |
** |
CARPA |
****** |
| PASSATA - FISSA |
****** |
CARASSIO |
****** |
| ROUBAISIENNE |
****** |
CAVEDANO |
***** |
| PESCE MORTO - LUCCIO |
****** |
PESCE GATTO |
** |
| PESCE
|
ESCA
|
| SPIGOLA |
Tremolina, coreano, bigattino,
gamberetto (artificiali: piumetta e gran pescatore) |
| CEFALO |
Tremolina, pastella, lombrico,
bigattino, piccoli lombrichi di terra |
| ANGUILLA |
Lombrichi grossi, bigattino,
lumache |
| CARPA, CARASSIO, PESCE
GATTO |
bigattino, lombrico, mais,
lumache |
| CAVEDANO |
Bigattino, mais |
| LUCCIO |
Pescilino morto, artificiali
specifici |
| PESCA
ALL'INGLESE
di Livio
Venturini
All'inizio degli
anni 80 i pescatori(soprattutto garisti) usavano già questa tecnica,
ma fu con la vittoria inglese del mondiale nel 1985 in Arno che
tale tecnica diventò popolare nel panorama della pesca nazionale.
Il concetto di pesca all'inglese si basa su un principio radicalmente
opposto a quello della pesca con la bolognese: se con la bolognese,
il concetto è "peso sulla lenza" a tarare il galleggiante,
all'inglese è "peso su galleggiante" per trascinare
la lenza nel lancio, considerazione elementare, ma che rovescia
la consuetudine nostrana, e con buone ragioni. Infatti questo
tipo di pesca permette di pescare ottimamente a distanze sia vicine,
sia considerevoli avendo una lenza comunque leggera, in acque
ferme, o leggermente mosse, e con presenza di vento anche molto
forte.
Le canne inglesi (match-rod)
Le inglesi classiche sono sempre a 3 sezioni, e prodotte nelle
misure di 12-13 e 14 piedi (3,60-3,90-4,20mt)
In tempi più recenti sono state prodotte canne fino a 14,50 mt,
adatte per lunghezza e rigidità a lanci di zavorre pesanti di
20-35-40 gr. in canali tipo Ostellato (FE) dove in alcuni punti
del canale si deve lanciare a 70-80 mt di distanza. La canna inglese
è ad azione parabolica e sul mercato ne esistono 3 varianti: semi-rigida,
media e morbida. Quella ad azione media è quella più adatta alle
diverse azioni di pesca che si possono presentare, e quindi anche
commercialmente la più richiesta. Per quanto concerne l'acquisto
di una inglese, personalmente la preferisco sempre con innesti
a"spigot", a tutto vantaggio dell'azione e della robustezza,
e l'impugnatura in sughero sagomato per facilitare la presa e
il comfort, con attacco fisso nell'estremità superiore dell'impugnatura.
Le telescopiche
Tipicamente di produzione italiana(assomigliando esse ad una bolognese
corta e rigida)sono prodotte limitatamente ad una lunghezza di
4,20-5 mt e con una potenza di lancio da 25-30 gr in su.
I mulinelli
Per la pesca all'inglese i pescatori in Italia usano prevalentemente
mulinelli a bobina aperta, dovendo. E dovendo generalmente lanciare
a lunghe distanze sono preferibili quelli a recupero veloce (5,5-6,5
giri , a bobina conica, di taglia media 200-300 gr) per bilanciare
bene il peso della canna.
Il filo
Prerogative principali sono l'affondabilità e la rigidità; in
commercio esistono centinaia di fili cosiddetti "affondanti",
il problema sta soprattutto nel saper usare il filo; prima di
usarlo occorre sgrassare lo stesso immergendo la bobina per qualche
ora in acqua e detersivo per piatti.
Tutto questo aiuta il filo ad affondare sotto il pelo dell'acqua,
e non provoca noiose "spanciate" dovute al vento o alla
corrente. In azione di pesca la pulizia va ripetuta spruzzando
sulla bobina un po' di liquido sgrassante.
I piombi
I piombi per la pesca all'inglese sono molto teneri, e la loro
misura è così classificata:
1 SSG = 1,60 gr
1 SG = 1,20 gr
1 AAA = 0,80 gr
1 AB = 0,60 gr
1 BB = 0,40 gr
1 = 0,30 gr
3 = 0,25 gr
4 = 0,20 gr
6 = 0,10 gr
8 = 0,06 gr
I galleggianti (waggler)
Si possono dividere in 2 categorie :
| Lineari (straight
waggler) |
Con bulbo (bodied
waggler) |
I primi indicati per
lanci medio-corti, i secondi per lanci medio-lunghi.
Caratteristica comune a tutti i galleggianti inglesi è quella
di essere fermati sul filo solo ad una estremità, quindi quando
essi entrano in pesca il filo è portato ad una profondità uguale
alla lunghezza del galleggiante stesso.
Altra caratteristica è che la penna generalmente va piombata,
e fermata con gli stessi sulla lenza, mentre quello a bulbo generalmente
già piombato ha una portata residua da nulla a 1-2 gr.
Accessori
Esistono sul mercato galleggianti dotati di alette e fischioni(italian
look) per avere una maggiore stabilità in assetto di lancio e
per una maggiore visibilità alle lunghe distanze.
Consigli per l'uso
In sintesi per lanci fino a 25-30 gr meglio usare galleggianti
non piombati da 2 a 8-10 gr, fermati con girella e moschettone
sul filo , e bloccati da pallini 2/3 sopra e 1/3 sotto; oltre
queste grammature è consigliabile l'uso dei galleggianti con bulbo
piombato, fermati con appositi attacchi reperibili nei negozi
di pesca.
Il lancio
Quando si è effettuato il lancio(meglio con l'antiritorno aperto
e la frizione bloccata), prima dell'impatto galleggiante/acqua,
fermare il filo col dito indice della mano che tiene la canna,
questo accorgimento permetterà al filo di essere più lineare e
di affondare meglio.
Quando si dovrà ferrare, si farà pressione con lo stesso dito
per frenare la rotazione della bobina sulla resistenza del pesce
allamato.
Per le lenze da usare, vi rimando a prossimi servizi di pescareonline,
e comunque alla vostra fantasia ed a consigli che garisti e negozianti
esperti vi potranno dare.
Non dimenticate però il supporto per la canna, la cassetta per
i galleggianti, il panchetto, ma soprattutto …..quello che conta
è il manico! |
PESCA IN MARE ALL'ISOLA
LA PALMARIA
Due amici, il mare, il vento
e la pesca ovvero:
Aguglie, Occhiate e Saraghi all' isola La Palmaria ( SP)
di
Angelo Romito
Venerdì 7 settembre 2001 ore
12.00 : partenza da Milano con l'amico Ludovico per un pomeriggio,
una notte ed una mattina di pesca forsennata all'Isola Palmaria,
(SP) già sede di un Distaccamento Aeroportuale dell'Aeronautica Militare,
ma soprattutto di scogliere e di fondali ricchi di pesce.
Il fondo misto (scogliera, banchi e canaloni sabbiosi e praterie di posidonia),
la profondità e le forti correnti garantiscono la presenza di una estrema
varietà di specie ittiche: aguglie e lecce stella, orate , muggini, salpe,
occhiate e saraghi, gronghi mostruosi. La nostra uscita è stata orientata
alla cattura delle occhiate e dei saraghi visto che il mare che abbiamo
trovato era lungo di scaduta increspato da un moderato grecale, conseguenza
del passaggio 24 ore prima di un impulso di aria fredda sul Nord- Italia
e l'acqua velata, a tratti opaca. Se il mare si fosse calmato ulteriormente
avremmo tentato con maggiore convinzione le aguglie a galla di mattina
presto, invece abbiamo perseguitato solo le occhiate ed i saraghi. Abbiamo
portato con noi 500 gr di alici e 500 gr di sarde fresche, da utilizzare
sia come pastura che come innesco per i saraghi ed i gronghi, 500gr di
bigattini, 3 kg di pastura fondo mare 1 kg di farina di coriandolo, 1
kg di farina di gamberetto, 2kg di ghiaia sottile da acquario per appesantire
la pastura. L'idea è quella di radunare le occhiate ed i saraghi a portata
di canna all'inglese o bolognese visto che lo scoglio dove
abbiamo pescato è a strapiombo su un fondale degradante da 2,5 ai 5 metri.
Per tenere il pesce in pastura, vista la forte corrente molto variabile
ed il fondo estremamente accidentato, abbiamo alternato ai lanci
di pastura fiondate di bigattino incollato con coccoina. Abbiamo pescato
dalla "cava" all'inglese con galleggiante da 4-8 gr (in
ragione della corrente) con 1,5 -2 metri di filo libero di flottare in
corrente per le occhiate e bolognese robusta con finale adeguato e poco
piombato per i saraghi; ovviamente abbiamo provato anche a fondo dal tramonto
all'alba con la sarda per i gronghi: ma invece di piombi antiincaglio,
0.60 in bobina e terminale d'acciaio con "long arm" noi, ottimisti
abbiamo usato 0,50 e 0,35 di finale e abbiamo incagliamo costantemente
e perso lenza e pesci. Comunque Il risultato è visibile: non pesci grossi
ma di buona taglia e, soprattutto, molto combattivi!!!! La prossima volta
proveremo dal molo del "Pozzale" davanti al campeggio
AM alle orate, alle occhiate e saraghi e, magari tenteremo qualche
spigoletta con il gamberetto vivo, oltre alle aguglie che, stavolta sono
mancate; a detta di un pescatore locale ci sono troppi pescatori che le
insidiano. Tenteremo allora dal "Terlizzo " sempre a galla o
a mezz'acqua con il bigattino, sfiondando spesso bigattino
sciolto alternato a pastura meno pesante e bigattino incollato: la prossima
volta, cara Isola Palmaria faremo il colpo grosso e ti porteremo
via un bel po' di pesce. Porto Venere (SP). Si arriva
con la macchina da Milano o da Brescia in circa due ore (circa 250km)
Da qui si prende il traghetto per recarsi al Terlizzo, ovvero sulla
parte orientale dell'Isola oppure al Pozzale, dove siamo andati
a pescare A. Romito meteorologo e pescatore e-mail meteoromito@tiscalinet.it
SCORREVOLE AL LAGO
OASI AZZURRA A CAVA ROSSETTI (RM)
di Alessandro Palossi
Domenica 8 Dicembre, Festa
dell'Immacolata.
Mentre la gente "comune" gira per negozi, io, Gianni
Todesco "Soc. Blu Marlin Roma" e Nando,
andiamo a goderci un ottimo e freddo vento grecale che costante e secco
sbatte sul nostro viso e spezza le nostre orecchie, mentre il cielo sopra
di noi minaccia pioggia a catinelle...... che malattia la pesca!!!!
Ci troviamo sulla sponda sinistra del Club "Oasi Azzurra",
meglio conosciuto come Cava Rossetti (prende il nome dall'ex
Mobilificio Rossetti sulla Salaria), lago semi-naturale, appunto ex cava
di tufo, molto vasto e selvaggio, acqua estremamente pulita ed ossigenata.
Nel punto massimo il lago raggiunge i 20 metri di profondità, il 90% dei
frequentatori pratica la pesca alla trota ed il carpfishing (ci sono carpe
oltre i 15 chili!). Noi
invece, conoscendo il grande patrimonio ittico costituito da carpe, carassi,
scardole, breme e soprattutto gardons giganti, impostiamo la nostra pesca
su un fondale tra i 9 e i 10 mt., pescando all'inglese scorrevole a circa
20 mt. di distanza dalla riva. Ognuno di noi monta due canne, una con
una lenza girella-girella a circa 2,50 mt l'una dall'altra e pallini equidistanti
dall'11 allo 02. Mezzo metro di finale del 0,09, amo da gardons Tubertini
serie 1M Special. L'altra con una lenza con pallettone da 6gr, fermato
da 2 pallini dell'8 sopra alla lenza, composta da girella-girella e 6-7
pallini del 10, distribuiti in modo equidistante su circa 2mt. di monofilo.
Stavolta il finale di 60-70 cm. del 0,10 ed un amo a gambo tondo del 18.
Causa vento, la corrente porta in faccia la nostra lenza, quindi rimane
molto problematico rimanere sulla pastura che sarà specifica per i gardons
e scardole, alla quale aggiungeremo pochissimo bigattino che useremo anche
come esca. Iniziamo
a pescare intorno alle 11:00, le mangiate non si fanno attendere, sia
io che Gianni ci troviamo meglio con la lenza col pallettone per
via del vento, ovviamente sempre pescando prevalentemente con mezzo finale
appoggiato sul fondo. Intorno alle 12:40, sia io che Gianni abbiamo circa
5-6 pesci in nassa, abbastanza pochi conoscendo la pescosità del lago.
Dopo neanche 20 minuti, il mio waggler parte in modo aggressivo ed una
carpa di 2 chili circa mi tiene impegnato per circa 10 minuti. Mentre
noi peschiamo, il carissimo amico, nonché gestore del lago, Paolo
dietro di noi rincuora i nostri animi, preparando il barbecue e cuocendo
salsicce e quant'altro. Mentre
il vento gira, noi con la canna in mano ci mangiamo 1 panino verso le
14:30, ora in cui le mangiate cominciano a farsi via via sempre più sporadiche.
Ogni tanto attacchiamo qualche trota in fase di calata e anche sul fondo,
pesci che non metteremo in nassa, verranno ributtate al momento. Proseguiamo
la nostra pescata, alternando le due lenze, aspettando con estrema ansia
qualche mangiata (che non si fa vedere), ed il nostro amico Paolo
ci avverte che se hanno smesso di colpo di mangiare è perchè sicuramente
qualche luccio (ce ne sono solo 5 o 6 ma il più piccolo fa 4 chili!),
avrà sparpagliato i pesci radunati dalla pastura, (cavolo non m'era mai
capitato), ma io comunque resto dell'idea che debba essere successo qualcos'altro.
E' un gran peccato non aver potuto immortalare le catture della settimana
scorsa: In due, (io e Stefano Pacciani), profondo conoscitore
del lago, abbiamo preso circa 30 pesci a testa, senza calcolare le trote,
tra cui gardons da 6 etti, scardole da 1Kg., carassi oltre il chilo e
un paio di breme, mentre questa di oggi è stata una pescata molto dura,
i pesci hanno mangiato poco e male.
La settimana passata pur essendo una
pesca molto difficile in quanto bisognava essere il più precisi
possibile nella fase di pasturazione e nel misurare il fondo, i
pesci hanno mostrato ancora, pur con questo freddo, la loro voglia
di venire sopra la pastura.
Una volta capito il loro modo di mangiare, le partenze del galleggio
sono nette e molto franche, ciononostante la pesca và sempre seguita
in merito ai cambiamenti che possono succedere durante le ore di
pesca. Abbiamo usato galleggianti di Tubertini, fatti dal grande
Massimo Ardenti, i cosiddetti "Fiastra", precisi
nella portata e molto sensibili, grazie al lungo insert in sarcanda. |
Note:
Per arrivare al lago, si percorre
la Salaria, venendo da Roma si supera lo svincolo "Settebagni"
per la A1, fino a quando non si trova sulla sinistra il cartellone
del mobilificio Rossetti, si svolta a sx in corrispondenza di quest'ultimo,
per poi proseguire per circa 2-3 Km. di strada non asfaltata e con qualche
buchetta (andate piano!), un'ulteriore svolta a sinistra in corrispondenza
di una sbarra verde ed eccovi arrivati!
Un consiglio:per chi ancora non è molto pratico della pesca all'inglese
scorrevole specialmente su grossi fondali è un'ottima scuola!
Un saluto da Alessandro Palossi e dalla mia graziosa "reporter
fotografica" e donna della mia vita Claudia Di
Marzo!
Ciao e alla prossima...
LA PESCA A FONDO
ALL'ORATA
di
Andrea Furlan
Per chi si avvicina alla
pesca a fondo dell'Orata, consiglio di iniziare ad insidiarla dalle scogliere
naturali od artificiali.Non perché non sia presente in altre realtà, ma
bensì perché risulta più facile ottenere dei risultati da queste postazioni.
Io parlo per esperienza personale e consiglio di non scendere a compromessi
con le attrezzature, quindi partendo dalla canna sceglieremo una buona
telescopica di lunghezza variabile dai 3.70 mt. ai 4.20 mt. ad azione
parabolica. Il mulinello sarà ovviamente di dimensioni adeguate, con una
capienza minima di 250 mt. dello 0.35. Come dallo schema affianco,
prima di collegare la madre al terminale, inseriremo tra la girella ed
il piombo, un salvanodo in modo che, la già delicata legatura, non venga
a contatto diretto con la zavorra, evitando così spiacevoli rotture, sia
in fase di lancio che in fase di recupero di eventuali prede. Una volta
preparato il tutto, dovremmo scegliere il terminale da dedicare a questa
montatura, non prima però di aver valutato l'intensità della corrente
ed il fondale sul quale pescheremo.
In caso di forte corrente, il terminale non dovrà essere molto lungo,
altrimenti non otterremmo altro che delle parrucche difficili da districare
ed ovviamente non efficaci per la pesca. Se invece la corrente sarà moderata,
consiglio di abbondare con la lunghezza del terminale, per dare all'esca
quel movimento più naturale possibile. Valutare anche attentamente se
si pesca su sabbia, praterie di Posidonia o fondali misti a rocce, perché
anche questo inciderà molto sulla scelta dello spessore del terminale.
Bisogna considerare che l'orata è un pesce tenace e combattivo, quindi
non scendere mai sotto ad uno 0.27, altrimenti è facile che la nostra
preda abbia la meglio il più delle volte. Arriviamo adesso all'amo che
a mio parere è forse la sezione più delicata e soggettiva di ogni tecnica
di pesca, quindi ciò che andrò ad illustrare è frutto di pura esperienza
personale. L'Orata ha una mascella molto forte e potente, capace di ridurre
in briciole anche i gusci dei murici più grandi e resistenti, quindi consiglio
un amo robusto a gambo non troppo lungo, onde evitare come mi è capitato
spesso, di recuperare un amo disteso orizzontalmente, non più curvato.
E' ovvio che un amo robusto appesantisca l'esca e sia più difficile da
nascondere, ma non sapendo mai con quale esemplare di pesce ci batteremo
è meglio rischiare di concludere l'uscita di pesca con un carniere di
pesce scarso, che mangiandoci le dita per non aver usato attrezzature
adeguate al tipo di pesca che stavamo praticando. Personalmente consiglio
ami a becco d'aquila, meglio ancora se ad occhiello senza mai scendere
al di sotto della misura del n° 2. Non consiglio ami del genere Abardeen,
anche se per gli inneschi del verme sono nettamente superiori per leggerezza
e forma. L'Orata è un pesce che si nutre quasi esclusivamente di piccoli
crostacei, vermi e frutti marini, anche se, non mi è mai capitato personalmente,
si sono sentite voci di attacchi a pesci vivi. Il Bibi, il Verme di Rimini,
il Fasolare, lo Spirografo sono solo alcuni tipi di esche che senz'altro
si rivelano catturanti per l'Orata, ma secondo me cosa fondamentale è
conoscere al meglio la zona dove peschiamo, mi spiego meglio, se sui fondali
a noi antistanti la presenza di murici è elevata, sarà buona cosa provare
prima con questi che con un verme, anche perché eviteremo di attirare
la minutaglia che, inesorabilmente presente, non farà altro che pulire
l'amo dalla nostra esca. Non nascondere totalmente l'amo all'interno dell'esca,
lasciare sempre la punta sporgente. Terminato il tutto, sonderemo con
più lanci, o magari più canne, a varie distanze dalla riva, cercando la
chiazza di sabbia o la macchia di Posidonia. Quando l'Orata attacca l'esca
non la ingoia subito ma, prima l'afferra e si allontana per mangiarla
in tranquillità, quindi ecco il perché del terminale scorrevole che dovrà
essere abbinato anche alla totale apertura della frizione del mulinello,
per non destare sospetti durante la mangiata del pesce. Dopo aver assistito
alla prima fuga, chiuderemo la frizione e non appena il nostro ospite
comincerà la seconda partenza attenderemo che il filo si tenda, che si
consumi l'eventuale pancia che si era formata durante l'attesa, e ferreremo
energicamente, anche due volte se necessario. Come già precedentemente
vi avevo detto, l'Orata è un pesce combattivo, mira dritto al fondo e
mette a dura prova le attrezzature con le sue testate. Se necessario assecondare
le fughe con la frizione del mulinello facendo attenzione però a non allentare
mai il filo. Una volta portata a riva usare sempre il guadino, anche perché
le branchie taglienti potrebbero aver danneggiato il terminale.
Consigli utili
Prestare attenzione alle pinne dorsali che sono particolarmente acuminate.
Non essere ingordi, ridare la libertà agli esemplari più piccoli.
La sua "morte" è al forno con le patate.
| Savette
sul Polverina
Da
Antonio |
Un interessante itinerario
di pesca, alle Savette su un lago nell'entroterra Marchigiana.
| L'Agosto scorso
ho trascorso una settimana di vacanze sul lago di POLVERINA
(MC) invitato da due amici del posto. Il bacino è facilmente
raggiungibile uscendo da Civitanova Marche imboccando la superstrada
per Tolentino-Foligno; percorso una 15 di Km, incastrato nei monti
Sibillini il Lago di Caccamo si presenta con acque molto
pulite, con fondo degradante. |
Le specie ittiche sono: Carpe
da (8-15) Kg, Siluri di tutte le taglie, Lucio Perca, Scardole, Cavedani
e qualche trota Iridea.Molto praticato il Carp-Fishing. Meta consigliabile
a tutta la famiglia, per la presenza di una bellissima pineta adiacente
al lago. Proseguendo per altri 10 Km si arriva al Lago di Polverina.
Nella sponda destra (dove ho pescato) il fondo presenta degli avvallamenti,
che devono essere sondati con cura per non rischiare il "cappotto"
con la pesca alla savetta.
| Il primo giorno
Gino ed Io abbiamo preparato tutto l'occorrente: canne fisse da
6 a 10 mt, bigattini, granturco, (per Carpe e grossi Carassi),
3 Kg a testa di pastura rossa al formaggio ben setacciata.
La giornata è magnifica; a parte un pò di vento che disturba la
pesca, ma dopo un'oretta si è calmato. |
| Monto una 8mt
con lenza ø12 galleggiante da 1g finale 25cm del 0,09 amo 18 con
due bigattini appuntiti. La montatura a scalare inversa con pallini
del N°11 sopra il nodo di giunzione. Aumentando sia di numero
che di distanza fra loro, finendo con pallini del N°6 su 80 cm
di lenza, agendo su un fondo di 4mt.
Gino usa una 6mt con 0.75 di gallleggiante piombatura equidistante
amo del 16, finale del 0,09 pescando sopra un gradino con fondo
di mt 1,70. Dopo aver sondato con cura un buon 15 minuti con l'amo
a due dita dal fondo, tre grosse palle di pastura hanno creato
il fondo. Innescando i bigattini dopo mezz'ora le Savette sono
entrate in buon numero. |
| Le prime mangiate
sono entrate a vuoto; dopo aver capito il momento buono per ferrare
"venivano uno dietro l'altro". La media delle Savette
erano dai 300gr a 800-900 gr.
Io ne ho slamate 2 davvero grosse (succede sempre così!!!).
Il mio amico continuava a "macinare" finché le abboccate
sono diminuite.
Un affondata decisa ed un bel Cavedano da mezzo chilo viene al
guadino.
Le Savette più grosse le ho prese verso le 19,00.
Il bottino di quel pomeriggio è stato di Kg 5.350 di sole savette.
Non male, per il sottoscritto, che non né à dalle sue parti.
All'imbrunire le Savette si sono allontanate ; abbiamo innescato
il mais fiondando dei bigattini ogni 10-15 minuti. Ho agganciato
un bel Carassio di 9 etti.
|
| Il secondo giorno mi ha dato una sonora
strapazzata con una fissa di 6mt pescando ambedue in acqua fino
al ginocchio in un'ansa situata più a monte, due chili di savette
la maggior parte prese da lui. |
|
|
L'acqua del Polverina non è sempre
ferma; spesso una leggera corrente di ritorno causata dal fiume
che gli passa in mezzo: il CHIENTI.
Nel lago sono presenti Carpe, Siluri (pescabili anche
di notte facendo il permesso), Amur, Tinche, Persici
Reali, Lucci. (Spero di non aver scordato qualche
altra specie). |
Per chi volesse contattarmi mi scriva
pure all'indirizzo e-mail pigo730@virgilio.it
ROUBAISIENNE … che
passione
di Andrea Romanelli
Il Turno di pesca infrasettimanale,
mi costa un giorno di ferie (sarà vero !??!) ma Valerio si è comprato
la sua prima vera Ruby, una splendida CFR2, identica a quella
del sottoscritto, così lo accompagno per provarla.Siamo al complesso
Tre Denari a Maccarese (RM), molto noto all'agonismo romano,
immerso nella campagna vicino al mare e lontano dal caos cittadino.
Iniziamo i preparativi
e, alle 9.30, siamo pronti per far sfilare le ns. ruby sui
rulli . Il lago dove peschiamo, adiacente al carpodromo è adibito principalmente
per la pesca all'inglese, ha una profondità di quasi 4 m.
costante già a pochi m. dalla riva fino a raggiungere i 4,50 al centro,
è abitato da carpe di buona taglia (alcune enormi), Carassi,
Scardole, Breme, Tinche, Amur, Cefali, Luccioperca e pochi Barbi e Cavedani.
Montature quasi identiche: galleggiante 4x14 , filo 0.10, terminale
0.08, amo del 21 WB per Valerio mentre io monto un SD-110
sempre 21. La piombatura è tutta a pallini del 10 con un bulk a 40
cm dall'asola e tre pallini del 12 sotto. Io parto appoggiandomi sul
fondo circa 20 cm Valerio a sfiorare, tutti e due lanciando sulla
punta della Ruby 6 - 7 palle di pastura dolce e gialla by Iezzi
per poi alimentare solo con lancio di bigattini sfusi, che
usiamo pure come innesco. Inizialmente la scelta di Valerio
di pescare a sfiorare viene premiata con un bell'amur , da notare
la "tensione" della prima cattura con in mano una punta
che pesa come una biro , una buona sequenza di carassi ed
anche una coloratissima tinca. Poi inizio a carburare anch'io con
qualche carassio e un paio di carpe di quelle con le "orecchie",
come dice il ns. amico e maestro Enzetto (64 anni e la voglia di
pescare di un bambino). Purtroppo dopo un paio di
ore, come avete potuto notare dalle ultime foto, si innalza un "fantastico"
maestrale che ci prende trasversalmente di fronte. Siamo vicini al mare
e per continuare a pescare facciamo i salti mortali, io mi appoggio ancora
qualche centimetro ed allungo la bandiera per evitare disturbi delle oscillazioni
della vetta riuscendo a tirare fuori ancora qualche bel carassio (alla
fine uno in più di Valerio!!). Poi il ns. amico Luciano, gentile
proprietario dei laghetti, ci chiama per chiederci se abbiamo voglia di
qualche panino con la salsiccia ed i broccoletti del suo orto ripassati
in padella … lì Valerio non mi batte proprio lascio tutto come sta, nassa
in acqua inclusa, e ne faccio fuori un paio.
Come Arrivare:
Prendere da Roma l'autostrada RM-Civitavecchia, uscire a Fregene-Maccarese
e svoltare dopo il casello a sx per Maccarase arrivati al bivio
con via dei Tre Denari girare ancora a sx e dopo circa 1,5
km troverete i laghi sulla sx.
Seconda uscita
di pesca settimanale con la Ruby, siamo sempre io e Valerio
stavolta ai Laghi dell'Acciarella nell'Agro Pontino vicini a
Latina. Un complesso piccolo ma con una buona qualità delle acque,
sempre ossigenate dal gestore, l'erba inglese intorno, gli alberi
ed il forno a legna (che ci fa presagire un pronto ritorno in notturna
d'estate con pizza annessa). Prepariamo anche qui poca pastura, stalvolta
made-self (ricetta segreta!!), che setacciamo accuratamente
come sempre. Decidiamo di partire leggeri galleggiante 4x12 serie,
lenza con lo 0.10 ,terminale 0.08 ,amo del 21
WB per Valerio mentre io monto un SD-110 21. Raggruppiamo
la piombatura, tutta a pallini del 11, a 40 cm dall'asola lasciando un
paio di pallini del 12 sotto, questo perché ci sono quasi 5 m
di acqua immediatamente a ridosso delle piazzole e vogliamo arrivare sotto
prima possibile pur rimanendo leggeri pronti, in caso di necessità,
ad aprire la piombatura. Partiamo a 13 m. appoggiandoci
sul fondo un paio di dita, usando la pompa per invitare in avanti.
Il pesce risponde subito alla grande e non ci dà neanche il tempo di fiondare
i bigattini sfusi con continuità (foto 11 + 13), sono carpette
e carassi sull'etto che ci fanno spellare le mani a furia di smontare
le punte. Decidiamo allora di inserire qualche pallina
di bigattini incollati nelle palle di pastura per smuovere qualche
"baffona" degna di nome, scelta azzeccata (pure troppo!!)
… il "confetto interno" le mette in azione e gli altri
pescetti spariscono come d'incanto. Pesci
stupendi che partono come treni mettendo a dura prova l'attrezzatura
che comunque lavora a dovere, la prova che anche in carpodromo
una roubaisienne di livello può essere usata e, quando la pesca
è lontana da riva ed i pesci mangiano senza affondare 3 mm di astina,
è vincente.
Dobbiamo essere veloci
e fortunati ad alzarle subito dal fondo altrimenti sono dolori ,acrobazie
a non finire con 6 pezzi di canna ed in piedi sul panchetto!!
Guardate Valerio con una carpa sui 2 kg guadinata
dopo 20 min. di lotta estenuante, non ne voleva sapere proprio
neanche dentro al guadino per la slamatura … un balzo ed è tornata
in acqua prima del previsto. Il tempo ci vuole proprio bene questa
settimana, il flebile venticello che abbiamo alle spalle diventa
un uragano trasversale che ci invita a farci fuori il solito panino
con la salsiccia |
Come Arrivare:
Prendere da Roma la SS Pontina in direzione Latina,
uscire a B.go. Montello poco dopo girare a sx seguendo le indicazioni
per il Centro di Paracadutismo.
Oltrepassato il Centro proseguire sempre dritti per qualche Km, si arriva
ad un semaforo dove bisogna girare a dx. Poco dopo troverete la strada
d'ingresso dei laghi sulla dx ,siete in località Torre Astura.
Ciao a tutti i naviganti , e ….alla prossima
Andrea |